Perché abbiamo così paura della morte? E se il vero dramma non fosse morire, ma non aver vissuto davvero?
In un’epoca che rimuove la morte, la nasconde, la medicalizza e la trasforma in tabù, “La morte amica” di Marie de Hennezel compie un gesto controcorrente: entra con delicatezza e lucidità in un reparto di cure palliative e rimane lì. Ascolta. Osserva. Testimonia.
Quello che emerge non è solo il racconto della fine, ma una straordinaria rivelazione sulla vita.
Attraverso lunghe ore trascorse accanto a malati terminali – vecchi, adulti, giovani e bambini, credenti e non credenti – l’autrice raccoglie parole, silenzi, paure, riconciliazioni. In quel tempo sospeso, quando tutto sembra restringersi, si apre invece uno spazio di verità profonda.
La morte non appare più come un evento assurdo e privo di senso, ma come un momento in cui è ancora possibile scegliere: chiarire, perdonare, amare, dire ciò che conta davvero.
Quando il superfluo cade, resta l’essenziale.
Marie de Hennezel, psicologa e psicoterapeuta, offre una testimonianza intensa ma mai retorica. Non c’è compiacimento nel dolore, né spiritualismo forzato. C’è ascolto autentico. C’è umanità. C’è il coraggio di guardare in faccia ciò che tutti, prima o poi, incontreremo.
Il libro mostra come anche nel tempo della sofferenza sia possibile una svolta interiore. Le persone accompagnate dall’autrice vengono aiutate a porsi le domande fondamentali: ho amato? Sono stato fedele a me stesso? Cosa voglio lasciare?
E proprio nel confronto con il limite, molti scoprono una pienezza inattesa.
Morire diventa così un’occasione per vivere con un’intensità mai provata prima.
Questo testo non è solo per chi lavora nel fine vita o per chi sta attraversando un lutto. È per chiunque voglia riflettere sul senso dell’esistenza, sulla qualità delle proprie relazioni, sul valore del tempo. Perché parlare della morte significa, inevitabilmente, parlare di come scegliamo di vivere.
Leggi questo libro se…
- senti il bisogno di affrontare il tema della morte con uno sguardo più consapevole e meno impaurito.
- stai vivendo un lutto o accompagni qualcuno nella malattia e cerchi parole autentiche, non consolazioni superficiali.
- desideri riflettere sul senso della vita attraverso il confronto con il limite.
- lavori in ambito sanitario, psicologico o assistenziale e vuoi uno sguardo umano e profondo sull’accompagnamento al fine vita.
- vuoi imparare a dare più valore al presente, alle relazioni e a ciò che conta davvero.
Ricorda che la fine non cancella il significato: lo rivela. E che, forse, imparare a guardare la morte può aiutarci a vivere con maggiore verità, amore e intensità.