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Il paradosso del calcio - Estratto da "La Vitamina che ti farà Vivere 100 Anni"

di Kate Rhéaume-Bleue 4 mesi fa


Il paradosso del calcio - Estratto da "La Vitamina che ti farà Vivere 100 Anni"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Kate Rhéaume-Bleue e scopri la vitamina K2 per mantenerti in salute più a lungo

Ad aprile del 2011, i ricercatori in campo nutrizionale sorpresero la comunità medica pubblicando - nientemeno che sulla prestigiosa rivista «British Medicai Journal» - i risultati dell'ennesimo studio su calcio e salute del cuore. Secondo quello studio, le donne che assumono integratori di calcio per prevenire l'osteoporosi sono più esposte al rischio di aterosclerosi (formazione di placche di calcio nelle arterie), infarto e ictus rispetto a quelle che non ne fanno uso.

Indice dei contenuti:

Molta confusione

Le conclusioni erano chiare: l'aumento del rischio di morte per coronaropatie legate all'assunzione di integratori di calcio superava qualsiasi beneficio alla salute delle ossa. Secondo quella ricerca, per ogni frattura ossea evitata dagli integratori di calcio, si verificavano due episodi di malattie cardiovascolari potenzialmente mortali.

Quella non fu la prima ricerca a riferire tale scoperta sorprendente; si trattava del terzo esperimento che confermava la tendenza. Quando la notizia si diffuse, milioni di consumatori attenti alla propria salute - e i medici che raccomandavano gli integratori di calcio - furono confusi.

Se non assumiamo calcio, non siamo forse condannati ad avere ossa fragili e soggette a fratture a causa dell'osteoporosi? Se non assumiamo calcio, non siamo forse condannati a patire le conseguenze dell'indurimento delle arterie e a morire per problemi cardiovascolari? Il calcio ci sta uccidendo?

Le implicazioni erano talmente sconcertanti e sconvolgenti che le ricerche furono perlopiù nascoste sotto il tappeto; quindi, non sorprendetevi se all'inizio non ne avete sentito parlare.

Esattamente, come giunsero gli autori di quegli studi alla loro inquietante conclusione, e cosa significa davvero?

Stando a quella ricerca, se 1000 donne assumono integratori di calcio per cinque anni, alla fine del periodo, in quel gruppo ci saranno tre fratture ossee in meno rispetto a un omologo gruppo di donne che non hanno assunto integratori di calcio.

Tre fratture in meno non sembrano un gran risultato, e altri studi riferiscono una maggiore incidenza nella prevenzione delle fratture. Tuttavia, anche prendendo alla lettera questi risultati e moltiplicando le tre fratture evitate per i milioni di donne che assumono integratori di calcio, il risultato che se ne ottiene è un vantaggio consistente. Inoltre, è la migliore scommessa non farmacologica che possiamo fare.

Finché l'assunzione di pastiglie di calcio non porta inconvenienti maggiori dei benefici, allora tutti dovrebbero farne uso. Ed ecco il problema.

Lo studio prosegue affermando che nello stesso gruppo di donne che utilizzano integratori di calcio, in quegli stessi cinque anni, ci saranno sei episodi cardiovascolari (infarti o ictus) in più rispetto al gruppo di donne che non ne assumono. Anche sei episodi su 1000 potrebbero non sembrare un grande motivo di preoccupazione; ma il dato si somma a tutto il resto.

Soprattutto, è il doppio del numero di fratture evitate, con conseguenze potenzialmente più gravi. È curioso che non ci sia un nesso tra la frequenza degli infarti e la dose assunta.

In altre parole, non risulta un maggior numero di infarti nelle donne che assumono maggiori quantità di calcio: una scoperta che analizzeremo più avanti in questo capitolo. I ricercatori scrivono anche che l'effetto negativo sulla salute del cuore non si rileva con l'assunzione del calcio dal cibo. Dati questi risultati, gli autori dello studio fanno l'incredibile dichiarazione che le donne dovrebbero eliminare gli integratori di calcio.

