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A chi serve davvero il 5G?

di La Redazione di Macrolibrarsi 27 giorni fa


A chi serve davvero il 5G?

Evoluzione tecnologica o rischi per la salute? Perché è importante non restare in silenzio su questo tema

Nel mondo del 5G avremo la possibilità di dialogare dall’ufficio con il nostro frigorifero e la nostra lavatrice di casa, la nostra auto si guiderà da sola, verremo curati da remoto grazie alla telemedicina.

Nel futuro a 5G la robotizzazione delle fabbriche, l’automatizzazione della produzione e la digitalizzazione dei processi aziendali saranno completate.

Viene da chiedersi cosa faremo noi, umana specie, in un mondo in cui non dovremmo più neppure sforzarci di guidare la macchina o aprire il frigo, guardare cosa c’è dentro e prendere carta e penna per fare la lista della spesa. Sarà l’onnipotente elettrodomestico a dire al sito di e-commerce che mi fa arrivare la spesa a casa cosa mettere nel carrello, in base a sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale che hanno imparato i miei gusti alimentari e le mie tendenze di consumo.

Forse – liberati dalle fatiche della vista domestica e lavorativa – avremo più tempo per prenderci cura dei nostri figli e delle persone che amiamo, o – più probabilmente – avremo solo molto più tempo da passare sui social.

Che cos'è lo standard di nuova generazione

Senza demonizzare nulla viene da chiedersi se del 5G abbiamo davvero bisogno, se debba interessare tutti gli ambiti della nostra vita e quali siano gli interessi economici in gioco nell’avvio di una delle più grandi sperimentazioni di massa sulla salute umana avvenute nel corso della storia.

Il 5G (5th Generation) è lo standard di quinta generazione nella telefonia mobile che supera per velocità e utenti raggiunti nel medesimo tempo i precedenti standard 2, 3, e 4 G finora in uso.

Utilizza onde millimetriche con frequenza uguale e superiore a 30 GHz, mai sperimentate in ambiente urbano e con la possibilità di connettere fino a 1 milione di device per Km2.

Per funzionare, lo standard 5G prevede l’installazione in area urbana di numerosissimi micro-ripetitori (con aumento della densità espositiva) a causa degli ostacoli alla trasmissione lineare di questo particolare tipo di segnale da parte di palazzi e aree verdi. I ripetitori potrebbero essere posizionati in ogni palazzo o casa, nei lampioni stradali, nei parchi, nelle scuole, negli ospedali.

«Il 5G non è un farmaco ma viene somministrato (per ora) a 4 milioni di Italiani nelle aree urbane di Milano, L’Aquila, Pisa, Bari e Matera. Senza autorizzazione preventiva di alcun comitato etico, senza consenso informato, senza valutazione preventiva dei rischi e senza adeguati monitoraggi ambientali e sanitari» – dichiara Domenico Scanu, medico ISDE Associazione Medici per l’Ambiente nel suo intervento “Verso il 5G: possibili rischi sanitari” all’interno della conferenza No al 5G tenutasi a Bosa, Sardegna, lo scorso 29 giugno.

5G: i rischi per la salute

Non sappiamo quali saranno gli effetti di questa tecnologia sulla salute umana: lo scopriremo tra 30 anni, come è accaduto per gli agenti cancerogeni.

Sempre ISDE nel comunicato stampa del 2017 sulla moratoria al 5G avverte che «specifiche evidenze scientifiche preliminari hanno mostrato come l’esposizione a frequenze superiori ai 30 GHz possa alterare l’espressione genica cellulare, possa aumentare la temperatura della cute, stimolare la proliferazione delle cellule, alterare le proprietà delle membrane citoplasmatiche e la funzionalità dei sistemi neuro-muscolari e modulare la sintesi di proteine coinvolte in processi infiammatori e immunologici, con potenziali effetti sistemici».

Con l’introduzione indiscriminata dal 5G non si è rispettato il principio di precauzione e il principio guida dell’OMS “Health in all policies” per cui è importante che la decisione del via alla sperimentazione presa dal Ministero dello Sviluppo Economico venga condivisa con gli enti che si occupano del controllo ambientale e sanitario come il Ministero della Salute, quello dell’Ambiente, ARPA (Agenzie regionali per la prevenzione ambientare) e ISPRA (Istituto superiore per la ricerca e la prevenzione ambientale) e altri enti preposti, in modo da rivedere i limiti di legge per l’esposizione a campi elettromagnetici attualmente in vigore e tutelare le categorie più a rischio, come i bambini e le donne in gravidanza.

Purtroppo gran parte della partita sul 5G è già stata giocata e poco può essere a meno di un intervento governativo che segni un’inversione di rotta. Alcuni lo hanno già fatto, come i cantoni svizzeri Vaud e Ginevra che hanno applicato una moratoria al 5G in attesa di ulteriori verifiche sui potenziali rischi per la salute.

Per tutti noi, l’unica possibilità è quella di fare pressione perché questo accada anche da noi, diffondendo e sostenendo le iniziative e le associazioni che chiedono cautela.

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