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Come ingannare il tempo - Estratto da "Intuizioni Quantiche"

di Ich-el, Sara Autunnale 3 mesi fa


Come ingannare il tempo - Estratto da "Intuizioni Quantiche"

Leggi in anteprima un estratto dal libro dettato da Ich-el a Sara Autunnale e scopri le regole del vero funzionamento del creato

Tutti conoscete il tempo, beh dimenticatevi quella concezione. Oggi siamo qui per impararne una nuova che esula le leggi della fisica, che va oltre l'umana comprensione. Oggi siamo qui per conoscere la verità su come funziona il tempo e le sue regole.

Indice dei contenuti:

Le regole da sapere

Da tempo i fautori della fisica mondiale vanno descrivendo leggi interessanti, ma statiche, ferme, rigide. Quello che noi andremo a scoprire è, invece, la flessibilità del tempo così com'è all'origine, così com'è naturalmente.

Ci sono quattro regole da sapere:

  1. il tempo è vittima della nostra osservazione, varia al variare della nostra osservazione;
  2. il tempo è suscettibile d'inerzia, può fermarsi, può adagiarsi sulle nostre convenzioni;
  3. il tempo è veloce ma non quanto immaginiamo. Le convenzioni indicano il tempo come un elemento imprescindibile, senza il quale nulla avrebbe effetto sulle cose;
  4. il tempo è una forza come un'altra, può essere controbilanciata, può essere fermata, può essere manovrata.

Le forze che fissano queste regole sono quattro, come quattro sono i predecessori:

  • Hertz
  • Luce
  • Km2
  • Fortuna

Fortuna perché bisogna avere fortuna per sapere che bisogna osservarla questa forza per poterla manovrare. Tutto chiaro?

Facciamo un esempio: ipotizzando di poter immaginare di salire su, sopra questa stanza e ancora più in alto, chiudete gli occhi e immaginate. Salite, salite finché non arrivate ai confini dell'universo.

Vedete?

C'è tutto sotto: pianeti, stelle...

Ora immaginate che con un click dalle spalle venite presi e portati fuori dall'universo come se usciste dalla "bolla" chiamata universo dove è tutto bianco intorno a voi... Sopra, sotto, a destra, a sinistra... Vedete?

Ora guardate da fuori la bolla-universo, che altro non è che una linea nera, la vedete? Ora guardate questa linea e vedete che lungo la linea stessa ci sono tanti pannelli come fossero schermi, li vedete?

Ora guardate, quante linee come quella intersecano la stessa linea, sono tante vero? Bene, ora tornate giù.

Ora, il tempo è questo: è un insieme di linee temporali che intersecano le une con le altre con, all'interno, un insieme di informazioni più o meno importanti, più o meno interessanti. Vorreste sapere tutto insieme, contemporaneamente?

Non penso proprio. Sai che mal di testa?!

Però le informazioni le voglio conoscere... E allora, come fare?

Si fa così: prendete carta e penna e disegnate quello che faccio io.

Ogni asse A, B ... è un asse temporale, più o meno importante per ciò che devo fare oggi. Io vivo qui, quindi, lo definisco ASSE PRINCIPALE, la mia linea temporale attuale.

Ma nulla vieta di occupare altri spazi.

Ma questo cosa vuol dire, che posso occupare altri luoghi o altri spazi.

E io, dove sono?

Io sono qui, è qui che è la mia coscienza. Siete coscienti di essere qui? (Si)

Siete forse coscienti di essere in un altro luogo ora? (No)

Ma nulla mi vieta di esserci, senza la mia coscienza.

Posso esserci con un'altra coscienza? (Boh, chissà)

Quello che noi sappiamo è che la nostra coscienza è qui? (Si)

E quindi adesso cosa facciamo?

Come si esce da questa situazione?

Semplice, si esce dal nostro paradigma.

Se in qualche maniera gli altri assi temporali intersecano con il mio asse temporale, nulla mi vieta di andare a curiosare.

Se una strada che sto percorrendo incrocia un'altra strada, nulla mi vieta di girare a destra o a sinistra. L'incrocio mi dà questa possibilità, giusto?

E qui è la stessa cosa.

Il punto di interscambio mi permette di voltare strada con la mia coscienza, s'intende.

Quindi, ogni volta che una linea temporale interseca con la mia, posso, se voglio, cambiare strada.

Ma cosa succede se un asse temporale non interseca con il mio? Posso andare a curiosare?

Ma soprattutto perché un asse temporale non interseca con il mio?

Perché è di un'altra persona.

Perché non interseca con il mio asse, eppure ci conosciamo! Perché è una sua vita, il suo percorso, noi interagiamo per altri motivi, con altre dinamiche che vi dirò. Ora capiamo questo concetto.

Posso io interagire con la vita, con un asse di un'altra persona? Sì, posso, solo dietro consenso.

Posso viaggiare per i vari assi temporali della persona?

Sì, dietro consenso.

Quante tipologie di assi esistono?

