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La Mente Evolutiva - Scritto da Rupert Sheldrake, Ralph Abraham, Terence Mc Kenna

di Terence Mc Kenna, Rupert Sheldrake, Ralph Abraham 2 mesi fa


La Mente Evolutiva - Scritto da Rupert Sheldrake, Ralph Abraham, Terence Mc Kenna

Leggi il Capitolo 1 del libro "La Mente Evolutiva" di Rupert Sheldrake, Ralph Abraham, Terence Mc Kenna

Rupert

Negli anni '90 gli psicologi scoprirono Darwin e molti di loro cominciarono a interessarsi di psicologia evolutiva. Mi capita ancora di incontrare psicologi che mi parlano con l'entusiasmo e gli occhi accesi dei neoconvertiti, come se avessero visto la luce. Da biologo, mi chiedo perché non avessero scoperto Darwin molto tempo prima. Dopotutto, Darwin aveva aperto il campo della psicologia evolutiva con il libro L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali.

Alla fine del XIX secolo c'era un grande dibattito sull'evoluzione della coscienza. Nel XX secolo, tuttavia, la psicologia accademica sviluppò l'ossessione per il comportamentismo, con i ratti chiusi in gabbie a spingere leve. Poi la psicologia cognitiva e i modelli computazionali dell'elaborazione neurale presero il sopravvento, lasciando poco spazio per la teorizzazione evolutiva. Ecco perché gli psicologi sono arrivati relativamente tardi alle speculazioni evolutive.

Sociobiologi e psicologi evolutivi si sono concessi di speculare sull'evoluzione della mente pensando in termini di geni egoisti. Sentono che se si paria di geni egoisti, il discorso allora ha una qualche valenza scientifica. Un chiaro esempio di questo tipo di discussione si ha nel libro di Steven Pinker Come funziona la mente, basato sull'idea che il comportamento umano sia determinato dai geni, e che ci sia un gene per ogni cosa. In termini teorici, Pinker individua cosa dovremmo aspettarci dal comportamento egoistico dei geni.

Purtroppo le sue conclusioni non sono profonde, né sorprendenti.

Seguii una conferenza che Pinker tenne alla London School of Economics, che fu accolta con notevole scetticismo. Qualcuno gli chiese: «Ci esponga una singola idea chiara e importante che è stato in grado di dedurre dalla teoria egoista». Pinker rispose che, dato che le femmine hanno solo uno o due ovuli alla volta, questi sono una risorsa rara e preziosa che dev'essere conservata, mentre i maschi producono milioni di spermatozoi. Dunque, sulla base dei principi neo-darwinisti, aveva dedotto che le donne tenderebbero a cercare maschi di status elevato e a voler rimanere con loro, mentre gli uomini tenderebbero a essere promiscui per poter diffondere geni egoisti più liberamente. Ci fu un'aria di disappunto nella sala conferenze, e qualcuno disse: «Tutto qui? Questa è una cosa che sapevamo già».

Le teorie della psicologia evolutiva sono speculative perché non sappiamo davvero cosa sia successo in passato. Molte di esse sono storie del genere "è così e basta", non diverse dal racconto di Kipling su come il leopardo ottenne le sue macchie. In ogni caso sono emerse idee piuttosto interessanti.

Un libro dell'archeologo britannico Steven Mithen, The prehistory of the mine, raccoglie una grande quantità di dati provenienti da testimonianze fossili, fonti archeologiche, dallo studio del comportamento dei primati e della psicologia infantile. Mithen si chiede cosa sia successo nelle menti umane in quel periodo di tre milioni di anni e mezzo dell'evoluzione umana prima dell'inizio della storia documentata.

Oggi si ritiene che i primi ominidi in posizione eretta, nostri precursori, siano comparsi in Africa oltre tre milioni e mezzo di anni fa. Tre milioni e mezzo di anni di storia umana trascorsero prima che potessimo avere documenti dalle grandi civiltà. La domesticazione degli animali e la rivoluzione agricola avvennero attorno a diecimila anni fa. Le prime civiltà si manifestarono circa cinque, forse settemila anni fa. L'industrializzazione ha avuto inizio solo da due o tre secoli.

Ma per la vasta maggioranza della storia umana la gente ha vissuto in modo molto diverso. E' ragionevole supporre che una parte considerevole della nostra psicologia si sia formata nel corso di questo periodo estremamente lungo del quale sappiamo così poco.

Quel che Mithen sottolinea è che nonostante non sappiamo cosa i primi ominidi pensassero o come funzionassero, dovevano aver posseduto diversi tipi di intelligenza, una specie di coltellino svizzero mentale. I nostri antenati dovevano essere dotati di intelligenza sociale, perché vivevano in gruppi sociali.

