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I misteri di Cimamulera - Estratto da "La Dea Dimenticata"

di Giorgio Baietti 7 mesi fa


I misteri di Cimamulera - Estratto da "La Dea Dimenticata"

Leggi in anteprima il primo capitolo del libro di Giorgio Baietti e scopri due uomini straordinari le cui idee sulla religione hanno segnato la storia

Il Grignaschi volle essere creduto Gesù Cristo disceso a regnare sulla terra per lo esalamento dei buoni, per lo sterminio dei cattivi, per l'unione dell'uomo caduto con Iddio, e per la distruzione del peccato.

Con queste parole l'Avvocato Fiscale Generale (il Pubblico Ministero dell'Ottocento) di Casale Monferrato, iniziava la sua arringa in un processo molto particolare per giudicare una persona straordinaria che, sicuramente, non doveva trovarsi lì in quel momento.

Ma andiamo con ordine e lasciamo che tutto ciò traspaia dalle pagine che seguiranno.

Indice dei contenuti:

Don Grignaschi

Questa è una storia strana, assurda, interessante e autentica allo stesso tempo. E "storia" perché tratta di un periodo specifico dal 1842 alla fine del Diciannovesimo secolo e una serie di luoghi, concentrati tra il Piemonte e la Francia.

Protagonista assoluto è, ancora una volta, un sacerdote: Francesco Antonio Grignaschi, nato a Corconio sul Lago d'Orta nel 1810 e divenuto parroco nel 1842 del piccolo paese montano di Cimamulera (provincia del Verbano Cusio Ossola).

In questo villaggio abitava anche una donna particolare, tale Maria Giovannone, che asseriva di avere continue visioni della Madonna. La Vergine le avrebbe parlato, rivelandole di non essere morta fisicamente, ma prima che gli Apostoli la seppellissero, era stata rapita in estasi e poi assunta, anima e corpo in Cielo. Non vi erano solo dialoghi, ma anche contatti fisici, infatti la donna asserì di essere trasportata in volo in tutto il mondo. Da una lettera che Gri-gnaschi invia il 7 dicembre 1842 al Vicario della diocesi di Novara possiamo avere un dettaglio di questi "viaggi".

"Una volta rapita la giovine nella propria stanza, ritornata in sé dopo quattro ore, si ritrovò sopra la stanza stessa ed al sottotetto, onde non sapendo più la giovine dove si ritrovasse perché si era fatto notte, un vivissimo sprazzo di luce ne illuminò il luogo stesso da poter ella riconoscere la sua situazione e discendere di bel nuovo nella propria stanza."

La Giovannone trascorreva intere nottate a pregare nella chiesa del paese dedicata, guarda caso, a Sant'Antonio Abate, il santo festeggiato il 17 gennaio e che molta importanza aveva anche per Bérenger Saunière, il mitico parroco di Rennes le Chateau.

Sarà sempre frutto di casualità, ma anche a Cimamulera la Via Crucis è al contrario e nella cappella che sorge di fronte alla chiesa parrocchiale, dedicata a San Rocco, la statua che lo rappresenta ha la ferita sulla gamba destra. Esattamente come a Rennes le Chateau. Perenne casualità...!

Come dicevamo, durante una di queste veglie, la donna vide una schiera di spiriti celesti che, usciti dalla sacrestia, si muovevano lungo le pareti della chiesa e si fermavano davanti all'altare della Madonna del Rosario. Il mattino seguente, proprio lì fu trovato un lenzuolo e un foglio di carta con sopra una croce disegnata con l'olio. Si potrà pensare alle suggestioni di una visionaria, però immediatamente su ordine della curia l'altare fu chiuso, come a proteggerlo dagli sguardi indiscreti dei visitatori. Dimenticavo, ne fu proibito l'utilizzo anche ai sacerdoti!

