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Introduzione - La Scienza degli Antichi Astronauti - Libro di Mauro Paoletti

di Mauro Paoletti 4 mesi fa


Introduzione - La Scienza degli Antichi Astronauti  - Libro di Mauro Paoletti

Leggi un estratto dal libro di Mauro Paoletti "La Scienza degli Antichi Astronauti "

Il nostro unico dovere nei confronti della storia è di riscriverla.
Oscar Wilde

Quanti leggendo un quotidiano o un libro, si soffermano a pensare che lo possono fare grazie all'invenzione di un certo Gutenberg? Quanti sono al corrente che in Cina, al tempo dell'imperatore Giallo, esisteva già la stampa con caratteri mobili e che forse la si praticava in tempi più remoti?

Pochi penseranno a Edison premendo l'interruttore che accende una lampada inondando di luce artificiale l'ambiente dove vivono. Molti ignorano che il merito del giusto utilizzo dell'energia elettrica va attribuito a un certo Nikola Tesla e che al suo genio si devono molte altre invenzioni di cui usufruiamo oggi; quali il sistema Wireless o la risonanza magnetica.

Lo stile e il ritmo di vita attuale, le politiche adottate a livello globale, schiave delle esigenze del mondo della finanza; l'impegno lavorativo, necessario per la sua sopravvivenza nella società che ha costituito e che lo ha rinchiuso in una prigione, dorata per alcuni infernale per altri, distrae l'uomo e non lo incentiva a chiedersi come vivevano i suoi "avi" e di quali conoscenze erano in possesso.

Egli vive in un sistema che ha trasformato il tempo in una serie di accadimenti ripetitivi. Molto spesso stancanti. Di conseguenza non perde tempo a chiedere "perché?", come era uso fare da bambino.

Spesso vive con inerzia i suoi giorni ignorando, per esempio, che il loro nome deriva da quello dei pianeti del Sistema Solare. Un'idea dei Babilonesi che dedicavano alle divinità i cinque pianeti principali, il Sole e la Luna. Usanza ripresa in seguito dai romani.

Il giorno dedicato al riposo e al culto fu addirittura designato da Costantino, il quale scelse il giorno consacrato anticamente alla divinità del "Dies Solis", il Sol Invictus. Fu stabilito così il giorno dedicato al Sole e di conseguenza quello dedicato alla Luna, a Marte e cosi via. La sequenza fu determinata dalla distanza dei pianeti dalla Terra, che secondo il sistema Tolemaico, era stata posta al centro dell'universo. Intorno al nostro pianeta ruotavano in ordine: Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove, Saturno. Partendo da quello più lontano, Saturno, corrispondente al sabato, e operando ogni volta un salto all'indietro di due pianeti avremo: Saturno, Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove e Venere. La controprova assegnando nelle ventiquattro ore ogni ora del giorno a un pianeta. Noteremo che la prima ora del giorno successivo sarà dedicata a un pianeta diverso. Partendo sempre da Saturno (sabato), quello più distante, avremo Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove e Venere e di nuovo Saturno.

Il genere umano dà tutto questo per scontato, senza porsi tante domande; anzi se il sistema s'inceppa si lamenta del malfunzionamento senza cercare le cause del momentaneo disagio.

Non riesce a concepire come i nostri avi potessero vivere senza disporre della televisione, computer, playstation, GPS, cellulare, riscaldamento, impianto di condizionamento, doccia, vasca con idromassaggio. Eppure è un passato recente quello in cui tali strumenti non erano ancora stati ideati e quindi in uso.

Nel 1686 Bernard Le Bovier, che visse oltre novantanove anni, nella sua "Conversazione sulla qualità dei mondi", proponeva l'esistenza di altri mondi abitati e forniva un giudizio sul genere umano dal punto di vista degli ipotetici extraterrestri. Ne emergeva che gli umani sono una bizzarra specie pervasa da folli passioni, di durata breve e lunghe vedute, capace di una grande scienza su cose inutili e una vasta ignoranza riguardo a quelle più importanti; dotata di tanto ardore per la libertà e in egual misura per l'inclinazione alla servitù; con un grande desiderio di essere una specie felice, ma con l'incapacità di esserlo. Affermò che se il genere umano studiasse se stesso in continuazione non indovinerebbe come è fatto.

In effetti il genere umano non trova essenziale sapere che vi è stato un periodo in cui non ricordava più di provenire da grandi civiltà e che qualcuno gli aveva precluso le fonti d'informazione.

C'è stato un periodo in cui l'uomo possedeva ampie conoscenze in ogni campo, tali da considerare, tutto quello che abbiamo raggiunto oggi, la "riscoperta" di quanto era già conosciuto.

In epoche molto remote disponeva di ampie nozioni scientifiche e faceva uso di tecnologie, forse sotto un certo punto di vista, superiori a quelle di cui disponiamo oggi. Le basi della scienza e della tecnologia erano già in possesso dei nostri antenati e probabilmente attinte da una fonte precedente e sconosciuta che fa ipotizzare, non tanto ad una sorgente estranea al pianeta, quanto ad un'unica grande civiltà globale andata distrutta per cause non ancora ben definite. In pratica quella globalizzazione che si tenta di costituire oggi.

