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Le erbe medicinali - Estratto dal libro "Le Insidie del Naturale"

di Fabio Firenzuoli 3 mesi fa


Le erbe medicinali - Estratto dal libro "Le Insidie del Naturale"

Leggi in anteprima il primo capitolo del libro di Fabio Firenzuoli e scopri quali sono i rischi di un utilizzo improprio delle piante medicinali

Qualunque sia l'uso che facciamo delle erbe medicinali, (secondo le indicazioni della tradizione popolare o secondo le conoscenze scientifiche, sia che vengano utilizzate a scopo salutistico, sia preventivo o curativo, secondo i sistemi delle medicine orientali o i canoni della medicina occidentale), rimane un fatto indiscutibile: che le erbe, tutte, sono contenitori di sostanze chimiche, peraltro numerose, complesse e variabili.

Indice dei contenuti:

Sapere come utilizzarle

I colori, profumi, sapori delle erbe aromatiche, alimentari e medicinali sono tutti sostenuti da sostanze attive, presenti nelle varie parti della pianta (radici, fiori, foglie, semi, frutti ecc.), che partecipano alla struttura della pianta stessa e concorrono al suo metabolismo: terpeni, polifenoli, polisaccaridi, acidi grassi, vitamine, carotenoidi, fitosteroli, minerali ecc.

Inoltre, comunque vengano utilizzate, in forma di tisana o di uno dei tanti altri tipi di preparati vegetali, tutte le erbe contengono, più o meno concentrate, sostanze di estrazione vegetale, di un tipo o di un altro, intatte o modificate, con attività sinergica o antagonista tra loro. E tutte sono dotate anche di possibili attività biologiche, alcune delle quali sfruttabili a scopo farmacologico in vari modi. Altre forse inutili per noi, altre ancora anche potenzialmente dannose. Questo è il concetto fondamentale che sta alla base dei possibili effetti tossici o anche semplicemente degli effetti collaterali di una terapia naturale, in teoria anche qualora venga condotta con tutte le accortezze del caso.

Un altro concetto importante da tener presente è poi la variabilità dei costituenti chimici presenti nelle piante, che cambiano quantitativamente e qualitativamente tra loro in relazione a molti fattori: genetici, botanici, ma anche climatici (latitudine, altezza del terreno, grado di umidità, esposizione alla luce del sole ecc.), alle tecniche di coltivazione, al periodo di raccolta e alla metodica di conservazione, alla parte della pianta utilizzata.

A queste variabili si aggiungono poi le diverse metodiche estrattive alle quali la pianta può essere sottoposta: ebollizione in acqua, percolazione in alcol, distillazione in corrente di vapore ecc. Si può pertanto comprendere come i vari prodotti finali, reperibili anche sul mercato, possano essere completamente diversi l'uno dall'altro, pur partendo dalla stessa pianta.

Importante è sapere che un olio essenziale è diverso da un estratto fluido, un estratto secco è diverso da una polvere, una tintura officinale da una tintura madre, un infuso è diverso da un decotto e così via dicendo. Tutti questi preparati contengono un tipo particolare del fitocomplesso della pianta, diverso da preparato a preparato, ma in ogni caso sempre costituito da un gruppo di sostanze, con un ruolo diverso, indicazioni diverse, possibilità d'impiego e avvertenze differenti tra loro.

Non c'è un preparato migliore di un altro, ognuno può avere un suo ruolo specifico. L'importante è sapere che i vari preparati possono essere anche molto diversi tra loro, sia in termini di utilità sia di efficacia, ma anche di rischio.

Facciamo due esempi. Il Carciofo è conosciuto come una pianta utile per abbassare il colesterolo. Ma immaginare ad esempio di poter curare una ipercolesterolemia familiare con una tisana a base di Carciofo significherebbe essere completamente fuori strada! In questo caso servono semmai estratti concentrati di piante che abbiano un'attività specifica inibente degli enzimi che sintetizzano il colesterolo. Qui il rischio dell'uso di una tisana a base di Carciofo sta non tanto negli effetti collaterali diretti, quanto nella mancata risposta terapeutica. La tisana di Carciofo non è adatta per questo problema.

