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Introduzione dell'autore - Estratto da "Organon dell'Arte di Guarire"

di C.F. Samuel Hahnemann 5 mesi fa


Introduzione dell'autore - Estratto da "Organon dell'Arte di Guarire"

Leggi in anteprima questo estratto dal libro di C.F. Samuel Hahnemann e scopri le teorie di questo grande studioso di omeopatia

Da quando gli Uomini esistono sono stati esposti individualmente o collettivamente alle malattie dovute a cause fisiche o morali. Finché rimasero nel loro stato primitivo, furono loro sufficienti un piccolo numero di rimedi perché la semplicità del loro genere di vita li portava incontro a poche malattie; col tempo però le cause di alterazione della salute e la necessità di aiuto medicinale sono cresciute in proporzione ai progressi della civilizzazione.

Da tempo, cioè da quando visse Ippocrate, ovvero da duemilacinquecento anni, vi sono stati uomini che si sono interessati al trattamento delle malattie, sempre più numerose, la cui vanità ha fatto loro cercare nella fantasia i mezzi per alleviarle. Tante teste diverse ranno prodotto un'infinità di dottrine sulla natura delle malattie e sui loro rimedi, stabilendo sistemi che stavano l'uno in contrapposizione con l'altro.

Ciascuna di queste sottili teorie stupiva da principio tutto il mondo per la sua profonda inintelligibilità e attirava sul suo Autore una moltitudine di entusiasti proseliti, tutto questo a prescindere dal fatto di non poter trarre nessuna utilità da essa nella pratica clinica, finché un nuovo sistema, il più delle volte opposto al precedente, faceva dimenticare quello, catturando a sua volta per un certo tempo l'opinione generale.

Nessuno di questi sistemi, però, era conforme alla natura e all'esperienza. Tutti erano tessuti di sottigliezze fondate su deduzioni illusorie che a nulla potevano servire al letto del malato, ma servivano solo ad alimentare vane dispute.

Accanto a queste teorie e senza alcuna dipendenza da esse, si è andato formando un metodo che consiste nell'utilizzare certi miscugli di medicamenti sconosciuti, contro differenti classi di malattie scelte arbitrariamente, sempre in contraddizione con la natura e l'esperienza e di conseguenza senza risultati apprezzabili.

Questa antica medicina è quella a cui si dà il nome di Allopatia.

Senza disconoscere i servigi che un grande numero di medici ha reso alle scienze accessorie dell'arte del curare, alla fisica, alla chimica, alla storia naturale nei suoi differenti rami e a quella dell'uomo in particolare, all'antropologia, alla fisiologia, all'anatomia ecc., in questa sede mi occuperò solamente della parte pratica della medicina, per dimostrare in quale maniera imperfetta siano state trattate finora le malattie.

Il mio obiettivo è molto più elevato di questa routine meccanica, che gioca con la tanto preziosa vita degli uomini e che usa come guida libretti di ricette, la cui continua pubblicazione, purtroppo, dimostra quanto frequente sia il loro uso. Lascio questo scandalo alla feccia del popolo medico, da non considerare, e mi occupo solamente della medicina dominante, la quale immagina che la sua antichità le dia realmente il carattere di scienza.

Questa Antica Scuola di Medicina si lusinga di essere la sola a meritare il titolo di Arte Medica Razionale, perché, dice, è la sola che cerca e toglie la causa della malattia e, dunque, è la sola che segue le indicazioni della natura nel trattamento delle stesse.

Tolle causam! Grida incessantemente, ma si limita solo a questo vano clamore. Essi immaginano soltanto di poter trovare la causa della malattia benché in realtà non la incontrino, perché non è percepibile, né è da scoprire. In effetti, la maggior parte delle malattie sono di origine e di natura dinamica (immateriale), la loro causa ci è sconosciuta, quindi si vedono obbligati a cercare una causa ideale.

Comparando da un lato lo stato normale delle parti interne del corpo umano dopo la morte (anatomia) con le alterazioni visibili in queste parti negli individui morti di malattie (anatomia patologica) e confrontando le funzioni del corpo vivo (fisiologia) con le infinite alterazioni che si riscontrano negli innumerevoli stati morbosi (patologia, semeiotica), traggono da tutto ciò conclusioni relative al modo invisibile in cui avvengono i cambiamenti all'interno dell'uomo ammalato, arrivando così a formare un'immagine vana e fantastica che la medicina teorica ha ritenuto essere la prima causa della malattia; questo sarebbe allo stesso tempo la causa prossima della malattia e l'essenza interna della malattia, la malattia stessa, quantunque, come la sana ragione umana ci dice, la causa di una cosa o di un evento non può mai essere allo stesso tempo la cosa o l'evento stesso.

