800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Leggere il racconto della natura - Estratto da "Ecologia Affettiva"

di Giuseppe Barbiero 6 mesi fa


Leggere il racconto della natura - Estratto da "Ecologia Affettiva"

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Giuseppe Barbiero e scopri come il contatto diretto e reale con il mondo naturale sia la chiave per il benessere

Gli esseri umani stanno modificando gli equilibri della biosfera al punto da lasciare tracce geologiche permanenti.

Per questa ragione, il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen ha proposto di chiamare la nostra epoca Antropocene: l'era geologica caratterizzata dall'azione umana.

L'Uomo fa ora parte del ristretto club delle creature viventi che hanno il potere di modificare la Natura e i grandi cicli biogeochimici che regolano la vita sul pianeta.

Indice dei contenuti:

L'emozione della Natura

Da un grande potere - direbbe l'Uomo Ragno di Stan Lee - derivano grandi responsabilità. Ma contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da una specie che si autoproclama sapiens, l'azione dell'Uomo sulla Natura appare tutto fuorché responsabile.

Di fronte alle grandi crisi ambientali ci si aspetterebbe una reazione razionale - rapida, globale e adeguata - in difesa degli equilibri della Natura che permettono la sopravvivenza della nostra specie. Ma non è così. Nonostante le conoscenze scientifiche siano sempre più raffinate e convincenti, solo una minoranza dei sapiens è realmente motivata a correggere i propri comportamenti per affrontare le sfide ambientali.

Si tratta generalmente di persone colte, dotate di una solida morale, per le quali l'essere messi a conoscenza dei problemi è motivo sufficiente per intraprendere azioni conseguentemente etiche. La maggior parte delle persone, anche se informata dei grandi problemi ambientali, non trova invece la forza sufficiente per mettere in atto i comportamenti necessari per porvi rimedio.

Perché siamo così poco propensi a modificare le nostre abitudini, anche quando siamo sicuri che solo cambiandole possiamo salvarci? Il problema è la motivazione. Pensiamo alle sigarette. Il legame tra fumo di sigaretta e cancro ai polmoni è noto da decenni. Tutti sono al corrente di questa correlazione, scritta a chiare lettere su ogni confezione in cui il tabacco è messo in vendita. Ma ogni giorno si fumano più di 15 miliardi di sigarette.

Essere a conoscenza dei problemi generati dalle nostre cattive abitudini non è sempre sufficiente per cambiarle. Bisogna considerare le motivazioni che rendono spontaneo un certo cattivo comportamento. E considerare le motivazioni vuol dire tenere presente la sfera emotiva e affettiva dell'Uomo.

Tuttavia, considerare le relazioni emotive e affettive tra esseri umani e Natura pone un problema epistemologico. Questo tipo di relazioni, infatti, può sia affondare le proprie radici nella storia evolutiva dell'umanità, e quindi essere oggetto di studio della biologia, sia riflettere lo sviluppo della psiche umana, e quindi essere oggetto di studio della psicologia.

Occorre definire un nuovo ambito di ricerca transdisciplinare che intrecci la biologia e la psicologia. L'ecologia affettiva definisce questo ambito di ricerca: "ecologia", perché questa è la branca della biologia che si occupa delle relazioni tra individuo e ambiente; "affettiva", perché in questo contesto ci interessa in modo particolare il legame emotivo che lega l'Uomo alla Natura e questo legame è di pertinenza della psicologia.

L'ecologia è una scienza fatta di dati, formule, teorie e potere di previsione. Come tutte le scienze, richiede una capacità cognitiva di astrazione e di formalizzazione. Per questo sarebbe più preciso parlare di "ecologia formale".

L'ecologia formale sta all'ambiente, come l'oncologia sta al fumo di sigarette: sono le scienze che veicolano la conoscenza razionale dei fenomeni. Ma dobbiamo accompagnare la conoscenza razionale con una motivazione forte. Senza, non si riesce a modificare il proprio comportamento.

L'ecologia affettiva intende (ri-)organizzare le conoscenze dell'ecologia, e più in generale della biologia, per venire incontro alle competenze affettive ed emozionali della persona. Essa è nata nell'ambito della Didattica delle Scienze naturali quando, seguendo le scoperte del pedagogista svizzero Jean Piaget, ci si è posti il problema di come insegnare le scienze formali ai bambini che non hanno ancora sviluppato una capacità di pensiero astratto.

