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Macrolibrarsi intervista La Scimmia Yoga

di Sara Bigatti - La Scimmia Yoga, Sonia Collinelli 10 mesi fa


Macrolibrarsi intervista La Scimmia Yoga

Abbiamo intervistato La Scimmia Yoga - Sara Bigatti - in cerca di ispirazioni e consigli

Indice dei contenuti:

Cara Sara, sappiamo che in questi anni hai viaggiato spesso per il mondo, dove ti trovi in questo momento e a quali progetti stai lavorando?

In questo momento mi trovo in Spagna, per la precisione in Catalogna, e sto lavorando al progetto del mio sito, che ho da poco rinnovato. Inizialmente l’idea di trasferirmi qui in Spagna era nata dal progetto di avviare un centro dove poter svolgere ritiri di yoga nella natura, ma causa permessi, burocrazia, ecc. questo non è stato possibile. Ho quindi deciso di puntare ancora di più sulla parte online, la cui struttura ovviamente era già in piedi, ma quello su cui sto lavorando ora è cercare di rendere l’offerta ancora più ampia e di attualizzare il sito, cioè renderlo più moderno e più fruibile di quello che era prima.

Pensi che il lockdown di questi mesi porterà dei cambiamenti in futuro nel modo in cui le persone si approcceranno allo yoga e praticheranno?

Credo che sia per i praticanti, ma anche per molti insegnanti, questi mesi abbiano segnato un po' una svolta. Per quanto riguarda la diffusione degli insegnamenti dello yoga – e non solo la pratica degli asana – il cambiamento era sicuramente già in atto a livello globale ed era già arrivato in Italia. Tuttavia, mentre molti prima erano scettici rispetto alla possibilità di utilizzare in modo concreto internet per praticare yoga, recentemente ho visto molte più persone che vi si sono approcciate e hanno compreso quelle che sono le sue potenzialità.

È ovvio che la pratica online ha dei limiti, non potrà mai al 100% sostituire una classe in presenza, ma penso anche che le classi dal vivo per come sono diventate oggi, con l’aumento incredibile dell’interesse nei confronti dello yoga, non siano molto diverse dall’online. Mi spiego meglio: se si partecipa ad una lezione in presenza e ci sono 30 persone, è molto probabile che l’insegnate non mi aggiusterà nelle posizioni, non mi guarderà e non mi darà delle istruzioni per migliorare a seconda delle mie necessità, ovvero tutto quello che dovrebbe essere il beneficio di una classe dal vivo.

Penso quindi che i due aspetti positivi che ci lascia questo periodo siano: da una parte scoprire che si può praticare anche online e dall’altra capire quanto è importante avere una pratica più personale con l’insegnante dal vivo. Per esempio potremmo praticare online e nel momento in cui andiamo a fare una classe dal vivo è con un’insegnante che mi dà dei consigli personalizzati, mi guarda, mi corregge e mi allinea. È ovvio che andremo a spendere un pochino di più in termini economici, ma non ci rechiamo più nella classe in cui ci sono 30-40 persone; scegliamo piuttosto la lezione uno ad uno, oppure quella in cui siamo in 10 o in 5 e l’insegnante guarda tutte le persone.

Di questi due aspetti, uno ci riporta al passato perché tradizionalmente lo studente si recava dall’insegnante, il quale gli assegnava la sua pratica e lo faceva tornare a casa ad esercitarsi, ad esempio, per due settimane prima di rivedersi. Quindi da una parte c’è la speranza di un ritorno alla tradizione e dall’altro il fatto di sfruttare quelli che sono i grandissimi mezzi di comunicazione e le possibilità che ci offre internet.  

 


Quello che vedo accadere e che mi apre davvero il cuore, è che la maggior parte delle persone si approccia allo yoga tramite gli asana, ma poi è disposta ad ascoltarne anche la parte filosofica. Il risultato è che lo yoga per loro non rimane solamente una ginnastica “esotica”, ma diventa poco per volta uno stile di vita.


Cosa ti ha spinto a partecipare all’evento Vivi Consapevole Live e qual è il “cambiamento che vorresti vedere nel mondo”, per citare la famosa frase di Ghandi?

Diciamo che mi piace questa domanda perché al suo interno contiene già la risposta. Mi piace il mondo Macrolibrarsi perché unisce un microcosmo di persone molto interessanti, alternative e che portano avanti la loro idea di vita, ognuno nel proprio settore: dallo sport all’agricoltura, dalla medicina, alla cura dei bambini, ecc. Queste sono le persone che mi ispirano e mi danno fiducia nel pensare che effettivamente il cambiamento è possibile. Basta seguire la propria strada e continuare sul proprio percorso in modo da ispirare poi altre persone attraverso eventi di questo tipo.

