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Introduzione - W la Dislessia! - Libro di Alessandro Rocco, Valentina Conte, Paola Saba

di Alessandro Rocco, Valentina Conte, Paola Saba 3 settimane fa


Introduzione - W la Dislessia! - Libro di Alessandro Rocco, Valentina Conte, Paola Saba

Leggi un estratto dal libro "W la Dislessia!" di Alessandro Rocco, Valentina Conte, Paola Saba

Prima di iniziare con la lettura...

Inspirate profondamente. Sappiamo benissimo che, pensando alle difficoltà dei vostri figli, avete passato anche momenti molto impegnativi dal punto di vista emotivo.

Nel nostro gruppo su Facebook W LA DISLESSIA! riceviamo ogni giorno domande di genitori nel panico. Spesso è il panico di non sapere davvero cosa fare ed è anche normale che sia impegnativo ricevere delle risposte concrete e approfondite.

Molte di queste domande avranno risposta nel libro in maniera approfondita, ma abbiamo pensato comunque di rispondere velocemente ad alcune di queste in modo tale da farvi entrare subito a conoscenza del nostro modo di lavorare.

Capirete fin dalle prime righe di questo libro che il nostro approccio è pratico e ci piace dare delle soluzioni che possano essere immediatamente applicabili.

Ecco alcune di quelle domande:

  • «Mio figlio ha preso malissimo la diagnosi di dislessia e non vuole usare gli strumenti compensativi perché non vuole apparire diverso dagli altri. Come posso fare?».
  • «Sono disperata, non capisco che cosa voglia la scuola da mio figlio, ogni giorno è un disastro. Cosa consigliate?».
  • «È terribile, mio figlio ogni giorno piange a causa della scuola e io non so che fare. Chi mi può aiutare?».
  • «Mio figlio, dislessico e disgrafico, è in quarta elementare. Non vuole più leggere a scuola perché tutti i compagni lo prendono in giro e la maestra a volte lo rimprovera davanti a tutta la classe. Come posso fare?».
  • «La maestra mi ha detto che mio figlio potrebbe avere qualche problema, non so che fare! Chi mi aiuta per capire che difficoltà può avere?».
  • «È un disastro: non mi ascolta, non vuole fare i compiti, non è interessata a niente. Non so più che cosa fare, chi mi può aiutare?».
  • «Mio figlio non mi ascolta in nulla, passo le giornate a urlargli dietro di mettersi a fare i compiti, ma le cose non cambiano. Che faccio?».
  • «Ho appena scoperto che mio figlio è dislessico, riuscirà a diplomarsi come gli altri? E nel mondo del lavoro ce la farà?».
  • «Mio figlio ha 7 anni e ancora non sa leggere, cosa posso fare per aiutarlo? Siamo disperati!».

Tutte queste domande hanno un denominatore comune: la paura dei genitori di non essere all'altezza.

È normale essere spaventati, ma bisogna che capiate che tutte quelle paure possono solamente complicare il percorso di crescita di vostro figlio.

Ma prima di parlare diffusamente di dislessia (ci sono decine di pagine di questo manuale che ti accompagneranno), vogliamo rispondere a un paio di queste domande subito, prima che vi addentriate nella lettura del nostro libro.

Partiamo da questa:

«Mio figlio non mi ascolta in nulla, passo le giornate a urlargli dietro di mettersi a fare i compiti, ma le cose non cambiano. Che faccio?».

La prima cosa che deve fare un genitore che si ritrova in una situazione del genere è cercare di capire DAVVERO perché il figlio ha una reazione del genere.

La grande avventura che vivrete leggendo le pagine di questo libro vi porterà a comprendere le ragioni piij profonde dei comportamenti dei vostri ragazzi e ci auguriamo anche dei vostri.

Per rispondere a una domanda di una tale portata è fondamentale partire da qui: cosa sta bloccando quel ragazzo dal fare i compiti?

Paura di non riuscire? Sconforto? Paura di non essere all'altezza? Scarsa motivazione?

La maggior parte delle volte i genitori pensano che i figli non li ascoltino o non abbiano voglia di fare i compiti per scarsa motivazione (o anche poco rispetto), ma non è detto che sia così.

Se vostro figlio è dislessico, potrebbe preferire le vostre urlate al doversi mettere a fare qualcosa di estremamente impegnativo come la lettura o dei compiti ripetitivi.