Sappiamo dagli studi sugli scimpanzé e altri primati sociali che ci sono interazioni molto sottili all'interno di un gruppo, come le combinazioni di interazioni dominanti e cooperative. Gestirle nel modo giusto richiede un tipo di intelligenza che riguarda le reazioni degli altri membri del gruppo e quali comportamenti siano considerati appropriati.

Dato che tutti gli animali sociali devono usare un qualche tipo di intelligenza sociale, possiamo ragionevolmente supporre che i nostri antenati ominidi avessero un'intelligenza sociale che permetteva loro di vivere e lavorare insieme in gruppo.

Avevano inoltre un'intelligenza tecnica che permetteva loro di costruire attrezzi e forse altri strumenti come fibre e corde che non hanno lasciato tracce nelle testimonianze archeologiche. Dovevano anche aver avuto un'inclinazione per l'intelligenza storico-naturale perché, vivendo da cacciatori-raccoglitori, non sarebbero sopravvissuti a lungo senza sapere cosa cacciare, come cacciarlo, e quali fossero le abitudini degli animali che cercavano. Dovevano sapere cosa raccogliere, dove raccoglierlo, e quali piante fossero buone da mangiare o fossero utilizzabili per altri scopi.

Poi, a un certo punto, cominciarono a parlare, per cui dovevano aver avuto un'intelligenza linguistica, anche se non sappiamo quando il linguaggio ebbe inizio. Alcuni situano questo evento sui cinquantamila anni fa, mentre altri pensano che sia iniziato molto prima, ma nessuno può esserne certo. Il linguaggio non lascia tracce fossili.

Ma poi, circa cinquantamila anni fa, qualcosa di straordinario accadde: l'inizio dell'arte, le pitture rupestri. Questo non ha avuto niente a che fare con un improvviso aumento del volume del cervello. I nostri antenati avevano già cervelli di una misura paragonabile a quella di oggi. Eppure centomila anni fa non stavano elaborando le equazioni di Einstein, o costruendo aerei a reazione, o scrivendo programmi informatici.

Lo sviluppo dell'attuale grandezza del cervello non è la ragione dell'odierna esplosione di cultura. Qualcos'altro stava accadendo a quei cervelli, e non abbiamo idea di cosa fosse.

Cos'è successo? Cosa ha permesso a quei diversi generi di intelligenza di dar luogo alla rivoluzione agricola e alla moderna umanità? L'ipotesi di Mithen è che, attorno a cinquantamila anni fa, sia avvenuta una qualche transizione cruciale, in cui queste intelligenze in precedenza separate siano in qualche modo venute a unirsi, fertilizzandosi a vicenda e producendo gli inizi di una caratteristica mentalità umana. La connessione fra intelligenza sociale e tecnica significò che le persone cominciarono a usare abilità specifiche per produrre cose come gioielli, ornamenti e lapidi funerarie.

La combinazione di intelligenza tecnica e storico-naturale portò a un grande miglioramento nelle armi e nelle tecnologie di caccia - asce, punte di lancia, punte di freccia e così via. L'unione di intelligenza sociale e storico-naturale portò a un genere di visione mitica degli animali nel mondo naturale, come possiamo trovare in tutte le culture del mondo ancora oggi. La combinazione di questi tipi di intelligenza con l'intelligenza linguistica produsse un'esplosione globale di sviluppo mentale.

Mithen paragona questo processo ai cambiamenti nell'architettura delle cattedrali. In una cattedrale romanica costruita attorno al 1100 le cappelle laterali sono separate in modo pressoché completo le une dalle altre, senza alcuna interazione, mentre le grandi cattedrali gotiche sono più aperte, con i diversi spazi che comunicano tra loro. Mithen pensa che questa transizione, cinquantamila anni fa, sia stata associata con l'origine della religione, e sia stata basata su un senso di connessione umana non solo con la terra, ma con il cielo.

Ho chiesto a Mithen il motivo per il quale, secondo lui, ciò fosse successo, specialmente alla luce della metafora delle cattedrali. Gli ho chiesto: «Pensa che ci sia stata davvero una svolta portata da un'intelligenza extraterrestre nel regno umano a quello stadio, dato che tutte le sue prove puntano in tale direzione?»

Rispose: «Certo che no! E' impossibile!»

Allora gli dissi: «Come sa che è impossibile, dato che ognuno, in tutto il mondo, secondo le prove da lei stesso portate, sembra aver attraversato questa transizione? Transizione che sembra aver dato forma alla mentalità umana come la conosciamo».

«Ah, sì», ha risposto, «il fatto stesso che tutti ci credano dimostra che si tratta di un'illusione incredibilmente persistente».

«Di certo», ho detto, «ci possono essere cose che sono vere e che sono anche persistenti».

