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Il progetto - Estratto da "I 6 Mesi che Possono Cambiare il Mondo e il Futuro di Tuo Figlio"

di Pierre Dukan 1 mese fa


Il progetto - Estratto da "I 6 Mesi che Possono Cambiare il Mondo e il Futuro di Tuo Figlio"

Leggi in anteprima il primo capitolo del libro di Pierre Dukan e scopri come l'alimentazione della mamma in gravidanza influenzi anche il futuro del bambino

Il programma che presento nel libro ha preso forma lentamente e soltanto a questo punto della mia vita, perché ho dedicato gran parte del tempo a condurre una battaglia quotidiana e in prima linea a fianco di pazienti in sovrappeso, obesi e diabetici.

Indice dei contenuti:

Gli zucchero invasivi

Ho preso quasi subito le distanze dal dogma delle calorie perché provavo un'enorme frustrazione, dopo dieci anni di studi medici, nel vedere come ciò che mi era stato insegnato si rivelasse tanto inefficace.

Da subito ho avuto un'intuizione che è diventata, nel tempo, una convinzione incrollabile: il concetto delle calorie è un postulato infondato, non sono tutte uguali e ciò che davvero importa è la categoria cui appartengono o il nutrimento che apportano.

Dialogando con i miei pazienti, ho osservato che la stragrande maggioranza di loro ingrassava perché mangiava troppi glucidi invasivi.

Con il passare del tempo, ho elaborato artigianalmente un metodo che eliminava questi «zuccheri» durante il periodo ben delimitato del dimagrimento. I risultati ottenuti mi hanno confermato che il sovrappeso è una condizione gestibile per chi è abbastanza motivato da accettare l'abbandono temporaneo di questi alimenti.

Ho rivelato il mio metodo al grande pubblico attraverso dei libri che hanno ottenuto molto successo, diffondendo il programma in varie parti del mondo.

Milioni di lettori, certo, ma un lettore purtroppo non è un paziente.

Se possiede quello che chiamo il fattore VDD (volontà di dimagrire davvero), una forza istintiva che risale dal sé più autentico, il lettore che seguirà il programma riuscirà prima a perdere i chili in eccesso e poi spesso anche a mantenere il peso stabilito.

Per gli altri, per quelli che non hanno ancora una motivazione così radicata, senza il rapporto stretto che si crea con un medico e bombardati da migliaia di messaggi contraddittori o, al contrario, disinformati, la lotta al sovrappeso diventa impari.

Perché? Per due motivi principali: chi prende peso, pur detestando la situazione, non riesce a rinunciare agli alimenti che fanno ingrassare; inoltre, le lobby della filiera dello zucchero, della farina bianca e degli alimenti che ne derivano, insieme a quelle dell'industria farmaceutica, sono fortemente contrarie a tutto ciò che potrebbe anche solo minacciare la loro ricchezza.

Dalla nascita fino ai cinquantanni, fanno di tutto per spingerci a nutrirci di alimenti industriali trasformati che ci fanno ingrassare. Superata quella soglia d'età siamo costretti a curare con farmaci estremamente costosi le malattie legate al sovrappeso. È difficile per un cittadino qualunque immaginare la vastità di potere delle grandi industrie e quanto numerosi siano i loro alleati all'interno della comunità medica e dei media.

Bisogna dunque abbandonare a se stessi tutti coloro che soffrono a causa del sovrappeso? No di certo. Io so, grazie alla mia esperienza di lunga data, che quando il sovrappeso, l'obesità e il diabete sono dichiarati, la condizione è reversibile, a patto di accettare l'unica cura al momento esistente: la dieta. Tutte le soluzioni che la rifiutano o l'aggirano, come per esempio «l'equilibrio alimentare» o semplicemente «l'ascolto delle proprie sensazioni», sono illusioni che fanno sognare ma che allo stesso tempo minano la motivazione.

In questo contesto d'impotenza ho cercato di aggirare l'ostacolo mettendo a punto, elemento per elemento, piano per piano, il progetto completo che illustro nel libro.