E' possibile che la perdita di tali conoscenze sia avvenuta intorno al famoso anno mille, un periodo conosciuto come i "secoli bui". Un buio che ha impedito di ricostruire gli avvenimenti di quei tempi e di capire perché un Giordano Bruno fu mandato al rogo come eretico per aver affermato che nell'universo infinito esistono infiniti soli e pianeti che ruotano intorno ad essi e, che alcuni, possono essere abitati.

Nella Cena delle Ceneri difese la teoria Copernicana che contemplava un tale universo. In pratica quanto asserito dai filosofi greci. Pitagora insegnava che la Terra era una sfera; Aristarco di Samo dedusse che ruotava intorno al Sole; Eratostene ne calcolò la circonferenza. Anassimene fece notare ad Alessandro Magno che aveva conquistato solo uno dei mondi presenti nell'infinito spazio.

Galileo Galilei pur avendo inventato il telescopio, fu inquisito per aver pubblicato un libro nel quale due personaggi discutono delle teorie tolemaiche e copernicane. Si deduce che Galileo non trova incompatibilità fra i dogmi cristiani e le idee di Copernico, ma la Chiesa, nella persona del Papa, s'identifica col personaggio che appoggia la teoria tolemaica e che ne esce sconfitto dal confronto. Così Galileo viene sottoposto ingiustamente al giudizio del Tribunale di Inquisizione per aver peccato di eresia. Aveva settanta anni, conosceva la fine di Giordano Bruno, e quindi abiura. Sarà carcerato e gli sarà negata la sepoltura in terra consacrata. Il libro I Dialoghi viene messo all'indice e vi resterà fino al 1835. Sarà Papa Paolo VI a parlarne con rispetto nel 1965, ma solo nel 1992 Papa Giovanni Paolo II riabiliterà Galilei. Sostenne la verità e venne condannato solo per voler dimostrare non valide le teorie che posizionavano la terra al centro dell'universo.

Perché dunque fu negato l'accesso alle fonti della conoscenza? L'accesso ai libri scampati dalla distruzione sistematica delle biblioteche? Dove vennero custoditi tali libri?

Si può affermare che la conoscenza veniva considerata ingiustamente "eresia" perché il potere vigente ne voleva l'esclusiva.

"La conoscenza è potere" disse Francis Bacon.

Dopo la caduta dell'impero romano si verificò un declino generale in tutta l'Europa, nelle scienze, nel commercio, nell'architettura; tutto cadde in rovina. Molti trattati di medicina, filosofia, astronomia, andarono perduti a causa di guerre e dell'ipocrisia umana che non li comprese; in seguito al verificarsi di catastrofi e sconvolgimenti naturali; a causa degli scempi compiuti dall'uomo. Dai cinesi, sotto l'impero di Shi Huang Ti, agli spagnoli di Diego de Landa, che considerò blasfemi libri "sacri" delle civiltà sud americane, furono cancellate intere pagine della storia e conoscenza dell'umanità.

Col tempo fu l'Islam a divenire la civiltà più progredita. I contatti che instaurò con altri popoli portarono al recupero e alla traduzione in lingua araba di numerose opere antiche e a tramandarle fino a noi. Gli arabi divennero grandi navigatori, chimici, matematici, astronomi, abili costruttori di strumenti di precisione.

Nel contempo i Cinesi inventarono la bussola e la carta e stamparono il primo libro. Furono anche i primi ad annotare la presenza delle macchie solari.

Il mondo non è sempre stato come lo si conosce.

Una volta la Grecia era un'unica terra, ma l'acqua devastò le parti più fertili frantumandola in una serie di isole. Anche il Sahara non era un deserto arido, ma un luogo coperto da una lussureggiante vegetazione. Nel 1500 in Europa non si usavano posate, nell'America centrale mille anni prima erano in uso. Gli Egizi oltre 5000 anni fa usavano i cucchiai.

Molti degli usi della civiltà moderna erano già patrimonio dell'antichità.

I romani, per esempio, quando il traffico si faceva più intenso trasformavano le strade a senso unico. Gli Aztechi usavano porre al centro delle strade pietre colorate per indicare i due sensi di marcia. Tremila anni fa a Babilonia si usavano cartelli stradali, ovviamente con scritte, non con simboli o segni. Antiochia vantava il primo sistema di illuminazione. Mentre le città europee nel medioevo erano state costruite senza un piano urbanistico preventivo, prive di canali per i rifiuti, reti fognarie e idriche.

Al contrario Mohenjo Darò possedeva, 4500 anni fa, una perfetta progettazione; una rete per l'erogazione delle acque all'interno delle case di tre piani, canali di scolo per i rifiuti, un sistema fognario efficiente e le abitazioni costruite con mattoni cotti in fornaci. Non correvano il rischio di quelle epidemie che hanno colpito duramente più volte le città dell'Europa.