Alla fine ha ammesso che era solo una questione di opinioni. La sua era che non esistesse nessuna forma di coscienza superiore non umana. Ma tutto quel che dice punta verso una qualche apertura su un altro regno di coscienza attorno a cinquantamila anni fa, qualcosa che è accaduto nei gruppi umani in tutto il mondo. Alcuni potrebbero volerlo interpretare in termini di visite da parte di alieni sulle loro astronavi. Ma ci sono molti altri modi di pensare a questo evento, e posso immaginare che Terence potrà suggerirne almeno uno: la scoperta dei funghi magici.

C'è un'altra speculazione sul passato che trovo particolarmente interessante.

Barbara Ehrenreich, nel suo libro Riti di sangue, ha completamente ribaltato la mia idea della preistoria umana. Quello che lei fa vedere è che la nostra immagine dell'uomo-cacciatore che percorreva la savana africana attorno a tre milioni di anni fa non è plausibile. Gli esseri umani erano piccoli. Non potevano correre molto veloce. Non erano particolarmente forti. I loro strumenti erano estremamente primitivi. E molto più probabile che, per la maggior parte della storia umana, si sia trattato di un uomo-cacciato.

Di fatto, molte delle ossa dei primi ominidi mostrano i graffi e i segni dei denti di grandi felini. Gli esseri umani si trovavano nella savana africana in compagnia di molta selvaggina, ma anche di grandi predatori. Erano estremamente vulnerabili, e una gran parte della mentalità umana, argomenta Ehrenreich, è stata modellata da milioni di anni passati a essere prede. Soltanto attorno a cinquantamila anni fa si è avuto un miglioramento nelle tecnologie di caccia tale che gli umani sono potuti davvero diventare predatori più efficaci.

L'autrice mostra come questo getti luce su molte tradizioni religiose in cui si ha l'idea di una vittima sacrificale. Quando un predatore si avvicina a una mandria di gnu o di babbuini, solitamente attacca membri isolati di un gruppo - i vecchi, i giovani, o talvolta i giovani maschi che difendono la periferia del gruppo. Sono loro a essere uccisi per primi. Dopo che i predatori ne hanno ucciso uno e cominciano a mangiarlo, il resto del gruppo può rilassarsi. A volte restano in zona e guardano il predatore che mangia la preda. Quando i predatori trovano una vittima, non sono interessati al resto del gruppo. Quindi un membro del gruppo muore e gli altri sono al sicuro per un po'. Questo è un semplice fatto della predazione.

Ehrenreich mostra che questa sequenza di eventi, una vittima sacrificale che muore per il bene degli altri, è profondamente incorporata nella nostra coscienza come una struttura archetipica.

L'autrice fa notare che la maggior parte dei primi dèi e dee erano visti come carnivori, come Horus, il dio falco dell'Egitto. Anche Jehovah è carnivoro. Nella storia di Caino e Abele, Caino è un contadino che offre i frutti della terra a Dio in sacrificio, e Abele è un pastore che offre una pecora (Genesi 4, 2-10). Dio preferisce l'offerta di Abele. Apprezza la carne più dei frutti del raccolto, perciò Caino uccide Abele. È geloso.

Ehrenreich sottolinea poi come intere nazioni si identifichino con i predatori, e come nelle guerre l'intera nazione diventi come un predatore. Il simbolo dell'Inghilterra e di molte altre nazioni è il leone; il simbolo degli Stati Uniti è l'aquila. In tutto il mondo gli animali da preda costituiscono gli emblemi nazionali.

Penso che le intuizioni di Ehrenreich siano particolarmente interessanti, perché mostrano come così tanto della nostra mitologia, della nostra struttura religiosa, e delle nostre paure siano collegate a questo lungo periodo vissuto da prede. Negli incubi dei bambini, nelle moderne città come New York non ci sono pedofili o macchine che li investono; riguardano piuttosto l'essere mangiati da mostri e animali selvatici.

Le idee di Steven Mithen e Barbara Ehrenreich sulla primissima storia umana hanno implicazioni importanti per le nostre memorie collettive. Penserei a esse in termini di memorie collettive che ereditiamo per risonanza morfica. Jung le chiamerebbe archetipi dell'inconscio collettivo. Le nostre memorie, queste cose che sono costruite nel nostro passato, danno forma al modo in cui le nostre menti sono oggi, in modi di cui siamo in gran parte inconsapevoli. Questo perché il nostro studio abituale della storia comincia con le civiltà del Vicino Oriente, l'Egitto, la Grecia e Roma. Lascia fuori i tre milioni e mezzo di anni di storia umana che le hanno precedute, un tempo che ha davvero fatto molto per dar forma alla nostra natura evolutiva e, quindi, condiziona il modo in cui rispondiamo l'uno all'altro oggi e in futuro.

Terence: Per cominciare facciamo conto che abbia risposto con la solita solfa sulla dieta e sui funghi. Nel tentativo di capire meglio questo momento di transizione o di svolta di cinquantamila anni fa, sono arrivato molto vicino a ciò di cui parlava Rupert ora. Non posso fare a meno di notare che un predatore di successo debba pensare come la sua preda, e che ci sia in questo una particolare simbiosi intellettuale che avviene tra loro. Penso che i carnivori primari, come i felini predatori, interiorizzino i comportamenti delle loro prede.