Semplicemente sceglierà la strada meno "dolorosa" e che riuscirà a gestire meglio. E spesse volte per i ragazzi è preferibile passare per maleducati o poco impegnati piuttosto di far vedere la propria reale difficoltà; e nelle prime pagine del libro capirete perfettamente il perché.

Allo stesso tempo è fondamentale per voi capire che il percorso con un figlio che ha delle difficoltà di apprendimento (ma anche in generale il percorso con un figlio) non può prescindere da un profondo lavoro su voi stessi.

Quindi la vera domanda dovrebbe essere: cosa sta davvero impedendo a mio figlio di ascoltarmi? La maggior parte delle volte la risposta che ci sentirete pronunciare è: voi e la vostra modalità di dirgli le cose.

Passiamo alla seconda domanda che abbiamo scelto di trattare subito.

«Mio figlio, dislessico e disgrafico, è in quarta elementare. Non vuole più leggere a scuola perché tutti i compagni lo prendono in giro e la maestra a volte lo rimprovera davanti a tutta la classe. Come posso fare?».

Qui la cosa si complica perché non dipende più esclusivamente da voi e da vostro figlio.

In questa domanda sono racchiusi la maggior parte degli spunti che troverete in questo libro, ma soprattutto potete notare un problema reale: non c'è ancora una vera preparazione della scuola nel trattare i ragazzi con delle difficoltà di apprendimento (in questo caso di lettura).

La scuola dovrebbe essere in prima fila nel comprendere un ragazzo dislessico e nel metterlo nelle condizioni migliori di emergere, e invece ancora troppo spesso emergono situazioni di questo genere, con ragazzi che si vergognano di una loro difficoltà fino al punto di detestare i libri.

Ma la scuola dov'è in quei momenti? Un insegnante che prende in giro un bambino perché sta leggendo lentamente, che obiettivo ha?

Di sicuro in questo caso legittima gli altri bambini a prendere in giro, invece di riprenderli quando si verificano situazioni simili.

Uno dei nemici della dislessia, come avrete modo di vedere in seguito, è proprio l'ignoranza. Ma non ci si può più permettere di non conoscere determinati aspetti dell'apprendimento, non vale più come scusa.

Un ragazzo con gli occhiali non viene canzonato quando li usa per leggere, deve valere lo stesso anche per un ragazzo dislessico.

Serve un salto culturale, che è quello che speriamo di permettervi di fare sfogliando le pagine di questo libro e accedendo anche ai bonus gratuiti che troverete ai link presenti alla fine di ogni capitolo.

Perché vogliamo che capiate che una parte fondamentale del lavoro dipende da voi genitori, che potete migliorare il rapporto dei vostri ragazzi con la scuola, con la lettura, con l'apprendimento decidendo di cambiare alcuni comportamenti.

E ora possiamo iniziare a parlare di dislessia.

«La dislessia è un disturbo specifico dell'apprendimento di origine neurobiologica, caratterizzato da difficoltà nella lettura, in un contesto in cui il livello scolastico globale e lo sviluppo intellettivo del soggetto sono nella norma».

Giusto? Sbagliato!

La definizione di per sé è corretta. Ciò che è sbagliato è l'approccio. È un approccio che ha una visione parziale della dislessia, quella tipica di una società che vede la dislessia solo come un limite, un'incapacità o, peggio ancora, un problema.

In realtà il vero problema dei dislessici è la scuola, che non è pensata per valorizzare le diverse modalità di apprendimento.

Ed è proprio così che dovrebbe essere vista la dislessia: come una diversa modalità di apprendimento.

Il riconoscimento di questa diversità e la sua valorizzazione può condurci alla scoperta delle potenzialità della dislessia.

Questo libro nasce allora per fornire un nuovo approccio alla dislessia, diverso da quello che spesso si trova negli incontri istituzionali, nei convegni e nei molti libri dedicati a questo tema, dove si parla per lo più di difficoltà e limiti. Per questo abbiamo deciso di intitolarlo W LA DISLESSIA!™ (con tanto di punto esclamativo).

Chiaramente siamo ben consapevoli delle difficoltà che vivono i dislessici nel loro percorso scolastico e ne parleremo diffusamente in questo libro, tuttavia vogliamo proporre una via per superare queste difficoltà partendo dal talento del dislessico, o quello che Ronald Davis ha definito il dono della dislessia.

