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I gruppi sanguigni in breve - Anteprima di "Le Ricette della Dieta Italiana dei Gruppi Sanguigni"

di Roberto Mazzoli 3 anni fa


I gruppi sanguigni in breve - Anteprima di "Le Ricette della Dieta Italiana dei Gruppi Sanguigni"

Leggi il 1 capitolo del libro "Le Ricette della Dieta Italiana dei Gruppi Sanguigni" di Roberto Mazzoli ed Emma Muracchioli

A che gioco volete giocare?

In natura i cambiamenti si impongono solo se servono a qualcosa: la pelliccia striata è utile per mimetizzarsi meglio nelle ombre della vegetazione, il collo lungo fa arrivare alle foglie più alte, con il pollice opponibile si fanno meraviglie.

Persino quella che sembra bellezza fine a se stessa, come la coda del pavone, ha una funzione: il colore intenso, la lucentezza del piumaggio e la simmetria del ventaglio dimostrano che il maschio è ben nutrito, sano e con un ottimo patrimonio genetico. Certo, il pavone femmina di genetica e nutrizione sa ben poco, ma quei segnali li coglie a colpo d’occhio quando cerca un buon partito per la riproduzione.

Basta riflettere sui mille esempi forniti dalla natura per capire che una mutazione genetica s’impone e si diffonde se è necessaria, qualunque essa sia.

E allora perché i gruppi sanguigni dovrebbero fare eccezione? Perché mai si dovrebbe essere verificato un cambiamento così imponente dal gruppo 0 originario, quello dei cacciatoriraccoglitori, al gruppo A? E sarà una mera coincidenza che questa mutazione sia avvenuta in concomitanza con la nascita dell’agricoltura e il passaggio alla vita in comunità numerose, dove il nemico numero uno erano le epidemie?

Se poi pensiamo al gruppo B, quello dei nomadi sull’Himalaya, vediamo che le esigenze fisiologiche e la disponibilità alimentare erano ancora diverse: più grassi per il freddo delle alte quote, pastorizia per la produzione di latte e carne, un equilibrio ormonale che avrebbe permesso di fare figli anche in condizioni estreme.

Ora, fa parte del gioco che la natura tiri i dadi sperando in una combinazione fortunata, ma se perdesse sempre, ai dadi non ci giocherebbe più. L’obiettivo è la riproduzione e, in fin dei conti, l’esistenza stessa di intere specie.

Anche l’economia non si può permettere errori, ma il suo è un gioco molto diverso.
Mentre sono necessarie centinaia di generazioni per far sì che il nostro corpo si adatti ai cambiamenti, per il mercato conta più il nostro portafogli che la nostra fisiologia.

Lo zucchero raffinato sarà anche la concausa di molte patologie, ma vende bene. Anzi, più ci fa ammalare, tanto meglio sarà per l’industria farmaceutica, che ci vende le sue pillole contro le «malattie del benessere». Un’espressione fuorviante, perché lega le malattie ai tanti agi della nostra civiltà e fa passare clandestinamente l’idea che questo sia un indispensabile dazio da pagare per non vivere più nelle caverne.

Be’, non è esattamente così.
Guardiamo con occhio disincantato la nostra vita.

Davvero abbiamo bisogno di spostarci sempre in auto, di mangiare al fast food, di fumare e compensare con gli zuccheri l’amarezza dell’esistenza?Il problema è che siamo nati in un preciso contesto socio-culturale, e così riteniamo naturali abitudini che non lo sono affatto.

Per esempio, se tutti i nostri parenti hanno sempre mangiato pane bianco, considereremo sgradevole e rozzo quello scuro. Se la grigliata di maiale risollevava le sorti di una settimana pesante, anche noi porteremo avanti la tradizione. Certo, magari i nonni e gli zii hanno collezionato cardiopatie, diabete, cancro e varie patologie infiammatorie, ma diamine, cosa sarebbe la vita senza qualche piccolo piacere!