Come potevano, senza autoingannarsi, considerare questa impercettibile essenza interna come un oggetto da trattare e prescrivere medicine il cui potere curativo era loro allo stesso modo generalmente sconosciuto e per di più somministrare molte medicine sconosciute mescolate insieme in quelle che vengono dette ricette?

Ma questo sublime tentativo di trovare una causa di malattia invisibile, interna e a priori, veniva risolto alla fine, dai più astuti medici della Vecchia Scuola, con la ricerca, sotto la guida dei sintomi considerati veritieri, di cosa dovesse essere considerato come carattere generale del caso di malattia dinanzi a loro.

Si trattava allora di spasmo o debolezza, paralisi o febbre, infiammazione di questo o quell'organo, eccesso di sangue (pletora), deficienza o eccesso di ossigeno, carbonio idrogeno o azoto nei liquidi, eccitazione o depressione delle funzioni del sistema arterioso, venoso o capillare, cambiamento nelle proporzioni relative dei fattori di sensibilità, irritabilità o riproduzione?

Congetture che sono state onorate dai seguaci della Vecchia Scuola col titolo di indicazioni causali e considerate come le sole possibili razionali in medicina, ma erano assunti troppo fallaci e ipotetici per essere di una qualche utilità pratica, incapaci, anche se fossero stari fondati, di indicare il rimedio più appropriato per un caso di malattia.

Congetture certamente adulate, per amor proprio, dall'inventore erudito, ma che inducevano frequentemente in errore e la maggior parte si intrigava in queste congetture più per ostentazione che per trovare la vera indicazione alla cura.

Quante volte non ci è sembrato che in una parte dell'organismo esistesse uno spasmo o una paralisi mentre in un'altra era presente un'infiammazione?

Quali medicine, poi, si sarebbero potute impiegare contro ognuno di questi pretesi caratteri generali? Di sicuro non avrebbero potuto essere di giovamento che medicine specifiche, cioè quelle la cui azione fosse omogenea con l'irritazione morbosa, ma il cui uso era vietato dalla Vecchia Scuola come molto pericoloso, perché l'osservazione aveva insegnato che, in conseguenza dell'aumentata recettività per gli stimoli omogenei irritanti, queste medicine usate in grandi dosi si erano dimostrate pericolose per la vita.

La Vecchia Scuola però mai si era sognata di pensare a dosi piccole o estremamente piccole. Quindi non si poteva curare per la via diretta e più naturale, quale è quella con rimedi omogenei e specifici, anche perché la maggior parte degli effetti prodotti dalle medicine erano e rimanevano sconosciuti e anche se fossero stati conosciuti, non si sarebbe potuto indovinare la sostanza da usare con quelle visioni generalizzanti.

Indubbiamente la Scuola Antica conosceva molto bene quanto sia più razionale seguire il cammino dritto piuttosto che prendere vie traverse, tuttavia credeva di curare le malattie direttamente, eliminando le loro pretese cause materiali.

Alla Scuola Medica Ordinaria era quasi impossibile rinunciare a queste idee grossolane nella ricerca di un'immagine della malattia o nella scoperta di indicazioni curative, così come non era in suo potere scoprire la natura spirituale e materiale dell'organismo nelle alterazioni delle sue sensazioni e azioni vitali, che è quel che costituisce le malattie, che risultano unicamente dall'azione dinamica (immateriale) e non da altra causa.

La Vecchia Scuola, fino ad oggi, ha considerato tutte queste materie alterate dalla malattia, sia quelle che sono nello stato di congestione sia quelle che sono escrete, come eccitatrici di malattia, o per lo meno, a causa della loro pretesa reazione, come sostenitrici della malattia, e quest'ultima opinione prevale fino ad oggi. Perciò credeva di curare indirizzandosi verso le cause e si sforzava di espellere dal corpo quelle che presupponeva fossero le cause materiali della malattia.

