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Come uno scrigno - Estratto da "Una Valle di Misteri"

di Giorgio Baietti 4 mesi fa


Come uno scrigno - Estratto da "Una Valle di Misteri"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Giorgio Baietti e scopri tutti i segreti e i misteri legati alla valle del Bormida e ai Templari

È un viaggio quello che ci apprestiamo a fare e, come ogni viaggio, va programmato e suddiviso nelle varie località che si visiteranno.

Indice dei contenuti:

Programma di viaggio

La valle dei misteri coincide con la val Bormida, un'area caratterizzata, appunto, dal fiume Bormida che ha un nome di antica tradizione celtica, «Bornio» (detto anche «Borvo», «Borus» e «Bormanus»), divinità della salute, legato all'acqua gorgogliante. Il fiume è lungo 180 km ed è diviso in due tronconi, la Bormida di Millesimo, che nasce dal monte Scravaion, e la Bormida di Spigno (a sua volta divisa in quella di Mallare, che nasce dal monte Alto, e in quella di Pallare, che nasce dal monte Settepani).

Tre sorgenti per un unico fiume che trova l'unione nel comune di Bistagno (Alessandria) e in seguito confluisce nel fiume Tanaro, di cui è il maggior affluente, poco fuori Alessandria. Il Tanaro a sua volta termina la sua corsa nel Po.

È un'area che tocca quattro province: Savona, Cuneo, Asti, Alessandria, anche se la nostra ricerca interessa principalmente il savonese e un paese nell'immediato cuneese.

Il bosco la fa da re - non dimentichiamo che la provincia di Savona è forse la più boscosa di tutta l'Italia -, ma anche la roccia, la pietra arenaria, il tufo onnipresente sono muti protagonisti di tutte le varie vicende.

La storia della val Bormida, quella le cui tracce sono ancora visibili, parte dal Medioevo per poi snocciolarsi lungo i secoli, seguendo le vicende delle guerre, delle invasioni straniere e degli assetti territoriali che hanno portato alla storia contemporanea.

Nel secondo dopoguerra (anche se alcune fabbriche erano sorte precedentemente) la zona è divenuta industriale con diversi stabilimenti chimici (ACNA, Montedison, Ferrania...) che hanno dato lavoro agli abitanti della vallata e a molti altri dei centri limitrofi.

Ma torniamo al nostro viaggio; il percorso che seguiremo inizia dal primo paese che si incontra provenendo dall'alessandrino, Piana Crixia. Poi scende lungo il corso del fiume (a tratti controcorrente) passando per Rocchetta di Cairo, Altare, Cengio, Saliceto, con alcuni sforamenti in altre zone attigue.

Del resto, il bello del viaggio non è tanto la meta quanto l'emozione che si incontra a ogni angolo e, visto che, come disse Guy de Maupassant, «il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno», apriamo questa porta meravigliosa con la chiave che ognuno crede di avere perduta, ma che poi, quando vogliamo, ritroviamo sempre. Ad occhi chiusi.

L'Irlanda a Piana Crixia

Piana Crixia, 788 abitanti, è il comune più settentrionale della provincia di Savona ed è il primo che si incontra arrivando dall'alessandrino, lungo la strada che da Alessandria e Acqui Terme conduce a Savona.

Come indica quella X, il luogo era, in epoca romana, un importante incrocio lungo la via Emilia Scauri, la strada che collegava Roma a Marsiglia e aveva un lungo tratto nell'entroterra da Pisa a Piacenza e poi lungo le pianure e le valli piemontesi, fino a sbucare nuovamente sul mare nell'odierna Vado Ligure, vicino a Savona.

Non è ancora stato provato storicamente, ma, e questo è un dato certo, i Templari presidiavano gli incroci stradali per le gabelle e, visto che è accertata la loro presenza nel paese di Osiglia (sempre in vai Bormida), è lecito pensare che anche qui sventolasse la croce patente rossa sui mantelli bianchi.

Piana Crixia è celebre per il fungo, ossia, una scultura naturale che ricorda un immenso fungo di roccia, anche se quelli commestibili sono ben presenti nei boschi attigui.