Infiniti, quante le cose che vediamo.

Posso interagire con questi assi?

Certo, come viaggiatore.

Hai bisogno del permesso?

No, non hai bisogno del permesso.

E con gli animali?

Sì, stessa cosa degli uomini.

E chiara la teoria?

Sì.

Passiamo alla pratica?

Ma quindi, passato presente e futuro come sono posti in relazione all'uomo?

Sono solo frammenti dove la coscienza può spostarsi.

Ma quindi, il futuro esiste?

Il futuro esiste, non è concreto, ma è ideale.

È un futuro altamente probabile con le azioni che facciamo ora.

Il futuro esiste già?

Esiste in ogni sua versione. La differenza è quale fotogramma creare prima, affinché si realizzi in questa linea temporale il risultato sperato.

Per creare il fotogramma, intendo, creare il presente (per convenzione). Chiaro? Il sostantivo "impossibile" ha valore? No, è irreale, è illogico, è lineare dire "è altamente probabile o improbabile che si concretizzi nel mio asse temporale, dettato dalle azioni fatte".

Come chiedere una mano ai mondi sottili, cosa fare e cosa non fare. Vademecum

Tutti voi conoscete i mondi sottili? No? I mondi sottili sono l'essenza della materia, nel senso che hanno bisogno di essere percepiti per manifestarsi.

Cosa intendo: se io tocco un tavolo, lo sento, se tocco una sedia la sento. Ho bisogno di vederla per sentirla, per percepirla? No. Anche se chiudo gli occhi la sento. Se voglio la vedo lo stesso, con la mia immaginazione.

Per i mondi sottili è la stessa cosa, non ho bisogno di vederli, li percepisco, non ho bisogno di vederli e sentirli con i sensi fisici, li sento lo stesso.

Esempio: ho l'impressione che qualcuno sia entrato nella stanza, ma non vedo nessuno. Ho la sensazione di essere sfiorata, ma non c'è nessuna mano.

Eppure li ho percepiti. Ma come faccio a essere sicuro, non li posso toccare come la sedia e il tavolo.

Semplice, basta conoscerli. E come?

Io conosco come è fatta una sedia, un tavolo. Potrei disegnarlo anche a occhi chiusi.

Sono certo che quella è una sedia, quello un tavolo. Non ho bisogno di conferme. Lo so già, lo so da me.

E potrei scommetterci tutto quello che ho, con la certezza di avere ragione, vero?

Bene, per i mondi sottili è la stessa cosa!

Ma come faccio a riconoscerli? Come faccio a essere certa?

Come faccio ad avere la stessa certezza che ho per una sedia?

Guarda in alto (occhi aperti o chiusi è uguale): vedi le nuvole? (Sì)

Come fai a essere certo di vedere le nuvole, eppure c'è un muro sopra la tua testa? C'è un soffitto.

Eppure vedi le nuvole, come è possibile?

Te lo spiego io. Il tuo cervello ha un ricordo e dietro comando l'ha tirato fuori ed ecco che...

Puf... vedi le nuvole anche in una stanza.

Con i mondi sottili succede la stessa cosa, basta un comando e... Puf... Va a pescare il ricordo.

Ma come faccio a capire se è un ricordo o una cosa reale?

Te lo dico io...

Il ricordo è qualcosa di fisico in questa linea temporale. Il mondo sottile è un'esperienza che il tuo corpo fisico non ha fatto in questa linea temporale.

Mi spiego.

Le esperienze che io faccio con il mio corpo fisico sono tangibili in questa linea temporale. Tant'è che io ho i sensi per percepire a pieno le emozioni che il corpo fisico può ricevere e sostenere.

Ma per percepire i mondi sottili il corpo fisico non ce la fa più, va ben oltre le sue doti fisiche, ha bisogno di qualcos'altro di più sopraffino per ricevere questi segnali.

Ecco che introduciamo i sensi empatici, non il senso empatico, ma i sensi empatici.

Cioè tutti quei canali di collegamento tra questo mondo e quello o mondi fini.

Questi sensi, o canali, permettono di canalizzare e veicolare le informazioni che diversamente il nostro corpo non potrebbe percepire.

Esempio: quando sono a letto e sogno, se non avessi aperto un canale empatico, non potrei sognare, ovvero non è che non potrei sognare, perché l'azione si svolgerebbe comunque, ma non riuscirei a percepirlo o a vederlo, sentirlo come se fosse reale, e tanto meno a ricordarlo. Non potrei ricordare una cosa che non ho visto o sentito, non vi pare?

Bene, detto ciò, ritorniamo al senso empatico, sì, il senso empatico, ora parliamo di lui.

Ci serve per percepire le emozioni dal basso ventre.

E una forma di comunicazione fine o sopraffina perché ci permette di intuire una persona senza bisogno di parlare.

Facciamo un esempio: quando entro in una stanza e la stanza è vuota e la sensazione che provo non mi piace, quella sono Io.

