800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Le NDE in ospedale - Estratto da "Coscienza oltre la Vita"

di Dr. Pim Van Lommel 4 mesi fa


Le NDE in ospedale - Estratto da "Coscienza oltre la Vita"

Leggi in anteprima un estratto dal libro del dottor Pim van Lommel e scopri quali sono le sue ricerche da cardiologo esperto sulle esperienze di pre-morte

La prima unità coronarica negli ospedali olandesi venne aperta nel 1966, dopo che il massaggio cardiaco esterno, la somministrazione di ossigeno e la defibrillazione si erano dimostrate efficaci nel trattamento dei pazienti in arresto cardiaco.

L'arresto cardiaco era e rimane la causa di morte più comune nei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto: negli Stati Uniti per questo motivo muore una persona al minuto, in Inghilterra ne muore una ogni due.

Con l'introduzione delle moderne tecniche di rianimazione e la creazione delle unità coronariche, il tasso di mortalità, in conseguenza di un arresto cardiaco, si è bruscamente ridotto e, ai giorni nostri, non è insolito che i pazienti sopravvivano.

Indice dei contenuti:

Cosa accade durante un arresto cardiaco?

Quando lavoravo come cardiologo, mi confrontavo con la morte quasi ogni giorno.

Anche se non avevo mai dimenticato il paziente rianimato nel 1969, e i suoi ricordi del periodo in cui era rimasto in arresto cardiaco, non avevo mai approfondito questa esperienza.

Tutto però cambiò nel 1986, quando lessi un libro sulle NDE (Near-Death Experience) scritto da George Ritchie, intitolato Return Front Tomorrow ("Ritorno dal domani", N.d.T.). Nel 1943, quando era ancora uno studente di medicina, si era ammalato di polmonite doppia e aveva sperimentato un periodo di morte clinica. In quel tempo l'impiego degli antibiotici come la penicillina non era ancora diffuso.

In seguito a un episodio dì febbre molto elevata e a un'estrema costipazione polmonare, egli era "trapassato": aveva smesso di respirare e anche il suo polso si era fermato. Era stato pertanto dichiarato morto da un medico e coperto con un lenzuolo.

Ma un infermiere, che era rimasto molto scosso dalla morte di quel giovane studente di medicina, era riuscito a convincere il dottore a praticargli un'iniezione intratoracica di adrenalina: una procedura assolutamente insolita in quei giorni.

Dopo essere rimasto "morto" per più di nove minuti, George Ritchie era ritornato cosciente, con immenso stupore del dottore e dell'infermiere. Era emerso in seguito che, durante il suo periodo di incoscienza, quello in cui era stato dichiarato morto, aveva avuto un'esperienza estremamente intensa dì cui ricordava moltissimi dettagli.

Sulle prime non era riuscito a parlarne, anche perché era rimasto molto turbato. Ma, successivamente, aveva scritto un libro che parlava dì quanto gli era accaduto in quei nove minuti. Dopo essersi specializzato in psichiatria, Ritchie iniziò a condividere le sue esperienze tenendo conferenze per gli studenti di medicina. Uno degli studenti che frequentavano queste conferenze era Raymond Moody. Moody rimase così affascinato da questa storia che iniziò a condurre ricerche sulle esperienze vissute in situazioni di morte imminente. Nel 1975 scrisse il libro Life After-Life ("La vita oltre la vita"), che divenne un best seller mondiale. In questo libro egli utilizzò per primo il termine Near-Death Experìence (NDE): esperienza di premorte.;

Dopo aver letto il libro di Ritchie, ho iniziato a chiedermi in che modo qualcuno potesse sperimentare uno stato di coscienza durante un arresto cardiaco e se questo fosse un evento comune. Così nel 1986 iniziai a chiedere sistematicamente a tutti i miei pazienti ambulatoriali, a cui era successo di essere riportati in vita, se avessero ricordi legati al loro arresto cardiaco. Fui molto sorpreso di sentire, nell'arco di due anni, ben dodici racconti di esperienze simili verificatesi tra più di cinquanta sopravvissuti a un arresto cardiaco. Da quella prima volta nel 1969 non avevo udito nessun altro racconto del genere: sia perché non avevo mai indagato fino ad allora queste esperienze, sia perché non ero mentalmente pronto a considerarle possibili.;

Ma tutti quei racconti, che adesso stavo ascoltando, suscitarono la mia curiosità. Dopo tutto, le conoscenze mediche ordinarie sostengono che è impossibile che la coscienza possa essere mantenuta una volta che il cuore ha cessato di battere.