La visita della Vergine, oltre a questo, le lasciò anche un regalo: due anelli, uno d'oro e uno d'argento che simboleggiavano questo specialissimo rapporto e che trasmettevano un grande potere. Sarà anche per questo motivo che, a un certo momento, la Giovannone individuò con estrema sicurezza, un punto particolare del locale cimitero e, benché non ci fossero segnali visibili, fece riesumare i resti di una donna morta in odore di santità e lì sepolta da molto tempo (ovviamente, all'epoca non c'era la rigida normativa di oggi).

Risultò che la mano destra della salma era praticamente intatta e le ossa, in seguito deposte sull'altare della chiesa, emanavano un profumo soave, tipico dei fenomeni delle reliquie dei santi.

Con una compaesana simile, Francesco Grignaschi non può che trovare la giusta ispirazione per il suo modo di intendere la spiritualità. Ci può servire, per meglio comprenderlo, il resoconto di un pellegrinaggio che i due compiono al Monte Calvario (su indicazione della Madonna), vicino a Domodossola (la città più importante della zona, distante una quindicina di chilometri). Al ritorno, ormai al tramonto, quando sono in prossimità di Cimamulera, vedono la montagna su cui sorge il villaggio illuminata da una strana luce e questa visione provoca in loro come un dolce stordimento.

I fenomeni misteriosi sono all'ordine del giorno e culminano in una giornata particolare, la domenica di Pentecoste del 1842, quando don Grignaschi, intento a prepararsi per la comunione, ode una voce che gli dice: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, questa è la mia anima, questa è la mia divinità e queste sono le spoglie con le quali voglio vivere tra i viventi sopra la terra. Va' per il mondo e fatti conoscere per Gesù Cristo, acquistando le anime perdute".

Udite queste parole, Grignaschi vide aprirsi il tabernacolo e uscirne il Cristo sotto forma di Bambino che entrò nel suo corpo.

E da questo preciso momento che il semplice parroco di montagna assume una nuova e potentissima spiritualità. Si comincia a parlare di stigmate su mani e piedi e i segni della corona di spine in testa. Su quest'aspetto ci sono diversi pareri discordanti, ma quello che è certo è che Grignaschi non se ne vanterà mai, anzi, farà di tutto per non mostrare mai questi segni, fatto che testimonia a favore della buonafede del parroco.

Tre anni dopo, nel 1845, sempre nella stessa chiesetta avverrà un fatto altrettanto incredibile e, questa volta, visibile a tutti. Un quadro appeso alle pareti e rappresentante Maria Vergine, con tanto di cornice e di vetro ha qualcosa di strano: la coroncina del rosario della Madonna stava all'esterno, come se fosse incollata al vetro.

Il vescovo di Novara, prontamente informato del fatto miracoloso, sale a Cimamulera e non trova di meglio per demolire il fenomeno e placare gli animi dei paesani che mostrare loro degli aghi che, secondo lui, sarebbero stati utilizzati per creare il fenomeno. Come si faccia, poi, a fissare una corona del rosario a un vetro con degli aghi è già qualcosa di miracoloso (se il vescovo avesse parlato di colle, magari avrebbe avuto più senso) però, nonostante tutto, la gente crede a questa versione e dimentica, almeno ufficialmente, questo "miracolo".

La chiesa no, infatti, fa rimuovere quel quadro in tutta fretta e lo sostituisce con una più comoda statua della Vergine davanti alla quale verrà in seguito posta una statuetta raffigurante Don Bosco. Strano tutto questo movimento per un semplice trucco fatto con aghi!

Il rapporto tra Grignaschi e la Giovannone continua, comunque, e dà sempre nuovi frutti. Nel mese di maggio del 1843 il parroco lascia in tutta fretta Cimamulera e va a Torino, la capitale, per incontrare addirittura il re. Il viaggio si rivela inutile poiché Carlo Alberto è a Genova, in procinto di imbarcarsi per raggiungere la Sardegna.