All'alba dell'emergenza evolutiva della mente, la figura umana centrale in quell'equazione è lo sciamano. Nello stadio dell'alto Paleolitico, lo sciamano è essenzialmente una sorta di psicotico designato. In altri termini, gli sciamani sono in grado di spostarsi in stati mentali così estremi che la loro immediata efficacia sociale è discutibile. Quello che intendo è che lo sciamano è una persona, un membro particolare del gruppo sociale, che può mentalmente trasformarsi in un animale. Lo sciamano può diventare così simile a un animale che altri membri del gruppo sociale ne sono sconvolti e si allontanano da lui. Dunque, in una strana maniera, in questo confine frattale in cui emerge la coscienza umana, essa non era affatto umana. Era un'abilità di riprodurre efficacemente modelli dei processi mentali di altri predatori.

Ralph: Attraverso modelli matematici.

Terence: Sì, con modelli e precisione matematici. Dunque, quando parliamo di caccia, stiamo parlando di pensiero strategico, che da sempre riguarda biforcazioni diverse. Se andiamo alla pozza d'acqua all'alba, forse potremo uccidere una preda. Se lasciamo le donne e i bambini, prendiamo del cibo e andiamo in questa direzione per vari giorni, forse uccideremo una preda. Forse no. Forse abbandonando le donne e i bambini comprometteremo il nostro pool genetico e al ritorno troveremo la catastrofe.

Il pensiero strategico richiede l'abiHtà di contemplare possibilità che non sono immediatamente presenti. In altre parole, c'è una sorta di funzione che vincola il tempo.

Dunque non sto proprio ponendo una domanda a Rupert, quanto riprendendo ciò che ha detto. Qui è dove si concentra tutto, in questa relazione altamente complicata tra paura, aspettativa, strategia e immaginazione. Le due aree in cui sono sicuro che abbiamo speso una gran quantità di tempo studiando questi alberi biforcati di possibilità erano nel campo della raccolta di cibo e della caccia, e poi nell'ambito sessuale, che oggi chiamiamo fantasia erotica. Ma nell'alto Paleolitico, la fantasia erotica era alquanto strettamente legata a dove andavano i nostri geni e a come procedeva la nostra propagazione biologica.

Dunque, qualunque sia stato il meccanismo causale - la stimolazione della psilocibina, o il prendere a modello il comportamento dei predatori primari con cui competevamo - il dominio in cui il cambiamento è sorto, e nel quale vivremo finché non ci lasceremo il corpo alle spalle, è il dominio dell'immaginazione. Questo è ciò che abbiamo creato di propriamente umano, e ci definisce da allora. Quando le nostre discussioni guarderanno di pili al futuro, penso che vedremo che così come l'immaginazione è stata il nostro passato e la culla del nostro essere umani, così essa sarà anche il dominio in cui avverrà la nostra metamorfosi transumana.

Ralph: Secondo me è come danzare attorno a un buco nero intellettuale. La domanda su cosa abbia causato la biforcazione nell'evoluzione della coscienza o della cultura cinquantamila anni fa è di nostro interesse perché oggi ci troviamo in una di esse. Rupert naturalmente si aspettava che avresti riposto parlando dell'uso dei funghi che contengono psilocibina tra i clan africani.

Terence: E la necessità di pensare strategicamente.

Ralph: Però questo bisogno è rimasto costante nel corso dei tre milioni e mezzo di anni di evoluzione degli ominidi, ma non solo era anche presente nelle scimmie, nelle api organizzate in sciami, nei pesci in banchi e in tanti altri animali. Cos'è stato, allora, se qualcosa c'è stato, ad accadere cinquantamila anni fa?

C'è una dicotomia di due visioni diverse riguardo a questa biforcazione: quella dell'intervento divino, e quella fisiologica, della mutazione casuale, della selezione naturale.

In questa dicotomia vediamo Rupert e Terence su fronti opposti. Terence crede che l'assunzione di funghi contenenti psilocibina nasconda una spiegazione puramente materiale, giusto? Non richiede il ricorso a un intervento divino, attraverso angeli o sogni. Usa la parola immaginazione.

Terence: Rupert non sta suggerendo un piccolo intervento divino. Sta solo parlando metaforicamente.

Rupert: Sto parlando letteralmente. È Mithen che sta parlando metaforicamente.

Una delle cose che dobbiamo spiegare è che la religione, una relazione che è oltre il regno umano della coscienza, si trova in ogni cultura umana fino a oggi. In un modo o nell'altro ogni cultura parla di un mondo di spiriti, angeli, o dèi. Ma spiegare la distribuzione universale di questo aspetto del pensiero umano tradizionale richiede che, a un certo punto del passato, ci sia stata una consapevolezza di altri regni di coscienza. Questo non è incompatibile con l'ipotesi della psilocibina o di altre droghe, perché le sostanze psichedeliche potrebbero aver dato la spinta iniziale a questa connessione con altri regni di coscienza.