Come tutto è iniziato

Praticamente sono nato insieme alla crisi del sovrappeso. Ho incominciato la facoltà di medicina nel momento in cui la Francia, con grande rammarico delle istituzioni sanitarie, raggiungeva il primo milione di persone in sovrappeso. In seguito, occupandomi di nutrizione e lavorando con dei pazienti che mi dimostravano giorno dopo giorno che riuscivano a dimagrire in maniera relativamente semplice, ho assistito alla trasformazione della crisi in epidemia e l'ho vista esplodere per arrivare a interessare oltre 27 milioni di miei connazionali.

Ho osservato a lungo il fenomeno che aveva dei tratti universali e sembrava non avere frontiere e sono stato colpito da una serie di elementi da cui mi sentivo chiamato in causa, pur non riuscendo a comprenderli pienamente.

Il primo elemento, il punto di partenza della mia riflessione e della mia azione, era il peso alla nascita dei bambini occidentali che, nell'arco di trentanni, tra il 1970 e il 2000, era aumentato in maniera esponenziale.

Partito dai 3 chilogrammi del 1970, superava i 3,5 arrivando al limite del sovrappeso. Oggi, questo valore è diventato la norma e solo a partire dai 4 chili un bambino viene definito «grosso».

Come spiegare il recente e significativo aumento del peso alla nascita quando si sa che il feto vive in totale passività e in stretta dipendenza dall'alimentazione della madre? L'unica ragione scientificamente e logicamente adducibile poteva essere un cambiamento importante e a livello planetario della nutrizione materna. Di fatto, la donna incinta mangia meno rispetto al passato ma lo fa in modo diverso. Come il resto della popolazione, la sua alimentazione è stata invasa, in appena quarantanni, da una categoria di alimenti del tutto nuovi, cibi trasformati dall'industria, elaborati, concentrati e raffinati fino a diventare quelli che nel linguaggio specialistico sono chiamati «glucidi invasivi», perché vengono digeriti e assimilati alla velocità della luce.

Il secondo punto che aveva attirato la mia attenzione era l'inspiegabile forza e velocità con cui era esploso il fenomeno del sovrappeso.

La sua progressione, iniziata lentamente negli anni Cinquanta, aveva cambiato marcia a partire dagli anni Settanta per poi raggiungere, in quarantanni, un quarto dell'umanità. Mi sembrava impossibile ammettere che l'unica spiegazione plausibile fosse una combinazione di eccesso di golosità e sedentarietà, di un apporto esageratamente elevato di calorie a fronte di un dispendio di energia troppo ridotto.

Il terzo segnale era la comparsa, tra i bambini e gli adolescenti, del diabete di tipo 2, una malattia da sempre legata all'età adulta.

Questa aberrante evoluzione colpisce in particolare i Paesi emergenti, dove la cultura alimentare è profondamente cambiata. I bambini cinesi hanno un'incidenza del diabete quattro volte superiore a quella dei loro coetanei americani. Inoltre, la comparsa del diabete infantile è accompagnata da un forte aumento dell'obesità che interessa, ancora una volta, una fascia d'età sempre più bassa.

Come spiegare il fatto che un bambino su sei è obeso a cinque anni e, soprattutto, che i segnali di questa condizione sono rilevabili fin dai primi due o tre anni di vita? È difficile accusare bimbi tanto piccoli di golosità o sedentarietà.

Un altro punto era rappresentato dal costante aumento dell'incidenza del diabete gestazionale.

Quest'ultimo si manifesta per la prima volta durante la gravidanza, di solito nel corso dell'ultimo trimestre. Sappiamo che gli ormoni rilasciati naturalmente dalla placenta rendono l'insulina meno efficace. Tale fenomeno si chiama resistenza all'insulina e obbliga il pancreas a produrne maggiori quantità per mantenere invariato il livello di protezione. Il sovraccarico può affaticare l'organo e indurre un diabete passeggero. È probabile che il conseguente aumento delle riserve di grasso sia stato un vantaggio in passato, e che abbia contribuito a difendere le gravidanze in condizioni di scarsità di cibo.