Ecco, la questione è esattamente questa: per liberarci dalla zavorra (fisica e psicologica) che ci appesantisce vita e girovita, non dobbiamo rinunciare al piacere, ma guardarci dentro e vedere cosa realmente ci renderebbe felici.

Probabilmente un corpo tonico e scattante, perfetto per correre e camminare, giocare con i figli, battere gli amici a qualche sport, ballare fino al mattino, pedalare con il vento in faccia. E chi non vorrebbe gustare la cena con gli amici senza mal di testa o bruciori di stomaco?

Ecco, il nostro obiettivo del tutto realistico potrebbe essere quello di attirare gli sguardi dell’altro sesso e piacere a noi stessi guardandoci nello specchio con il portamento eretto, la pancia piatta e la chioma lucida e folta.

Orgogliosi proprio come i pavoni!

L’approccio per gruppi sanguigni

Come abbiamo avuto modo di spiegare ne La Dieta Italiana dei Gruppi Sanguigni, questa strategia alimentare non si può ridurre a tabelline di cibi consentiti o proibiti.

I geni che determinano il gruppo sanguigno influenzano anche l’espressione di quelli vicini sul cromosoma, gli antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi si combinano con le lectine contenute negli alimenti, cambia la risposta allo stress perché nei vari gruppi vengono modulati diversamente ormoni come adrenalina e cortisolo, sono differenti l’efficienza energetica, i benefici ricavabili praticando sport intensi, di resistenza o tecniche di rilassamento, cambia persino la reazione agli ambienti affollati e ai compiti professionali o scolastici.

Dato che il campo è così vasto, in questo nuovo volume circoscriveremo l’argomento agli aspetti alimentari, perché impostare correttamente il nostro atteggiamento verso il cibo avrà ripercussioni dirette e veloci su tutti gli altri ambiti.

Per esempio, aumentare le energie fa incrementare le performance sul lavoro, nello studio e nello sport, sgonfiarsi e dimagrire fa aumentare l’autostima, che a sua volta influenza la reazione agli stress.
Non dimentichiamo, infatti, che siamo noi ad attribuire un «valore stressogeno» agli eventi.

Detto ciò, resta assodato che nel nostro organismo tutto è interconnesso, quindi si possono isolare i termini del problema solo per comodità di spiegazione. Per esempio, molti divulgatori del metodo per gruppi sanguigni fanno convergere tutta l’attenzione sul tema delle lectine, che è importante ma non occupa tutto il quadro.

Cosa sono le lectine?

Semplificando un argomento molto complesso, sono proteine diverse tra loro che gli organismi animali e vegetali utilizzano per creare legami: le piante le sfruttano come antiparassitari, virus e batteri per attaccarsi alle cellule delle vittime.

Le lectine funzionano come una sorta di colla che riesce a unire contemporaneamente diverse cellule tra loro, in un processo noto come agglutinazione. È il caso, per esempio, dei globuli rossi che si agglutinano se riceviamo la donazione di un sangue di gruppo non compatibile (come quando un soggetto A riceve sangue B o viceversa).

Ora, negli alimenti ci sono lectine incompatibili con il nostro gruppo sanguigno, che possono causare reazioni immunitarie simili alle allergie, ma anche malattie autoimmuni e infiammazioni, così come possono interferire con l’assimilazione di zuccheri e proteine, nonché aumentare la permeabilità intestinale, permettendo il passaggio nell’intero organismo di molecole a loro volta infiammatorie.

In pratica, mangiare cibi con le lectine sbagliate, non disattivate dalla cottura e soprattutto in grande quantità, manda in tilt i nostri sistemi e può causare reazioni in organi distanti anche molto gravi, che talvolta risulta difficile collegare al consumo di cibi apparentemente innocui come pane, latte o polenta.

Il fatto è che molti divulgatori si fermano qui, quando invece ci sono altri fattori importanti da prendere in considerazione.

