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La libertà di essere curiosi - Estratto dal libro "La Gioia del Meno"

di Daisaku Ikeda 10 mesi fa


La libertà di essere curiosi - Estratto dal libro "La Gioia del Meno"

Leggi in anteprima alcune pagine del libro-conversazione tra Daisaku Ikead ed Ernst Ulrich von Weizsacker e scopri quali sono le loro idee sulla decrescita

IKEDA: Le realizzazioni e le idee di suo padre sono piuttosto note in Giappone grazie a numerosi scritti tradotti nella nostra lingua. Lei ha contribuito alla prefazione dell'edizione giapponese del libro di suo padre, Wohin gehen wir?, nella quale lo descrive come «un contemporaneo che ha continuato a proclamare con passione fino al momento presente che la razza umana ha la possibilità di eliminare l'istituto della guerra e le strutture che l'accompagnano».

Lei ha detto anche che «secondo lui la difficoltà di comprendere il comportamento umano derivava da un punto di vista ristretto alle azioni del singolo e sottolineava l'importanza essenziale di interpretare le azioni umane in un contesto più ampio»21. Evidentemente lei conosceva a fondo il suo pensiero.

WEIZSACKER: Solo molto tardi ho saputo che mio padre era uno dei maggiori fisici e filosofi del suo tempo. Ero già adulto quando egli cominciò a impegnarsi concretamente per il disarmo nucleare e nelle ricerche per la pace ed ero assolutamente convinto che facesse bene a farlo e che tutti gli scienziati avrebbero dovuto agire così.

Era una persona meravigliosa e un padre meraviglioso. Amava scherzare ed era particolarmente abile nei giochi di parole. Era gentile e aveva una grande curiosità intellettuale. Apprezzava le mie stranezze infantili quand'ero ragazzo. Tollerava il mio "anticonformismo" e le mie insubordinazioni e sosteneva apertamente la mia curiosità per fenomeni biologici stupefacenti come la trasformazione dei bruchi in crisalidi e poi in farfalle.

IKEDA: Dalle sue parole ho l'impressione che suo padre fosse un uomo di grande apertura mentale, che si interessava di tutto ciò che accadeva intorno a lui, con il desiderio di capirlo. I suoi fratelli e sorelle hanno seguito le orme di suo padre, diventando esperti di economia, teologia e matematica. So che sua madre era una storica.

WEIZSACKER: Mia madre proveniva da una grande famiglia svizzera, la famiglia Wille. Era una persona molto generosa che sosteneva al massimo suo marito e noi figli. In generale si preoccupava più di mio padre di tenere in ordine la casa e di farci rispettare le regole, e aveva idee politiche molto indipendenti.

Le piaceva la compagnia e la nostra casa era sempre piena di ospiti e amici, sia a Gottinga che ad Amburgo. Quando mi comportavo in maniera puerile era molto più severa nel rimproverarmi rispetto a mio padre, ma alla fine anche lei era piuttosto tollerante. Nella mia famiglia avevo il privilegio di partecipare da ragazzo alle discussioni scientifiche, politiche e filosofiche e in seguito mi lasciarono perseguire i miei interessi di biologia e fisica.

IKEDA: È bellissimo che nella sua famiglia si permettesse ai bambini di prender parte alle discussioni degli adulti, invece di escluderli perché si riteneva che fossero argomenti "troppo difficili" per loro. Lei ha usato la parola "partecipare". Credo che la partecipazione sia molto importante. Per i bambini l'esperienza di essere riconosciuti come persone e di avere un posto legittimo all'interno della famiglia e della società è un passo importante nel processo di diventare adulti. Cosa le fece scegliere la fisica e la biologia come materie di studio? Ci fu qualche esperienza infantile che la indirizzò in tal senso?

WEIZSACKER: Ero affascinato dalla bellezza della natura, dalle creature viventi, come le farfalle, i bruchi, i pesci e gli uccelli. Mi attraevano più gli animali che le piante e i fiori, in particolare quelli che di solito non sono gli animali preferiti dai bambini, come i girini, i tritoni, i bruchi, le farfalle e gli scarabei.