Mi spiego: percepisco che qualcosa in me non va, non mi piace e le mura mi fanno da specchio.

Questo è un buon test per sapere se sono arrabbiata o no.

Se invece entro in un luogo e smetto di deglutire normalmente perché ci sono delle persone che mi stanno osservando, allora quella sono io di nuovo.

Queste persone mi fanno da specchio e se provo soggezione è perché io stessa ho soggezione, per esempio sono timida.

Ma se entro in un luogo dove c'è una persona che sta male e io per un attimo provo lo stesso dolore, beh quella è empatia o misericordia come i cattolici sono solita chiamarla. Vedete le similitudini?

Parole diverse, ma significato simile.

Ora passiamo agli altri sensi empatici. Vi ricordate le nuvole? Le state vedendo?

Quel senso lì è chiamato visione a distanza.

Ora lasciate perdere le nuvolette come ricordo, ma immaginate di vedere un dinosauro o un orologio che si scioglie.

Come faccio a sapere che non è solo la visione di un ricordo? Semplice, basta fare questo esercizio. Scrivete con me:

Io non sono il mio corpo e non sono il mio paradigma (il paradigma è il contesto).

Io non sono il mio corpo e non sono il paradigma. Io non sono il mio corpo e non sono il paradigma. Ma allora chi sono?

Sono la coscienza che sceglie dove vuole andare e scelgo di andare dove c'è quel fotogramma lì.

Ora immaginate quella linea nera, ve la ricordate la vostra linea nera?

Scegliete un punto sul vostro segmento A, la linea del tempo attuale, e una volta scelta, atterrate come una cometa.

Guardate il vostro orologino e controllate il colore, siete sulla vostra linea temporale? (Sì).

Bene, ora osservate ciò che vi circonda e notate più dettagli possibili.

Quando avete terminato e reputate che le informazioni siano sufficienti, tornate indietro. Com'è andata?

Avete visto?

Bene.

Questa è la visione a distanza.

Come faccio a essere certo che non sia la mia immaginazione?

Con la pratica ci si accorgerà delle notevoli, anzi, abissali differenze. Tant'è che non potranno essere paragonate. All'inizio ci sarà una difficoltà che con il tempo verrà colmata da assoluta certezza.

Quando accadrà questo? Di avere questa assoluta certezza?

Quando mi accorgerò che non pilotavo io.

Non mi fraintendete, non che non foste voi i conduttori del gioco, ma i viaggi sono assolute sorprese tanto da farvi stupire tutte le volte.

Passiamo al prossimo senso.

Il senso della cinestetica, la capacità di spostare gli oggetti a nostro piacimento, ma non con la mano. Mi direte ma come è possibile?

Facile, ecco come si fa: provate a pensare a una cosa impossibile. Fatto? (Sì)

Quando anche quella vi risulterà possibile, allora il gioco sarà fatto.

Non mi fraintendete, non è un mero gioco da burloni, sia chiaro.

E una possibilità che si dà al cervello di pensare di poter fare più di quello che pensa di poter fare.

Mi spiego meglio: siamo abituati a pensare che le cose, gli oggetti, si muovano con la sola possibilità dell'inerzia. Gioco forza, con le forze applicate e questo è corretto fintanto che si pensi che solo le forze conosciute possano farlo.

Basti pensare che nel medioevo i beduini solevano fare giochi di prestigio ai bambini per stimolare la loro creatività.

Questo ci aiuta a comprendere che la forza della cinestetica era sentita già all'epoca.

Bene, per comprendere il processo fino in fondo occorre fare un esercizio.

Ponete in alto le vostre mani a palmo aperto come a coprirvi dal sole. Ora immaginate di concentrarvi come nel fare la "cacca". Sentite quella spinta che date dal bacino e dalla parte alta.

Quella è la "spinta della concentrazione": con quella concentrazione voi arriverete a spostare gli oggetti.

Perché quella spinta?

Perché separa il basso dall'alto, separa emotivamente i chakra alti da quelli bassi.

Vi spinge a concentrarvi a rimanere a terra, ma a volare alto contemporaneamente. Con la fede in voi stessi, che risiede nei chakra alti, e la fede in ciò che siete, i chakra bassi, avrete tutte le caratteristiche necessarie per effettuare il processo.

Quando otterrete quella concentrazione consapevole, voi avrete le abilità di unire il sacro al profano, o come preferisco dire Io: il Cielo con la Terra, Dio all'Uomo, l'Energia Sottile all'Energia Fisica, l'Aria alla Terra, e quando l'Unione sarà perfetta voi potrete compiere miracoli in terra, quindi trasformare l'acqua in oro e spostare una sedia con la forza del pensiero.

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Sara Autunnale nasce a Beaulard in provincia di Torino il 9 gennaio 1977. Si diploma come Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere. Diventa, nel tempo, coach olistica, insegnante di Thetahealing certificata direttamente da Vianna Stibal, radiestesista, naturopata. Nel corso degli anni...
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