I bambini hanno un approccio concreto con il mondo circostante e con la Natura, e hanno bisogno di utilizzare in pieno i loro sensi per conoscere ed entrare in relazione emotiva con l'ambiente. L'ecologia affettiva si propone come uno strumento di supporto, complementare all'ecologia formale, per avvicinare le persone alla Natura e rafforzare le motivazioni che le spingono ad assumere comportamenti ecologicamente corretti.

La cosa bella delle Scienze naturali è che sono, di per sé, affascinanti. Non abbiamo bisogno di inventare niente. Dobbiamo solo imparare a leggere bene, con attenzione, ciò che la Natura ci racconta. E il legame affettivo si forma subito. Tuttavia, il libro della Natura è immenso e c'è il rischio di perdersi. Occorre un filo di Arianna che permetta di orientarci e dare un senso alle informazioni. In questo libro utilizzeremo addirittura due fili di Arianna: l'"ipotesi di Gaia" di James Lovelock e l'"ipotesi della biofilia" di Edward O. Wilson.

Si tratta di due ipotesi scientifiche che sottendono una forte componente affettiva, implicita nell'ipotesi di Gaia ed esplicita nell'ipotesi della biofilia. Ed è proprio la forte componente affettiva che, accomunandole, le rende particolarmente adatte alla nostra esplorazione della Natura.

L'ipotesi di Gaia

L'ipotesi di Gaia descrive le dinamiche geofisiologiche che rendono la Terra un luogo adatto a ospitare la vita. Nel loro insieme queste dinamiche sono talmente interconnesse che molti scienziati preferiscono considerarle in modo complessivo, come se fossero parti di un unico superorganismo: Gaia.

Nel primo capitolo vedremo come è nata questa ipotesi scientifica che ha visto collaborare il chimico dell'atmosfera britannico James Lovelock e la microbiologa americana Lynn Margulis. Il punto di partenza dell'ipotesi di Gaia fu una serie di osservazioni raccolte da Lovelock nel periodo che trascorse al Jet Propulsion Laboratory, a metà degli anni Sessanta, dove per conto della NASA stava studiando la composizione chimica dell'atmosfera dei pianeti del sistema solare. Lovelock notò che l'atmosfera dei pianeti più simili alla Terra - Venere e Marte - era dominata dall'anidride carbonica (C02), mentre quella della Terra era ricca di azoto molecolare (N2) e soprattutto dinamizzata da una forte presenza di ossigeno molecolare (02), uno dei gas più reattivi che si conosca.

Lovelock intuì che la particolare composizione chimica dell'atmosfera terrestre dipendeva dalla presenza della vita sulla superficie del pianeta, e chiese aiuto a Margulis, famosa per le sue ricerche sulla simbiosi, di cui parleremo nel quarto capitolo. Unendo le proprie competenze, ben presto i due scienziati si accorsero che nove molecole su dieci dell'aria che respiriamo sono prodotte dall'attività degli organismi viventi che abitano la Terra. Era la prima evidenza scientifica del fatto che la biosfera aveva il controllo della chimica dell'atmosfera e attraverso di essa controllava anche la temperatura di superficie del pianeta, mediante la regolazione dei gas serra, principalmente l'anidride carbonica.

La biosfera non solo governa i meccanismi chimico-fisici che rendono possibile la vita sulla Terra, ma li mantiene nel tempo. Ciò è possibile perché i cicli biogeochimici del nostro pianeta, come vedremo nel secondo capitolo, sono di tipo omeostatico. Sono cioè combinati in modo tale che tendono a impedire alle perturbazioni di modificare l'assetto del sistema.

L'esempio forse più straordinario di questa qualità dei cicli biogeochimici è la presenza di acqua allo stato liquido sulla Terra. Ciò è possibile solo se la temperatura si mantiene compresa tra 0 e 100 °C alla pressione atmosferica di 1 bar. Il fatto stupefacente è che, da quando è apparsa la vita, l'acqua allo stato liquido è sempre stata presente sulla Terra, ininterrottamente per 3,8 miliardi di anni.