Anche i romani avevano una rete idrica, uno degli antichi acquedotti fornisce ancora acqua alla città di Roma; disponevano di un sistema di riscaldamento simile a quello coreano, funzionante con aria calda che circolava all'interno di tubazioni poste sotto il pavimento. Sistema tornato in uso ai giorni nostri.

Nel palazzo di Cnosso a Creta quattromila anni fa esistevano toelette con scarico collettivo di ceramica. Un sistema di condizionamento costituito da tubi distribuiva aria calda nelle stanze e sempre attraverso tubazioni veniva erogata acqua calda e fredda, sia nelle cucine, sia nei bagni dotati di sanitari in ceramica. Particolari rinvenuti anche a ChanChan in Sud America.

Tutte cose inspiegabilmente sconosciute nel medioevo, periodo nel quale si registra un calo nel progresso.

Oggi partecipiamo a crociere a bordo di navi che sono vere città galleggianti fornite di ogni confort. Attraverso i reperti venuti alla luce sappiamo che le navi di Nemi avevano recipienti di rame per scaldare l'acqua e una rete di tubi per distribuirla in ogni locale attraverso rubinetterie eleganti e di metallo pregiato. E non erano le sole. La nave di Fa Hien secondo le storie cinesi portava più di duecento persone oltre la ciurma; a bordo era come stare in città.

Emergono dalle sabbie del tempo interessanti documentazioni e reperti che obbligano a rivisitazioni di teorie, demoliscono certezze scientifiche e teologiche, apportando una nuova visione dei fatti e delle cose. La fisica, la geologia, l'ingegneria, contribuiscono a questa rivisitazione e conducono a nuove conclusioni. Sorgono quesiti ai quali la scienza ufficiale non è in grado di fornire esaurienti risposte.

In particolare, oggi, la geologia viene usata per ottenere dati attendibili e inconfutabili nella ricerca delle fonti energetiche, ma stranamente, i dati evidenziati in campo archeologico da tale scienza non vengono tenuti in debita considerazione, perché ritenuti inattendibili. Si disconoscono cose che non siamo in grado di spiegare o, che non si vuole chiarire.

E' inutile tapparsi le orecchie per non udire le urla assordanti degli scheletri rinchiusi negli armadi. Sono grida che giungono dal passato, dalle sabbie del tempo. Emergono dagli strati geologici più profondi e più antichi del pianeta e presentano una storia diversa da quella finora narrata perché ."ufficialmente", non potevano esistere in tali strati; in tali epoche. Per questi motivi molte di quelle grida sono state imbavagliate. Molti di quei reperti sono stati oscurati, nascosti nei sotterranei dei musei, delle biblioteche, luoghi accessibili a pochi eletti o, addirittura, riseppelliti sotto la sabbia.

Sulle pareti di una stanza di un tempio egizio, quello di Dendera, l'evidente testimonianza della conoscenza dell'elettricità da parte degli Egizi. Quali tecnologie erano raffigurate nei bassorilievi presenti, sulle pareti asportate e sparite nel nulla, delle altre undici stanze che compongono la costruzione? Reperti e storie ci dicono che i nostri antenati conoscevano il volo prima che i fratelli Wright attuassero l'idea di Leonardo da Vinci.

Quindi quanto emerge dal passato pone seri dubbi riguardo a ciò che ci è stato riferito sulla nostra storia da coloro che, con arroganza, considerano l'uomo, e questa civiltà, la sola e unica.

Accettiamo l'idea di essere stati preceduti da una civilizzazione tecnologicamente progredita che ha vissuto a lungo sul pianeta e supporre che, forse, neanche quella può essere stata la prima a calpestare il suolo terrestre.

Tratto dal libro:

La Scienza degli Antichi Astronauti

Il sapere perduto venuto da altrove

Mauro Paoletti

Il testo di Mauro Paoletti pone luce su un passato dimenticato, negato, riscoprendo le tracce e le prove di una sapienza appartenuta non solo ad una cultura precedente alla nostra ma forse derivata dal contatto con visitatori cosmici che in un remoto passato del nostro pianeta giunsero per donare la civiltà e la scienza all'umanità. Libri Sacri e storie di popoli parlano di Esseri Celesti, Macchine Volanti, armi micidiali, tecnologie avanzate, viaggi nel cosmo, e i cui indizi si trovano anche in reperti e siti archeologici da poco rinvenuti. Questo libro presenta e analizza tutto questo con un linguaggio affascinante ed erudito.

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Mauro Paoletti, da sempre attratto dal fascino dell'ignoto e del mistero. Interessato alla sfera del fantastico, alle vicende storiche delle antiche civiltà che hanno popolato il pianeta in passato e alle conoscenze scientifico tecnologiche di cui erano venute in possesso. Stabilendo contatti...
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