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La Guarigione Parte dal Cuore

di Maria Gabriella Bardelli 2 anni fa


La Guarigione Parte dal Cuore

Quando le 5 Leggi Biologiche e la Metamedicina si incontrano: Maria Gabriella Bardelli ci racconta l’Ascolto Biologico

Uscire dalla paura della “malattia”, stare meglio fisicamente e nella propria vita, divenire co-creatori e responsabili della propria salute.

La malattia non è qualcosa che ci accade per caso o per sfortuna, ma un’enorme opportunità per entrare in ascolto con il proprio sentito e con i propri bisogni: su questi temi abbiamo avuto il piacere di parlare con Maria Gabriella Bardelli e Andrea Leone, che ci hanno regalato una bellissima intervista densa di contenuti e significati profondi.

 

Il tuo libro La guarigione è dei pazienti ha riscosso tanto interesse e successo. Puoi spiegarci perché hai scelto questo titolo e qual è il suo significato profondo?

È un libro che in realtà ho scritto a 4 mani con mio marito Andrea Leone con cui abbiamo fondato e sviluppato il nostro progetto di Ascolto Biologico™, questo titolo ha richiesto un certo tempo prima di venire alla luce, quando è emerso ci suonava familiare, come fosse una delle beatitudini del famoso Discorso della Montagna tipo “Beati i pazienti, perché di essi è la guarigione”!

E in effetti, per quanto l’argomento sia delicato e complesso, avevamo buone nuove da raccontare.

La guarigione è del paziente, cioè di colui che ha pazienza, ma è anche del paziente, quindi della persona che “patisce”, che diviene respons-abile (abile a rispondere) e autore della propria guarigione.

Sapientemente, e non a caso, gli antichi col termine “paziente” stabilirono un rapporto diretto tra la guarigione e il tempo.

Ippocrate la chiamava l’ars longa, la medicina lenta, oggi diremmo “slow”.

Se sei paziente, se dai tempo al tuo corpo, allora la Natura opera secondo i giusti e precisi ritmi, ridonando equilibrio e salute.

In Ascolto Biologico™ il paziente sta al centro, non sono io a far guarire nessuno, io ascolto e accompagno, come una levatrice, verso l’auto-guarigione.

E ascoltare il paziente non è un gesto di gentilezza ma è un essenziale gesto terapeutico.

Nel tuo lavoro hai integrato l’approccio delle 5 leggi biologiche di Hamer con quello della Metamedicina di Claudia Rainville. Rispetto a un percorso di medicina ufficiale, quando ritieni che possa essere utile per una persona iniziare un percorso di Ascolto Biologico™ (la metodica che hai messo a punto)?

Il momento migliore per iniziare un percorso di Ascolto Biologico™ è quello in cui la persona è disposta ad ascoltare i propri sintomi e a mettersi in movimento verso l’autoguarigione.

Ritengo importante aggiungere che imparare come funziona il nostro organismo in unione alla nostra psiche quando si sta bene è la vera medicina preventiva.

Imparare a nuotare quando si ha la sensazione di affogare è più difficile.

La paura della malattia, che contiene etimologicamente la parola “male”, si riflette sulla fisiologia in modo diretto amplificando i sintomi dei processi biologici (le cosiddette malattie).

Ed è per questo che proponiamo ciclicamente un corso di Ascolto Biologico™ per aiutare le persone a entrare in questo nuovo paradigma, un cambiamento che richiede tempo e verifiche sulla propria pelle.

Quali sono i benefici, i risultati, i cambiamenti che questa strada può portare nella vita delle persone?

Ti faccio un esempio: quando si va alla radice del problema, una pelle che da anni manifestava dermatite, senza necessità di rimedi esterni, torna “sana”(che significa: non arrossata, senza desquamazione o prurito).

La funzione biologica che tutti possiamo riconoscere alla pelle è di permetterci di entrare in contatto con gli altri, la nostra interfaccia con il mondo.

Un problema alla pelle quindi ci parla del bisogno di un contatto che ho perso o che ho rifiutato.

Può essere una situazione del presente che entra in risonanza con un evento del passato.

Ho accompagnato molte persone a ritrovare quel contatto, nella maggior parte dei casi attraverso un lavoro di Liberazione della Memoria Emozionale che è uno degli strumenti della Metamedicina che utilizzo nel mio lavoro.

Quando questo contatto viene ritrovato si attiva un processo di guarigione nel cuore della persona e nella sua pelle.

Il corpo è un grande Maestro che ci parla in modo molto chiaro e preciso, se siamo disposti ad ascoltarlo e metterci in gioco senza delegare la nostra salute e felicità.