Mutazioni epocali come quelle del gruppo sanguigno si affermano solo se procurano vantaggi in termini di adattamento all’ambiente, come la resistenza a certe malattie, la forza, la capacità di accumulare riserve per i periodi di carestia oppure di ottimizzare le risorse per reagire nell’immediato e così via. ù

Ecco allora che i quattro tipi presentano notevoli diversità nella modulazione degli ormoni collegati allo stress (adrenalina, noradrenalina e cortisolo) e alla produzione di energia (insulina), come anche in quella di diversi neurotrasmettitori ed enzimi.

Infine, sempre dal punto di vista evoluzionistico, noi non siamo poi tanto differenti dai nostri progenitori, anzi, migliaia di anni in un arco di qualche milione (dall’Homo abilis a noi sono passati 2 milioni di anni) sono un battito di ciglia.

Ciò comporta che, mentre la tecnologia alimentare dalla rivoluzione industriale in poi ha fatto un clamoroso balzo in avanti − portando spesso la chimica a tavola −, il nostro organismo annaspa quando deve gestire sostanze aliene come grassi idrogenati, edulcoranti di sintesi, antimicotici e antiparassitari, e in genere tutti i prodotti raffinati (farine e zuccheri in testa). E questo ci accomuna tutti, costituendo la vera base di tale approccio alimentare.

Ma passiamo ora velocemente in rassegna il profilo dei quattro tipi.

Il gruppo 0: il cacciatore-raccoglitore

I nostri antenati cacciatori-raccoglitori africani erano tutti di gruppo 0, così come lo sono anche adesso i popoli più antichi, come gli inuit, gli indigeni peruviani e i nativi americani, ma anche buona parte degli attuali africani e circa il 40% degli europei.

Per millenni i nostri progenitori si sono nutriti di pesce, carne (cacciata, ma più spesso sottratta ad altri predatori; meno nobile, certo, ma anche questo richiedeva abilità e velocità) e di tutto ciò che la natura produceva spontaneamente. Spontaneamente non voleva dire comodamente, però. In concreto, servivano forza per trasportare pesi anche su lunghi percorsi fino all’accampamento e velocità per attaccare o scappare da qualche bestione, secondo l’occorrenza.

Proprio per questo i tipi 0 sono più «attrezzati» negli ormoni utili per gestire le emergenze: adrenalina e noradrenalina. Il rovescio della medaglia è che le smaltiscono più lentamente degli altri.

Resta poi la predisposizione fisica a un’attività di un certo impegno, e questo riguarda anche chi passa tutto il giorno alla scrivania o a curare i nipotini: riscoprite il primitivo che alberga in voi!

Inoltre, la nostra dieta ancestrale non prevedeva muffin e panini, e infatti chi ha il sangue 0 incontra difficoltà con quasi tutti i cereali, soprattutto con quelli «moderni» come il frumento. Ma ci ritorneremo sopra più avanti.

Per ora basti riassumere così le caratteristiche peculiari del tipo 0:

  • Predisposizione all’attività fisica breve e intensa. Ottimi gli sport come arti marziali, ciclismo, body building, pattinaggio per tonificarsi, scaricare le tensioni e produrre ormoni del benessere. I tipi 0 hanno bisogno di mantenersi sempre molto attivi per stare bene e non ingrassare: nel loro caso, più si muovono e più si sentono energici.
  • Buona risposta allo stress (velocità di pensiero e movimento) ma recupero lento rispetto agli altri gruppi una volta cessata l’emergenza. Sistema immunitario e metabolismo molto attivi. Possibili sintomi di squilibrio: irritabilità, depressione, abuso di droghe e farmaci, ipertensione, cardiopatie.
  • Leggera chetosi. I tipi 0 ottengono buoni risultati con le diete iperproteiche o chetogeniche, in cui un alto consumo di ortaggi evita il sovraccarico di reni e sistema cardiocircolatorio, rischio derivato dall’alto consumo di proteine animali (acidificanti). Da notare che tra le fonti proteiche non c’è solo la carne rossa, ma ci sono anche pesce, pollame e uova, mentre i legumi vanno consumati con qualche accorgimento perché non provochino problemi digestivi.
  • Tendenza a gonfiarsi mangiando cereali e soprattutto frumento, il cui glutine altera l’attività dell’insulina, con il risultato che l’organismo accumula grasso anziché sfruttare le calorie per produrre energia. Un effetto analogo lo provoca il mais, ma in generale non ci sono cereali ideali per gli 0 e quelli tollerati si possono consumare solo ascoltando bene le reazioni del proprio corpo: magari non tollerate il farro ma il riso sì.
  • Scarsa tolleranza per i latticini, tra cui non ci sono alimenti ideali per gli 0, che in genere sono intolleranti al lattosio. Per assumere abbastanza calcio potrebbero consumare latte di soia addizionato con questo minerale.
  • Bassi livelli del fattore di coagulazione di von Willebrand: gli 0 hanno circa il 25% in meno di probabilità di sviluppare una trombosi rispetto agli altri gruppi, però sono più predisposti alle emorragie (da tenere in considerazione quando vengono programmate delle operazioni chirurgiche).
  • Tendenza a sviluppare malattie della tiroide. Nel caso dell’ipotiroidismo sono consigliati i cibi che stimolano l’attività della ghiandola: pesce, frutti di mare e sale iodato. Carne, broccoli, spinaci e verze attivano il metabolismo, laddove cavoli (tranne quello verde), cavolini di Bruxelles e cavolfiore inibiscono la secrezione di ormoni tiroidei.