Sappiamo che il Timo è un'erba aromatica utile per l'apparato respiratorio. Utilizzare tuttavia l'olio essenziale di Timo, quello ottenuto per distillazione, in gocce, da mettere ad esempio in una tisana o direttamente su una zolletta di zucchero o sul miele e ingerirlo puro, direttamente così come lo troviamo sul mercato, esporrebbe a immediati effetti irritativi, se non addirittura caustici, le mucose della lingua, della bocca e dell'esofago. Nel caso banale di una tosse da sindrome influenzale, è invece indicato ricorrere a uno sciroppo a base di estratto fluido di Timo, come pure a semplici fomenti con le sommità fiorite in acqua bollente, ma non con l'olio essenziale!

Come raccogliere e conservare le erbe

  1. Erbe in quanto tali o loro parti (fiori, frutti, radici o semi) puoi certo raccoglierne, a uso personale, come aromatizzanti o alimenti.
  2. Prima di tutto, però, devi conoscerle e con certezza.
  3. Alcune di esse possono essere scambiate con erbe tossiche (come succede con i funghi).
  4. Eventualmente chiedi conferma a chi è più esperto di te, erborista o farmacista
  5. Raccoglile sempre in luoghi lontani da vie di comunicazione, pascoli ecc.
  6. Una volta raccolte vanno ripulite da insetti, sporcizia o grossolanità ambientali.
  7. Separale e raccoglile per parti omogenee, in piccoli mazzetti.
  8. Essiccale sempre protette e in una zona all'ombra.
  9. Conservale per periodi non lunghi, in sacchetti di carta o, meglio, in recipienti di vetro
  10. Se desideri erbe a uso salutistico, erboristico o medicinale, rivolgiti invece ai canali preposti (erboristerie e farmacie).

Come si prepara una tisana

L'erba o la parte della pianta utilizzabile (chiamata anche "droga vegetale") deve necessariamente essere tagliata nel modo e nella dimensione appropriati, il cosiddetto "taglio tisana".

Può essere miscelata con altre erbe, ma in modo corretto e omogeneo: ad esempio non si devono mischiare le parti più tenere (fiori o foglie) con quelle più dure (radici o corteccia). Una raccomandazione di carattere generale è quella di non mischiare più di 3-5 erbe tra loro.

Inoltre, bisognerebbe sempre rispettare il principio della quantità, per cui la tisana deve essere composta per un terzo circa dalla pianta ad attività principale, per una piccola percentuale dalla pianta di "sostegno" e per un'altra piccola percentuale dalla pianta "complementare" a quella principale.

Infine una parte può essere riservata a quelle erbe aggiunte allo scopo di migliorare il sapore e l'odore della tisana stessa (Menta, Liquirizia, Arancio, Finocchio, Anice ecc.).

Abbiamo generalmente tre tipi di preparazione in tisana:

  • Infuso: si ottiene estemporaneamente versando sulla droga idonea (fiori, foglie, parti erbacee) acqua bollente e lasciandola a contatto per 5-15 minuti. Dopo il raffreddamento si filtra e l'infuso è pronto.
  • Decotto: si prepara mettendo le erbe (generalmente radici, legni, cortecce, semi) nell'acqua ancora fredda, portandola successivamente a ebollizione. Si mantengono le erbe nell'acqua per un periodo variabile di alcuni minuti e poi si filtra.
  • Macerato: questo si ottiene mantenendo le erbe in acqua a temperatura ambiente e lasciandocele per alcune ore, senza però l'azione del calore. Questa è una preparazione adatta all'estrazione di mucillagini dalle radici di Altea, così come dell'arbutina dalle foglie di Uva ursina.

 

Tratto dal libro:

Le Insidie del Naturale

Guida all’impiego sicuro e corretto delle piante medicinali

Fabio Firenzuoli, Francesco Epifani

Un manuale semplice e pratico, scritto da chi le erbe le usa da sempre per integrare, per sostenere, per curare a tutti gli effetti. L’obiettivo è sottolineare i rischi delle erbe, dai più comuni a quelli meno noti o meno percepiti, e imparare a gestirli.

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Fabio Firenzuoli, medico, docente di Fitoterapia clinica all'Università di Firenze, dirìge l'UO di Medicina Naturale (Ospedale S. Giuseppe di Empoli), Centro di Riferimento per la Fitoterapia, Regione Toscana. Consulente per l'Istituto Superiore di Sanità per il controllo...
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