Durante l'arresto cardiaco i pazienti sono clinicamente morti. La morte clinica è definita come un periodo d'incoscienza determinato dalla mancanza di ossigeno nel cervello perché o la circolazione o il respiro, o entrambi, si sono fermati. Se non vengono subito iniziate le manovre rianimatorie, le cellule cerebrali andranno incontro, nell'arco di cinque-dieci minuti, a un danno irreparabile e il paziente quasi sempre morirà, anche se l'attività cardiaca si riprendesse successivamente.

Domande sulla funzione cerebrale e sulla coscienza

La molla di tutto fu per me la curiosità: fu questa che mi spinse a porre domande, a cercare di spiegare la correlazione tra i fatti oggettivi e le esperienze soggettive.

Approfondendo le esperienze di premorte sentii sorgere in me un bel numero di quesiti fondamentali. Una NDE è uno speciale stato di coscienza che si verifica durante un periodo di imminente o di effettiva morte fisica, psicologica ed emozionale. Come e perché avviene una NDE? Cosa può causare il verificarsi di una NDE? Come può una NDE cambiare in modo così profondo la vita di alcune persone?

Non potevo accettare le risposte che venivano date a queste domande perché mi sembravano incomplete, imprecise o prive di fondamento. Nell'ambiente accademico in cui ero cresciuto mi era stato insegnato che c'è una spiegazione materialista e riduzionista per qualsiasi cosa. E fino a quel momento l'aveva sempre accettata come una verità inconfutabile.

Dopo essermi immerso negli aspetti personali, psicologici, sociali e scientifici delle NDE, ho scoperto che anche altre domande, che si sentono spesso porre, erano diventate importanti per me: chi sono io? Perché sono qui? Qual è l'origine della mia vita? Quando e come finirà la mia vita? E cosa significa la morte per me? La mia vita continuerà dopo la morte?

In tutti i tempi e in tutte le culture e durante ogni fase della vita - tra cui la nascita di un bimbo o di un nipotino, la morte di qualche persona cara o altri importanti momenti di crisi - queste domande essenziali vengono poste ripetutamente. Probabilmente ve le siete già poste anche voi. Eppure, raramente riceviamo risposte soddisfacenti. Qualunque cosa accada nelle nostre vite - sia che andiamo incontro a successi o a delusioni, e indipendentemente da quanto siano grandi la fama, il potere o le ricchezze che abbiamo raggiunto - non possiamo sfuggire alla morte. Ogni cosa che raccogliamo attorno a noi perirà in un futuro non troppo lontano. La nascita e la morte sono realtà di ogni singolo istante delle nostre vite, perché i nostri corpi subiscono un costante processo di morte e rinnovamento.

Alcuni scienziati non credono alle domande a cui non si può rispondere, ma credono a domande che vengono formulate in modo improprio. Nel 2005 la rivista Science pubblicò uno speciale numero anniversario in cui venivano poste 125 domande a cui gli scienziati fino a quel momento non erano riusciti a dare una risposta. La più importante era: «Di che cosa è fatto l'universo?» Seguita da: «Quali sono le basi biologiche della coscienza?» Mi piacerebbe riformulare questa seconda domanda nel modo seguente: «La coscienza ha una base biologica?» Possiamo anche distinguere tra aspetti temporanei e aspetti non legati al tempo della nostra coscienza. Questo fa sorgere le seguenti domande: «E possibile parlare di un inizio della nostra coscienza? E la nostra coscienza avrà mai fine?»

Per rispondere a queste domande, dobbiamo comprendere meglio la relazione tra la funzione cerebrale e la coscienza. Dobbiamo scoprire se esistono indicazioni che la coscienza sia presente durante il sonno, l'anestesia generale, il coma, la morte cerebrale, la morte clinica, il processo del morire e, infine, dopo che la morte è stata confermata. Se la risposta a qualcuna di queste domande è sì, dobbiamo cercare di trovare delle spiegazioni scientifiche e analizzare la relazione tra la funzione cerebrale e la coscienza in queste situazioni. Ciò solleva una serie di altre domande che troveranno risposta in questo libro:

Dove sono quando dormo? Posso essere consapevole di qualcosa mentre dormo?

Esistono indizi della presenza di coscienza durante l'anestesia generale. Come è possibile che alcuni pazienti in anestesia generale possano più tardi descrivere con precisione cosa è stato detto o addirittura cosa è stato fatto, in genere nel momento in cui sono insorte delle complicazioni durante l'operazione?

Possiamo parlare di coscienza quando una persona è in coma?

