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Le vie delle divinità - Estratto da "Magia e Spiritualità Hawaiane"

di Scott Cunningham 7 mesi fa


Le vie delle divinità - Estratto da "Magia e Spiritualità Hawaiane"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Scott Cunningham e scopri gli aspetti più sconosciuti della cultura e della religione hawaiana

Gli hawaiani ammettevano l'esistenza di una pluralità di dei. Diverse e specifiche divinità erano adorate in luoghi differenti, su certe isole, all'interno di particolari famiglie e in tutte le professioni.

Questo rende impossibile parlare della spiritualità hawaiana in una prospettiva occidentale; gli hawaiani non avevano una divinità principale venerata in modo continuativo e univoco, inoltre mancava una vera e propria gerarchia tra gli dei.

Indice dei contenuti:

Una pluralità di divinità

Gli antichi polinesiani, quando giunsero sulle isole, erano completamente imbevuti della spiritualità della loro terra d'origine. Col tempo, si fece la scoperta di nuove divinità sulla terra, nel mare e nell'aria. Alcune di quelle già note in precedenza furono protagoniste di nuove avventure alle Hawaii. I racconti sulla nascita di dei e dee si intrecciarono spesso nel corso dei secoli e nacquero versioni in conflitto tra loro. Il grande numero di divinità spinse gli hawaiani a parlare di ka lehu o ke akua, ovvero dei 400.000 dei e dee.

Molti non hawaiani hanno sentito parlare solo di un'unica divinità, Pele, ma ve n'erano innumerevoli altre, connesse a ogni aspetto dell'esistenza: i pescatori pregavano gli dei della pesca, i fabbricanti di canoe la loro rispettiva divinità e gli atleti si rivolgevano a quelle che governavano il loro sport preferito. In aggiunta, alcuni luoghi videro lo sviluppo del culto di particolari divinità (come il vulcano Kilauea, sull'isola di Hawaii, che era la dimora di Pele), e molti uccelli, creature marine e piante non erano soltanto associati ai loro rispettivi dei, ma erano divini essi stessi.

Gli hawaiani non «credevano» all'esistenza degli dei; la loro religione non era così immateriale. I loro rapporti con le loro divinità si basavano sull'osservazione empirica, non su teorizzazioni mistiche; rapporti che nascevano da esperienze emotive, mentali e sensoriali, poi interpretate e razionalizzate in accordo con la tradizione hawaiana.

Nel libro The Polynesian Family System in Ka'-u, Hawai'i, E. S. Craighill Handy' e Mary Kawena Pukui parlano degli akua hawaiani come di «persone». Questo, forse, è un indizio di quanto fossero reali per gli antichi abitanti delle isole. È proprio questa capacità di percepire i fenomeni naturali come esseri senzienti a costituire il cuore della spiritualità tradizionale hawaiana.

Gli hawaiani non si limitavano semplicemente ad ammettere l'esistenza delle divinità, ma adoravano gli akua attivamente e continuamente, con rituali e preghiere. Secoli prima dell'arrivo dei missionari, infatti, quello hawaiano era già un popolo religioso. Le pratiche religiose erano fondate sull'esperienza diretta delle forze della natura. Gli hawaiani non decisero che il vulcano dovesse essere rappresentato da Pele, ma scoprirono la presenza della dea dentro di esso: i due erano una cosa sola, erano inseparabili.

Per un antico hawaiano mettere in discussione la realtà degli dei e delle dee sarebbe stato tanto assurdo quanto dubitare di quella dell'oceano, della pioggia, del tuono. L'oceano esiste, la pioggia esiste, il tuono esiste. Allo stesso modo, anche Kanaloa esiste, Lono esiste e Kane esiste.

Gli antichi hawaiani, quindi, adoravano divinità decisamente reali. I pesci del mare erano un dono diretto del dio l'acqua si sprigionava quando Kane affondava il suo bastone da scavo nel terreno; tutti si cibavano dalla zucca del dio Lono.

La religione hawaiana era profondamente radicata nella terra e nella vita stessa. Era davvero una religione del popolo. Banché, certamente, vi fossero alcuni segreti esoterici custoditi dai kahuna pule (esperti di religione, sacerdoti), ognuno accesso a gran parte del sapere religioso e tutti (sacerdoti, uomini, donne e bambini) pregavano.

Tutte le divinità sono degne di adorazione

Contrariamente a molte altre religioni, la spiritualità tradizionale hawaiana riconosceva come autentici tutti gli akua, di ogni isola e territorio. Gli dei stranieri erano altrettanto validi, altrettanto degni di adorazione e rispetto di quelli scoperti dagli hawaiani.

Un giorno il reverendo William Ellis, un missionario inglese che predicò in tutto l'arcipelago durante gli anni '20 del XIX secolo, incontrò una sacerdotessa di Pele. Dopo aver ascoltato il suo sermone, la sacerdotessa disse ai presenti: «Potenti sono gli dei delle Hawaii, e grande è Pele, la dea delle Hawaii». Ellis le chiese se aveva ascoltato e compreso il suo sermone (che aveva pronunciato nella lingua hawaiana). Lei rispose di sì. Allora lui le chiese apertamente se pensava che anche Jehovah fosse «buono» e capace di rendere felici i suoi fedeli. La donna rispose: «Lui è il vostro dio, ed è giusto che voi lo adoriate; ma Pele è la mia divinità, e la grande dea delle Hawaii. Il Kilauea è dove dimora. Ohiaokelani è un angolo della sua casa. Dal regno oltre il cielo, tanto tempo fa, lei giunse fino a noi».