Grignaschi arriva nel capoluogo ligure quando ormai la nave è partita e non gli resta altro da fare che tornare sui suoi passi. Si ferma a Novara per spiegare ai suoi superiori il motivo di tutti questi spostamenti. Deve comunicare urgentemente al re una notizia importantissima, anzi, fondamentale per la sua esistenza: qualcuno lo vuole uccidere.

Tutto questo Grignaschi lo avrebbe appreso durante una confessione da una non ben specificata donna (ovviamente, come parroco era tenuto al massimo segreto) che gli avrebbe, inoltre, confermato che il mandante dell'omicidio era una società segreta svizzera. Il vescovo di Novara decide di inviare il sacerdote a Roma per metterlo in contatto con il diplomatico Broglia, ambasciatore del regno presso la Santa Sede.

La faccenda diventa, a questo punto, ufficiale e viene avvertita la Corte sabauda ma in modo discreto, senza informare direttamente il sovrano ma il suo corpo di polizia. E una minaccia che si va ad aggiungere alle molte che, per un motivo o per l'altro, piovevano su casa Savoia frequentemente.

La cosa finisce lì e Grignaschi ottiene solo un atteggiamento diverso dai suoi superiori, sicuramente improntato al dubbio e alla diffidenza. Lui non se ne cura e continua a frequentare la Giovannone, probabilmente la vera fonte di questa e altre informazioni importantissime.

E' da mettere in conto, comunque, che forse proprio quest'allarme provocato dall'umile parroco di montagna ha fatto desistere i cospiratori dal portare a termine l'attentato, anche perché non è mai stata fatta luce sul risultato delle indagini da parte della polizia segreta del re.

A Cimamulera, nel frattempo è nominato sindaco un notaio, Ferdinando Guglielmazzi, abile cacciatore e materialista alla massima potenza che, fin dal suo arrivo, si mette in competizione col parroco per semplici motivi economici, legati a boschi e terreni che, dalla notte dei tempi, erano di utilizzo della parrocchia e che lui, invece, vuole avocare al Comune e, quindi, alla sua persona. L'ultima parola l'ha don Grignaschi e il sindaco se la lega al dito, pronto a vendicarsi alla prima occasione.

Un motivo lo trova ben presto nella figura della "santa" Maria Giovannone che, secondo lui, rappresentava un elemento destabilizzatore della civile convivenza del borgo montano. Scrive una lettera infuocata al vescovo, il quale prende per oro colato quanto il primo cittadino denuncia e, prontamente, fa allontanare la donna, rinchiudendola nel monastero di Miasino.

La reclusione, però, non dura a lungo e la Giovannone può presto tornare a Cimamulera. E attesa da una folla di devoti e, fatta accomodare su una poltrona, è portata in trionfo dal fondovalle fino al paese di montagna, e non sono certo pochi chilometri. Poi la processione attraversa tutte le strade del paese. Mai si era visto qualcosa di simile, nemmeno per gli eroi di guerra.

Il sindaco, ovviamente, non la prende bene e scrive nuovamente alle autorità civili e religiose per allontanare nuovamente la donna. Questa volta, per evitare errori e ritorni indesiderati, Maria Giovannone è spedita a Tradate tra le spesse e alte mura che circondano il monastero di San Vincenzo de Paoli. Questa è, in un certo senso, una prigione dorata, in quanto è frequentata da ragazze di un certo livello familiare e che, quindi, potevano godere di un discreto comfort.

Nonostante tutto, la Giovannone muore improvvisamente nel mese di dicembre 1846. E una donna forte e in salute di 34 anni, l'emblema della donna di montagna che né la fatica, né i dispiaceri riescono a piegare. Eppure muore per una non ben precisata infezione intestinale (questo è riportato sul referto medico).

Come ha giustamente rimarcato Roberto Gremmo nel suo lavoro è piuttosto strano che in un monastero frequentato da fanciulle paganti, il vitto fosse così scadente da provocare una simile reazione. La storia c'insegna che il veleno è il rimedio migliore per cancellare definitivamente un problema e, in quell'epoca senza "Ris" o "Csi", si poteva avere la certezza di non essere scoperti tanto facilmente. Il fatto, poi, che la Giovannone accusasse disturbi e probabili dolori all'apparato digerente, non può che aggiungere un tassello in più a questa terribile ipotesi. A pensare male...!