Un articolo recente su Science ha avuto come soggetto l'evidenza scientifica della presenza di coscienza in una paziente in stato di coma vegetativo. Questa è una forma di coma in cui sono conservati sia il respiro spontaneo che i riflessi del tronco encefalico. Test cerebrali hanno evidenziato che, quando a questa paziente veniva suggerito di immaginare alcune attività, come giocare a tennis o muoversi per casa, i monitor rilevavano cambiamenti identici a quelli che si verificavano in volontari sani a cui venivano date le stesse istruzioni.

Questo significa che i cambiamenti rilevati potevano essere spiegati solo assumendo che questa paziente, nonostante il suo stato vegetativo, non solo comprendesse le istruzioni verbali, ma anche le portasse a compimento. La ricerca ha dimostrato che questa paziente in coma era consapevole di se stessa e di ciò che aveva intorno, ma che il suo danno cerebrale le impediva di comunicare direttamente al mondo circostante i suoi pensieri e le sue emozioni. Nel suo libro Uit coma ("Fuori dal coma"), Alison Korthals Altes descrive anche di aver visto lo staff medico e la sua famiglia dentro e attorno all'unità di cure intensive durante il coma, durato tre settimane, conseguente a un grave incidente stradale.

Possiamo ancora parlare di coscienza quando una persona è stata dichiarata in stato di morte cerebrale?

Nel suo libro Droomvlucht in coma ("Sogno di volo in coma"), Jan Kerkhoffs ci parla della sua esperienza di coscienza dopo che i neurologi avevano dichiarato la sua morte cerebrale a seguito di complicazioni occorse durante un intervento di chirurgia cerebrale. Solo grazie al fatto che la sua famiglia si era rifiutata di donare i suoi organi, Jan ha potuto scrivere delle sue esperienze, perché, tra 10 stupore generale, ha ripreso conoscenza dopo tre settimane passate in coma.

La morte cerebrale davvero equivale alla morte, o segna invece l'inizio di un "processo del morire" che può durare ore o giorni? Che cosa accade alla nostra coscienza durante questo processo?

La morte clinica equivale alla perdita di coscienza? Molti racconti di NDE presentati in questo libro suggeriscono che durante un arresto cardiaco, cioè durante un periodo di morte clinica, le persone possono trovarsi in uno stato di coscienza eccezionalmente lucida.

Possiamo ancora parlare dì coscienza quando una persona viene "dichiarata morta" e il suo corpo è freddo?

Approfondirò questa domanda in seguito.

C'è ancora coscienza dopo la morte?

Possono le ricerche sulle NDE darci una qualche informazione su cosa accade alla coscienza quando una persona viene dichiarata morta? Dobbiamo cominciare esplorando le risposte alle domande: si può sperimentare la coscienza dopo la morte? E se sì, come? Come possiamo investigare su cosa accade alla nostra coscienza quando siamo morti? Da dove vengono le nostre idee sulla morte? Perché vogliamo sapere di più sulla morte, e sul significato di essere morti?

Il confronto con la morte solleva domande pressanti, perché la morte resta un tabù nella nostra società. Pure è normale che la gente muoia ogni giorno. Oggi circa 6.925 persone moriranno negli USA (375 in Olanda e 1.400 nel Regno Unito), mentre voi state leggendo questo libro. Questo significa che ogni anno muoiono negli USA più di 2.530.00 persone (155.000 in Olanda e 509.000 nel Regno Unito). Nel mondo, ogni anno muoiono più di 70.000.000 di persone. Tuttavia, poiché il tasso di natalità globale supera il tasso di mortalità, la popolazione mondiale continua ad aumentare. In media, negli USA ogni giorno nascono circa 11.000 bambini (515 in Olanda e 1.600 nel Regno Unito). Morire è normale quanto nascere. Eppure la morte è stata bandita dalla nostra società. Le persone muoiono sempre più in ospedale e nelle case di cura, anche se c'è una crescente preferenza di morire in casa o in un hospice.

Cos'è la morte, cosa è la vita, e cosa accade quando sono morto? Perché le persone sono così spaventate dalla morte? Di sicuro la morte può essere un sollievo dopo una malattia dolorosa. Perché i medici spesso percepiscono la morte di un paziente come un fallimento da parte loro? Perché un paziente "perde" la sua vita? Perché alle persone non è più permesso semplicemente di morire per una malattia grave e ormai terminale e invece vengono ventilate e alimentate artificialmente attraverso tubi e flebo? Perché alcune "persone negli stadi finali di una grave malattia tumorale scelgono la chemioterapia, che può prolungare per un po' la vita, ma che sicuramente ne riduce la qualità? Perché il nostro primo impulso è quello di prolungare la vita e posticipare la morte a tutti i costi? E la paura della morte a causare questo? E la paura nasce dall'ignoranza di cosa la morte potrebbe essere? Le nostre idee riguardo la morte sono assolutamente esatte? La morte è davvero la fine di tutto?