In un momento in cui ci siamo ritrovati tutti abbastanza scoraggiati nel vivere questa situazione unica, avere il supporto e il contributo di una voce alternativa a me ha dato molta ispirazione e speranza e immagino che lo abbia fatto anche tutti gli altri che hanno seguito il Vivi Consapevole Live. Inoltre credo sia stato utile alle persone per sentirsi meno sole o isolate in questo sentire e desiderare il cambiamento. Quando si fanno delle scelte un po' radicali infatti, fa piacere essere compresi da qualcuno. È nella natura umana la necessità di far parte di un gruppo e forse noi facciamo parte del gruppo degli “strani” o degli “alternativi”, non lo so, però è bello sapere di non essere l’unica persona che va in un'altra direzione rispetto alla massa.  

Hai un suggerimento per coloro che in questi mesi a casa hanno dedicato più tempo alla pratica dello yoga e ora, con la ripresa delle attività, temono di perdere questa buona abitudine?

Un mio consiglio è quello di trovare nella giornata un momento o un orario per la pratica che sia possibilmente sempre lo stesso. Ovviamente se una persona lavora su turni si farà una scaletta differente della giornata, ma il concetto è quello di cercare davvero di dirsi “questo è il mio momento”. Ci si può mettere d’accordo anche con il resto della famiglia affinché assolvano dei compiti in casa al posto nostro o sappiano che in quel momento non ci devono disturbare.

Quindi il primo passo è quello di trovare un arco di tempo che sia sempre lo stesso, ma è fondamentale soprattutto non chiedersi prima di cominciare: “ho voglia di praticare oggi?”, oppure “me la sento oggi di mettermi sul tappetino?”, semplicemente pratichiamo! Quando iniziamo a porci questo tipo di domande, infatti, instilliamo il dubbio e lasciamo spazio al lato pigro che un po' tutti noi abbiamo. Il fatto di ritagliarci uno spazio nella giornata che sia sempre lo stesso inizia a creare un’abitudine nella nostra mente e a un certo punto ci capiterà che se saltiamo il nostro appuntamento, sentiremo la mancanza della pratica giornaliera e questo è un grandissimo aiuto per instaurare una routine quotidiana. 

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Quali sono le tue tre parole preferite del vocabolario dello yoga e perché per te sono fonte d’ispirazione?

Due parole che mi ispirano e che in realtà rappresentano un lavoro costante sono: Svadhyaya, che è lo studio del sé, e Satya, che è l’invito ad essere sempre sinceri. Il motivo è che per me lo yoga significa mettersi davanti allo specchio, guardarsi e cercare di capirsi, di studiarsi, porsi domande come: “Perché reagisco in questo modo? Perché mi comporto in una determinata maniera? Perché continuo a ripetere le stesse azioni o a pensare sempre le stesse cose?”. Spesso iniziamo questa introspezione e questo studio senza essere troppo sinceri, ci raccontiamo delle piccole bugie per giustificarci o per scaricare la colpa sugli altri, sulla situazione in generale o su qualcosa che ci circonda che non ci permette di avanzare, di essere felici o di realizzare i nostri sogni.

Anche io mi sono ritrovata spesso in questo meccanismo di mentire a me stessa ed è ovvio che togliersi tutte queste maschere e rimanere a nudo di fronte a se stessi non è un lavoro semplice. Tuttavia non è neanche un processo che va fatto in un’unica sessione, è una pratica giornaliera: ogni volta che succede qualcosa porsi delle domande e cercare di capire, di migliorare e di notare come stiamo bene quando c’è un miglioramento e quindi trovare l’energia per continuare questo lavoro proprio dal benessere che avvertiamo. Ecco perché per me lo studio del sé e la sincerità sono 2 punti fondamentali.

La terza parola che mi piace molto è Santosha che traduce il concetto di “accontentarsi”. In italiano quando uno dice “ti accontenti” sembra quasi un po' un ripiego, come nel caso di una persona che ha smesso di provare e che si accontenta. Invece l’idea di Santosha è quella di essere felici di quello che si ha e non ripetersi continuamente frasi del tipo: “Ah! Se avessi anche…” o “Mi manca questa o quell’altra cosa”, “In passato era meglio” o confrontarsi con gli altri perché pensiamo che abbiano qualcosa in più di noi.