E di nemici la donna se n'era fatti molti, soprattutto, tra l'entourage del sindaco e tra alcune frange estreme della diocesi di Novara.

Don Grignaschi soffre molto per la perdita della sua veggente personale e vuole onorarla nel modo migliore anche per l'ultimo suo viaggio terreno. Si reca personalmente a Tradate e fa rinchiudere la salma in una doppia bara con tanto di serratura e portata come una santa reliquia fino a Cimamulera dove è vegliata da tutti i paesani.

La Giovannone è poi sepolta al cimitero; sulla sua tomba vengono seminati dei fiori e il luogo diviene meta di un pellegrinaggio senza fine per parecchio tempo. Si racconta che, una volta scomparsa la lapide, il luogo della sepoltura sia rimasto visibile dal fatto che un'aiuola di fiori spontanei ne circoscrivesse l'esatto perimetro.

La madonna dai capelli rossi

Non si sa in quale periodo, però la donna consegna a Grignaschi i due anelli ricevuti dalla Madonna che per lei avevano un valore immenso e potevano creare il contatto con le energie superiori. Il parroco non li tiene per sé, forse perché queste erano state le indicazioni della Giovannone, o forse perché era giusto che i due gioielli stessero sulle dita di una donna. Infatti li consegna a Domenica Lana, una giovane contadina di Cimamulera dai lunghi capelli rosso fuoco e che, da quel momento, cambierà radicalmente vita.

Questa consegna ha la funzione di una vera investitura: Domenica è la nuova "Giovannone", l'erede di un grande segreto. Dal canto suo la donna abbandona il normale lavoro nei campi e in casa e si dedica anima e corpo alla nuova causa. Segue il suo parroco in tutti i suoi insegnamenti e, su sua indicazione, due volte alla settimana distribuisce alla popolazione una misteriosa bibita che tutti bevevano volentieri e, pare, non ne potessero più fare a meno. Grignaschi affermava che era acqua con l'aggiunta di una polvere in cui era presente la sostanza del Verbo umanato. Insomma, una bevanda "divina".

Domenica Lana diviene per tutti la "Madonna dai capelli rossi" e, durante le celebrazioni della messa, è posta in piedi su un banco come se fosse una statua, circondata da candele accese e da molte donne che, inginocchiate ai suoi piedi, ne invocavano la grazia.

Il sindaco Guglielmazzi ritorna sul piede di guerra e per bloccare l'attività di quel parroco bizzarro non trova niente di meglio che accusarlo di furto. Grazie ai numerosi appoggi politici e religiosi riesce a trascinare il suo "nemico" di fronte al tribunale ecclesiastico di Novara per una causa che viene dibattuta il 27 aprile 1847. Grignaschi è ritenuto colpevole ed è rinchiuso nel convento dei frati di San Francesco sul lago d'Orta. In seguito a ciò è sospeso a divinis.

A Cimamulera, intanto, la gente è tutta per il suo parroco e il sostituto che è inviato dalla diocesi dice messa ai muri, infatti ogni funzione è disertata dalla popolazione che ha soltanto un prete: don Francesco Grignaschi, nessun altro. Questo è un episodio che ricalca alla perfezione quello che, una cinquantina di anni dopo, accadrà a Rennes le Chateau a un altro parroco, Bérenger Saunière.

Anche qui, non il sindaco, ma il vescovo dichiarerà guerra, sospenderà a divinis il sacerdote, lo sostituirà con un altro prete che non vedrà mai in chiesa altro che polvere e ragnatele, in quanto i parrocchiani seguiranno sempre la vera e unica guida in cui si riconoscevano. Tutto il mondo è paese!

