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Introduzione di "Paramhansa Yogananda" libro di Paramhansa Yogananda e Swami Kriyananda

di Paramhansa Yogananda 3 anni fa


Introduzione di "Paramhansa Yogananda" libro di Paramhansa Yogananda e Swami Kriyananda

Perché una biografia di Paramhansa Yogananda, quando lui stesso ha scritto un resoconto della sua vita, già famoso in tutto il mondo, nell’Autobiografia di uno yogi?

La risposta, semplicemente, è che egli scrisse il suo libro con un tale spirito di umiltà che il lettore può dedurre la grandezza spirituale dell’autore solo dal suo perfetto atteggiamento in ogni situazione.

Io stesso lessi l’Autobiografia di uno yogi nel 1948, e fui travolto da quella perfezione al punto che presi il primo pullman che attraversava il Paese, da New York a Los Angeles. A quell’epoca avevo già iniziato a cercare Dio, quasi disperatamente.

Le prime parole che rivolsi a Yogananda quando ci incontrammo furono: «Voglio essere vostro discepolo». Mi accettò durante quello stesso incontro, ed ebbi la benedizione di vivere con lui come suo discepolo intimo per gli ultimi tre anni e mezzo della sua vita.

Questo libro sarà un’agiografia (la biografia di un santo, spesso espressa in termini idealizzanti o di devota ammirazione)? Dipende.

Farò tutto il possibile per condividere con il lettore la reale grandezza che scorgevo nel mio guru. Tuttavia, se per te agiografia significa un’opera colma di lodi ossequiose, di aggettivi ridondanti e di numerose leggende che apparterrebbero più propriamente alla categoria del mito, allora quest’opera non sarà certamente tale.

Condividerò con te ciò che so, ciò che ho udito dalle labbra del Maestro (sì, egli era davvero un maestro spirituale, e lui stesso non usava mai quella parola con leggerezza), quello che ho vissuto insieme a lui e quello in cui credo sinceramente, per averlo sentito raccontare da altri che gli erano vicini e le cui parole erano, a mio avviso, attendibili.

Il vantaggio di questo libro è che sarà scritto sulla base di una conoscenza di prima mano. Io non sono uno storico, anche se, senza dubbio, i veri storici entreranno in scena prima o poi, quando la portata universale della vita di Yogananda sarà universalmente riconosciuta. Questo libro non presenterà la prospettiva dello storico, ma sarà molto più intimo di qualunque cosa uno studioso potrebbe offrire.

Sono sinceramente convinto che la vita di Yogananda avrà un impatto considerevole sul mondo, anzi, credo che cambierà il corso stesso della Storia. Mi auguro che alla fine del mio racconto ti avrò persuaso che possiedo per lo meno dei validi motivi per questa mia convinzione.

Non ripeterò in questo libro le storie che compaiono nell’Autobiografia di uno yogi, anche se farò riferimento ad alcune di esse. Le ometto perché l’incantevole grazia usata da Yogananda nel narrarle merita di rimanere ineguagliata: raccontarle nuovamente significherebbe fare loro un’ingiustizia.

Ci sono molte altre storie, tuttavia, che non hanno mai trovato una collocazione nel suo libro: storie che riguardavano lui stesso, e che egli non desiderava raccontare pubblicamente perché non poteva, e più semplicemente non voleva, parlare di sé in termini elogiativi.

In realtà, anche se il suo libro è un’autobiografia, per certi versi parla quasi più di altre persone che di lui; è, soprattutto, una raccolta di memorie relative ad altri.

Lo scopo di quest’opera, dunque, è di renderti partecipe del modo in cui Yogananda era percepito dagli altri, e soprattutto da me. Voglio mostrarti che la vita di Paramhansa Yogananda era molto più di quella di un umile devoto che aveva avuto la buona sorte di incontrare tanti grandi santi e di “inciampare”, per così dire, nei più alti livelli della realizzazione spirituale.

La verità è che non tutti i devoti, nell’accingersi a percorrere il sentiero spirituale, possono aspettarsi benedizioni simili a quelle esperienze sublimi!

Yogananda era un gigante che torreggiava fra i santi: uno di quei pochi che si manifestano nel corso dei secoli, inviati da Dio con la divina missione di aiutare l’umanità a uscire dalle nebbie dell’illusione, nella chiara luce della comprensione divina.

Nella Scrittura indiana più famosa, la Bhagavad Gita (“Il canto del Signore”), compare questa affermazione: «O Bharata (Arjuna)! Ogni qual volta la virtù (il dharma, o giusta azione) declina e il vizio (adharma, o azione sbagliata) predomina, Io (il Signore Supremo) Mi incarno sulla Terra (come avatar, o incarnazione divina). Apparendo di era in era in forma visibile, vengo per distruggere il male e ristabilire la virtù» (iv,7- 8).

Potrei aggiungere che non è la prima volta in cui questa grande anima, che conosciamo come Paramhansa Yogananda, è apparsa sulla Terra.

Ripetutamente egli ci disse: «Ho ucciso Yogananda molte vite fa. Nessuno più dimora in questo tempio, tranne Dio».

Questi versi di una sua poesia, intitolata “Il nocchiere di Dio” rivelano quanto fosse incredibilmente profonda la sua compassione per l’umanità:

Tra mille aguzze rocce di dolore
coi piedi sanguinanti, io tornerò
ancora e ancora milioni di volte
se ci sarà bisogno, e ancora,
sino a quando anche uno solo
dei miei persi fratelli sarà rimasto indietro.

Quella compassione è ciò che scorgevo nei suoi occhi ogni volta che guardavo profondamente in essi.

Non era soltanto un sentimento. Era il modo in cui egli esprimeva la sua anima, mentre si protendeva con sollecitudine verso tutti coloro che si rivolgevano a lui con il desiderio di essere sollevati fino alla libertà suprema, in Dio.

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