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La Grande Anestesista - Estratto da "Il Libro dei Morti"

di Dion Fortune 2 mesi fa


La Grande Anestesista - Estratto da "Il Libro dei Morti"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Dion Fortune, una guida che riguarda l'aldilà e il mondo degli spiriti che è ormai un classico imprescindibile

La morte è un'esperienza universale e, in quanto tale, nessuno può sperare di sfuggirle. Presto o tardi è inevitabile che ciascuno di noi - come pure coloro che amiamo - vi si imbatta. A dispetto del suo essere per tutti irrevocabile certezza, questa Regina del terrore viene sovente utilizzata dalla società come punizione estrema contro coloro che osano contravvenire alle sue regole.

Bisogna però chiedersi per quale motivo l'estinguersi di una vita, di per sé così naturale, sia reputato tanto temibile. Forse è la sofferenza che le si accompagna a indurci a temerla?

No, giacché il ricorso ad anestetici è sufficiente ad alleviare ogni dolore. Oggigiorno, l'approssimarsi al decesso è per i più sereno e ben pochi sono coloro che vi si oppongono fino alla stremo. Cosa, allora, rende il pensiero del trapasso così raccapricciante?

In primo luogo, la paura dell'ignoto. Quali visioni oniriche, in quel definitivo sonno, intervengono a smuovere l'animo, spogliato delle sue vesti mortali?

In secondo luogo, è il distacco da coloro che amiamo a rendere quel momento devastante.

Se non intervenissero questi due aspetti a turbare la nostra mente, l'attraversamento di quella Soglia sarebbe per tutti maggiormente sereno. Non per altro il dono di maggior valore che i Misteri greci conferirono ai loro iniziati fu proprio la liberazione da tali paure. Ma cosa, in particolare, negli insegnamenti degli antichi riti, permetteva di estirpare il terrore dalla Morte?

Al centro della Grande Piramide di Giza figura un sarcofago in pietra aperto. Secondo alcuni egittologi, esso, allestito per un faraone, mai ne contenne le spoglie. Altri sostengono che fosse utilizzato per misurare il grano. In realtà, esso non era se non l'Altare della Camera delle Iniziazioni. Il candidato si sdraiava all'interno del sepolcro e la sua anima, distaccatasi dal corpo, intraprendeva il viaggio della morte per poi essere richiamata: era questo il massimo grado dei Misteri, superato il quale, l'iniziato, appresa la vera natura della Morte, mai più ne provava timore.

Il mio intento, nelle pagine a seguire, è quello di rivelare quella conoscenza che i Misteri intendevano impartire, così che il trapasso acquisisca per tutti la rasserenante parvenza di una crociera. Dotato della necessaria consapevolezza, ciascun individuo può affrontare quel viaggio, di cui arriva a comprendere necessità e vantaggi.

La sapienza e le risorse acquisite gli consentiranno di procedere in tutta sicurezza e senza disagi. Potrà mantenersi in contatto con i suoi cari e perfino far ritorno presso di loro ogniqualvolta lo desideri, giacché non esisterà per lui l'assolutezza del distacco dalla terra natia.

Ben diverso è il percorso per coloro che vi si apprestano nell'ignoranza, giacché essi tremano al pensiero di incedere in un sentiero impervio e irto di pericoli, per giungere alfine in un luogo che reputano infestato da animali feroci o soggetto a terrificanti eruzioni vulcaniche: nella loro fantasia, essi caricano infatti l'ignoto di ogni mostruosità concepibile.

Gli antichi egizi ponevano all'interno di ogni bara un Libro dei Morti, il rituale di Osiride, allo scopo di istruire l'anima del defunto nel suo viaggio nell'Oltretomba. Meglio sarebbe stato chiamarlo Libro dei Semprevivi, giacché si riteneva che l'anima, raggiunto il regno dell'Invisibile, vi attraversasse diverse fasi del ciclo della vita.

Non sarebbe stato meglio se, fin da fanciulli, ci avessero insegnato a pensare alle nostre vite come a un perenne saliscendi, quasi ci trovassimo su una barca in balia delle onde? Ecco che, attraversate le Porte della Nascita, ci inabissiamo nel mondo materiale e, terminato il nostro percorso, risaliamo nuovamente nel mondo dell'Invisibile, varcando i Cancelli della Morte, per poi sprofondare e sollevarci nuovamente, in quello che si rivela il ciclo costante della vita in evoluzione.

Eppure, senza la sapienza dei Misteri, l'esistenza umana viene ridotta all'orrore della nascita e alla tragedia della morte. Quale impagabile dono risulta dunque quella saggezza così ben sorvegliata, che apre la strada alla vita evolutiva la quale, distesa innanzi a noi, priva l'Ignoto delle sue terrificanti connotazioni.

