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Avere in mente una rotta - Estratto dal libro "Avanti tutta"

di Simone Perotti 10 mesi fa


Avere in mente una rotta - Estratto dal libro "Avanti tutta"

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Simone Perotti, dove l'autore prende in esame la realtà la fuori fatta di persone con le loro paure e le speranze

Il comandante di una nave ordina: «Macchine avanti tutta!» quando gli ostacoli sono stati superati e davanti c'è solo mare aperto. La nave è già in rotta e dunque non resta che dare motore e procedere.

Ho scelto questo titolo come buon auspicio, nonostante la nave del cambiamento si sia appena mossa dalla banchina e stia ancora barcamenando lentamente tra i pontili. Resta il fatto che l'equipaggio ha mollato gli ormeggi, è carico di speranze e ha in mente una rotta. Non è cosa da poco.

Nel viaggio per le presentazioni di Adesso basta in giro per l'Italia ho incontrato circa 3500 lettori, via internet ho risposto a decine di migliaia di messaggi. Tra acquisto e lettura (che stanno proseguendo. Tecnicamente il mio libro viene oggi definito un long seller), si stima che il volume sia passato di mano tra circa 200.000 persone (ha venduto fin qui 50.000 copie). L'ondata di comunicazione sui giornali e in televisione ha generato altrettanti post, messaggi, gruppi di discussione. Sul mio sito ogni giorno transitano migliaia di membri della grande comunità del cambiamento. Do queste cifre perché molte delle considerazioni che seguono non sono più solo pensieri e programmi individuali, ma analisi e deduzioni suffragate da migliaia di casi.

Da questo coming out collettivo ho compreso molte cose: gli errori nel ragionamento sul downshifting (che è un piano in evoluzione, su cui esiste solo qualche teoria e un po' di pratica), le paure di persone diverse da me, i molti rivoli dell'analisi del Sistema che avevo solo sfiorato. La mia esperienza ha fatto sentire meno soli un esercito di dissidenti silenziosi, ma la loro reazione entusiasta ha fatto sentire meno solo anche me.

Ho infatti scoperto che, dietro ciò che ho vissuto e raccontato (una nuova vita, il più possibile fuori dal consumismo e dal ricatto lavoro-consumo-lavoro, intrapresa dopo aver abbandonato il poco o il molto conquistato con fatica in circa vent'anni di schiavitù alla Matrix), ci sono sogni e desideri in grado di unire idealmente migliaia di persone. Tutta gente che, esattamente come ho fatto io, ha deciso autonomamente di porsi delle domande vere (quelle che urge farsi e a cui occorre dare una risposta veloce e originale) e di mettersi in marcia.

A essere sinceri non immaginavo che le cose sarebbero andate così, anzi. Avevo il sospetto che il desiderio di non soggiacere più alla proposta incalzante del Sistema fosse poco condiviso. Guardandomi intorno e sentendo i discorsi comuni mi pareva di cogliere molta insoddisfazione, ma anche un collettivo inchino alle regole. Mi pare che il fenomeno sfuggisse perfino ai sociologi, presi un po' in contropiede dalla scoperta che in Italia, come altrove, circola una generazione di potenziali rivoltosi tentati di ridisegnare il proprio destino, con coraggio e responsabilità. A scoperchiare il calderone è stata la diffusione mediatica del concetto di downshifting.

Qualcuno ricorderà la famosa campagna di Azzurra all'America's Cup di Newport, quella con Cino Ricci e Mauro Pelaschier. La barca di uno degli sfidanti aveva un bompresso, cioè un'asta sulla prua. Tale fu il successo televisivo di quella manifestazione che gli italiani si misero a disquisire di bompressi come se fossero un argomento comune di conversazione.

Così avviene oggi con il termine downshifting. Molti ne parlano, usando proprio questa arcana definizione, per di più in inglese. Credo che prima dell'uscita del libro nessuno potesse immaginare quel che è poi accaduto.

Ero tuttavia certo che, in un'epoca come la nostra, avesse senso parlare del cambiamento. Troppe cose vanno al contrario. Troppo evidente è la distonia tra la piega che ha preso il mondo e la vita. Troppo distante la politica. Una gran parte delle oltre sessantamila email ricevute nei primi dieci mesi dall'uscita del libro contiene una frase che assomiglia a questa: «Sono le cose che penso da anni, quelle di cui parlo con i miei amici». La generazione portante del paese (fra i trenta e i cinquantacinque anni) è dunque in crisi di coscienza, esistenziale, psicologica, economica, sociale. Che abbiano avuto accesso oppure no ai benefici di questo Sistema, sembra che i più vogliano cambiare rotta. A quindici mesi di distanza dall'uscita del libro ricevo quotidianamente almeno dieci messaggi del tipo: «Il tuo libro mi ha dato la spinta finale. Ci pensavo da tanto tempo. Domani mi licenzio e cambio vita».

La percentuale di persone che hanno rigettato il downshifting come ipotesi di cambiamento è inferiore al 7 per cento, almeno a giudicare da chi ha preso contatto con me. Molti erano arrabbiati: non potevano ammettere che fosse possibile cambiare in un mondo come il nostro, altrimenti avrebbero dovuto accettare l'idea di doversi mettere in cammino, faticare, soffrire per raggiungere la meta. Molti odiano faticare, odiano rischiare. Preferiscono lamentarsi, operazione che costa assai meno impegno e sollecita aiuti, sovvenzioni, compassione.