Ma l'irruzione degli zuccheri invasivi e pesantemente elaborati nell'alimentazione moderna, e dunque in quella delle donne incinte, va al di là delle possibilità del pancreas della madre di controllare la propria glicemia.

Lo dimostra il fatto che il numero di donne colpite da diabete gestazionale cambia da Paese a Paese e da cultura a cultura. Per esempio, se l'incidenza del fenomeno in Francia varia tra il 6 e il 10%, sale fino al 18% negli Stati Uniti, dove la quantità di zuccheri consumati è molto più elevata.

Tra le tante conseguenze del diabete gestazionale c'è il rischio per il bambino di nascere più grosso rispetto agli altri, di diventare più facilmente obeso all'inizio dell'età adulta e di essere maggiormente predisposto all'intolleranza al glucosio che potrebbe evolvere in diabete.

Inoltre, da qualche anno, si è imposto un concetto nuovo, la «diabesità», che unisce diabete e obesità.

Le due malattie, a lungo considerate distinte luna dall'altra, risultano legate da una causa comune: l'eccesso di insulina prodotta dal pancreas per affrontare il dilagare dei glucidi invasivi.

Ognuno di questi cinque fatti mi sembrava difficile da spiegare, ma raggruppandoli e mettendoli in relazione componevano un enigma che mi ha lasciato a lungo perplesso e di cui cercavo una spiegazione comune.

L'occasione mi si presentò quando decisi di digitalizzare le schede dei miei pazienti: potevo finalmente incrociare le informazioni.

L'analisi della mia banca dati ha fatto emergere un legame tra le scelte alimentari delle mie pazienti durante la gravidanza e il peso alla nascita dei loro figli e, per quelle che ho potuto seguire abbastanza a lungo, l'evoluzione del peso di questi bambini fino all'adolescenza. Nulla di nettamente definito, né tanto meno di significativo, ma è stato sufficiente per attirare la mia attenzione sulla gravidanza.

Spinto dalla curiosità e dal bisogno di esplorare e capire, ho scoperto l'epigenetica, una branca della scienza che rivoluziona le basi della genetica tradizionale. È il potere esplicativo dell'epigenetica che ha risposto ai miei interrogativi rischiarando il quadro oscurato dai miei dubbi.

Che cosa dice l'epigenetica di tanto rivoluzionario?

Contrariamente a quanto si pensava, il codice genetico, pur restando intoccabile, può essere «modulato» nella sua espressione quando incontra una nuova spinta proveniente dall'ambiente nel quale si manifesta. «Modulato» significa che può facilitare oppure ostacolare, accendere o spegnere, aggiungere o togliere.

Il corredo genetico della nostra specie ha prodotto senza discontinuità 8.000 generazioni di esseri umani cresciuti, come tutti i mammiferi, nel ventre materno.

Per le prime 7.998 generazioni, fino a circa metà degli anni Sessanta del Novecento, l'alimentazione materna si era differenziata a seconda dei periodi e dei luoghi, ma non aveva mai contenuto ciò che oggi chiamiamo alimenti glucidici pesantemente trasformati: gli zuccheri. La produzione e il consumo di questi cibi hanno conosciuto un vero e proprio boom dagli anni Settanta e la crescita è continuata, ininterrotta, fino ai nostri giorni.

Partendo dai progressi e dalle scoperte dell'epigenetica, la mia ipotesi si è basata sul fatto che la nuova alimentazione degli anni Settanta non era prevista dal programma genetico della nostra specie e perciò lo scombussola. Tale sconvolgimento influisce in particolar modo sul pancreas e su una delle sue secrezioni endocrine: l'insulina. Se una simile nutrizione è sostenibile a breve e medio termine per la madre, rappresenta un imprevisto di un certo peso nel succedersi delle cinquantasei divisioni del corredo genetico che in nove mesi trasformano l'ovulo fecondato in un neonato. Lo scontro frontale tra una partitura genetica che «non conosce» gli zuccheri e un ambiente ostile che gliene riversa addosso enormi quantità avrà forti ripercussioni sul pancreas del feto e ne indebolirà lo sviluppo.

