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In compagnia del buon dàimon

di Selene Calloni Williams 1 anno fa


In compagnia del buon dàimon

Riscoprire la potenza del nostro spirito guida con l’aiuto della pratica del Mantra Madre

Immagina di essere ispirato da una voce che ti parla da dentro e che riesce a trovare sempre il modo di commentare positivamente le esperienze della tua vita, che ti spinge a coltivare i tuoi sogni più autentici senza arrenderti mai e che ti suggerisce le vie dell’amore, anziché quelle del sospetto e del conflitto, come di solito fa la voce della mente ordinaria che parla da dentro gli individui, per lo più mossa da una programmazione inconscia.

 

 

Indice dei contenuti:

Il buon dàimon

L’eudaimonia in Socrate richiama la presenza del buon (εὖ) dàimon (δαίμων) o spirito-guida. La parola “eudaimonia” vuol dunque dire “essere in compagnia di déi o demoni buoni”, interpretando quest’ultima parola, non nel significato negativo di “démoni” inteso come “demonii”, ma nel senso di “geni”, “spiriti guida”.

Questa parola indica la felicità come stato di benessere che comprende sia la soddisfazione personale, sia un felice rapporto con il mondo. I Greci associavano l’eudaimonia al fine ultimo dell’esistenza, perché la felicità è indice di una vita realizzata e ben vissuta.

Il problema della nostra cultura è che essa, essendosi allontanata esageratamente dalla natura e dall’istinto, ha perduto la capacità di riconoscere i demoni, gli déi, gli spiriti. Per i Greci gli déi erano idee nelle quali non bisognava credere: gli déi andavano riconosciuti.

Riconoscere è diverso da credere. Si crede in qualcosa con cui non si può avere contatto. Invece si riconosce qualcosa che si può percepire.

Ritrovare la relazione con l’anima

Per vivere in compagnia di idee e di idei, di demoni e di spiriti buoni bisogna innanzitutto ritrovare una relazione con l’invisibilità, con l’anima. Un rapporto tale per cui si possa essere in grado di percepire l’invisibile e fidarsi di esso, amandolo e sentendosi ricambiati.

Per chi vive in una società materialista e squilibratamene patricentrica, come la nostra, che ha perso la capacità di percepire l’anima, è necessario possedere uno strumento. Il Mantra Madre è questo strumento.

Nel libro Mantra Madre, con il consenso dei Maestri, ho messo per iscritto per la prima volta la descrizione di pratiche che da tempi remoti sono state tramandate oralmente nel lignaggio sciamanico tantrico al quale sono stata iniziata oltre trent’anni addietro dal mio Maestro, Michael Williams. In passato ho parlato di Michael e delle sue iniziazioni in altri libri, come per esempio Iniziazione allo Yoga Sciamanico, edito nel 1999 da Edizioni Mediterranee.

Ritengo Mantra Madre un testo davvero prezioso, specialmente per questo suo agganciarsi a una tradizione autentica e antica.

Quella del Mantra Madre è anche detta tradizione del riassorbimento del reale o del ritiro delle proiezioni.

Mantra Madre: uno strumento per fare anima

Le pratiche del Mantra Madre, infatti, hanno la grande capacità di consentire a chi le esercita di “fare anima”. Con questa espressione intendo l’abilità di riconoscere che gli eventi che ci accadono sono sogni, proiezioni, immagini animiche, istintuali: noi proiettiamo ciò che abbiamo dentro e abitiamo le nostre immagini. L’anima è l’atto stesso dell’immaginare.

Riassorbire il reale significa prendere ogni persona, cosa, luogo ed evento con il quale siamo mai venuti a contatto e riportarlo alla sua reale natura, che è immagine, sogno, apparizione. Poi significa scoprirsi sognatori del sogno e cessare di essere vittime degli eventi. Nella tradizione del Mantra Madre tutto ciò si fa in modo quasi del tutto automatico.

Il grande yogin Sri Aurobindo definiva “potere automatico” la capacità della vibrazione di un mantra – che è un nome, una frase, una parola o una sillaba mistica – di penetrare nel corpo, in quella che lui stesso definiva “mente delle cellule”, e di realizzare in tali profondità l’intenzione di cui esso è messaggero. Il Mantra Madre porta in sé l’intenzione dell’eudaimonia – che viene altresì definita matrimonio mistico o nozze alchemiche – e del risveglio.

Percepire il buon daimon, il proprio compagno invisibile, e unirsi ad esso in un sodalizio erotico, cioè creativo – in quanto l’eros è l’energia creativa della vita – questo è lo scopo delle pratiche della tradizione del Mantra Madre.

Nella tradizione del Mantra Madre sono conosciuti, oltre al Mantra Madre propriamente detto (MM), altri mantra, come il cosiddetto Mantra Egizio (EM) che riguardano aspetti precisi dell’eudaimonia. Il Mantra Egizio, per esempio, concerne la trasmutazione del rapporto con il denaro, l’abbondanza e la fertilità.

Articolo tratto da Vivi Consapevole n.43

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Scrittrice, viaggiatrice e documentarista, Selene Calloni Williams è autrice di numerosi libri e documentari a tema psicologia ed ecologia profonda, sciamanismo, yoga, filosofia e antropologia. La sua peculiarità e risorsa è poter spaziare da Oriente ad Occidente, grazie al fatto di avere...
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