Dopo altre affermazioni come questa, il reverendo provò ancora una volta a correggerla, dicendo che Jehovah era l'unico dio. Lei, semplicemente, sostenne che non era vero (si veda W. Ellis, Polynesian Researches: Hawaii, pp. 309-310). Questa accettazione della molteplicità degli dei era un elemento centrale della spiritualità tradizionale hawaiana.

La natura delle divinità

Gli dei e dee hawaiani possedevano varie qualità umane.

Amavano, combattevano, avevano successo, fallivano. Si dedicavano all'agricoltura, al raccolto, bevevano bevande inebrianti, facevano surf, navigavano. La principale differenza tra gli uomini e gli dei era il mana: gli akua erano dotati di molto più mana di chiunque altro, anche dei membri della casta dei capi.

Gli akua potevano essere benevoli oppure, se ignorati (o loro tabù venivano infranti), potevano diventare molto severi. Ciascun dio possedeva, fino a un certo punto, questa duplice qualità; nessuno era ritenuto essere la personificazione del male. Gli antichi hawaiani non conoscevano il diavolo, a no che ogni persona (incluse le divinità) era completa e formava una totalità. Così, per riportare in vita qualcuno, doveva essere invocato anche un akua della stregoneria.

Alcuni di questi esseri vivevano sulla terra. Altri, invece, si diceva risiedessero in altri territori (isole), che gli uomini raramente avevano il diritto di visitare. Eppure, gli hawaiani federavano gli akua decisamente simili all'uomo.

Gli dei e le dee scendevano con le slitte giù dalle colline, facevano surf nelle loro spiagge preferite, ballavano la hula, viaggiavano di isola in isola, facevano volare aquiloni, cacciavano e coltivavano, e interagivano con gli umani - sebbene, di solito, tramite gli ali'i, i loro parenti più prossimi. Certi akua si innamoravano degli esseri umani, e circolano ancora racconti che narrano la morte di alcuni di loro.

Questa natura umana degli akua non è così misteriosa. Nel suo Men, Gods and Nature Michael Kioni Dudley sostiene in modo convincente che tutti gli akua un tempo erano esseri umani che vivevano su questo pianeta (p. 70) e che, dopo la morte, furono divinizzati e adorati (cap. 3). Questo, certamente, spiega come mai gli akua vengano a volte definiti «persone viventi» e altre volte «entità divine». Quelle che oggi conosciamo come divinità erano probabilmente gli spiriti dei primi antenati, adorati sia alle Hawaii che in Polinesia.

La genealogia rivestiva grande importanza (almeno per la casta dei capi); gli alberi genealogici delle famiglie risalivano sino ai loro antenati akua, e questo suffraga ulteriormente la tesi di Dudley. I racconti sacri degli akua (che altri chiamano «miti») formano un affresco ricco e variegato (si veda Martha Beckwith, Hawaiian Mythology).

Le dimore degli dei

Esistono molte storie sugli akua che vivevano alle Hawaii e sul loro arrivo nell'arcipelago (il che supporta nuovamente la teoria della loro natura umana). La maggior parte degli akua, comunque, viveva in tempi diversi su una delle dodici isole sacre poste sotto la giurisdizione di Kane. Queste isole potevano galleggiare sul mare, nascondersi nelle sue profondità o essere sospese nel cielo, circondate dalle nuvole. Le «isole nascoste degli dei» si potevano scorgere a volte all'alba o al tramonto, in lontananza all'orizzonte, inondate di luce rossastra.

La più nota di queste «isole perdute» (le isole sono l'equivalente polinesiano della terraferma) è Kane-huna-moku («la terra nascosta di Kane»), su cui dimoravano quest'ultimo (che donava l'acqua dolce, la luce del sole e la fertilità) e Kanaloa (il dio dell'oceano). Su quest'isola gli akua si godevano la vita senza lavorare e senza morire, e le lacrime erano proibite.

Un'altra terra sacra, Kuai-he-lani («che sorregge il paradiso») è menzionata spesso nelle storie sacre, così come Nu'u-mea-lani («luogo elevato e quieto nei cieli»), famosa per essere la terra in cui Haumea (la dea che governa le nascite) era solita ritirarsi prima di ricomparire in una nuova forma e dare alla luce nuove generazioni. Alcuni autori affermano che Nu'u-mea-lani si trovasse «al di sopra» di Kuai-he-lani, e quindi che tutti questi luoghi fossero uno sopra l'altro.

Eventuali comparazioni tra queste terre e il paradiso (o il giardino dell'Eden) dovrebbero essere evitate, perché sembra che fossero già conosciute in epoca pre-cristiana. L'idea degli dei che risiedono nel cielo, infatti, è presente in tutto il mondo.

Simili isole erano dunque le dimore temporanee degli akua. Gli esseri umani potevano visitarle solo occasionalmente quasi sempre per caso. Erano così sacre che perfino quando venivano avvistate di sfuggita era proibito indicarle.

 

Tratto dal libro:

Magia e Spiritualità Hawaiane

Scott Cunningham

L’autore parte dalla descrizione degli antichi dei e dei loro straordinari poteri per arrivare alle usanze, ai costumi, ai tabù e alle superstizioni di un popolo che come pochi altri ha sempre sviluppato il culto della bellezza.

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Scott Douglas Cunningham (Royal Oak, 27 giugno 1956 – 28 marzo 1993) è stato un saggista statunitense. Autore di numerosi libri sulla Wicca e su altri argomenti relativi alla spiritualità alternativa. Oggi il suo nome è tra i più celebri nella comunità pagana ed è considerato uno degli...
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