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Malati di relazioni virtuali

1 mese fa


Malati di relazioni virtuali

Vi è mai capitato di parlare con qualcuno mentre questi non alza la testa dal telefonino? Oppure di essere insieme al vostro partner o a degli amici e di ritrovarvi tutti quanti a controllare i social, senza riuscire a portare avanti una conversazione?

O di prendere il cellulare per controllare 5 minuti e ritrovarvi, dopo ore, ancora lì. Immagino di sì, se da un lato può essere normale stare sui social media e controllare quello che succede, dall’altro per molte persone diventa una vera malattia, che ha già un nome, anzi due: “phubbing”, e “fomo”.

L’ASOCIALITÀ DELL’HOMO SOCIALIS

L’uomo è un animale sociale: ha bisogno di continui contatti, di un gruppo di riferimento e di comunicare a vari livelli con gli altri. È il continuo contatto e confronto con gli altri che ci permettono di crescere, imparare, migliorarci ed evolvere. Non siamo fatti per stare da soli e la rete sociale è utile anche per la nostra salute e il nostro benessere: quando queste relazioni interpersonali vengono meno, stiamo male; diversi studi mettono in relazione malattie come depressione, stress, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari con la solitudine.

Oggi assistiamo a un fenomeno nuovo: molte delle nostre relazioni sono virtuali, e i social ci pemettono di avere contatti in tutto il mondo anche con persone che non conosciamo. Ma le stime dicono che pur essendo iperconnessi, siamo sempre più soli e depressi: secondo l’Università della Pennsylvania ne soffrono maggiormente coloro che passano gran parte del loro tempo sui principali social media.

Quello che sembra un innocuo passatempo, per alcuni è in realtà una vera malattia: il phubbing – ci dicono le stime che riguarda oltre il 45% delle coppie – è quell’atteggiamento che porta uno dei due partner a trascurare l’altro, perché costantemente impegnato a controllare lo smartphone. Se vi è capitato probabilmente avete avuto l’impressione di parlare al vento o di essere da soli pur essendo in due.

Non è una bella sensazione, perché si ha l’impressione di non essere assolutamente considerati: moltiplicatela per tutte le volte che questo atteggiamento viene reiterato e otterrete come risultato insoddisfazione crescente verso il proprio partner, incapacità di comunicare, senso di solitudine e di non essere abbastanza apprezzati e considerati. E quanto può durare una relazione del genere?

Il bisogno costante di controllare ciò che avviene sui social nasce da un altro atteggiamento, anche in questo caso per niente positivo, che gli studiosi hanno chiamato “fomo“: la paura di essere tagliati fuori dai social se non si è costantemente connessi; una paura accomuna sia adolescenti che over 50 anni.

Questo porta a una conseguenza, anch’essa negativa: l’incapacità di sapersi relazionare con gli altri, un tipo di relazione che richiede presenza, impegno, lealtà, costanza e dedizione, e va al di là del semplice mi piace o del commento sagace o divertente lasciato velocemente per testimoniare la nostra presenza. Per godere di buona salute sarebbe meglio ritornare in piazza o al bar con gli amici, senza lo smartphone.

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