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Gli aspetti dell'ascolto - Estratto da "L'Arte di Ascoltare"

di Patrice Ras 2 mesi fa


Gli aspetti dell'ascolto - Estratto da "L'Arte di Ascoltare"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Patrice Ras e scopri come migliorare la tua comunicazione e il tuo modo di agire grazie all'arte dell'ascolto

Ascoltare non significa soltanto rimanere in silenzio e lasciare parlare un altro, ma comporta tutta una serie di complessi aspetti.

Indice dei contenuti:

Cosa non è l'ascolto

L'ascolto non è un bisogno

Goethe ha scritto: "Parlare è un bisogno, ascoltare è un'arte". La frase dice tutto.

Nessuno ha bisogno di ascoltare, ma tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati e di esprimerci. Più avanti troverete l'elenco dei dodici bisogni ("Ascoltare sì, ma cosa?").

Ascoltare non è discutere

La maggior parte delle persone crede di (saper) ascoltare. Durante i corsi, gli esercizi dimostrano il contrario: quasi nessuno ascolta. L'ascolto è un'eccezione alla regola generale, ossia quella di non ascoltare.

Gli ascoltatori meno peggiori non interrompono l'interlocutore, parlando però quando questi ha terminato.

Prendere o riprendere la parola significa smettere di ascoltare. Il vero ascolto inizia quindi non appena chi viene ascoltato ha terminato la frase o il discorso.

Per quanto tempo (secondi) riuscite a stare in silenzio dopo che l'interlocutore ha finito la frase o il discorso?

Ascoltare non è rispondere

Per la maggior parte degli occidentali comunicare significa esprimersi e ascoltare vuol dire rispondere o reagire. Questa convinzione costituisce un errore basato sulla competizione relazionale: ciascuno cerca di esprimersi il più possibile, ascoltando il minimo.

In altre parole, rispondere o reagire rappresentano nient'altro che la giustificazione al bisogno di esprimersi.

Ascoltare non è cercare di aver ragione

In Occidente comunicare significa scambiare informazioni (v. lo schema di Jakobson), idee, giudizi e argomenti.

Lo scopo di questo gioco relazionale consiste nel convincere l'interlocutore e ottenerne il consenso. Una delle frasi chiave di questa comunicazione è: "Non sono d'accordo?'.

Durante una cena tra amici, complice l'alcol, la discussione si era animata e Michel, un amico (francese) ha pronunciato questa frase-simbolo per esprimere il suo disaccordo a un amico messicano, José. Quest'ultimo gli ha risposto con un gran sorriso: "Non ho bisogno della tua approvazione..''.

Questa risposta ha avuto l'effetto di uno schiaffo e la discussione si è immediatamente interrotta. Michel (e attraverso di lui tutti i francesi) erano stati colti in flagrante, nel tentativo di aver ragione.

Ascoltare non è "sistemare il problema" altrui

Un problema è qualcosa che va "sistemato" o risolto. È il prisma attraverso cui ascoltiamo e siamo ascoltati. Poiché apparteniamo alla civiltà cristiana, che ci ingiunge di aiutare il prossimo, cerchiamo di aiutare l'interlocutore risolvendogli il problema. Ciò è particolarmente vero per gli uomini, che si focalizzano più sui problemi che sulle persone.

Pertanto, cerchiamo in tutti i modi (razionali) di risolverlo o di aiutare l'interlocutore a risolverlo. Allo scopo, utilizziamo la logica, analizziamo il problema per determinarne le cause e le soluzioni.

Questo ascolto razionale incentrato sul problema è una delle principali caratteristiche della comunicazione in Occidente. Lo ritroviamo a tutti i livelli e in tutti i settori: medicina, consulenza (indipendentemente dall'ambito), ma anche management, vendite, presa di decisioni o addirittura coaching.

Cosa è l'ascolto

Ascoltare è uno sforzo

Ascoltare vuol dire lasciar esprimere l'altro. Di conseguenza, significa rinunciare a esprimersi e accettare una certa frustrazione. In ungherese ascoltare e tacere si traducono con lo stesso verbo.

L'espressione è il nostro primo riflesso. I bambini hanno la tendenza a esprimersi spontaneamente. Quasi non ascoltano e si rubano la parola per affermarsi.

Ascoltare richiede quindi uno sforzo, quello di tenere a freno il desiderio di parlare e di raccontarsi (uno dei piaceri più grandi). Ascoltare vuol dire porsi in sintonia con l'altro e mettere in stand-by il proprio egocentrismo.

Ascoltare è una competenza e un mestiere

L'ascolto è un'azione invisibile: fare un po' di posto all'altro o addirittura fare tanto posto all'altro e permettergli di parlare. Si tratta quindi di un'azione di comunicazione e di una competenza, un savoir faire subito utilizzabile, che trasforma qualcosa o qualcuno.

L'ascolto trasforma il rapporto (competenza relazionale) e al tempo stesso la persona ascoltata.

Inoltre, questa competenza si sviluppa con l'età e le responsabilità (professionali o familiari). Infine, ad ascoltare si impara, attraverso una formazione più o meno lunga: corsi universitari di economia, risorse umane o psicologia. Personalmente, ho seguito una formazione all'ascolto ("Approccio Centrato sulla Persona", di Cari Rogers), della durata di cinque anni.

Ascoltare è anche un mestiere, quello degli psicologi e dei coach, come pure un'attività di volontariato (Telefono Amico e simili).

Ascoltare è rendersi disponibili

L'ascolto non consiste semplicemente nel tacere, nel lasciar parlare l'altro. Questo è silenzio esteriore. Ascoltare vuol dire fare silenzio dentro di noi, per essere disponibili all'altro. Infatti, nel momento in cui commentiamo, reagiamo, prepariamo la nostra risposta ecc., non ascoltiamo più.

Silenzio esteriore e interiore sono ambedue altrettanto importanti. Il silenzio esteriore permette all'altro di parlare, mentre il silenzio interiore consente a chi ascolta di provare sensazioni e accompagnare la persona ascoltata. Un sinonimo di ascoltare è sentire, che implica delle sensazioni...

Ascoltare è decodificare

È stato Roman Jakobson, un linguista, ad analizzare la comunicazione come trasmissione di informazioni. L'ha suddivisa in sei funzioni secondo lo schema di seguito riportato, che reca il suo nome e che ha reso possibile l'informatica.

Jakobson ha dimostrato che qualunque messaggio è l'associazione di un senso (immagine mentale, idea, emozione o intenzione) e di un canale (il supporto fisico): voce, scrittura, gesti, immagini, semafori... o persino di più canali (video o comunicazione interpersonale).

L'associazione tra senso e canale è arbitraria; è una convenzione che il semaforo verde significhi "via"!

Ascoltare è osservare

Per essere precisi, ascoltare non vuol dire semplicemente ascoltare le parole, vuol dire capire ciò che l'altro non dice (a parole), ma che comunica con tutto il corpo. Ascoltare vuol quindi dire osservare.

Concediamo più attenzione alle parole (coscienza e controllo) che alla comunicazione non verbale, mentre quest'ultima ricopre più importanza e impatto sull'altro.

Ciò che diciamo (le parole) non ha pressoché importanza (8%). Quello che recepiamo, capiamo, ricordiamo e accettiamo è il non verbale (voce + corpo = 92%). Eppure, ci focalizziamo sulle parole e trascuriamo il corpo. Nota: il paraverbale (la voce) oggi viene considerato una sottocategoria del non verbale.

Per la maggior parte delle persone la comunicazione non verbale è data dalla gestualità, cioè il linguaggio dei gesti, degli atteggiamenti e della mimica.

Questo però significa dimenticare tutti gli altri linguaggi non verbali (v. figura riportata di seguito): la forma del viso (e del corpo), la scrittura (grafologia), le malattie, il look (che comprende i vestiti e gli accessori, l'acconciatura e il make-up, i tatuaggi e i piercing), il linguaggio dello spazio (la prossemica o distanza interpersonale, gli spazi occupati, i luoghi frequentati), il linguaggio degli altri sensi (la voce, l'olfatto, il tatto e il gusto), gli oggetti (ivi compresi i veicoli e i mobili) e gli animali posseduti (nonché sfoggiati), il linguaggio dell'azione (gli atti, i ruoli svolti e la gestione del tempo), i sogni e i colori.

Tutti questi linguaggi sono più o meno coscienti e più o meno controllabili. Sono inoltre più o meno culturali/individuali.

L'Arte di Ascoltare

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Patrice Ras

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Patrice Ras, esperto di comunicazione, sviluppo personale e gestione delle emozioni, è anche terapeuta, coach e specialista di comuncazione non verbale.
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