Tornando alla nostra vicenda, anche Domenica Lana è arrestata e condotta a forza a Domodossola dove sarà trattenuta per cinquanta giorni. Il 16 giugno 1847 ritorna al paese dove è accolta con grandi festeggiamenti, come la Giovannone. La accompagna addirittura la moglie del guardiano delle carceri a cui sono bastati questi due mesi scarsi per imparare a conoscerla e a divenire una sua grande adepta. E probabile che questa amicizia non sia stata del tutto approvata dal marito...

Don Grignaschi, intanto, era ancora rinchiuso, non in carcere, ma in un convento posto sopra il lago d'Orta, dove al posto dei secondini vi sono dei semplici frati. Una delegazione parte da Cimamulera e lo va a trovare con uno scopo preciso: farlo evadere. Il piano è piuttosto semplice e non sarà difficile per loro indicargli il modo migliore per farlo. Gli lasciano una scala di corda per scendere da una finestra, ma Grignaschi preferisce fare a modo suo e dopo aver chiesto il permesso di fare una passeggiata, scende dalla montagna su cui era posto il convento-fortezza.

Arriva al lago dove prende una barca, attraversa il lago per giungere sulla sponda da cui può ritornare al suo borgo montano il primo agosto 1847. La nuova guida spirituale, don Dell'Oro, quello delle messe senza pubblico, ritiene opportuno abbandonare il proprio gregge e scende di corsa dal paese per raggiungere luoghi più tranquilli. A Cimamulera ormai avevano fatto l'abitudine a questi ritorni di fiamma e, anche per lui, organizzano un grande festeggiamento, anzi, il più grande mai visto in paese, con un banchetto a ciclo continuo, ventiquattrore su ventiquattro, dove siedono al desco i seguaci più devoti, ai quali il parroco si mette a impartire degli ordini precisi e impone loro dei nuovi nomi, nomi particolari, con un San o Santa davanti.

Tutti santi e, ancora oggi, a distanza di più di un secolo e mezzo, i cimamuleresi sono conosciuti come "santui", termine dialettale che ben rappresenta il loro antico ruolo. La grande cena serve anche per battezzare i nuovi dodici apostoli e la donna più importante di tutte: Maria Santissima, che assume le sembianze ruvide e popolari di Domenica Lana.

Con l'imposizione del nuovo nome, Grignaschi infila all'anulare dalla donna un prezioso anello di brillanti, tolto appositamente dalle mani della statua della Madonna che è in chiesa. Ma, come si dice, un bel gioco dura poco e il 5 agosto il sindaco Guglielmazzi interrompe drasticamente il favoloso banchetto facendo intervenire i carabinieri che arrestano il parroco e lo conducono a Novara, di fronte al vicario generale della diocesi, mons. Scavini.

Grignaschi non è per nulla intimorito e dichiara al suo superiore che non lo riconosce tale, in quanto riceve ordini direttamente da Dio e Dio è superiore a qualsiasi uomo e a qualsiasi chiesa. Non ci si stupisce se il parroco è nuovamente rinchiuso. Il sindaco, non ancora soddisfatto dell'esito delle sue losche trame, scrive o fa scrivere una falsa lettera firmata da Grignaschi, con la quale ordinava ai suoi seguaci di lasciare Cimamulera in massa, scendere nella vallata e incontrarsi tutti insieme nel paese di Vigogna. Da qui sarebbero partiti tutti insieme alla volta di Roma, perché lui, don Grignaschi, sarebbe divenuto il nuovo Pontefice.

La gente cade nel tranello e organizza quanto richiesto. Domenica Lana, tutta vestita d'azzurro e con un grande velo, è condotta su un carro seguito da tutti i seguaci in processione che cantano inni e urlano di gioia per questo nuovo stato di pura felicità. Il viaggio, purtroppo, non raggiunge la meta sperata, perché nel villaggio di Premosello sono tutti arrestati. Ai carabinieri che chiedono le loro identità, rispondono con altisonanti nomi di apostoli e santi. I militi credono che li vogliano prendere in giro, ma i paesani sono serissimi; questi sono i loro nuovi e autentici nomi ai quali non vogliono assolutamente rinunciare.