IKEDA: Da bambino lei dimostrava la stessa curiosità di suo padre. Per quanto riguarda la mia educazione, il mio maestro mi insegnò non solo la filosofia buddista ma una vasta gamma di materie. Oltre ad avere una fede incrollabile nei principi e nella visione della vita del buddismo, Toda dava molto valore alla ricerca della conoscenza universale e della saggezza. Sottolineava spesso quanto fosse importante il contatto con grandi personalità, anche magari solo ascoltandole da lontano in una sala di conferenze. Quello secondo lui era il miglior modo di imparare e valeva sempre la pena di farlo.

Vari eminenti individui hanno visitato la Soka University in Giappone e hanno dialogato con gli studenti: Michail Gorbaciov, l'ex presidente del Cile Patricio Aylwin Azócar, l'ambientalista Wangari Maathai e numerosi altri. Nel 2000 anche lei ci onorò di una sua visita. Queste occasioni sono un'immensa fonte di ispirazione per gli studenti, e i rappresentanti della Soka University mi hanno comunicato che sarebbero entusiasti di riaverla con noi.

Sono sicuro che anche lei da giovane ha incontrato molte persone che l'hanno ispirata sia come persona sia dal punto di vista intellettuale.

WEIZSACKER: In parte grazie a mio padre ho incontrato alcuni dei geni del nostro tempo. Fra loro vi furono Werner Heisenberg, il fisico e scienziato nucleare Leo Szilard, il biofisico Max Delbrück, lo zoologo ed etnologo Konrad Lorenz e il fisiologo comportamentale Erich von Holst.

IKEDA: Una schiera di scienziati veramente notevole! Una volta ho parlato agli studenti della Soka University di Werner Heisenberg, che diede contributi fondamentali alla teoria quantistica. Raccontai loro di quando i nazisti gli ordinarono di unirsi al gruppo che stava lavorando alla fissione dell'uranio, ma egli rimase fedele ai suoi principi rispondendo che lo sviluppo delle armi nucleari era irto di difficoltà e rallentando così il processo.

Se ricorda qualche frase o qualche episodio dei suoi incontri con questi grandi scienziati, sarei lieto se lo narrasse ai nostri lettori, specialmente ai più giovani.

WEIZSACKER: Il mio incontro più importante fu quello con il professor Leo Szilard, collega e amico di Einstein. Mi fece visita a casa circa sei mesi dopo il mio diploma liceale e mi chiese: «Che cosa vorresti diventare?».

«Un biologo» risposi.

«Sì, è molto interessante, ma allora ovviamente non devi studiare biologia.»

Non capivo che cosa volesse dire. Poi aggiunse: «Be', quello che oggi insegnano a biologia è datato. Prima studia fisica, chimica, o matematica o anche medicina e impara qualcosa di sensato. Poi potrai dedicarti alla biologia».

Allora si trattava di un'affermazione sorprendente, ma alla fine seguii il suo consiglio e studiai chimica e in seguito fisica. Solo durante i miei studi di dottorato scelsi la biologia. Dunque in questo caso un ospite importante in visita a casa mia ebbe un influsso importante sulla mia vita.

Essere concretamente utili

IKEDA: Un tratto distintivo del suo lavoro scientifico è che lei è sempre riuscito a dare un'utilità pratica alle sue ricerche. Che cosa l'ha condotta a sviluppare questo atteggiamento di ricercare un'applicazione nel mondo reale dei risultati dei suoi studi?

WEIZSACKER: Non ricordo un episodio specifico, ma penso che il desiderio di essere utili sia la cosa più naturale del mondo; credo che tutti lo vogliano. Attualmente le ricerche accademiche sono limitate dal fatto che utilità pratica equivale a utilità economica. Dobbiamo ribellarci a questa tendenza per cui tutta la ricerca scientifica deve produrre un guadagno immediato e un profitto per il settore privato, in virtù della quale viene distrutta la validità dei risultati a lungo termine, e in un certo senso, la libertà accademica.