Nel libro Il dono della dislessia Davis racconta che un giorno fu invitato in una trasmissione televisiva dove gli venne chiesto di parlare degli aspetti positivi della dislessia. In quell'occasione Davis elencò anche una decina di dislessici famosi tra i quali c'erano Leonardo e Einstein...

A quel punto l'intervistatrice commentò: «Ma non è sorprendente che tutte queste persone siano state dei geni, a dispetto del fatto che fossero dislessici?».

«Non aveva capito - scrive Davis -: La loro genialità non era tale a dispetto della dislessia, ma grazie ad essa! La dislessia non farà di ogni dislessico un genio, ma giova all'autostima del dislessico sapere che la sua mente funziona esattamente come quella dei grandi geni. È anche importante per loro rendersi conto che il fatto di avere dei problemi con la lettura, la scrittura, l'ortografia o la matematica non significa che siano stupidi o ritardati. La stessa funzione mentale che crea la genialità crea anche questi problemi».

Certo, è utile conoscere la storia di dislessici famosi (anzi, ultimamente diventa anche facile, visto che se ne sente parlare un po' ovunque): scienziati, scrittori, poeti, attori, cantanti, imprenditori di successo ecc. Leggere le loro biografie consente di focalizzare l'attenzione sul talento della dislessia, ossia su ciò che un dislessico può fare anche meglio degli altri anziché, come spesso accade, sui suoi limiti.

Ovvio, c'è il rischio che un ragazzo dislessico possa fare fatica a identificarsi con la storia di un personaggio famoso e che rischi di vedere il successo conseguito da quest'ultimo come qualcosa di irraggiungibile, qualcosa che è concesso a una piccola élite di persone dotate "di Talento".

Per questo abbiamo deciso di raccontarvi anche alcune storie di "ordinaria dislessia": storie di ragazzi che hanno avuto dei rapporti difficili con la scuola, ragazzi giudicati da certi insegnanti come svogliati o dalle capacità limitate e che, nonostante ciò, sono riusciti a portare a termine con successo il loro percorso scolastico, proseguendo anche oltre il diploma. Sono per noi storie straordinarie, storie di eroi che hanno affrontato ostacoli, insegnanti poco collaborativi o compagni poco rispettosi e prove per la conquista di un tesoro prezioso: il riconoscimento delle proprie capacità.

In questi anni abbiamo incontrato molti di questi ragazzi, li abbiamo aiutati nella loro impresa e noi stessi abbiamo imparato molto da loro. In fondo sono loro i veri specialisti della dislessia: ragazzi e genitori! Peccato che la loro voce spesso non sia presente nei convegni sulla dislessia dove, come abbiamo già detto, il focus è sui limiti della dislessia anziché sulle potenzialità dei dislessici.

Quando abbiamo deciso di scrivere questo libro per raccontare la nostra esperienza e illustrare il nostro metodo, ci è parso naturale accogliere anche la voce dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie che abbiamo incontrato in questi anni, le loro storie, le loro emozioni e i loro bisogni.

Crediamo che tali testimonianze siano utili per favorire la comunicazione tra genitori e figli, e quindi rendere più facile il percorso di tutti.

Fare il genitore è già di per sé una gran bell'impresa. Se poi si ha un figlio dislessico che è impegnato, a sua volta, nell'impresa di crescere, apprendere e "sopravvivere" in un mondo estraneo e spesso ostile come la scuola, l'impresa del genitore si complica.

Vedremo assieme le diverse reazioni dei genitori dinanzi alla dislessia o al sospetto di dislessia del figlio. C'è chi imbocca la via della negazione, rassegnandosi al fallimento perché concentra la sua attenzione solo sui limiti del figlio, oppure la forma dell'accanimento tipica di chi vede i problemi scolastici come il frutto di scarsa volontà.

Anche chi accetta la diagnosi ha dinanzi a sé due vie: può vedere la dislessia come una malattia oppure come una caratteristica che può addirittura diventare un talento da sviluppare. Il genitore che sceglierà quest'ultimo approccio avrà maggiori possibilità di essere un valido alleato del figlio nel suo percorso di crescita.

Questo libro è stato scritto proprio per mostrare come sia possibile percorrere questa seconda via nel modo più semplice ed efficace possibile. In che modo? Ce lo spiega bene questo passo di Fernando Alberca tratto dal libro Tutti i bambini possono diventare Einstein (Ultra, Roma 2014):

«Einstein andava male a scuola. In seguito dissero che era un genio. La sua insegnante lo definì "mortalmente ottuso". Lo umiliarono. Venne espulso. Ma accadde qualcosa che fece di Albert lo scienziato più importante del secolo e uno dei più importanti nella storia.

