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Il perdono e il discernimento - Estratto da "I 7 Passi del Perdono"

di Daniel Lumera 4 anni fa


Il perdono e il discernimento - Estratto da "I 7 Passi del Perdono"

Daniel Lumera ti spiega uno dei suoi esercizi per avviarti sulla strada del Perdono

Se per perdonare fosse necessario bere molta acqua, probabilmente qualcuno comincerebbe a bere.

Ma dovrebbe compiere una scelta poiché non tutta l’acqua si può bere. Se bevesse l’acqua di una pozzanghera o quella del secchio usato per lavare in terra starebbe male.

Dunque è necessario discernere.

Il discernimento è una virtù fondamentale
per comprendere il senso autentico del perdono.

Sapere riconoscere e percepire dietro al fenomeno ottico dell’arcobaleno la luce, come unica realtà essenziale, è una forma di discernimento.

I colori e le loro tonalità sono realmente meravigliosi, tuttavia è un fenomeno illusorio e transitorio, poiché si tratta sempre della medesima realtà essenziale di luce, al di là di come ci appare e si manifesta.

Lo stesso discernimento è necessario nel perdono, poiché oltre tutte le forme, le motivazioni, i problemi e le polarità che si manifestano durante il processo, è necessario discernere l’unica realtà essenziale che esiste dietro questi fenomeni.

Tutti gli esseri umani adulti hanno provato almeno una volta attrazione sessuale per un’altra persona.

L’oggetto del desiderio appassiona e svela la sua bellezza.
Ma che cosa c’è veramente dietro a un corpo attraente?

Quel corpo può essere visto anche come un ammasso di carne, con sangue, bile, odori nauseabondi di interiora, ossa, grasso, urina e feci. Ognuno è libero di percepire quel corpo attraente o repulsivo; libero di vedere un ammasso di carne destinato a diventare polvere o un corpo attraente e sensuale.

Tuttavia esiste un piano di percezione che permette di andare oltre la polarità attrazione / repulsione ed entrare in uno stato percettivo superiore: si potrebbe vedere e percepire quel corpo come una manifestazione della vita e come vita stessa e provare felicità in questa percezione, senza la presenza di attrazione né di rifiuto.

Proviamo a riflettere più in profondità: l’uomo e la donna appartengono alla macro categoria degli esseri umani; e prima ancora a quella degli esseri; e prima ancora a quella dell’esistenza.

Prima ancora di essere vivo, ognuno di noi è vita.

Apparteniamo cioè a un ordine di grandezza superiore e impersonale e possiamo avere piena coscienza ed esperienza di questo aspetto del nostro essere.

In questa consapevolezza si dissolve la frattura percettiva polare; in questa esperienza si comprende veramente ciò che chiamo coscienza solare; in questa straordinaria area di percezione si diviene capaci di guardare l’esistenza attraverso la prospettiva e gli occhi del sole.

Esercizio di autoconsapevolezza per aumentare la capacità di defocalizzazione

Ripeti a voce alta ognuna di queste affermazioni fino a che non ne diventi pienamente consapevole: è possibile che per alcune sia necessario più tempo.

1. Io sono...(ripeti il tuo nome).
2. Io sono un/a uomo/donna.
3. Io sono un essere umano.
4. Io sono vivo/a.
5. Io sono vita.

Rimani focalizzato sulla percezione che ogni affermazione provoca in te e insisti fino a che non percepisci ciò che ripeti come qualcosa di assolutamente vero e reale e riesci a sostenere questa percezione.

Alcune volte saranno sufficienti pochi minuti (3 per esempio), mentre altre volte non basteranno 15 minuti. Il consiglio è di iniziare con almeno 3 minuti consecutivi per ogni punto e di arrivare fino a 15 minuti consecutivi per ogni punto, per una pratica totale di circa un’ora e mezza.

Durante l’esecuzione, soprattutto nelle prime fasi, potranno manifestarsi molte distrazioni: pensieri, pruriti, bruciori, resistenze.
Si dovrebbe persistere e andare oltre tutte queste manifestazioni transitorie, rimanendo fermamente determinati nella percezione di quello che si dice fino a che non si manifesta chiarezza assoluta.

La condizione ottimale è quella in cui si è completamente a proprio agio, senza più distrazioni che infastidiscono e si è totalmente focalizzati nella percezione di quello che si sta ripetendo.

Quando viene eseguita correttamente questa pratica produce una espansione nelle percezioni, lucidità mentale, autoconsapevolezza, una intensa presenza e permette al campo mentale ed emozionale di diventare cristallino e pulito.

La postura da mantenere durante la pratica è quella eretta, con la spina dorsale perpendicolare al suolo, gli occhi aperti e il corpo rilassato.

Questo esercizio, man mano che si realizzano le affermazioni più elevate, permette di sperimentare un processo di defocalizzazione, fino ad arrivare all’esperienza di piani di percezione sempre più ampi e impersonali.

Questa pratica ha come scopo ultimo quello di far superare una percezione polare e individuale della realtà e far accedere all’esperienza della percezione unitaria e impersonale dell’esistenza.

Nel corso della sperimentazione si possono verificare molti effetti collaterali interessanti e utili alla comprensione del perdono:

  • La capacità di defocalizzare e avere una visione più ampia delle cose. Significa essere capaci di vedere nelle ombre della nostra esistenza la testimonianza della presenza della luce. Dietro ai periodi apparentemente oscuri e sofferenti c’è sempre un insegnamento e la creazione di un nuovo equilibrio.
  • La capacità di disidentificarsi da ciò che si crede di essere e dai vissuti, sia dolorosi che piacevoli. Con la pratica costante si accresce notevolmente la capacità di gestire le emozioni, le situazioni che hanno forte carico emozionale e le compulsioni.
  • La capacità di espandere la percezione di se stessi e sperimentare nuove aree della coscienza.

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Daniel Lumera

Daniel Lumera coniuga la sua attività di ricerca accademica e sociale con un profondo e intenso percorso di ricerca personale. È considerato un riferimento internazionale nello studio e nella pratica della meditazione, che ha studiato e approfondito con Anthony Elenjimittan, discepolo diretto...
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