E le nostre ossa? I critici degli studi su calcio e salute del cuore lamentano che la ricerca genera più domande che risposte. A volte, la ricerca all'avanguardia lo fa; ma occorre precisare che gli studi fanno nascere domande che non possono trovare risposta nella stessa ricerca. Dovremmo assumere gli integratori di calcio o evitarli come l'ortica? A quanto sembra, la domanda giusta da fare non è: «Gli integratori di calcio sono sicuri?».

Gli studi che si concentrano soltanto sul calcio non risponderanno mai adeguatamente a questa domanda, o concluderanno in maniera errata che il calcio fa male. La vera domanda è: «Come può il corpo indirizzare in modo sano il calcio verso le ossa, dove fa bene, e tenerlo lontano dai tessuti molli come le arterie, dove fa male?». La risposta è una vitamina liposolubile a lungo incompresa che chiamiamo vitamina K2.

Perché dovete leggere questo libro, che assumiate o meno integratori di calcio

La domanda sul calcio - e la sua sorprendente risposta - non riguarda soltanto chi assume integratori di calcio, e certamente non soltanto le donne.

Anche se la vostra assunzione di calcio si basa soltanto sull'alimentazione, le coronaropatie, provocate da un accumulo mortale di calcio nelle arterie, in Nord America sono la causa principale di decesso sia per le donne che per gli uomini. Al tempo stesso, l'osteoporosi è una delle cause maggiori di disabilità e morte per entrambi i sessi in età avanzata, e l'integrazione di calcio e vitamina D non è servita a prevenirla quanto avremmo desiderato.

Questo, in sintesi, è il paradosso del calcio: la simultanea ed enigmatica presenza di una carenza di calcio (nello scheletro) e di un eccesso di calcio (nelle arterie), che è alla base di due dei più importanti problemi di salute del nostro tempo: l'osteoporosi e le coronaropatie. La vitamina K2 è la chiave per rimettere il calcio al posto giusto e risolvere questo dilemma del calcio. Questo libro vi dirà esattamente come fare.

Alla luce del fatto che il calcio si concentra pericolosamente nei vasi sanguigni mentre le nostre ossa mancano dello stesso minerale, che tuttavia si trova tanto vicino, il consiglio di «limitarsi a smettere di assumere integratori di calcio» fa perdere di vista il quadro generale.

Le nostre ossa hanno bisogno di calcio proprio come i serbatoi delle nostre automobili hanno bisogno di benzina (a parte le obiezioni sull'ambiente). Nessuno andrebbe alla pompa di benzina per spruzzare il carburante sulla macchina; usiamo una pistola per mettere il carburante dove conviene.

La vitamina K2 convoglia il calcio nelle ossa, aumentandone la densità minerale e ostacolando le fratture, e al tempo stesso previene e addirittura rimuove la pericolosa calcificazione delle arterie.

Contestualmente, produce effetti su quasi tutti i principali problemi di salute dei nostri tempi, tra cui il diabete, il cancro, la malattia di Alzheimer, la sterilità e le carie dentarie, oltre che sulla crescita di figli sani. Scollegare il paradosso del calcio dal calcio stesso è soltanto l'inizio di ciò che la vitamina K2 può fare per voi.

C'è più che un nesso casuale tra le ossa fragili e le arterie indurite. Benché molti fattori contribuiscano a ciascuna malattia, alla base dei due disturbi c'è un meccanismo comune: un metabolismo del calcio sconveniente causato da una carenza di vitamina K2. Il problema che cercate di evitare assumendo integratori di calcio vi predispone all'accumulo di quel calcio nelle arterie.

Anziché comprendere appieno ciò che non funziona nel paradosso del calcio - e come riportare il calcio dove è necessario -, diamo un'occhiata più da vicino sia all'osteoporosi che alle coronaropatie. Comprendere il legame tra queste due malattie fornisce una cornice per apprezzarne le connessioni con molti altri disturbi comuni.