Cosa accadde? Si verificò una sequenza di avvenimenti.

Primo, un professore gli disse che era bravo in matematica e gli consentì di assistere alle sue lezioni come uditore malgrado non avesse superato nemmeno il test di ammissione alla scuola. Secondo, uno studente di medicina, grato a suo padre, gli passò dei libri di divulgazione scientifica che lo appassionarono. Terzo, trovò l'affetto di una famiglia adottiva che lo amava per quello che era, senza eccessi autoritari né protettivi e che stimolò in lui la ricerca della verità, della dignità, dell'eccellenza dell'essere umano e della sua integrità. Quarto, capitò in una scuola priva di autoritarismo e dirigismo, dove gli alunni liberi e intelligenti erano considerati meritevoli di ogni sforzo e intuizione sul piano pedagogico. Infine sposò una donna che, oltre ad amarlo, lo motivò a lavorare per un obiettivo che andava al di là di se stesso e che seppe stargli accanto fino al successo.

Si tratta, insomma, di persone, stimoli, motivazioni, fiducia, affetto. Questo accadde. ... La chiave del successo di Einstein sta nella combinazione esatta che si ritrova alle spalle di molti premi Nobel: amore, stimoli, fiducia, motivazione. Niente di più... e niente di meno».

Abbiamo già detto che vi racconteremo alcune storie di ordinaria dislessia, ma non ci limiteremo a questo.

Inizialmente avevamo intenzione di scrivere una sorta di vademecum, una guida per genitori di ragazzi dislessici. Dopo una prima redazione ci siamo accorti che mancava qualcosa. Mancava una componente molto importante nella nostra attività: quella emotiva. Volevamo scrivere un libro che potesse fare veramente la differenza ed esprimesse davvero il cuore del nostro approccio.

In fondo viviamo nell'era dell'informazione dove basta digitare su Google la parola "dislessia" per trovare una serie di risorse (alcune di qualità e molte altre meno) con cui farsi una cultura sul tema. Ma la conoscenza del "fenomeno dislessia" non basta per superare la paura, la preoccupazione, la frustrazione e talvolta anche la rabbia che spesso assalgono un genitore impegnato nell'impresa di aiutare il figlio ad affrontare le difficoltà che incontra lungo il percorso scolastico.

Ciò che vi potrà aiutare a superare alcuni blocchi emotivi sono proprio le storie. Non solo le storie vere di coloro che ce l'hanno fatta, le storie di persone che hanno superato le proprie difficoltà e hanno raggiunto il successo, ma anche le storie inventate, quelle che ci raccontavano da bambini e quelle dei film. Le storie, infatti, hanno il potere di comunicare con la nostra sfera emotiva oltre che con quella razionale.

Perché un conto è capire cos'è la dislessia, un conto è comprendere veramente un figlio dislessico. Comprendere è qualcosa di più che capire perché la comprensione è un atto che coinvolge non solo la sfera razionale ma anche quella emotiva.

La comprensione è qualcosa di più profondo, un atto che assomiglia a un abbraccio. E quando vostro figlio torna a casa con un brutto voto preso in una verifica per la quale aveva studiato tanto, ha soprattutto bisogno di un abbraccio. Ha bisogno dell'abbraccio di un alleato che lo aiuti a dare un senso ai suoi sforzi, e non di un nemico che lo rimproveri.

Imprese, eroi, alleati, nemici? Probabilmente vi starete chiedendo cosa c'entrino con voi. C'entrano eccome!

Abbiamo detto che le storie sono importanti. Ci sono le storie vere che ci fanno sentire meno soli e ci fanno pensare che è possibile farcela. E ci sono le storie inventate che possono esserci utili per affrontare meglio i problemi.

Se pensate alla vostra storia e a quella di vostro figlio, a partire dal suo ingresso a scuola, potrete ritrovare gli stessi elementi che secondo alcuni studiosi di scienze della narrazione ricorrono in tutte le grandi storie raccontate nei miti, nelle fiabe e nei film. C'è un eroe che compie un'impresa, degli ostacoli da superare, un trauma, dei nemici e quindi un conflitto ma anche degli alleati, degli oggetti magici e alla fine c'è la conquista di un tesoro.