L’iperacidosi gastrica può degenerare in gastriti, duodeniti e ulcere. Meglio evitare pasti rari e pesanti, che gonfiano lo stomaco e fanno secernere troppa gastrina. Ideale la scansione in 5 pasti e spuntini, come nei menu proposti nella Parte seconda.

Il gruppo A: l’agricoltore

Passare da caccia e raccolta all’agricoltura è stato un processo graduale, che si è verificato tra i 25.000 e i 15.000 anni fa. Parallelamente, una mutazione genetica favorevole ha fatto diffondere il nuovo gruppo sanguigno A, caratteristico delle comunità agricole nella fertile area tra l’Europa centro-meridionale e il Medio Oriente.

Vivere di agricoltura implicava essere stanziali in quanto collegati in filiera con le altre persone che seguivano il prodotto dal campo al mercato (per esempio, contadino, mugnaio, fornaio, mercante), e questo comportava la necessità di sviluppare una certa resistenza alle malattie da comunità come il raffreddore e una tendenza alla socializzazione necessaria per vivere in collettività.

E se il raffreddore vi pare robetta da poco, considerate quante volte le sue complicanze ci obbligano ad assumere un antibiotico.

Peccato che Victor Fleming abbia fatto i suoi studi sulle penicilline all’inizio del secolo scorso, e fino alla seconda guerra mondiale i soldati temessero più le epidemie del nemico: 3 milioni di morti per il tifo nella prima guerra mondiale, una cinquantina per l’influenza spagnola intorno al 1919, tanto per dare il parametro della situazione.

A livello genetico, l’antigene A ostacola l’attecchimento di vari ceppi virali alle mucose del sistema respiratorio, la prima via di entrata per gli invasori esterni.

D’altro canto, diversi antigeni tumorali sono affini a quelli del gruppo A, che non li riconosce come nemici e quindi non li combatte adeguatamente: nel suo caso è bene prestare particolare cura nel seguire un’alimentazione antitumorale, per esempio riducendo a zero il consumo di carne rossa, cereali e zuccheri raffinati e aumentando quello di frutta e verdura.

Dal punto di vista fisico, all’agricoltore non serve lo scatto del cacciatore: la sua struttura è fatta per gli sforzi prolungati. In altre parole, anche per lui la sedentarietà è deleteria. Inoltre, lo stress lo manda in crisi perché già produce troppo cortisolo di base, figurarsi quando qualcuno lo attacca o lo mantiene in una condizione di ansia per un lungo periodo.

Proprio per questo, nell’alimentazione il gruppo A deve evitare sia lo stress del digiuno (il corpo non sa che state saltando il pasto per seguire la dieta del momento) sia le abbuffate che non riuscirebbe a digerire e gli sovraccaricherebbero il sistema.