Qui interviene l'epigenetica, che gioca un ruolo totalmente sconosciuto fino a ventanni fa. Essa agisce modulando la partitura genetica del pancreas per accelerare la produzione di cellule e aumentarne dunque il numero. Si sviluppa così un organo che rilascerà più insulina. L'eccesso di quest'ultima trasformerà una maggior quantità di glucosio in adipe facendo ingrassare il feto che, dunque, nascerà più pesante del previsto. E non solo, il neonato avrà già un pancreas sofferente che conserverà per sempre tale vulnerabilità.

Questa ghiandola controlla e gestisce i livelli di glucosio nel sangue, generato dagli alimenti che contengono zuccheri: quando supera 1,4 grammi al litro diventa pericoloso per gli occhi, il cuore, i reni, il cervello e le arterie degli arti inferiori. Il pancreas reagisce rilasciando insulina, il suo braccio armato, che riporta il glucosio intorno al grammo per litro, una concentrazione del tutto tollerata. Insieme, eserciteranno questa funzione di difesa per il resto della vita.

Fino agli anni Sessanta, gli alimenti glucidici trasformati in pratica non esistevano, le donne incinte ne consumavano in quantità minimali, e l'essere umano nasceva con un peso che si aggirava intorno ai 3 chili e con un pancreas normale. Oggi, quando una madre - come il resto della popolazione - mangia quantità eccessive di questi nuovi cibi, il pancreas del feto inizia a confrontarsi troppo presto con l'eccesso di glucosio presente nel sangue che hanno in comune. Ne risulterà una fragilità che si manifesta con segni specifici:

  • in primo luogo con un peso alla nascita superiore alla media;
  • poi con una marcata tendenza al sovrappeso nel corso della vita, sia nell'immediatezza dell'infanzia e dell'adolescenza sia in seguito, ma in maniera più spiccata rispetto alla norma;
  • infine con una precoce e progressiva perdita della sensibilità all'insulina e la comparsa anticipata di quella che viene chiamata insulino-resistenza.

Ne consegue un'evoluzione verso obesità, sindrome metabolica e diabete.

Ho messo a punto il programma che presento in questo libro per far fronte alla minaccia e per sviarvi da una strada tanto pericolosa quanto evitabile.

Vi sorprenderete dell'estrema facilità delle misure che compongono il piano e della totale assenza di privazioni o frustrazioni. Meglio ancora, nel caso delle donne costituirà un terreno fertile per lo sviluppo dell'istinto materno, che permetterà di fare un dono molto prezioso a ciascun bambino: offrirgli un futuro.

Ma per fare ciò, devo prima persuadervi della giustezza del mio pensiero.

Per condividere con voi la convinzione che mi anima, ho organizzato il libro e i capitoli che lo compongono come fossero i gradini di una scala: salendoli arriveremo alla dimostrazione della mia tesi.

Ho il dovere di dirvi che quest'ultima si basa su un immenso lavoro scientifico collettivo: centinaia di migliaia di studi, indagini, ricerche e osservazioni provenienti da tutti i continenti e di cui mi sono avvalso per verificare la validità del programma.

La struttura del libro

Il secondo capitolo è dedicato al nemico, il SOD: sovrappeso, obesità e diabete. È necessario prendere coscienza della sua gravità, perché concluderò il libro fornendo gli strumenti per evitare che il feto sviluppi una vulnerabilità al sovrappeso nel corso della gravidanza.

Il terzo capitolo si concentra sulle cause profonde e nascoste della patologia, sulla sua componente psichica, mentale e sociale. Si parla sempre di come si ingrassa, mai del perché: «Sto male, dunque mangio, e maggiore è il disagio, più assumo dolci». «Soffro perché conduco una 'vita folle' in un mondo insensatamente stimolante e ricco, ma che mi rende schiavo, e le cui soddisfazioni non sono riconosciute dai centri cerebrali della ricompensa».

Il quarto capitolo è intitolato al protagonista del programma, il pancreas adulto. Ho già detto che l'esplosione di questa vera e propria crisi di sovrappeso non può essere spiegata con il semplice fatto che si mangia di più e ci si muove di meno.