Inoltre il concetto di essere felici di quello che abbiamo non si riferisce solo agli oggetti materiali, ma anche e soprattutto all’essere felici di come siamo, perché spesso è proprio questa la nostra più grande fonte di sofferenza: non siamo contenti di noi stessi, né di come siamo fisicamente, né della nostra personalità o modo di essere. Santosha è l’invito a godere di ogni cosa che facciamo, capire che possiamo essere felici davvero con ogni minima azione se prestiamo attenzione a quello che stiamo facendo. Quindi non c’è da ricercare chissà quale condizione, andare chissà dove ed ottenere chissà quali beni di lusso, carriera, ecc., ma è importante iniziare ad essere felici con noi stessi, adesso.      


Ogni volta che succede qualcosa poniamoci delle domande e cerchiamo di capire, di migliorare e di notare come stiamo bene quando c’è un miglioramento e quindi trovare l’energia per continuare questo lavoro proprio dal benessere che avvertiamo.


Al di là della conoscenza degli asana, quali sono secondo te alcuni degli altri aspetti dello yoga di cui non si parla tanto?

Non si parla tanto in verità delle parti più importanti. Le tre parole che ho citato prima fanno parte degli Yoga Sutra e sono tre delle indicazioni che vengono ancora prima della pratica degli asana. Quindi l’ideale sarebbe comprendere prima questi concetti e in seguito iniziare a lavorare sulla nostra energia e sul nostro corpo. Invece spesso questa parte è saltata a piè pari e si inizia direttamente con gli asana perché, diciamoci la verità, comunicare l’immagine di una posizione, magari un po' spettacolare, è indubbiamente più facile e più divertente rispetto a comunicare un concetto filosofico.

Tuttavia, quello che vedo accadere, perlomeno con i miei studenti, e che mi apre davvero il cuore, è che la maggior parte delle persone si approccia allo yoga tramite gli asana, ma poi è disposta ad ascoltare anche la sua parte filosofica. Il risultato è che lo yoga per loro non rimane solamente una ginnastica “esotica”, ma diventa poco per volta uno stile di vita, come effettivamente dovrebbe essere. Per me è meraviglioso perché lo yoga è una filosofia che è estremamente pratica e nonostante a volte parli di concetti anche astratti, è davvero molto semplice applicarla alla vita di tutti i giorni. Anche se una persona non è portata a determinati ragionamenti filosofici o non è ancora pronta ad aprirsi verso un percorso più spirituale può comunque comprendere la parte che coinvolge la quotidianità e quindi averne un beneficio enorme.

Come insegnante di yoga, qual è un'importante lezione di vita che provi a condividere con i tuoi allievi?

Sempre ricollegandoci all’idea dello studio del sé, una cosa che cerco di condividere è l’importanza di porsi delle domande. Gli yogi sono delle persone attive. Spesso si usa il termine “risvegliato” per indicare una persona che raggiunge un determinato stato di consapevolezza e l’idea è proprio questa: di aprire gli occhi, di essere svegli, di essere attenti perché viviamo in una nuvola di possibilità, in ogni istante abbiamo tantissime opportunità intorno fra le quali possiamo scegliere. Possiamo coglierle se abbiamo gli occhi aperti, se continuiamo a interrogarci e a cercare nuove risposte; non viaggiamo in un binario con il paraocchi, ma siamo aperti, svegli, attenti.

Questo secondo me è un grande strumento che ci offre lo yoga e grazie al quale poi le possibilità arrivano. Se una persona ha il desiderio di cambiare la propria vita sotto qualsiasi aspetto, lavorativo, di relazione con gli altri, ecc., può scoprire che ha le possibilità per farlo. Queste sono le parole che io condivido con i miei studenti, ma non chiedo loro di credermi, il mio invito è quello di praticare e di conseguenza tutti questi concetti dello yoga si chiariranno da soli. Il mio consiglio in definitiva è sempre quello di praticare con una mente e con il cuore aperto e vedrete che tutte le porte si apriranno.     


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Sara Bigatti - La Scimmia Yoga

Sara Bigatti - La Scimmia Yoga

Sara Bigatti è un insegnante di Yoga, autrice ed ideatrice del progetto 'La Scimmia Yoga'. Con questo progetto dal 2012 ha portato l'insegnamento dello Yoga online, permettendo a moltissimi di approcciarsi a questa scienza millenaria con semplicità ed entusiasmo. Sara ha vissuto,...
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Sonia Collinelli

È nata a Cesena nel 1985 e fa parte del team di Macrolibrarsi dal 2016. Laureata in Lingue Orientali e in Mediazione Linguistica, ha viaggiato per diversi Paesi toccando tutti i continenti e vivendo un anno in Giappone e altrettanto in Australia. Approfondisce temi legati...
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