Da qui il suo grande anelito nel far vomitare col fine di evacuare la bile nelle diverse febbri biliose, il suo metodo di prescrivere emetici nelle affezioni dello stomaco, il suo diligente espellere muco, ossiuri e ascaridi in bambini dal viso pallido che soffrono di appetito ingordo, mal di pancia e addome gonfio, il suo salasso in caso di emorragia e soprattutto l'importanza che dà alle sottrazioni di sangue in ogni forma, quali principali indicazioni nelle infiammazioni, che, seguendo l'esempio di un ben noto salassatore parigino (come un gregge di pecore che segue il montone persino fin dentro il macello), immagina di incontrare e dover allontanare in quasi ogni parte del corpo con un numero spesso fatale di sanguisughe.

Essa crede che così tacendo obbedisce alle vere indicazioni causali e tratta le malattie in modo razionale. La Vecchia Scuola, inoltre, crede ancora di aver curato il paziente in modo radicale e con trattamento che colpisce le Cause della malattia quando lega i polipi o li taglia o quando provoca artificialmente suppurazione locale con gli irritanti nei gonfiori ghiandolari non dolenti, enucleando tumori cistici (steatomatosi o melicerici), operando i gonfiori venosi degli arti o le fistole lacrimali come quelle anali, rimuovendo chirurgicamente i tumori scirrosi del seno, amputando un arto affetto da necrosi ecc.

Egli crede anche, quando usa i suoi Repellentia, di prosciugare le vecchie ulcere secernenti degli arti con l'uso di applicazioni astringenti di ossido di piombo, rame o zinco (aiutandosi simultaneamente con l'uso di purganti che semplicemente debilitano senza alcun effetto sulla discrasia fondamentale), di cauterizzare ulcere sifilitiche, di distruggere localmente condilomi, di eliminare dalla pelle la scabbia con l'uso di unguenti allo zolfo, all'ossido di piombo, mercurio o zinco, di sopprimere infiammazioni oculari con soluzioni di piombo o di zinco, di togliere i dolori tiranti dagli arti con balsamo di Opopeldoc, pomate ammoniacali o fumigazioni con cinabro e ambra.

In tutti questi casi la Vecchia Scuola crede di avere eliminato l'affezione, espugnato la malattia e perseguito un trattamento razionale diretto verso le Cause. Ma quali sono i risultati?

Le affezioni secondarie (metastatiche) che presto o tardi, ma inevitabilmente, appariranno (che essi pretendono di dichiarare come una nuova malattia, che sono comunque peggiori della malattia originaria), provocate da questo tipo di trattamento, provano a sufficienza il loro errore e potrebbero e dovrebbero aprirle gli occhi sulla fondamentale natura immateriale della malattia e sulla sua origine dinamica (di tipo immateriale) che può essere eliminata solo con mezzi dinamici.

Un'idea, in vero molto sottile da pensare, apprezzata dalla ordinaria Scuola Medica fino a tempi recenti, ma vorrei non dire recentissimi, è che le materie morbose (e le acrimonie) nelle malattie dovrebbero essere espulse dai vasi sanguigni e linfatici per mezzo della traspirazione della pelle, per la via dell'urina o delle ghiandole salivari, con le espettorazioni attraverso le ghiandole bronchiali e tracheali, attraverso lo stomaco e l'intestino con vomiti e purganti, al fine di liberare l'organismo dalle cause materiali che producono malattia eseguendo una Cura Causale radicale.

Praticando incisioni sulla pelle, che la costante presenza di un corpo estraneo trasformava in ulcere croniche (cauteri, setoni), credeva di estrarre la materia peccans dal corpo malato, che lo è sempre e solo dinamicamente, come si fanno uscire i liquidi sporchi da una botte usando uno zaffo.

Credevano così di estrarre i cattivi umori con l'applicazione di cantaride e mezereo mantenuti in permanenza e di pulire il corpo ammalato da ogni materia morbosa, ma invece semplicemente lo indebolivano, in genere fino a renderlo incurabile, per mezzo di questi innaturali e insensati procedimenti.

Ammetto che era più facile per la debolezza umana accettare che nelle malattie, che i Medici erano chiamati a curare, esistesse una qualche materia morbosa che la mente poteva concepire (anche perché gli stessi pazienti accettavano facilmente simili ipotesi) e in effetti una volta supposta si doveva solo trovare la quantità di medicina sufficiente a purificare il sangue e gli umori, eccitare la sudorazione, facilitare l'espettorazione e pulire lo stomaco e l'intestino.