Osteoporosi: carenza di calcio

L'osteoporosi consiste in una perdita della densità minerale ossea e nel diradamento del tessuto osseo, che rendono le ossa più porose e soggette a fratture. È la malattia ossea più comune, che colpisce una donna su cinque oltre i 50 anni, più molte altre che ne sono affette ma non l'hanno ancora diagnosticata. Metà delle donne oltre i 50 anni di età avranno una frattura dovuta alla diminuzione della densità ossea. Un uomo su otto oltre i 70 anni svilupperà l'osteoporosi, associata a un calo del testosterone che si verifica intorno a quell'età.

Nella fase iniziale della malattia non ci sono sintomi; spesso il primo segnale dell'osteoporosi è una frattura ossea dovuta a un trauma leggero o a nessun trauma.

Con il passare del tempo, l'osteoporosi può modificare la vostra postura - causando una perdita di altezza fino a quindici centimetri - e portare a un incurvarsi della schiena noto come cifosi (una schiena curva, o "gobba"). Le fratture legate all'osteoporosi, soprattutto dell'anca e della colonna vertebrale, sono una delle cause principali di disabilità tra le persone anziane. Per molti, guarire da una frattura all'anca è un processo lungo e doloroso.

Per altri, una frattura all'anca segna l'inizio di un lungo e travagliato declino della salute da cui non esiste guarigione. Fino a un terzo dei pazienti con fratture all'anca muoiono entro un anno dalla frattura. Fino al 75 per cento di coloro che prima della frattura erano autosufficienti non cammineranno più autonomamente, né riusciranno ad avere, nella vita di tutti i giorni, lo stesso livello di indipendenza che avevano prima di rompersi l'anca.

Nella migliore delle ipotesi, le medicine per l'osteoporosi sono una soluzione dubbia a questo problema molto diffuso. Un farmaco prescritto comunemente - l'acido alendronico -, anche se assunto soltanto per brevi periodi, è stato messo in relazione con la necrosi (putrefazione) della mandibola. In altri soggetti, i bifosfonati - i farmaci per curare l'osteoporosi meno costosi soggetti a prescrizione - hanno la pessima controindicazione di aumentare il rischio di fratture.

Sebbene il dibattito sulla sicurezza a lungo termine di questi farmaci sia ancora in corso, e nonostante sistematici periodi di disintossicazione dai farmaci possano aiutare a proteggere i pazienti da gravi complicazioni, è certo che l'osteoporosi non è causata da una carenza dei farmaci prescritti.

Cosa provoca l'osteoporosi? Nonostante consideriamo le nostre ossa come solide e immutabili, lo scheletro è dinamico quanto qualsiasi altro tessuto del corpo. La quantità di massa ossea nello scheletro aumenta fino ai 30 anni, sebbene il 90 per cento della densità ossea massima nella vita, definito picco di massa ossea, si raggiunga intorno ai 20 anni. Tra i 30 anni e la menopausa, di solito, le donne mostrano pochi cambiamenti nella massa ossea totale, ma non perché il tessuto osseo sia statico.

L'osso vecchio è continuamente rimosso e sostituito da osso nuovo per mantenere una struttura forte e sana. Nei primi anni dopo la menopausa, le donne sperimentano spesso una rapida perdita di tessuto osseo dovuta alla diminuzione degli estrogeni, con la loro azione protettiva per le ossa. A un certo punto, la velocità con cui questa perdita si verifica diminuisce; ma se si è persa troppa densità minerale ossea ne consegue l'osteoporosi.

L'osteoporosi si attesta quando c'è uno squilibrio tra la formazione di osso nuovo e il riassorbimento di osso vecchio. Il corpo può non riuscire a formare abbastanza osso nuovo, o può riassorbire troppo osso vecchio, o entrambe le cose.

Di certo, esistono fattori genetici che contribuiscono alla debolezza e alla fragilità delle ossa, come l'etnia e la corporatura. Gli asiatici e i caucasici hanno la peggio, e le donne magre e di corporatura minuta perdono più densità ossea rispetto alle loro omologhe più robuste e pesanti.