Vengono arrestati in quarantaquattro e gli altri, meno convinti, abbandonano il gruppo e ritornano alle loro case. Il gruppo è condotto sotto scorta fino a Domodossola a cui si andranno ad aggiungere altri quattro seguaci che sono arrestati a Cimamulera il 17 agosto.

Si tratta di un quartetto molto importante, infatti, troviamo il padre e il fratello di Domenica Lana, rispettivamente, San Gioacchino e San Giuseppe e altri due "santi" molto devoti a Grignaschi, ossia Alfonso Guerini (Sant'Andrea) e Giovanni Borghese (San Giovanni Battista).

Alla grande processione aveva preso parte anche una donna, Veronica Possetti, ormai nota come Santa Elisabetta, che in un primo tempo, vistasi a mal partito, aveva rinnegato il suo nuovo ruolo e la fede in Grignaschi, ma poi, come era accaduto a San Pietro, ritrova l'antica fede e fa ritorno a Cimamulera dove è accolta come una vera santa.

La gente le bacia le mani e i piedi mentre lei è distesa come una reliquia sul letto di Domenica Lana. In questo momento è lei la "santa" più autorevole in paese e i fedeli la vogliono onorare al meglio. Purtroppo per loro, il sindaco è sempre vigile e pronto alla denunzia e, infatti, non passa una settimana che anche lei raggiunge gli altri confratelli nel carcere di Domodossola.

Qui, ad ogni modo, il processo non potrà avere luogo; per le disposizioni che intercorrono tra lo Stato e la Chiesa, non spetta a un tribunale ordinario, ma a un analogo organo religioso che ha la propria sede a Casale Monferrato, città distante più di cento chilometri. Qui, nella capitale dell'antico feudo del Monferrato, zona di pregiati vigneti e dolci colline in cui prospera il tartufo nero, Grignaschi e il suo gruppo trovano un prezioso alleato proprio nella Chiesa.

A differenza di Novara, il vescovo locale non vede nel giovane parroco un nemico dichiarato e il giornale religioso Fede e Patria, diventa un suo prezioso sostenitore, usando sempre toni pacati e cercando di mettere in risalto gli aspetti positivi delle sue azioni.

Viste le premesse, il processo si conclude con un'assoluzione piena che, ovviamente, non è accettata da Guglielmazzi e soci, i quali ricorrono in Cassazione a Torino, la capitale del regno di Sardegna. La suprema corte non fa altro che confermare il precedente giudizio e chiude definitivamente la controversia.

E il 17 gennaio 1849. Ed è inutile ricordare che questa data, 17 gennaio, è uno dei simboli del mistero di Rennes le Chateau, giorno in cui accadono strani fenomeni e che, a partire dalla fine dell'Ottocento, fino ai giorni nostri, si concretizzano in una figura di luce molto particolare e molto "concreta".

Il sole, illuminando una delle vetrate della chiesa del villaggio francese, proietta sul muro di fronte (guarda caso, proprio sotto la statua di Sant'Antonio Abate, il santo del 17 gennaio) una figura luminosa che assume poi le sembianze di un albero con tante mele blu!

E non dimentichiamo che la chiesa di Cimamulera è dedicata allo stesso santo. Coincidenze?

La Dea Dimenticata

Vita, morte e miracoli di due sognatori, Francesco Grignaschi e David Lazzaretti, la storia dei Magnetici

Giorgio Baietti

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Giorgio Baietti

Giorgio Baietti, laureato in Lettere e in Sociologia, è insegnante e giornalista, oltre che studioso di storia alternativa ed esoterismo. Dal 1986 si occupa del mistero di Rennes-le-Château, dove è praticamente di casa e trascorre diversi periodi dell’anno, in un’abitazione che è situata...
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