Questo se riconosciamo che le culture sciamaniche e tutte le altre culture e gli altri tipi di entità coscienti oltre il livello umano - alcune in forma animale e altre in forme diverse - a un certo punto abbiano fatto esperienza di questi altri regni di coscienza, qualunque cosa essi siano. Non solo metafore, non solo archetipi nella mente collettiva, ma forme di coscienza che potrebbero benissimo trovarsi là fuori.

Terence: Cercando di pensare in maniera conservativa alla possibilità di un'intelligenza locale non umana, mi sembra che la natura stessa presenti una sorta d'intelligenza.

La comprensione della natura è la comprensione di sistemi complessi integrati di tale complessità che a negar loro la coscienza non è altro che la riluttanza della mente riduzionista. Per chi non è appesantito da tale pregiudizio, è auto-evidente che la Natura è viva, consapevole, responsiva.

E' interessante che la sola cosa su cui possiamo davvero concordare è che la finestra temporale sia di circa cinquantamila anni. Dunque, un gran bel po' di cose convergono su quel momento. Si potrebbe dire, come ho già sostenuto, che sia stata l'assunzione di funghi contenenti psilocibina. Si potrebbe fare un'affermazione più generale e dire che era una parte della conseguenza di una dieta onnivora.

Ralph: Dov'erano quei funghi centomila anni fa?

Terence: Per come la vedo io, c'è stato una sorta di coinvolgimento incrementale, punteggiato da momenti di svolta. In altre parole, il lento incontro di mente, fungo, complessità sociale e abilità acustiche legate a stati neurofisiologici non è stato un processo uniforme. Queste cose sono venute a convergere, e a un certo punto si sono combinate in una cosa sola, e questo è quel momento di cinquantamila anni fa in cui comprensione sociale, tecnologia, repertorio linguistico e profondità della dieta si unirono. 

Ralph: Ti stai attaccando a cose materiali.

Terence: Ci saranno cose materiali anche se credi che gli angeli siano discesi dall'alto.

L'invenzione della scrittura novemila anni fa fu una svolta straordinaria. Ma tutto ciò procede a partire dall'ulteriore integrazione e aumento di complessità del sistema nervoso in connessione con la funzione dell'immaginazione.

Ralph: Non posso credere che ti stia presentando come un teorico evolutivo, materialista e convenzionale.

Terence: Con questa teoria puoi sempre dire che i nostri antenati umani incontrarono il fungo e che partirono da lì. Ma puoi fare un ulteriore passo indietro e chiederti: chi ha messo il fungo sul loro cammino?

Ralph: Qui posso aiutarti. C'era la civiltà precedente dei Lemuriani. Si erano estinti perché avevano avvelenato l'ambiente e creato una specie di riscaldamento globale. Questo portò alla desertificazione del Sahara, da cui si sviluppò una fioritura di funghi psichedelici che erano rimasti nascosti sotto la superficie fino a quel momento, perché era troppo umido.

Terence: Questo rumore che sento deve essere Guglielmo di Ockham che si rivolta nella tomba.

Ralph: Capisco. Pensi che il dna e l'espressione dei geni siano una spiegazione più semplice dell'intervento divino.

Terence: Io penso che il dna sia divino.

Ralph: Ah! 

Terence: L'ho scampata! Rupert, tu, come mediatore, cosa ne pensi?

Rupert: Non riesco ad afferrare bene la tua posizione, Terence, perché il nuovo scettico inveterato che ci stai mostrando ora è una personalità che non si incastra molto bene con il Terence McKenna delle entità non-umane e degli elfi meccanici auto-trasformanti. Queste altre forme di coscienza, altre forme di entità appaiono solo dentro ai nostri cervelli, in relazione a stati mentali indotti farmacologicamente? L'idea che siano lì fuori mi sembra un aspetto integrale della maggior parte di ciò che ti ho sentito dire nell'arco di molti anni.

Terence: Penso che la chiave sia di non concentrarsi su spiegazioni materialiste contro spiegazioni non materialiste. Si tratta di rendersi conto piuttosto che la nuova visione della natura non si pone in termini di materia o energia, ma di informazione, e l'informazione è espressa nel dna. E' espressa nella cultura a livello epigenetico.

Quello che sta accadendo è che l'informazione, come un programma informatico, stava girando su una piattaforma primate, ma evolvendo secondo una sua propria scaletta. In un certo senso abbiamo una relazione simbiotica con un essere non materiale che chiamiamo linguaggio. Pensiamo che sia nostro, e pensiamo di controllarlo. Non è questo che sta succedendo. Il linguaggio esegue sé stesso. Sta condividendo l'uso di un sistema nervoso primate, e sta evolvendo verso le sue proprie conclusioni.

