David Harvey
La Guerra Perpetua
Analisi del nuovo imperialismo
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Descrizione di La Guerra Perpetua
Fino a ieri solo la sinistra più radicale parlava di «imperialismo USA». Poi qualcosa è cambiato: a un tratto sul Wall Street Journal si è cominciato a leggere che «una buona dose di imperialismo» avrebbe potuto essere «la migliore risposta al terrorismo», mentre il New York Times registrava «Impero Americano: bisognerà farci l’abitudine». Certo, c’era stato l’11 settembre, ma il capovolgimento di prospettiva era ugualmente incongruo. Qual è il senso minaccioso di questo rovesciamento? La leadership globale statunitense ha cambiato natura, passando da un’egemonia fondata sul consenso alla coercizione? Ed è un segno di forza o di debolezza? Se gli Stati Uniti vedono sfuggire il primato economico, come faranno a garantire i livelli di consumo interni? Quali saranno le conseguenze per il resto del mondo?
Richiamati meriti e limiti delle teorie classiche sull’imperialismo, David Harvey indaga in profondità anche il nuovo fenomeno, proponendo la sua idea di «accumulazione per espropriazione»: lo sviluppo del capitalismo, che non ha mai rinunciato alle brutalità dell’accumulazione primitiva, deve rinnovarle ogni volta che il meccanismo della riproduzione allargata tende a incepparsi. È una necessità vitale, dunque, quella che avrebbe spinto gli Stati Uniti a diffondere il verbo neoliberista e, tra le altre cose, a portare la guerra in Iraq. La prospettiva è assai inquietante, perché solo la «costante possibilità di una guerra» garantirebbe la necessaria continuità. Ma ci sono alternative alla leadership americana? A conclusione della sua esposizione tesa e illuminante, Harvey avanza concrete proposte di riforma, «un nuovo New Deal», per contrastare le tendenze autodistruttive del capitalismo.