Quando c'è l'opportunità di dare un contributo pratico, tutti lo fanno volentieri. Georg Picht fu capo dell'Istituto protestante per la ricerca interdisciplinare (For-schungsstàtte der Evangelischen Studiengemeinschaft, fest) di Heidelberg, dove ebbi il mio primo incarico dopo il dottorato. A noi giovani all'inizio della carriera diceva: «Dovete sempre lavorare su argomenti che siano scientificamente rigorosi, che esplorino nuovi territori ma, parallelamente, dovete lavorare su qualcosa che abbia una rilevanza pratica...».

Il mio primo studio pratico riguardò le questioni legate al disarmo biologico. Creai un gruppo di lavoro per i sistemi aperti e uno per le armi biologiche. Picht fu molto contento. E lodò il nostro gruppo perché aveva apportato argomenti che erano nuovi e al tempo stesso suscettibili di applicazioni concrete. I miei tre anni all'Istituto mi hanno insegnato l'importanza di unire teoria e pratica.

Quando eravamo circa a metà della risoluzione del problema delle armi chimiche e biologiche, e i negoziati di Ginevra volgevano al termine, decisi che il mio prossimo argomento di studio al fest sarebbe stato l'ecologia umana. Iniziai questi studi nel 1971. Il primo responsabile dell'ambiente del dipartimento degli Affari interni tedesco esortò il nostro gruppo a scrivere un libro sull'ecologia umana e sulla protezione ambientale che sembra abbia contribuito alk formulazione della politica ambientale di Bonn.

IKEDA: Il suo lavoro sulle questioni ambientali dunque iniziò così. Quando la Convenzione sulle armi biologiche22 entrò in vigore nel 1975, il suo primo argomento di ricerca, il disarmo biologico, stava avviandosi a una risoluzione positiva. In seguito entrò in vigore la Convenzione sulle armi chimiche, nel 1997. Oggi la maggior parte delle nazioni considera deplorevole l'uso di armi chimiche e biologiche ed è opinione sempre più diffusa che anche il mero possesso sia da condannare.

Come dicevo prima, con la proliferazione delle armi nucleari e il crescente rischio che siano impiegate accidentalmente, c'è un urgente bisogno di disposizioni legislative internazionali che, come per le armi chimiche e biologiche, dichiarino fuori legge tutti gli armamenti nucleari, che, fra tutte le armi, sono le più disumane. Rispondendo alla mia proposta di pace del 2011, nella quale chiedevo la pronta adozione di una convenzione sulle armi nucleari, Jayantha Dhanapala, che ha lavorato per molti anni all'ONU sulle questioni del disarmo e adesso è presidente delle Conferenze Pugwash, ha commentato:

«Penso che dobbiamo riconoscere che le questioni di vita e di morte trascendono le politiche globali e la lealtà nazionale. Giunge un momento nelle faccende umane in cui occorre rendersi conto che dobbiamo elevarci al di sopra delle meschine politiche nazionali e agire a beneficio dell'umanità e dell'eredità dell'umanità... Dobbiamo renderci conto che la via d'uscita è abolire queste armi e fare in modo che tutti i paesi partecipino a tale abolizione. Se non ci sono armi non può esserci proliferazione».

C'è una grande somiglianza fra le parole di Dhanapala e la filosofia difesa da suo padre nel Manifesto di Gottinga e in altri ambiti di discussione. In uno di questi suo padre sottolineò che «la condizione politica del mondo deve cambiare radicalmente, in modo che possa sorgere un vero ordine in grado di mantenere la pace».

Per noi che viviamo nel ventunesimo secolo è giunto il momento di dedicarci seriamente a costruire un mondo libero dalle armi nucleari.

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Daisaku Ikeda

Daisaku Ikeda (Tokyo, 1928) è un insegnante buddhista giapponese e terzo ed attuale presidente della Soka Gakkai International. Nasce a Tokyo nel 1928. A diciassette anni durante la seconda guerra mondiale, vive insieme alla sua famiglia le angosce e il dolore della guerra: i suoi quattro...
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