Se solo cessassimo di raffigurarci la Morte come una terrificante falce, potremo cominciare a percepirla come la Grande Anestesista, invocata da un Dio caritatevole per farci scivolare in un sonno profondo, durante il quale, reciso il cordone ombelicale argenteo, l'anima torna libera.

Da quel sonno, ci destiamo rinvigoriti, dimentichi di tutti gli affanni terreni, e pronti ad affrontare una nuova fase dell'esistenza. Meglio per noi, se i nostri cari ci salutano con cuore sereno, lasciandoci liberi di incamminarci verso la nostra meta, giacché il dolore di tutti loro disegna un'ombra che grava sul nostro risveglio. Per questo, al pari di un malato che reclama l'assistenza di coloro che più gli sono vicini, noi dobbiamo pretendere dai famigliari che ci compiangono la forza di superare il lutto.

Poiché spetta a loro farsene carico, non a noi. Per chi piangiamo nei funerali? Per i defunti, le cui anime si approssimano a un fulgido risveglio o per noi stessi e per la solitudine a cui la loro assenza ci costringe?

Di certo non sono i morti che, partiti per la Galilea, si mostrano sereni nella loro nuova dimora, a soffrire, bensì chi viene lasciato indietro. Cosa dire della loro pena, se non che, come tutte le altre, deve essere affrontata con coraggio?

Soprattutto considerando il fatto che essa, oltre che su noi stessi, si riverbera proprio su coloro che compiangiamo, andando a costituire un peso che opprime le anime impegnate a sollevarsi sulle forti ali dell'aspirazione. Che siano pensieri d'amore, non di lutto, ad accompagnarle nel loro viaggio, pensieri lievi come gabbiani che volano in circolo attorno alle navi. Auguriamo loro un viaggio colmo di letizia e apprestiamoci ad attendere con gioia il momento in cui potremo ricongiungerci.

Molto possiamo fare per i nostri defunti. Non dobbiamo reputare concluso il nostro compito allorché, interrato il feretro e sbrigate le pratiche funebri, riponiamo il triste corredo della malattia.

Se essi sono stati edotti all'antica e misteriosa Saggezza, potrebbero tornare da noi per alleviare il dolore del lutto, ma se siamo noi a disporre delle necessarie conoscenze, mentre la loro anima si è distaccata dalla vita colma di paura e smarrimento o ancora se si tratta di un fanciullo, allora è nostro dovere accompagnarlo ai limiti del consentito nel mondo dell'Invisibile, per lo meno finché, percepito il sopraggiungere degli angeli - di cui in seguito parleremo - avremo certezza che i nostri cari si trovino nelle loro mani e che tutto si sia svolto per il meglio.

Perfino a noi potrebbe mostrarsi l'Angelo che dona quel beneamato sonno, concesso ai custodi dei morti e così diverso da tutti gli altri, se solo lo chiediamo. Potremo così destarci, nella quiete mattutina, con rinnovata speranza, giacché ci è stato concesso di guardare al di là dei cancelli aperti della morte e avremmo visto che là non vi è paura, né oblio, bensì un altro mondo e una nuova fase della vita.

Dal medesimo sonno che l'Angelo della morte conferisce ai nostri amati defunti, trarremo così conforto e consolazione, poiché, anche se saremo incapaci di conservarne memoria, avremo visto cosa si cela al di là. Così, quando giunge il momento, possiamo chiedere alla Grande Anestesista di essere accompagnati nello strappo della separazione, per rivolgerci nuovamente alla vita con rinnovato coraggio, compiendo il nostro dovere verso chi, dei nostri amati, permane in vita e necessita del nostro sostegno.

Non dimentichiamo che, un giorno, i nostri morti scenderanno nuovamente sulla terra sotto altre sembianze e magari, nello sguardo di un fanciullo, saremo capaci di riconoscere quello di un'anima a noi cara, un tempo dipartita. Per questo, se anche il nostro amore non ha più, per il momento, un destinatario terreno, lasciamo che esso trabocchi, rendendo il mondo un luogo migliore, in cui coloro che amiamo possano essere lieti di tornare.

Questi i nostri imprescindibili compiti: non rendere amaro il viaggio dei nostri defunti, appesantendolo col nostro tormento, e far sì che la Terra possa divenire, il giorno del loro ritorno, più amabile e serena.

Il Libro dei Morti

Dion Fortune

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Dion Fortune (Violet Mary Firth, 1891-1946), psicanalista freudiana ed esperta di magia, appartenne per qualche anno all’ordine cabbalistico della Golden Dawn per poi fondare il suo gruppo di studi occulti,“The Fraternity of the Inner Light”. Fu forse la prima scrittrice di...
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