Anche nei corsi universitari di Medicina si presta scarsa attenzione a quello che potrebbe essere la morte. Al momento della laurea, i dottori perlopiù non hanno mai preso seriamente in considerazione la morte. Durante la vita nel nostro corpo muoiono 500.000 cellule ogni secondo, 30 milioni ogni minuto e 50 miliardi ogni giorno. Queste cellule vengono completamente rimpiazzate nelle 24 ore e, in questo modo, una persona ha un corpo completamente nuovo ogni due anni. La morte cellulare non coincide pertanto con la morte fisica.

Nel corso della vita, i nostri corpi cambiano costantemente da un secondo all'altro. Eppure noi non lo sentiamo e non ce ne accorgiamo. Come possiamo spiegare la continuità di questo corpo che cambia costantemente? Le cellule possono essere paragonate ai mattoni di una casa, ma chi progetta, pianifica e coordina la costruzione della casa? Non i mattoni stessi. Perciò la domanda ovvia è: come si può spiegare la costruzione e l'organizzazione di un corpo che è in continuo cambiamento da un secondo all'altro? Tutti i corpi, a livello biochimico e fisiologico, funzionano allo stesso modo, eppure tutte le persone sono diverse. La causa di questa diversità non è solo fisica. Le persone hanno caratteri, sentimenti, umori, livelli di intelligenza, interessi, idee e necessità differenti. La coscienza svolge un ruolo fondamentale in questa differenza. E qui sorge la domanda: noi esseri umani "siamo" i nostri corpi oppure "possediamo" i nostri corpi?

Più del 50% della popolazione olandese è convinta che la morte sia la fine di tutto. Queste persone credono che la morte del corpo segni la fine delle nostre identità, dei nostri pensieri, dei nostri ricordi, e che la morte sia la fine della nostra coscienza. In opposizione, una percentuale tra il 40 e il 50% degli olandesi crede in una qualche forma di vita dopo la morte. Negli USA tra il 72 (il 67% dei maschi e il 76% delle femmine) e il 74% delle persone crede nella vita dopo la morte. Nel Regno Unito circa il 58% ci crede. Eppure molte persone non si chiedono mai se le loro idee sulla morte sono davvero corrette, fino a che non si trovano a confrontarsi con il pensiero della propria morte in conseguenza di un lutto, o di un brutto incidente, o di una grave malattia che abbia interessato o un loro congiunto o qualche loro amico intimo.

Studiando tutto quello che è stato pensato o scritto sulla morte nella storia - in tutti i tempi, le culture e le religioni- possiamo essere in grado di formarci un quadro della morte diverso e migliore. Ma lo stesso può essere raggiunto studiando le recenti ricerche scientifiche sulle NDE. L'evidenza ha dimostrato che la maggior parte delle persone perde ogni paura della morte dopo una NDE. Una tale esperienza insegna loro che la morte non è la fine di tutto e che la vita prosegue in un modo o in un altro. Un paziente mi ha scritto dopo la sua NDE: «Io non sono qualificato per discutere di una cosa che può essere provata solo dalla morte. Tuttavia, per me personalmente questa esperienza è stata decisiva nel convincermi che la coscienza sopravvive alla sepoltura. La morte mi si è dimostrata non essere la morte, ma un'altra forma di vita».

Secondo le persone che hanno avuto una NDE, la morte non è altro che un diverso modo di vivere, con una coscienza aumentata e più ampia, coscienza che è dovunque contemporaneamente perché non è più legata a un corpo.

 

Tratto dal libro:

Coscienza oltre la Vita

La scienza delle esperienze di premorte

Dr. Pim Van Lommel

Proseguendo l’eccezionale percorso intrapreso da Raymond Moody, Jeffrey Long e altri, eccoci di fronte al mistero della vita dopo la vita indagato da una mente scientifica, dalla formazione solidissima e dal metodo inattaccabile, ma aperta ai risultati più sconvolgenti.

Vai alla scheda

Pim van Lommel, cardiologo olandese, ha iniziato il proprio percorso di ricerca sulle NDE (Near-Death Experiences, o esperienze di premorte) dopo avere notato la quantità di pazienti che, dopo un infarto, dichiaravano di avere avuto visioni dell’aldilà. Nel 2001 ha pubblicato...
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Le NDE in ospedale - Estratto da "Coscienza oltre la Vita"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste