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Pratica e Illuminazione nello Shobogenzo

Aldo Tollini




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Descrizione


In questo testo sono stati tradotti e commentati sei capitoli della maggiore opera di Dogen, lo "Shobogenzo" (il "Tesoro dell'occhio vera legge") scritto tra il 1231 e il 1253.

La scelta dei capitoli è stata determinata dal tema comume che li unisce: lo stato di buddha e la buddhità; cosa significa essere un buddha, che differenza comporta rispetto al suo opposto, l'essere ordinario, quali sono le connotazioni caratteristiche che distinguono colui che all'illuminazione è giunto, ed è un buddha, o un risvegliato.

L'opera capitale di Dogen Zenji, il massimo filosofo del Giappone medioevale e capostipite della scuola zen soto. Con i suoi paradossi e le brucianti affermazioni enigmatiche, pone le basi non solo della pratica di meditazione, ma anche di uno dei sistemi di pensiero più profondi e articolati della storia giapponese.

Eihei Dogen Zenji (1200-1253) è uno dei maggiori pensatori del Giappone e allo stesso tempo uno dei maestri del buddhismo nella forma che lì si è sviluppata: lo zen.

Dopo un viaggio di formazione in Cina durante il quale conobbe il suo vero maestro e raggiunse la realizzazione, tornò in Giappone e, lontano dai centri di potere e dai grandi monasteri, fondò il suo tempio nella tranquillità delle montagne di una remota provincia, dedicandosi all'insegnamento. Divenne così il capostipite di una delle scuole buddhiste giapponesi oggi più popolari e diffuse, la scuola zen soto, che si tenne lontana dall'oligarchia monastica del tempo esercitata dalle grandi scuole tradizionali.

Il suo pensiero è complesso e articolato, ma ha al centro il problema del rapporto tra pratica e illuminazione. Il presente libro guida il lettore in un percorso che attraversa i principali scritti del maestro sull'argomento, fino all'originalissima formulazione secondo cui la pratica non porta all'illuminazione e non è un mezzo, ma è l'illuminazione stessa. L'uomo infatti non deve praticare per raggiungere lo scopo, l'illuminazione, in quanto da sempre pienamente illuminato. Ma allora, si chiede Dogen, se siamo già illuminati, che senso ha la pratica?

Dogen non risolve questa contraddizione, ma attorno ad essa costruisce molte delle sue più famose formulazioni enigmatiche, note non solo agli studiosi, ma a tutti i meditanti buddhisti. Proprio il senso di vertigine suscitato dalle sue aporie porta il lettore e il praticante al cuore di tutto l'insegnamento buddhista, l'illusorietà dell'io, una consapevolezza che è premessa indispensabile per l'illuminazione. Quando l'io viene abbandonato, non vi è più chi pratica, né vi è la pratica vista come separata dalla realizzazione e dalla comprensione che tutto l'universo in cui viviamo è manifestazione dell'illuminazione.

Il libro è una presentazione della figura di Eihei Dogen Zenji con traduzione dall'originale e commento di undici testi centrati sui due temi fondamentali della pratica e dell'illuminazione, tratti dalla maggiore opera del maestro, lo Shobogenzo.

EditoreAstrolabio Ubaldini Edizioni
Data pubblicazioneGiugno 2001
FormatoLibro - Pag 260 - 15x21
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Aldo Tollini insegna Filologia giapponese al Dipartimento di studi dell'Asia orientale dell'Università di Venezia, ed è uno dei più profondi conoscitori dell'opera di Dógen. Nato a Domodossola il 4 aprile 1947, si laurea nel 1971 in Lingua e Letteratura Inglese all’Università “L.... Leggi di più...

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