E quindi?

Se avrete la pazienza di continuare la lettura, vi sveleremo a cosa può servire tutto ciò.

Ricordate il gioco del "se fosse...?". Ebbene, se la vostra storia fosse una fiaba (o un film), che titolo vi verrebbe in mente?

Lo psicologo Eric Berne, il teorizzatore dell'analisi transazionale, sostiene che la nostra fiaba preferita (ma vale anche per il nostro film preferito) contiene la nostra visione della vita e il copione che tendiamo a replicare, il modo con cui affrontiamo i problemi.

Ripensando alle storie dei ragazzi incontrati, a noi è venuta in mente la storia de Il Mago di Oz, libro scritto agli inizi del Novecento da Lyman Frank Baum e di cui avrete quasi sicuramente visto il film.

La protagonista della storia è Dorothy, una bambina che vive in Kansas con gli zii. La sua vita viene sconvolta da un uragano che la catapulta in un mondo sconosciuto. Qui la bambina intraprende la strada per la ricerca del mago di Oz, il solo che può aiutarla a tornare a casa. Dorothy deve superare le insidie della strega dell'Ovest, ma può contare anche sull'aiuto di alleati come l'omino di latta, lo spaventapasseri e il leone. Purtroppo, chi avrebbe dovuto aiutarla, il Mago di Oz, non si rivela così potente come sembrava all'inizio della storia.

Come Dorothy, anche i vostri figli stanno compiendo un viaggio in un mondo a loro estraneo, la scuola, dove devono superare delle prove e difendersi dalle insidie dei nemici. Purtroppo, nei racconti dei ragazzi dislessici spesso i peggiori nemici sono proprio coloro che dovrebbero essere degli alleati nel percorso di crescita.

La scuola è un po' come il Mago di Oz che dovrebbe contribuire alla crescita dei ragazzi e, invece, spesso rivela tutti i propri limiti e abbandona al proprio destino chi è dislessico.

Molti insegnanti non possiedono una preparazione adeguata in merito alla dislessia e per questo impediscono ai ragazzi dislessici di utilizzare quegli oggetti magici (strumenti dispensativi e compensativi previsti anche dalla legge) che potrebbero facilitare la loro impresa. Il nostro lavoro nasce proprio per offrire a questi piccoli eroi un luogo sicuro dove poter incontrare compagni di viaggio e degli alleati che insegnano strategie e li allenano ad affrontare al meglio le sfide scolastiche.

E i genitori che ruolo occupano in questa storia? Certo, nessuno vorrebbe ricoprire il ruolo del nemico nell'impresa del proprio figlio, eppure a volte è proprio così. Come vedremo, i genitori possono essere degli "amorevoli strumenti di sabotaggio" dei propri figli.

Il nostro obiettivo con i genitori è proprio quello di dare loro la possibilità di avere degli strumenti estremamente efficaci per non mettere i bastoni tra le ruote dei ragazzi e per permettere loro di vivere al meglio le difficoltà che ci sono.

Ogni giorno nel nostro percorso coi genitori lavoriamo su questi contenuti e abbiamo deciso di dare ad ancora più persone questa possibilità.

Avevate mai visto le cose da questo punto di vista?

Ecco, noi pensiamo che la storia del mago di Oz possa offrire una prospettiva diversa a genitori di figli dislessici, ma ciò non toglie che possa rivelarsi utile anche a un insegnante che abbia il desiderio di assolvere al proprio ruolo di educatore anziché a semplice dispensatore di nozioni.

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Alessandro Rocco è sagace, intuitivo, estroso, capace di usare un'ironia pungente assieme ad una passione ed un amore incredibile per le persone e quello che a loro insegna.  Istruttore del centro di Bassano del Grappa, è uno dei più grandi esperti in Italia...
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Valentina Conte è laureata in psicologia dell'educazione, responsabile e co-fondatrice del progetto W LA DISLESSIA!. Lavora per aiutare i bambini e i ragazzi a raggiungere la consapevolezza delle proprie capacità e talenti. E’ anche dislessica.
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Paola Saba è psicologa dello sviluppo. Lavora al progetto W LA DISLESSIA! da quando, a 11 anni, la sua insegnante di matematica le ha detto che non sarebbe assolutamente stata in grado di continuare gli studi. Per lei si è anche laureata in lettere.
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