La biosfera ha preso il controllo del ciclo del carbonio e del ciclo dell'azoto, ha regolato la presenza di anidride carbonica e di azoto molecolare nell'atmosfera e ha sempre mantenuto la temperatura e la pressione di superficie della Terra nei limiti consentiti per la presenza di acqua.

Tuttavia, la storia della vita sulla Terra è costellata di episodi che hanno sconvolto antichi e consolidati equilibri, tanto che i punti di discontinuità sono utilizzati dagli studiosi per delimitare le ere geologiche. Dal Proterozoico in avanti, come vedremo nel terzo capitolo, le diverse forme di vita che hanno abitato la Terra sono state responsabili di moltissimi di questi punti di discontinuità. Un esempio è la trasformazione dell'atmosfera terrestre da riducente a ossidante operata dagli organismi fotosintetizzatori. In origine l'atmosfera della Terra era completamente priva di ossigeno libero. Alcuni batteri inventarono la fotosintesi clorofilliana per procurarsi il nutrimento.

L'ossigeno è un prodotto di scarto del processo di fotosintesi clorofilliana e viene rilasciato nell'atmosfera sotto forma di ossigeno molecolare (O2). L'ossigeno, però, è un potente ladro di elettroni e, fedele al proprio nome, è capace di ossidare quasi tutte le sostanze con cui viene a contatto. A uno sguardo superficiale può sembrare controintuitivo, ma l'O2 è un veleno per gli organismi viventi. L'O2 cominciò ad accumularsi nell'atmosfera facendo strage di batteri, che all'epoca erano l'unica forma di vita presente sulla Terra. La vita sulla Terra rischiò di estinguersi.

A questa catastrofe, la biosfera reagì dando origine a nuovi organismi capaci di maneggiare l'O2 che hanno innescato la linea evolutiva che ha dato origine alla cellula eucariote, la cellula che "respira". Il che, in termini biochimici, significa utilizzare l'ossigeno per ossidare i composti del carbonio, liberando nell'atmosfera CO2, una molecola in cui l'ossigeno viene neutralizzato. La respirazione è la risposta al disequilibrio creato dalla fotosintesi clorofilliana nel ciclo del carbonio.

La respirazione, ovvero l'ossidazione completa dei composti del carbonio, mette però a disposizione una grande quantità di energia, che la cellula eucariote ha utilizzato per perfezionare la propria struttura interna, che è diventata più articolata, con la formazione di un nucleo per isolare il DNA dal resto della cellula, di diverse membrane interne - il reticolo endoplasmatico, l'apparato del Golgi - e di un sistema più preciso e sofisticato di sintesi proteica.

La disponibilità di energia e l'aumento di complessità hanno permesso alla cellula eucariote di organizzarsi in comunità sociali, via via sempre più complesse, che hanno dato origine agli organismi pluricellulari: le piante, gli animali e i funghi. Nell'organismo pluricellulare la cellula eucariote impara a trascendere se stessa e ad agire per un bene più grande che investe l'intera collettività di cui fa parte, fino ad arrivare - come vedremo nel quarto capitolo - al proprio sacrificio nell'apoptosi, quando necessario.

A un certo punto della storia evolutiva, gli organismi pluricellulari adottano la sessualità come sistema riproduttivo prevalente. Sulla Terra - ne parleremo nel quinto capitolo - si assiste al fiorire di nuove specie. La scelta di riprodursi per via sessuale apre la strada all'amore e rende necessaria la morte come destino ineluttabile. Quando poi la selezione sessuale prende di mira il cervello quale indicatore di fitness - come vedremo nel sesto capitolo - si innesca il processo che porta allo straordinario sviluppo della mente umana.

Più si approfondisce l'indagine scientifica sulla biosfera, più cresce negli scienziati la sensazione di studiare la fisiologia di un unico, complesso, interconnesso e meraviglioso superecosistema. Per la prima volta nella storia dell'umanità cominciamo a comprendere scientificamente la complessità e la grandezza di Gaia.