L'esercizio contribuisce a prevenire l'osteoporosi; quindi, le donne attive fisicamente hanno ossa più forti. Tra i fattori su cui possiamo intervenire, oltre a essere fisicamente attivi, va considerato che l'osteoporosi, in fin dei conti, dipende dal picco di massa ossea che riuscite ad accumulare entro i 20 anni di età e da quanta riuscite a conservarne dopo la menopausa.

Entrambi questi fattori sono regolati dalla vitamina K2. Il fatto che l'osteoporosi sia più comune dopo la menopausa non è soltanto una inevitabile sfortuna per le donne. Il calo dei livelli di estrogeni influisce negativamente sulla densità ossea in tre modi distinti. La vitamina K2 annulla gli effetti di ciascuno di questi meccanismi patologici. La vitamina K2 influenza addirittura lo stesso metabolismo degli estrogeni.

Il buonsenso comune ha stabilito che, essendo l'osteoporosi caratterizzata da una carenza di calcio nelle ossa, un'adeguata assunzione di calcio è il rimedio migliore per il problema. Le dosi di calcio consigliate, indipendentemente e in aggiunta all'assunzione tramite l'alimentazione, sono arrivate a 1500 milligrammi al giorno, con benefici soltanto modesti.

La confusione rimane, e abbondano le pubblicità riguardo alle forme di calcio migliori e più assorbibili che penetreranno davvero nel tessuto dello scheletro, come se la capacità di farlo fosse una proprietà del calcio stesso.

Questo ha portato a un vivace dibattito riguardo ai benefici del carbonato di calcio contro il citrato di calcio, e ha dato vita a un mercato di integratori di calcio ricavato da fonti ridicolmente esotiche, come i depositi di minerali delle barriere coralline e del deserto.

Perché gli integratori di calcio non curano l'osteoporosi? Perché questa malattia sembra essere tanto ostinata? Il fatto è che, per quanto possiate assumere e assorbire calcio in abbondanza dal cibo o dagli integratori, esso non arriva dove ce n'è bisogno. Ancora peggio, potrebbe arrivare proprio nel posto sbagliato, accumulandosi nelle arterie e contribuendo alla principale causa di morte in Nord America: le malattie cardiache.

Aterosclerosi: eccesso di calcio

I termini "malattia cardiovascolare" e "malattia cardiaca" comprendono vari disturbi patologici. Possono riferirsi a una disfunzione delle valvole cardiache o del muscolo del cuore, o ad altri disturbi sistemici che riguardano il cuore e/o i vasi sanguigni.

In questo libro, utilizzo il termine "malattia cardiaca" per intendere soltanto la coronaropatia (CHD, dall'inglese coronary heart disease), nota anche come malattia dell'arteria coronaria. La CHD consiste nel restringimento dei vasi sanguigni che forniscono sangue e ossigeno al cuore. Questo restringimento è causato dall'aterosclerosi: un accumulo di placche ricche di calcio che lentamente si ammassano in una o più arterie coronarie, o in qualunque arteria del corpo.

Analizzeremo in dettaglio l'aterosclerosi nel Capitolo 4. In breve, quando le arterie coronarie si restringono, il flusso di sangue verso il cuore può rallentare o interrompersi. Questo può causare dolori al petto (angina), affanno e altri sintomi, in genere durante una fase di attività.

Più comunemente, tuttavia, il graduale restringimento delle arterie passa inosservato per anni fino all'esordio improvviso di un infarto. In Canada, si verifica un infarto del miocardio - un attacco cardiaco - ogni sette minuti, e il 30 per cento dei decessi, sia di uomini che di donne, è dovuto a infarto del miocardio.

Anche facendo regolari controlli del colesterolo, elettrocardiogrammi ed esami sotto sforzo, la maggior parte delle coronaropatie non viene identificata finché non si verifica un infarto, e il primo infarto è fatale nel 50 per cento dei casi.