In questo numero di «ViviConsapevole» parliamo dell’elemento legno della Medicina Tradizionale Cinese. Secondo questa medicina all’elemento in questione corrispondono problemi legati al fegato. Cosa puoi dirci, secondo l’approccio da te sviluppato, dei disturbi e delle patologie legate a questo organo? Puoi farci qualche esempio?

In Ascolto Biologico™ , come ti dicevo prima, aiutiamo le persone non a combattere ma ad ascoltare quello che il corpo sta manifestando.

È un metodo con cui si costruisce la pace e non si fa la guerra. Partiamo dal presupposto che non siamo solo corpo, ma un tutt’uno strettamente correlato di emozioni, pensieri, spirito, storia familiare e corpo.

Per questo in Ascolto Biologico™ affermiamo che la nostra biologia è letteralmente la nostra biografia, che le nostre cellule contengono ed esprimono informazioni precise del nostro vissuto unico e irripetibile.

I disturbi e le patologie non sono qualcosa di male, ma hanno un senso e portano un messaggio.

Per rispondere alla tua domanda sul fegato, vorrei premettere che stiamo parlando dell’organo più complesso del corpo umano, in quanto a quantità e varietà delle funzioni, tanto che la medicina occidentale non dispone di nessuno strumento capace di sostituirlo.

Sarà quindi inevitabile una certa semplificazione nella mia risposta.

In base all’embriologia occidentale, nel fegato distinguiamo principalmente 2 tessuti: quello endodermico relativo al parenchima e quello ectodermico relativo ai dotti biliari.

Se risulta coinvolto il tessuto endodermico, come nel caso di un adenocarcinoma del parenchima, significa che vi è una proliferazione cellulare.

Ma qui una buona notizia: ad oggi la medicina convenzionale ha interpretato questo comportamento cellulare come una disfunzione patologica anomala e casuale, per noi è invece evidente che siamo di fronte a un comportamento fisiologico sensato previsto dell’organismo in casi di emergenza cibo e che permette un’aumentata produzione di bile necessaria per emulsionare i grassi e rendere più efficace il loro assorbimento da parte dell’intestino.

Insieme alla proliferazione cellulare il corpo rafforza, amplifica la funzione del fegato e se questo avviene è perché in senso fisico o in senso lato vi è meno nutrimento e la natura attiva programmi bio-logici (letteralmente logici per la vita) affinchè il poco alimento a disposizione venga assorbito al meglio, diciamo senza sprecarne una sola briciola

È alla luce di questa premessa che guido la persona ad ascoltare il messaggio del proprio corpo ponendole la seguente domanda: “è possibile che tu abbia vissuto una situazione in cui hai sentito o hai avuto la sensazione del pericolo di morire di fame?”.

Per esempio la persona inaspettatamente può aver ricevuto una diagnosi di tumore e teme di perdere il lavoro quale fonte di sussistenza per sé e per la sua famiglia.

Se è coinvolto l’ectoderma dei dotti biliari, come per esempio nel caso del carcinoma, la proliferazione cellulare ha lo scopo di riparare l’ulcera dei dotti che il corpo aveva provocato in fase di emergenza con lo scopo di far fluire più rapidamente una maggior quantità di bile nell’intestino.

In questo caso la domanda che porrei alla persona sarebbe: “è possibile che tu abbia avuto finalmente la sensazione di poter superare un senso di impotenza di fronte a un’ingiustizia?”

Per esempio la persona può aver ricevuto la notizia del trasferimento di un collega che lo metteva in cattiva luce, ostacolandogli la carriera.

Nella maggior parte dei casi il sentito che la persona vive entra in risonanza con un evento del suo passato, della sua infanzia, della sua famiglia.

Ed è spesso a quel livello che andiamo a lavorare affinché la persona possa trasformare o non riattivare quel preciso sentito che è alla base del processo biologico che il corpo manifesta.

Se questo avviene, il corpo, che nulla fa a caso, non ha più ragione di manifestare quei sintomi.

Pur non utilizzando le Costellazioni Familiari, in Ascolto Biologico™ utilizzo quando necessario il gesto dell’inchino: una chiave di accesso alla pace profonda, al vero perdono in cui non c’è giudizio ma resa.

Quando questo avviene, si innesca un processo di guarigione.

 

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Articolo tratto da Vivi Consapevole 40

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Maria Gabriella Bardelli, laureata in Lettere, prima animatrice italiana dei seminari di Liberazione della Memoria Emozionale, terapeuta, naturopata. Ha studiato le 5 Leggi Biologiche del dottor Hamer grazie a Marco Pfister (allievo diretto del dottor Hamer). Da anni collabora con Claudia...
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