Il nostro interesse riguarda, però, una sua frazione, posta lassù, in alto, da dove si domina tutta la vallata: Lodisio. Questa frazione un tempo era un comune che, nel 1929, è stato accorpato a Piana Crixia; questo luogo ameno, raggiungibile con difficoltà, era particolarmente caro a Colombano, il santo che ha cristianizzato l'Irlanda.

L'abate Colombano, nato nel 543 nella provincia di Leinster nel sud-est dell'Irlanda, è definito «santo europeo» perché teneva molto all'unità culturale dell'Europa e in una sua lettera, scritta intorno all'anno 600, e indirizzata a Papa Gregorio Magno, si trova per la prima volta l'espressione «Totius Europae» («di tutta l'Europa»), con riferimento alla presenza della Chiesa di Roma nel Continente.

All'età di circa cinquantanni, seguendo l'ideale ascetico tipicamente irlandese della Peregrinatio pro Christo, Colombano lasciò l'isola per intraprendere con dodici compagni un'opera missionaria sul continente europeo. Dopo varie esperienze in Francia, Germania e Svizzera, decise di passare le Alpi e raggiungere l'Italia. Del suo gruppo, qui rimase un solo monaco, di nome Gallus, e dal suo eremo si sarebbe poi sviluppata la famosa abbazia di San Gallo che dà il nome alla città elvetica odierna.

Giunto in Italia, Colombano trovò buona accoglienza presso la corte reale longobarda, ma dovette affrontare subito difficoltà notevoli: la vita della Chiesa era lacerata dall'eresia ariana ancora prevalente tra i longobardi e da uno scisma che aveva staccato la maggior parte delle Chiese dell'Italia settentrionale dalla comunione col Papa.

Colombano si inserì con autorevolezza in questo contesto, scrivendo un trattato contro l'arianesimo e una lettera a Bonifacio IV per convincerlo a fare alcuni passi decisivi per ristabilire l'unità della Chiesa. Per ricompensarlo di tutti i servigi offerti, il re dei longobardi Agilulfo, nel 612 o 613, gli assegnò un terreno a Bobbio, nella valle del Trebbia, e qui Colombano fondò un nuovo monastero, che sarebbe poi diventato un centro di cultura paragonabile a quello famoso di Montecassino.

A Bobbio morì il 23 novembre 615, qui è sepolto e in tale data è ricordato nel calendario dei santi della chiesa cattolica.

Colombano stesso volle che un gruppo di suoi monaci scavalcasse il monte Penice e scendesse nelle vallate tra l'Emilia e la Liguria fino a giungere sulla sperduta collina di Lodisio. Più di 150 chilometri, a piedi, per realizzarvi una cappella in cui è presente ancora una parte di affresco che ritrae il santo irlandese... Perché?

La domanda è lecita e la risposta ce la potrebbe dare solo Colombano e, visto che non era certo uno sprovveduto o un mitomane, è da pensare che Lodisio e il suo territorio rappresentassero un punto di vitale importanza che andava «marcato» e presidiato.

Oggi, come potrete vedere dalle foto dell'inserto al centro del libro, di questa presenza resta solo la cappella che è stata rimaneggiata nel corso dei secoli e un pezzo di affresco, null'altro.

L'Irlanda, però, è ancora oggi presente a Piana Crixia; si sale su una collina che sovrasta il paese (Lodisio e Colombano sono proprio di fronte) ed ecco che non c'è più il Bormida, ma il fiume Liffey con le sue atmosfere. Grazie a Sabrina ed Eugenio e al loro pub O'Connell Street, che prende il nome dalla principale strada di Dublino, una fetta di Irlanda si è trasferita qui, con feste, musica, birra e cucina.

Rocchetta di Cairo

Comune autonomo fino al 1880, è poi stato accorpato alla città di Cairo Montenotte, la località più importante della val Bormida. Oggi conta 1100 abitanti e una serie di peculiarità davvero notevoli.

Il paese si sviluppa a partire dal X secolo grazie ai cavalieri Ospitalieri di san Giovanni, che qui edificano un castello, acquistato nel 1235 dai Del Carretto. Carretto, da cui prende il nome la celebre famiglia, è una località che fa parte della stesso comune di Cairo Montenotte.

I Del Carretto cederanno un secolo dopo, nel 1322, il paese a Manfredo IV, marchese di Saluzzo; poi, con il trascorrere dei secoli, il luogo passa attraverso varie dominazioni e guerre, come quella del XVI secolo tra i francesi e le truppe imperiali.

Tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, Rocchetta diviene un luogo turistico per la bellezza dei luoghi e le estati fresche che attirano savonesi e genovesi. Diverse ville nobiliari cominciano a comparire e, tra queste, Villa Josephine, conosciuta come «villa maledetta» a causa di seri problemi che toccavano ai suoi inquilini.

Tracolli finanziari e altri guai sembravano colpire chi osava abitare tra quelle mura. Disgrazie, ad esempio, avevano colpito il direttore delle funivie San Giuseppe-Savona, ossia i vagonetti che trasportano il carbone tra il porto di Savona e l'entroterra esistenti tutt'oggi.

Villa Josephine passa poi in mano alla famiglia genovese dei Casella. Uno dei suoi componenti, Alberto (1891-1957), commediografo e scrittore, tra queste mura compone la sua opera più celebre, La morte in vacanza, commedia in tre atti del 1924 da cui sarà tratto un musical a Broadway e tre film di grande successo, nel 1934, nel 1971 e nel 1998.

Quest'ultimo è Vi presento Joe Black, con Brad Pitt e Anthony Hopkins. La trama: la morte decide di prendersi una vacanza e scende sulla terra assumendo le sembianze del principe Sirki de Vitalba Alexandri. Senza, ovviamente, averlo programmato, costui si innamora di una ragazza, Grazia Maria Sara di San Luca. In questo periodo nessuno sulla terra muore, perché la morte è in vacanza! Ma le ferie, si sa, finiscono e la morte rientra in «servizio», portando con sé la donna amata.

Oggi Villa Josephine ospita le scuole del paese e corre voce che, ogni tanto, al primo piano, compaia un fantasma e si sentano voci e strani rumori. Forse è Alberto Casella o la morte stessa che vuole, nuovamente, andare in vacanza?

Anche la chiesa parrocchiale dedicata a sant'Andrea è molto particolare. La facciata in pietra e il sagrato sono veramente notevoli e anche l'interno presenta delle sorprese, come un organo del 1675, restaurato tra il 2012 e il 2016 e oggi perfettamente funzionante.

Dietro l'organo, coperto da uno strato di calce, è emerso un dipinto dell'Ultima Cena della fine del '400 che ha di fronte una crocifissione e rappresenta, quindi, l'agape, l'amore di donazione di Cristo. La chiesa nasce come confraternita di San Bernardo, perché la chiesa vera e propria era, fino alla metà del '600, ospitata nel castello, di cui rimangono oggi un torrione e il camminamento.

Un bellissimo ponte romanico si aggiunge alle mete da visitare; qui sopra si racconta sia passato san Francesco d'Assisi, anche se non è mai stato provato. Vi transitarono di sicuro, invece, papa Innocenzo IV e le truppe di Napoleone Bonaparte durante la Campagna d'Italia del 1796 per le celebri battaglie di Dego e Montenotte.

Rocchetta e la storia; binomio indissolubile che ha trovato in un'associazione la giusta rappresentazione. Si tratta dell'Ordine del Gheppio, attivo dal 2008 e formato da uomini in arme, con costumi medievali, che si esibiscono in duelli e vere battaglie con armi autentiche.

Ma non solo guerra: il gruppo ha anche una nutrita presenza femminile e ha figuranti in abito medievale per le rappresentazioni accattivanti che si svolgono nei borghi della vai Bormida, e non solo. La loro fama è in continua espansione e i loro spettacoli attirano sempre più consensi.

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Giorgio Baietti

Giorgio Baietti, laureato in Lettere e in Sociologia, è insegnante e giornalista, oltre che studioso di storia alternativa ed esoterismo. Dal 1986 si occupa del mistero di Rennes-le-Château, dove è praticamente di casa e trascorre diversi periodi dell’anno, in un’abitazione che è situata...
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