In estrema sintesi, le caratteristiche salienti dei tipi A sono:

  • Predisposizione all’attività fisica di resistenza anziché di potenza, come nuoto e ciclismo sulla lunga distanza, jogging e maratona, body building leggero, danza. Andare in palestra per scaricare le tensioni con esercizi pesanti si rivela controproducente. Inoltre occorre alternare attività fisica tonificante e rilassante, come stretching, esercizi aerobici, yoga, Tai Chi Chuan.
  • Resistenza alle infezioni, ma probabilità più elevata di sviluppare cancro. A livello intestinale difficoltà a smaltire il colesterolo, che è un fattore di rischio per le cardiopatie. Per fortuna, una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica possono abbassare drasticamente tali fattori di rischio.
  • Alimentazione tendenzialmente vegetariana o comunque mediterranea, ricca di verdura e frutta: i vegetali procurano acqua per idratazione e depurazione dell’organismo, vitamine e minerali, fitocomposti antiossidanti e antitumorali, fibre per la pulizia del tubo digerente e il benessere della microflora intestinale (con conseguente aumento delle difese immunitarie). La carne, invece, tende a far sentire gli A assonnati e senza energie; il latte rallenta il metabolismo delle sostanze nutritive contenute negli altri alimenti, mentre migliorano digestione e metabolismo gli ortaggi, l’ananas, la soia e i suoi derivati e gli oli vegetali.
  • Secrezioni gastriche poco acide, e conseguenti difficoltà a digerire le proteine animali (in particolare la carne rossa), soprattutto se associate nello stesso pasto con amidi. Dal momento che la prima digestione avviene in bocca, occorre masticare bene e mangiare con calma.
  • Tendenza a ingrassare mangiando carne rossa: meglio il pesce, più digeribile e ricco di omega 3 cardioprotettivi.
  • Vulnerabilità all’aumento di acidità gastrica e tendenza al reflusso gastroesofageo, attenuabili con un corretto stile di vita: camminare anziché sprofondare nel divano dopo aver mangiato, evitare il sovrappeso, la sedentarietà, lo stress, i cibi pesanti (come i grassi − intingoli, dolci e creme, formaggi cremosi, burro − che rallentano lo svuotamento dello stomaco) e quelli irritanti (aceto, agrumi, superalcolici, insaccati e affumicati, menta, caffè forte, pomodoro, spezie piccanti, cioccolato e simili).
  • Bisogno di mangiare poco e spesso (meglio 6 volte al giorno che 3) e dare importanza alla colazione. Evitare i digiuni, sia quelli brevi come saltare i pasti (e produrre acido cloridrico per nulla) sia quelli prolungati (che per il corpo sono un potente segnale di allarme).
  • Alti livelli di cortisolo, l’«ormone dello stress»: gli A partono con livelli già alti e ulteriori incrementi li possono rendere ingestibili. Occorre quindi ridurre i fattori di stress e acquisire le tecniche per padroneggiarli. Tra i fattori di stress sottovalutati ci sono i rumori forti o continuativi, le luci intense e gli ambienti sovraffollati, telefonate o discussioni durante il pasto, ma anche la tendenza ad avere tutto sotto controllo e persino l’eccessiva disponibilità verso gli altri. Alzarsi presto alla mattina limita invece la secrezione di cortisolo, che è massima proprio tra la fine della notte e l’inizio del mattino.
  • Bassi livelli di alcuni tipi di anticorpi, con tendenza a sviluppare infezioni auricolari, respiratorie e gastrointestinali, nonché allergie e asma. Questo è evidente soprattutto nei bambini.
  • Bisogno di socializzare: gruppi di lettura, cineforum, corsi di lingue o di cucina sono alcuni esempi di attività che ricaricano le pile ai tipi A.

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Roberto Mazzoli

Roberto Mazzoliè nato a Mantova nel 1940.Laureato in "Scienze e Tecnologie del Fitness e dei Prodotti della Salute", "Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute", (UNICAM). Laureando in Biologia della Nutrizione (2° anno). Eè anche dirigente di Comunità con indirizzo in...
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