Un lettore, V., mi ha rivelato il modo in cui è entrato in contatto con Adesso basta:

Camminavo per Milano quando a un certo punto ho visto qualcosa volare fuori dal finestrino di un'auto ferma a bordo strada. L'ho raccolto. Era un libro. Mi sono avvicinato al finestrino con il libro in mano. Dentro l'automobile di grossa cilindrata c'era un uomo. Mi ha guardato, visibilmente infuriato, e mi ha detto: «Ah! Stronzate! Tanto non è possibile!». Allora ho guardato il libro e ho visto che si trattava di Adesso basta. L'auto è ripartita a gran velocità. Io mi sono seduto su una panchina e ho iniziato a leggere. Parlava di me, di come avevo cambiato vita dopo la morte di mia moglie.

E poi c'è la mia avventura. Il tempo passa e io continuo a non morire di fame, a sfuggire al Sistema come posso senza essere ricco o avere tesori nascosti, in una sorta di guerriglia permanente che impegna le mie giornate e dà loro una certa dignità. Dopo tre anni e mezzo senza stipendio (di cui due prima del successo editoriale) le paure permangono, ma non crescono. Alcune di esse sono addirittura scomparse. Ogni giorno trascorso senza pentimenti e senza dover tornare indietro è una vittoria emblematica, essenziale per me e valida in generale.

Rispetto a quando ho scritto Adesso basta il test è proseguito, gli errori sono più evidenti, i punti di forza sempre più solidi. Racconterò anche questo, visto che tanti me lo chiedono. L'esperienza che sto facendo, lo anticipo, è straordinaria. Non si tratta per nulla di un obiettivo raggiunto, bensì di un lungo percorso appena iniziato, con molte sorprese e grandi scoperte ancora da effettuare.

Per proseguire occorre anche approfondire l'analisi del eterna, entrare nelle paure di chi vuole cambiare, offrire un primo schema di quello che potremmo fare, di come il nostro mondo potrebbe funzionare (facilmente) se mettessimo le cose al loro posto. Qui ci siamo arrivati analizzando, progettando, rifacendo i conti mille volte. Lì ci arriveremmo allo stesso modo, e non così duramente, se solo l'obiettivo collettivo fosse il benessere sociale. Mi spiace ammetterlo, ma proprio per questo è una battaglia persa.

Io accolgo consigli ed esperienze da chiunque, ne sono avido. Vedo che i miei lettori sono desiderosi di sapere come sto, come va la mia vita, e vogliono condividere l'analisi e le dizioni. E sorprendente che un ragionamento sul valore dell'azione individuale produca una comunità di persone così collegate tra loro. Questo mi pare un buon segno. Se la gente si raggruppa dopo essere stata, prima, un individuo responsabile, le cose volgono al meglio, almeno per i singoli in quanto tali.

Se per le strade di una democrazia circolano migliaia di coraggiosi che intendono cambiare radicalmente la propria esistenza senza troppa paura delle consuetudini, può succedere di tutto.

In questa introduzione mi preme soltanto riannodare alcuni fili lasciati in bando e lanciare i punti del ragionamento a venire. Mi pare evidente che la crisi mondiale delinea i contorni di un mondo a rovescio. La soluzione non e all'interno di questo sistema, ma al di fuori.

La risposta più vicina e percorribile siamo noi, ora, subito, e il cambiamento a cui potremmo dedicarci è alla nostra portata, produce effetti rapidi e adeguati ai bisogni reali.

Soprattutto, alternativa non c'è, o è nei luoghi e con le persone di sempre, in azienda, sul lavoro, giorno dopo giorno, dovunque ma non dove vorremmo viverla. Luoghi di cui dobbiamo proseguire l'analisi in vista dell'uscita dal porto. Cosi come dobbiamo proseguire la ricerca sulle conseguenze di scelte come la sobrietà, la solitudine, l'operosità, che non costituiscono affatto un punto di arrivo, ma esperimenti che vanno effettuati nel laboratorio della vita vera, non solo in vitro, e modificati in corso d'opera alla ricerca di un percorso nuovo.

La strada è accidentata, solitaria e lunga. Dunque ho il sospetto che sia giusta. La regola marinara vuole che si dia piena potenza ai motori senza saltare le fasi intermedie, cioè «Avanti piano» e «Avanti mezza». Sarà solo dopo esserci affannati serenamente a dipanare la matassa intricata dei vincoli portuali ed essere usciti nella brezza frizzante del mattino che potremo guardare il mare in direzione della nostra rotta e dare, con calma e speranza, l'ordine: «Macchine avanti tutta!».

Tratto dal libro:

Avanti Tutta - Manifesto per una Rivolta Individuale

Contro la follia delle aziende e l'inerzia dei lavoratori

Simone Perotti

La scelta del downshifting raccontata in "Adesso basta" (10 edizioni) si è rivelata percorribile. Dall'analisi degli 80.000 messaggi ricevuti, Simone Perotti ricava la prima classificazione dei downshifter italiani (i Convinti, gli Arrabbiati, gli Impegnati, gli Antitaliani, gli Accoppiati, i Sorpresi...) e una mappa generazionale delle loro paure: l'identikit dell'uomo contemporaneo in rivolta.

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Simone Perotti

Simone Perotti è nato a Frascati, (Roma) e vive tra Milano e La Spezia. Ha pubblicato Zenzero e Nuvole (I Ritmi, Theoria, 1995, Tascabili Bompiani, 2004), e Stojan Decu, l'Altro Uomo (Bompiani, 2005), con cui ha vinto il premio Volpe d’Oro 2005. Ha pubblicato racconti su riviste...
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