Combattere le coronaropatie è stato per decenni uno dei problemi più importanti legati alla salute pubblica. Negli ultimi 50 anni, i consigli alimentari degli esperti sono stati in gran parte dettati dalla guerra contro la malattia coronarica.

Basandosi sul principio che la nostra dieta - in particolare l'assunzione di grassi saturi dai cibi - ci predispone alle malattie coronariche, spinti da buone intenzioni, i dittocrati dell'alimentazione iniziarono a modificare i nostri pasti in maniera mirata per evitare le coronaropatie. Non ebbero molto successo.

Ci rivolgemmo a culture che avevano una bassa incidenza di coronaropatie - francesi, italiani, greci - e scoprimmo che mangiavano molti grassi saturi. Lo considerammo un paradosso, e ne deducemmo che qualche ingrediente segreto - l'olio di oliva o il vino rosso - li proteggeva dal burro e dai tuorli d'uovo, che probabilmente ci stavano uccidendo.

Nonostante l'ipotesi dei lipidi - secondo cui i grassi saturi e il colesterolo causano coronaropatie - sia stata ampiamente smentita nella letteratura scientifica, resta radicata nelle credenze popolari riguardo all'alimentazione.

A seconda del vostro attuale livello di consapevolezza delle cause delle coronaropatie, sarete piacevolmente sorpresi o del tutto inorriditi dalla lista dei cibi ricchi di vitamina K2 benefici per il cuore, di cui parleremo nel Capitolo 3.

Per ora, diciamo soltanto che il paradosso francese - la supposta contraddizione tra una dieta ricca di grassi e una bassa incidenza di malattie coronariche -, dopo tutto, non è un paradosso. Ed è probabile che non sia il vino rosso a proteggere le arterie dei francesi (e degli italiani, dei greci e dei portoghesi).

Di certo, alcune prove suggeriscono che il resveratrolo - un composto presente nella buccia dell'uva rossa - apporta benefici alla salute del cuore, ma che sono ben lontani da quelli della vitamina K2. La sconvolgente verità è che molti di quei cibi grassi "peccaminosi" sono ricchi di vitamina K2: l'unica vitamina conosciuta in grado di prevenire e curare l'osteoporosi.

Nel 2004, lo stimato «Journal of Nutrition» pubblicò i risultati dello studio Rotterdam. Questo studio sulla popolazione, condotto nei Paesi Bassi, esaminò circa 8000 uomini e donne di oltre 55 anni di età riguardo al loro stato di salute, all'uso di farmaci, alla storia medica, allo stile di vita e agli indicatori di rischio legati alle malattie croniche e alla dieta.

Lo studio rivelò che un'elevata assunzione di vitamina K2 tramite l'alimentazione riduceva sensibilmente l'incidenza della calcificazione delle arterie e il rischio di morte da malattie cardiache e cardiovascolari, del 50 per cento rispetto a persone con un basso apporto alimentare di vitamina K2.

L'apporto di vitamina K2 era anche inversamente proporzionale alla calcificazione arteriosa grave e alla cosiddetta mortalità in generale, o morte per qualsiasi causa. Stando a questo studio, le persone con il maggiore apporto di vitamina K2 dall'alimentazione vivranno, in media, sette anni in più dei loro omologhi con carenze di vitamina K2.

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Kate Rhéaume-Bleue

Kate Rhéaume-Bleue è nata nel 1974 a Montreal, in Quebec si è laureata presso il Toronto Canadian College of Naturopathic Medicine nel 2002. In seguito ha lavorato come assistente e supervisore clinica presso strutture ospedaliere. E' una convinta sostenitrice delle cure...
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Ultimo commento su Il paradosso del calcio - Estratto da "La Vitamina che ti farà Vivere 100 Anni"

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rosanna

E se fosse vero?

Anche se mi basta vivere in salute fino al mio ultimo giorno di vita e non necessariamente fino a 100 anni, ritengo che il libro meriti di essere letto per saperne di più sulla vitamina k2... e poi eventualmente decidere cosa è meglio credere. Lo acquisterò senz'altro! Ros

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