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I campi elettromagnetici danneggiano la ghiandola pineale

di Luigi Maxmilian Caligiuri 1 anno fa


I campi elettromagnetici danneggiano la ghiandola pineale

I nuovi risultati delle ricerche scientifiche indipendenti

La possibilità che l’esposizione a campi elettromagnetici non ionizzanti ad alta frequenza generi effetti biologici e sanitari nocivi è oggi una questione di primaria importanza in fisica sanitaria e in medicina in generale.

L’esposizione a campi elettromagnetici (EMF) è stata associata a un’ampia varietà di effetti sanitari aventi conseguenze significative sulla salute pubblica, i più seri dei quali riguardano, ad esempio, quelli relativi ai campi a frequenze estremamente bassi (ELF) e/o a radiofrequenze (RF) e microonde (MW) e comprendono, tra l’altro, leucemia (anche di tipo infantile), tumori cerebrali e un elevato incremento del rischio di insorgenza di patologie neurodegenerative quali la malattia di Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Inoltre sono stati riportati casi di aumentato rischio di cancro al seno, effetti genotossici (danno al DNA e micronucleazione), rottura patologia della barriera ematoencefalica, alterazione del sistema immunitario, infiammazioni, aborti spontanei ed effetti cardiovascolari.

Un’ulteriore categoria di effetti evidenziati riguarda infine disturbi del sonno per esposizioni a campi RF di bassa intensità nelle vicinanze di ripetitori WI-FI e stazioni radio base per telefonia mobile cellulare, effetti cognitivi e comportamentali a breve termine, alterazione dei tempi di reazione agli stimoli, dell’attenzione, della concentrazione ed alterata attività cerebrale (EEG).

Indice dei contenuti:

I campi elettromagnetici danneggiano la ghiandola pineale

Numerosi altri effetti sul sistema nervoso centrale sono stati ampiamente documentati e includono, in particolare, alterazione delle funzioni cerebrali quali perdita di memoria, ritardi nell’apprendimento, disfunzioni motorie e delle prestazioni nei bambini, incremento nella frequenza di mal di testa, affaticamento e disordini del sonno.

In particolare, come vedremo più avanti, studi specifici hanno evidenziato, quale conseguenza dell’esposizione cronica a EMF (praticamente in corrispondenza a tutto lo spettro di frequenza possibile) importanti effetti di riduzione del livello di melatonina, un fondamentale ormone secreto dall’epifisi, altrimenti nota come ghiandola “pineale”.

Tale ormone, come noto, è essenziale per garantire la regolarità del ritmo circadiano e risulta pertanto di fondamentale importanza per il corretto equilibrio fisiologico dell’organismo umano. La sua alterata (ridotta) produzione, dovuta all’esposizione a campi elettromagnetici a RF, si ritiene possa dunque costituire uno dei più importanti fattori di rischio di insorgenza di patologie, anche di natura tumorale.

Tuttavia, nonostante negli ultimi decenni siano state avanzate molte ipotesi sui possibili meccanismi biofisici in grado di spiegare la correlazione tra esposizione a EMF ed effetti biologici e sanitari, sia in riferimento al ruolo giocato della ghiandola pineale che alla funzionalità dei diversi organi e apparati, non esiste accordo, tra gli studiosi, sull’origine e sulle caratteristiche di un siffatto meccanismo.

Una proposta interessante, in tal senso, è stata recentemente avanzata dallo scrivente come risultato delle attività di ricerca svolte presso il FoPRC (Foundation of Physics Research Center) ed è in grado di fornire un meccanismo biofisico che spieghi l’interazione dei campi elettromagnetici a RF e MW, come quelli tipicamente emessi dalle principali sorgenti wireless, con le strutture biologiche ed i conseguenti effetti biologici.

È importante comunque sottolineare che tali effetti sono in grado di determinare, in caso di esposizioni incontrollate a lungo termine, possibili danni alla salute che possono risultare di particolare gravità quando riferiti a bambini e soggetti in giovane età i quali, oltre a essere caratterizzati da una intrinseca maggiore sensibilità fisiologica legata alla fase di crescita, risultano meno capaci di sottrarsi, rispetto agli adulti, all’azione delle sorgenti di radiazione eventualmente presenti in ambiente abitativo ed esterno.

Radiazioni emesse dai telefonini: effetti sui bambini

Nei bambini, l’esposizione alle radiazioni emesse dai telefoni cellulari è in grado di determinare modificazioni negative dell’attività cerebrale durante lo svolgimento di compiti che richiedono l’impiego di alcune capacità mnemoniche.

Sono stati riportati inoltre:

  • effetti legati alla riduzione delle capacità cognitive,
  • riduzione della concentrazione,
  • accelerazione delle funzioni mentali associata tuttavia a riduzione dell’accuratezza,
  • ritardo nei tempi di reazione,
  • disorientamento spaziale,
  • riduzione dell’abilità motoria e dell’apprendimento e, in generale, una serie di altri sintomi segnalati anche nel caso dell’esposizione dei soggetti adulti.

Esposizione a campi elettromagnetici: effetti sulla salute

Effetti di natura “immediata”:

  • riduzione della durata e della qualità del sonno, alterazione dei livelli ormonali,
  • indebolimento delle funzioni cognitive, della concentrazione, dell’attenzione, del comportamento, e del benessere complessivo.

Effetti di tipo cronico:

  • trasmissione genetica di danni al DNA,
  • stress fisiologico,
  • alterazione delle funzioni immunitarie,
  • elettrosensibilità,
  • infertilità,
  • aumento del rischio generalizzato di cancro,
  • danni neurologici.

Approfondisci su Scienza e Conoscenza - N. 55

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LUIGI MAXMILIAN CALIGIURI è laureato magna cum laude in fisica teorica. Ha svolto e svolge attività di ricerca presso l’Università della Calabria. Docente in diversi corsi universitari, è autore di decine di pubblicazioni internazionali su riviste peer reviewed ed atti di congressi. È...
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