Rupert: La discussione, finora, è rimasta notevolmente ancorata a terra. E se l'informazione e la coscienza non fossero confinate a questo pianeta? Altre parti dell'Universo - stelle, soli e galassie - potrebbero essere coscienti. Se è così è molto probabile che a un certo punto delle menti sulla Terra potrebbero in qualche modo essersi collegate a queste forme di coscienza più alte.

Non so come. Forse tramite qualche forma di telepatia. Ma se c'è stata a un certo punto una connessione diretta tra coscienze umane e altre forme di coscienza nell'Universo, allora quando quel contatto è stato stabilito si sarebbe verificata una grande transizione. Potrebbe essere stata stimolata da droghe, o da altri mezzi. Ma in qualunque modo ciò sia accaduto, questa connessione con altre forme di coscienza avrebbe trasformato la natura umana.

Ralph: Terence, posso ricordarti una citazione dalle prime pagine del tuo primo libro? Avevi detto che le spore dei funghi erano viaggiatori intergalattici, e che avevano un rivestimento rigido resistente ai raggi ultravioletti che permetteva loro di galleggiare sul vento galattico da un sistema planetario all'altro, portandoci comunicazioni linguistiche da parte di altre forme di vita, incluse forme di vita immateriali con cui fossero stati in conversazione nel passato. Questa è una sintesi approssimativa della tua premessa.

Terence: Ma guarda quanto è materialista e vincolata allo spazio e al tempo questa ipotesi. Potrei concordare con tutto quel che ha detto Rupert.

Ora penso che la nostra "cassetta degli attrezzi intellettuale" sia stata arricchita dalla conferma virtuale dell'idea che ci sia un aspetto non locale dell'Universo, alla Bell, come nell'entanglement quantistico.

Dunque io credo che siamo in contatto con tutta l'intelligenza nell'Universo tramite connessioni quantistiche non locali. Ma questo significa che questa connessione non ha storia. E sempre stata lì, completa e intera. Perciò mentre c'è una specie di un progresso verso di essa, o sta emergendo attraverso le normali vicende terrestri, non è perché qualcuno nella galassia di Andromeda prende una decisione e dice: "Ora ci riveleremo ai terrestri". E solo che il sistema di antenne e il sistema nervoso dei terrestri si è evoluto fino a un punto in cui improvvisamente questa connessione diventa auto-evidente.

Ralph: Ora ci approcciamo per la prima volta alla domanda nel contesto più ampio, in cui abbiamo non solo tutto lo spazio, ma anche tutto il tempo per informarci. E qui potrei ricordarvi la lettera di Padre Bede in cui ci sfida a considerare l'elemento mistico (che descrive, più o meno, nel linguaggio dell'ordine implicito di David Bohm) che tutto il tempo e lo spazio in qualche modo esistano come una sfera di intelligenza interconnessa.

Partiamo dal presupposto che la scienza dei nostri colleghi sia più o meno una vera storia dell'evoluzione. C'è stato un cambiamento e il linguaggio è davvero giunto a noi in un certo momento. Prima di quel momento non parlavamo, ma dopo sì. Dunque sorge la domanda: come può essere, con o senza intervento divino, che ci sia stato questo progresso nell'intelligenza umana, nella cultura, nelle capacità, l'uso di attrezzi, e la crescita esponenziale della popolazione e che sia collegato senza alcuna implicazione causale con la discesa dell'onda di novità?

Terence: La Teoria della Novità direbbe solo che l'Universo è un motore di conservazione della complessità. Qualunque complessità raggiunga, con qualsiasi mezzo, la rende la base per una successiva spinta verso una complessità più profonda.

Ralph: Perché il campo morfico non dimentica mai.

Terence: Quelli un po' dimenticano. Possono essere spinti indietro, ma non possono essere riportati a zero, e una volta fuori dal pantano ritornano sempre a dirigersi nella stessa direzione; hanno una preferenza, come in un campo vettoriale.

Poi hai tirato fuori David Bohm. La sua idea di proprietà emergente sembra raggiungere lo stesso fine della Teoria della Novità. Dice semplicemente che quando aumenti la complessità di un sistema nuove proprietà che non si sarebbero potute prevedere emergeranno improvvisamente e inaspettatamente.

Sia la teoria dell'Emergenza che la Teoria della Novità predicono che l'Universo procederebbe lungo la linea dell'aumento di complessità dell'espressione morfogenetica, densità di connettività, e tutte le cose che ritardano l'entropia e danno luogo al complesso, non-entropico, ordinato, apparentemente teologicamente-informato cosmo in cui viviamo.