Queste due sole cause non avrebbero mai potuto innescare una simile pandemia. Credo invece che l'intensità della deflagrazione sia legata alla venuta al mondo di un gran numero di neonati con un pancreas portatore di una vulnerabilità che aumenta in modo esponenziale il numero di individui colpiti. Per capire il mio programma e avere delle chance per seguirlo correttamente, è importante comprendere il funzionamento e lo sviluppo di questo organo.

Il quinto capitolo è incentrato sullo sviluppo del pancreas nei mesi della gestazione. Il sesto capitolo si occupa di mostrare, attraverso la voce «contrastata» di alcuni scienziati, l'influenza negativa degli zuccheri - in particolare dei glucidi più penetranti - sull'alimentazione umana.

Il settimo capitolo è dedicato al genere umano e alla genetica che ne è alla base. In tutte le specie conosciute, il patrimonio genetico include delle preferenze e delle direttive alimentari sia sul piano nutrizionale sia su quello psicologico e comportamentale. Quali alimenti sono universalmente «umani»? Quali lo sono, con ogni evidenza, sempre e ovunque? Quali lo sono meno? E quali non lo sono affatto e pertanto sconvolgono la nostra biologia?

Il capitolo ripercorre dunque la storia della nostra specie focalizzando l'attenzione sullo stretto legame tra la genetica umana e l'ambiente culturale e quindi anche il modo di nutrirsi.

L'ottavo capitolo contiene il pezzo forte della mia dimostrazione: la scienza dell'epigenetica. Mi ha sedotto per l'audacia e per il suo potere esplicativo. Ha catturato l'attenzione della comunità internazionale e cercherò di illustrarvela con semplicità. Il vostro istinto materno e buon senso saranno i miei migliori alleati, so che mi seguirete con attenzione. Quando si comprende e si accetta, il messaggio semplice e coerente porterà i suoi frutti non solo al bambino, ma anche alle madri, una volta terminata la gravidanza.

Se posso approfittare della disponibilità intellettuale e della lucidità che caratterizza le donne in dolce attesa, mi piacerebbe che si facesse tesoro di questa lezione e di questo messaggio: i glucidi invasivi e trasformati non sono alimenti naturalmente umani e, ancor più che allo zucchero bianco, bisogna prestare attenzione a un altro cibo, maggiormente invasivo, più rapido nel suo passaggio nell'apparato digerente e che richiede molta più insulina: la farina bianca oggi in commercio.

Un mondo separa la farina bianca dei nostri giorni da quella di nemmeno cinquant'anni fa, o la farina bianca da quella integrale. Attenzione, la farina integrale non è integrata, ossia semplice farina bianca a cui viene aggiunta la crusca di frumento. Non appena raggiunge lo stomaco, la miscela si separa e la farina raffinata, molto più rapida della crusca, scivola via e arriva prima e in dosi massicce nel sangue, al punto che questo tipo di finta farina integrale si comporta proprio come quella bianca. C'è anche un'enorme differenza tra un succo di frutta e un frutto intero.

Nel nono capitolo offro una guida per lanciarsi nella scoperta del programma, fatto di accorgimenti che vi sorprenderanno per la loro semplicità. Sono convinto che taglierete il traguardo senza alcuna difficoltà, anche grazie alle liste di alimenti e alle tabelle che troverete nei capitoli finali e che vi faranno da bussola.

Prima di incominciare mi piacerebbe ribadire che ciascuna misura alimentare di cui si compone il programma non solo non comporta inconvenienti o rischi per le donne incinte, e ovviamente per i bambini, ma sarà benefica e salutare per entrambi.

I 6 Mesi Che Possono Cambiare il Mondo e il Futuro di Tuo Figlio

Pierre Dukan

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Il dottor Pierre Dukan si occupa da trent’anni di comportamento alimentare e rieducazione funzionale e nutrizionale. Sul tema del dimagrimento ha scritto diversi libri, che hanno avuto grande successo.
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