Gaia è un nome profondamente evocativo, perché richiama la venerazione che fin dall'antichità più remota l'Uomo ha riservato alla Natura. Un tempo solo i grandi mistici avevano il privilegio di raggiungere una consapevolezza cosmica della propria relazione con il mondo naturale.

Le multiformi manifestazioni della Natura - gli animali, le piante, i funghi, le rocce, i minerali, l'aria, l'acqua, il suolo e i suoi invisibili abitanti - sono state percepite dai mistici di ogni epoca nella loro profonda unità. Dalla percezione di questa unità del mondo vivente è sorto il mito della Madre Terra, il cui culto è probabilmente il più antico di tutti, diffuso ovunque da almeno trentamila anni: dalla Tellus della tradizione romana alla Jòrd norrena, dalla Mati Zemlya slava alla Devi induista, dalla Quan-In cinese alla Pachamama andina. Questa lunga devozione si è stratificata nella nostra struttura psichica contribuendo all'evoluzione umana.

La scoperta di Gaia è un fatto scientifico che si rivelerà di enorme importanza. Quella che per molti secoli è stata solo una vaga intuizione mistica trova oggi conferma nello studio dei cicli biogeochimici e della storia evolutiva della Terra. La scienza offre un'immagine di Gaia di una grandezza e di una magnificenza quasi inconcepibili per la mente umana. I mistici e gli scienziati del passato hanno contemplato la Natura, ma non potevano avere nessuna idea di cosa fosse realmente Gaia. Gaia trascende l'idea stessa che abbiamo della Natura, perché non coincide con essa. La Natura è ciò che noi oggi percepiamo di Gaia.

La Natura è il bosco nel quale ci inoltriamo nella nostra passeggiata, il corso del fiume che attraversiamo. Ma Gaia è molto di più. Gaia è anche il bosco e il fiume prima che essi si formino, prima che si formi la valle dove scorre il fiume ed è sorto il bosco. Gaia è anche la Terra prima che essa si riempia di ossigeno libero.

Gaia è tutto questo. È antica, è potente, è misteriosa. Gaia è Gaia. I sapiens possono alterare i delicati equilibri della Natura così come la conosciamo, forse anche in modo irreversibile. Ma è assolutamente escluso che i sapiens possano danneggiare Gaia. Il loro passaggio sulla Terra per Gaia non sarà altro che uno dei tanti eventi perturbatori della sua storia. Gaia trascende la nostra finitezza in una prospettiva che si estende per migliaia di milioni di anni. Accogliere Gaia significa fare piazza pulita di molte illusioni che abbiamo sulla Natura. Prima fra tutte l'illusione dell'autarchia, di poter fare a meno della Natura.

L'ipotesi di Gaia e i progressi della geofisiologia offrono opportunità nuove per allargare il nostro senso di appartenenza alla Natura. Perché l'essere umano è la prima creatura vivente che può contemplare la Terra in tutta la sua bellezza e in tutto il suo splendore. È la prima creatura vivente che può dilatare il sentimento di appartenenza al di là della propria comunità, per estenderlo verso orizzonti così ampi da comprendere la biosfera stessa.

A mano a mano che la nostra conoscenza scientifica cresce abbiamo l'opportunità di entrare in un contatto più intimo con quella che la grande genetista americana Ursula Goodenough chiama "sacralità di ogni forma vivente". Dobbiamo imparare a essere delicati e responsabili, ma attraverso la conoscenza scientifica possiamo ritrovare il nostro sé ecologico, che è parte del nostro sé più profondo. A partire dal legame che abbiamo con la Natura: la biofilia.

Ecologia Affettiva

Come trarre benessere fisico e mentale dal contatto con la Natura

Giuseppe Barbiero

Immergersi nella natura ci porta a ritrovare noi stessi e ci rigenera. Il sentimento di affiliazione che ci lega alla Natura, il sentirsi figli della Madre Terra, di Gaia, è innato ed è presente in tutte le culture umane,...

€ 18,00 € 15,30 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Giuseppe Barbiero è docente di Ecologia e Biologia Generale all'Università della Valle d'Aosta. Laureato in Scienze Biologiche, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Patologia Sperimentale e Molecolare. È membro del Centro IRIS – Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità...
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Leggere il racconto della natura - Estratto da "Ecologia Affettiva"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste