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Estratto dal libro “Sorprese di pane”

di Silvia Strozzi 7 mesi fa



Leggi un’anteprima dal libro “Sorprese di pane”

La storia del pane 

Nelle caverne degli uomini primitivi gli archeologi hanno ritrovato chicchi di cereali che venivano utilizza­ti come alimento integrativo della dieta a base di carne.

I chicchi di cereali venivano frantumati fra due pietre e poi mescolati con acqua per preparare una pappa cru­da molto nutriente, una sorta di pane crudo. Nell’antico Egitto crescevano numerose piante fra le quali vari tipi di cereali. Le terre lungo il Nilo, grazie al limo, erano molto fertili e adatte alla coltivazione.

Gli Egizi, fra tante piante, scelsero il frumento come base della loro alimentazione. Nelle famiglie più ricche erano le serve che avevano il compito di frantumare nel morta­io i chicchi e di separare con il setaccio la parte nutritiva del chicco dall’involucro per poi macinarli. La farina così ottenuta era mescolata con l’acqua, impastata a lungo e cotta su pietre.

Più tardi, la cottura del pane migliorò perché la pietra fu “chiusa” con un vaso, oppure il pane veniva cotto in una buca scavata nel terreno e rivestita di pietra, nella quale si accendeva un fuoco. Quando la temperatura era abba­stanza alta, si spegneva il fuoco, si rimuoveva la cenere e al suo posto veniva messo il pane. Si chiudeva poi la buca con un masso e all’interno il pane cuoceva lentamente.

I primi forni in argilla erano a forma di cono e il pane ve­niva appoggiato sulla parte esterna: quando era cotto ca­deva nella parte inferiore del forno. Un antico racconto egizio avvolge di mistero la nascita del pane lievitato.

Un giorno una serva versò per sbaglio della birra sull’im­pasto di pane. Per paura di essere sgridata non disse nulla e continuò a impastare la pasta che poi venne cotta. Quel pane era veramente più buono e soffice degli altri e da quel giorno gli Egizi preferirono il pane lievitato. Dopo aver scoperto la lievitazione, gli Egizi inventarono un nuo­vo forno. Internamente esso era diviso in due parti: nella parte inferiore ardeva il fuoco e in quella superiore si cuo­ceva il pane. Insieme alla birra, il pane costituiva la base dell’alimentazione di tutta la popolazione: era il salario del contadino e nelle tombe, insieme a oggetti preziosi, gli Egizi posavano il pane perché il defunto non soffrisse la fame.

In Grecia, a causa del clima e del tipo di terreno, la col­tivazione del grano era molto scarsa. Per questo motivo i Greci cominciarono a importare frumento dall’Egitto, dalla Sicilia e dalle terre bagnate dal Mar Nero. I Greci rag­giunsero una grande abilità nella preparazione di pane e focacce che condivano con olio, ammorbidivano con latte, aromatizzavano con pepe e altre erbe, impasta­vano con il vino e il miele. All’inizio erano le donne che si occupavano della panificazione, poi furono gli uomini. I fornai greci furono i primi a lavorare il pane di notte, in modo che la gente il mattino, lo trovasse cotto, fresco e croccante. La storia del pane 

Gli antichi popoli italici vivevano in un territorio fertile che coltivavano a cereali, tra cui il farro, allora molto diffuso e da cui deriva la parola farina. I Romani utilizzavano il farro anche per preparare focacce salate.

Solo dopo aver conquistato i territori greci scoprirono il pane di frumento lievitato. In breve nacquero i primi for­ni pubblici, dove lavoravano molti fornai greci portati a Roma come schiavi.

I Romani utilizzavano due diversi tipi di lievito: uno era fatto con il miglio mescolato al vino dolce e lasciato fer­mentare per un anno, l’altro con crusca di frumento la­sciata a macero per tre giorni nel vino dolce e poi fatta essiccare al sole. I Romani producevano molti tipi di pane e di focacce unendo alla pasta vari ingredienti.

Ai Romani il pane piaceva molto, il mattino lo inzuppava­no nel vino, a pranzo lo mangiavano con verdure e olive, a cena anche con le mele. Le macine fatte di pietra di lava venivano fatte ruotare grazie allo sforzo degli schiavi o degli animali. Durante l’Impero Romano, Vitruvio inventò un mulino ad acqua che macinava i chicchi di cereali, ma la sua invenzione non si diffuse. Solo più tardi, in Francia, Quinto Candido Benigno fece costruire otto mulini, mos­si contemporaneamente da un forte getto d’acqua, che producevano una grande quantità di farina.


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