Da Dioscoride ad oggi tutte le materie mediche che sono state scritte non riportano nulla dell'azione specifica delle singole medicine e, solo dopo aver enumerato le loro pretese virtù contro questo o quel nome nosologico di malattia, si limitano a dire che favorisce l'urina, il sudore, l'espettorazione o il flusso mestruale e soprattutto che ha capacità di favorire l'evacuazione del canale alimentare da sopra o da sotto, perché in tutto questo tempo gli sforzi pratici dei medici sono stati indirizzati ad espellere il principio morboso materiale e le molte acrimonie (fittizie) a cui si attribuivano la causa delle malattie.

Ma tutto ciò altro non era che sogni vanitosi, supposizioni infondate e ipotesi prive di basi abilmente immaginate per comodità della terapia che sperava di avere un compito facile da condurre quando si trattava di togliere principi morbosi materiali (si modo essenti). L'essenza delle malattie e la loro guarigione, però, non può assoggettarsi a tali sogni e desideri dell'indolenza dei medici.

Per adattarsi a quelle folli ipotesi fondate sul niente, le malattie non possono smettere di essere aberrazioni dinamiche (spirituali) che la nostra vita spirituale sperimenta nel suo modo di sentire e agire, cioè alterazioni immateriali del nostro modo di essere.

Le cause delle nostre malattie non possono essere materiali, poiché una qualsiasi sostanza materiale estranea introdotta nei vasi sanguigni, per quanto sembri innocua, è immediatamente espulsa come un veleno dalla nostra Forza vitale, oppure, nel caso ciò non sia Tossitole, provoca la morte.

Anche se la più piccola scheggia è introdotta nelle nostre parti sensibili, il nostro Principio vitale, presente in tutto l'organismo, non trova pace finché non è riuscito a espellerla con il dolore, la febbre, la suppurazione o la gangrena.

Un simile Principio vitale, la cui attività è instancabile, dovrebbe per esempio accettare con pazienza in un'eruzione cutanea che dura da vent'anni la presenza per tanto tempo nei nostri -mori di una materia morbosa così ostile, come un'acredine herpetica. scofolosa o gottosa? Quale patologo ha mai visto con i propri occhi questo principio morbifico da volerne parlare con tale sicurezza e su cui fondare un sistema di trattamento medico? C'è forse qualcuno che ha mai visto una materia gottosa o un tossico di scrofola?

Anche quando l'applicazione di sostanze materiali alla pelle o a una ferita ha provocato malattie infettive, chi può provare (come così spesso viene asserito nelle nostre opere di patologia) che qualcosa di materiale di questa sostanza si sia introdotta nei nostri tessuti o ne sia stata assorbita?

Nessun lavaggio dei genitali, anche il più accurato e tempestivo, preserva dal contagio dell'ulcera venerea. È sufficiente un debole filo di fiato che si levi da un uomo affetto da vaiolo perché un bambino in buona salute sia colpito da questa terribile malattia.

Quale quantità di questo principio materiale deve penetrare negli umori per produrre nel primo caso una malattia, la Sifilide, che se non curata durerà fino alla fine della vita cessando solo con la morte e nel secondo caso un'affezione, il vaiolo, che con una suppurazione generale spesso uccide rapidamente?

E' possibile in entrambe le circostanze e in altre simili pensare a un principio morboso materiale che sia passato nel sangue? Si è visto che una lettera scritta nella camera del malato comunicava spesso da ampia distanza, al destinatario, la stessa malattia.

Possiamo supporre in questo caso una qualche materia che penetra negli umori? Ma a cosa servono tutte queste prove? Quante volte parole offensive hanno provocato una febbre biliosa che mette in pericolo la vita o una profezia indiscreta ha causato la morte nel momento previsto oppure una notizia triste come una molto lieta hanno provocato la fine di una vita? Dov'è il principio morboso materiale che si è introdotto nelle fibre del corpo, che ha prodotto la malattia, che la mantiene e senza la cui espulsione materiale per mezzo di medicine non è possibile avere una guarigione radicale?

Organon dell'Arte di Guarire

Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l'insegnamento della medicina omeopatica

C.F. Samuel Hahnemann

L'Organon dell'Arte del Guarire di Hahnemann, letto nella sua interezza, è già di per se stesso una medicina per i pazienti, ma lo è ancor di più per i Medici, che dei pazienti si vogliono prendere cura. Dopo averlo letto...

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Christian Friedrich Samuel Hahnemann (1755-1843), medico sassone, è considerato il padre della medicina alternativa chiamata Omeopatia.Medico presso l'Università di Lipsia, abbandonò presto la professione in quanto non soddisfatto dalle metodiche terapeutiche allora in auge. Conoscendo...
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