Ralph: Hai espresso una forma di teoria evolutiva come un'ipotesi cosmologica. Questa è una posizione teologica, l'idea che in pratica ci sia un ordine implicito e senza tempo. Secondo questa posizione la vita sul pianeta Terra, e nel resto dell'Universo, evolve secondo questa regola teoretica di un aumento di complessità. Quando qualcosa è rivelato c'è uno sviluppo. Non è dimenticato: si fonda su questo. Quest'unità mistica, pur sapendo tutto, non sta dicendo tutto, ma rivela gradualmente - perché questa è semplicemente la legge della vita come la conosciamo. E' questo che stai dicendo?

Terence: Dal mio punto di vista, l'unica differenza tra il campo morfico, che Rupert ha entusiasticamente proposto, e le idee della mia Teoria della Novità è che per me questo processo viene tirato dal futuro. Per Rupert invece è spinto dal passato. Alla fine ottieni la stessa cosa. E' solo una questione di gusto, e di con quanta ortodossia si voglia entrare in attrito.

La fobia nei confronti del telos - di fini, scopi e obiettivi - è un artefatto del razionalismo del XIX secolo e non va molto in profondità. Hai descritto l'aumento di complessità dell'universo come auto-evidente e io la penso come te. Il fallimento della scienza nel confrontarsi con questo aspetto è ciò che lo rende così frustrante.

Rupert: Ma il problema con la teoria dell'Emergenza è che è ancora molto vincolata a terra. Ovviamente c'è stata una notevole emergenza di complessità nella coscienza umana. C'è anche stata un'enorme emergenza di complessità nelle foreste pluviali dell'Amazzonia e della Malesia, probabilmente ben più grande di qualsiasi cosa sia mai stata da noi ottenuta tramite la tecnologia - milioni di specie di coleotteri, piante e così via. Ma mi sembra che molto prima che tutto ciò accadesse sulla Terra, ci fosse la possibilità di livelli di coscienza molto più elevati al di fuori di essa.

Come sapete, mi piace l'idea che il Sole e le stelle siano coscienti. Quando parliamo dell'emergenza di una coscienza superiore negli esseri umani, non è come se per la prima volta nell'universo emerge una forma di coscienza superiore. Potrebbe anche essere che per la prima volta nella storia del sistema solare le menti su base biologica avessero contattato una fonte di intelligenza di gran lunga più grande, che esiste là fuori. Perché il Sole, le stelle e le galassie potrebbero essere coscienti, non è necessario andare direttamente al di là dell'universo verso la mente divina.

Naturalmente, le visioni tradizionali su spiriti e angeli ci dicono che ci sono innumerevoli livelli di intelligenza oltre il nostro. Dunque non dobbiamo necessariamente pensare che tutto questo sia successo ed emerso sulla Terra attraverso un aumento di complessità. Potremmo aver raggiunto un punto in cui una scintilla è passata tra una coscienza superiore e una umana, forse nel corso di uno sconvolgente viaggio con i funghi. Ma qualsiasi cosa sia accaduta, in qualche modo è stata stabilita una connessione. A me pare che questa ipotesi abbia un grande vantaggio, tiene cioè effettivamente conto di quel che si crede in tutto il mondo, ovvero che ci sia una qualche connessione tra l'intelligenza umana e le intelligenze nel cielo.

Terence: Oggi sono più aperto a quest'idea di forme di coscienza su base non biologica di quanto non fossi l'ultima volta che abbiamo parlato. Ora penso che ovunque ci sia un ambiente di informazione di sufficiente complessità, le funzioni della vita - auto-riproduzione, mutazione, adattamento — possano procedere. Tuttavia, ovviamente, la maggior parte dell'intelligenza nell'Universo sarebbe completamente incomprensibile per noi, perché troppo diversa.

Stiamo virtualmente convertendo l'intero ologramma della possibile intelligenza nell'Universo, ma la ragione per cui le nostre fantasie di angeli e alieni ci parlano di ominidi con visione binoculare che usano un linguaggio acustico - in altre parole, creature molto simili a noi - è perché in questo campo di informazione universale possiamo riconoscere soltanto quel che ci è familiare. Quindi passiamo dritti oltre la mente della stella, della galassia, per comunicare con una razza di ominidi alati nella zona di Delta Cephei, semplicemente perché sono abbastanza simili a noi da poter grokkare la possibilità di avere una relazione.

Ralph: Mi sembra che questo sia solo un ragionamento circolare del tipo più tradizionale, in cui si dà per scontato ciò che si vorrebbe dimostrare. Mi piace l'idea dell'intelligenza celeste. Di fatto, potrei anche intrattenere una conversazione con una pleiade, mi va bene. Ma eravamo partiti dal problema dell'evoluzione della coscienza. La domanda sull'evoluzione della coscienza è la nostra domanda definitiva.

Ora, se la nostra visione è limitata al pianeta Terra, possiamo dire che fulmini a ciel sereno ci stanno insegnando, e che intelligenze celesti ficcanaso si stiano rivolgendo a noi dall'alto. Fanno finta di essere Bell e ci offrono il Teorema di Bell. Ci danno i funghi. Si dicono spinti dal vento solare o da cose del genere. Ma da dove vengono? L'origine evolutiva si è trasferita più lontano.

Ora, per come ho capito l'idea di Rupert dei campi morfici, anche questi altri luoghi sono in evoluzione e tutto l'intero sistema è in co-evoluzione. Questo è un tentativo - penso uno dei primi nella storia del discorso intelligente su quest'argomento di liberarsi dell'ipotesi della verità senza tempo.

Terence: Ma se ti liberi di quell'ipotesi hai un sacco di nuovi problemi strani. Per esempio dovrai parlare della velocità di propagazione della novità o dei campi morfici. Allora sarai con le spalle al muro, perché dovrai trovare un numero, che dovrai incastrare nell'architettura matematica, oppure dovrai dire che è istantaneo, il che ti riporterebbe a questa cosa più metafisica, più olistica. Ti ritrova con molti problemi di questo tipo, che secondo me, intuitivamente, rendono la cosa troppo complicata.

Ralph: Diciamo che è istantaneo. Penso che l'intera questione del tempo di fatto sia al di là di questo problema. Abbiamo quest'idea riguardo al tempo e poi cerchiamo di parlare di "atemporalità".

E' tutto in co-evoluzione, e noi siamo un po' indietro rispetto all'evoluzione delle Pleiadi. Allora quello da dove viene? Rimaniamo con lo stesso problema.

Penso che l'attrattore alla fine del tempo di cui parli sia, più o meno, altrettanto al di là del tempo di quanto lo sia l'intelligenza da cui viene informato. Ciò alimenta l'accumulo di complessità man mano che apparentemente procediamo nel tempo.

Terence: Io penso che l'attrattore sia completo, in sé e per sé, in un'altra dimensione. Il processo della storia e dell'evoluzione biologica è il processo di un "divenire complessi abbastanza" per crescere verso la cosa e poi comprenderla.

Ralph: Allora il nostro processo di crescita è o non è alimentato da un qualche flusso di qualcosa che viene da quest'attrattore alla fine del tempo in un'altra dimensione? 

Terence: Contribuisce a darci la traiettoria del nostro approccio. Definisce il dominio verso cui ci muoviamo.

Quel che è dato è che ci dovrà essere una complessità sempre crescente. Quel che non è dato è come questa complessità debba organizzarsi, o quale sarà il suo stato finale. E' una storia che sta venendo raccontata mentre avviene. E' un gioco, una delle cui regole è che le regole possono cambiare.

Ralph: Quindi l'attrattore alla fine del tempo consiste solo nella semplice regola di un gioco da tavolo: che la complessità aumenterà. Come si stia evolvendo, e le cose che si possono inventare lungo il tragitto, viene tutto dopo. Qualunque cosa la selezione naturale approvi, allora accadrà. La complessità aumenterà, questa è l'unica regola. Dunque di fatto sei d'accordo che il tempo stia rallentando.

Terence: Il tempo sta rallentando man mano che l'evento potenzialmente contenuto all'interno di ogni momento dato si espande esponenzialmente.

In altre parole, in un certo senso siamo nella situazione di un'astronave che cade in un buco nero. Dal punto di vista di un osservatore distante, l'astronave cade nel buco nero. Dal punto di vista delle persone nell'astronave, la dilatazione relativistica della linea temporale significa che cadrai per sempre e non raggiungerai mai la conclusione.

Il tempo non è una tirannia. E' un mezzo relativistico soggetto a ogni genere di plasticità. Ci sono molti modi di tirarsi fuori da qualsiasi presunto angolo in cui possiamo immaginarci incastrati.

La Mente Evolutiva

Conversazioni su scienza, immaginazione e spirito

Rupert Sheldrake, Ralph Abraham, Terence Mc Kenna

Mettete attorno a un tavolo un biologo controverso, un esploratore della psichedelia e un matematico del caos. Fate silenzio e registrate quello che dicono. Quello che verrà fuori sarà LA MENTE EVOLUTIVA, il resoconto...

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Terence McKenna (Colorado, 16 novembre 1946 – 3 aprile 2000) è stato uno scrittore e filosofo statunitense. È stata una delle personalità più significative e affascinanti della controcultura americana degli ultimi anni e un importante esponente della cultura psichedelica, oltre che un...
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Rupert Shedrake vive a Londra, e' biologo e autore di numerosi saggi scientifici e alcuni libri. Ha studiato scienze naturali a Cambridge, dove ha conseguito un dottorato in biochimica ed e' stato membro del Claire College e ricercatore presso la Royal Society. Inoltre, ha studiato filosofia ad...
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RALPH ABRAHAM è un matematico statunitense, tra i pionieri della costruzione della teoria del Caos. È autore di molti libri tra cui ricordiamo: CHAOS, GAIA, EROS e HIP SANTA CRUZ.
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