Due sono le questioni fondamentali della vita psichica umana, secondo le quali è disposto tutto ciò di cui questo libro dovrà trattare.
La prima questione è se esista una possibilità di considerare l'entità umana in modo che questa visione di essa si dimostri una base per tutto ciò che viene all'uomo per via di esperienza o di scienza, e di cui egli ha però la sensazione che non possa sorreggersi da sé e, anzi, possa venir spinto dal dubbio o dal giudizio critico nella sfera dell'incertezza.
L'altra questione è la seguente: può l'uomo, in quanto essere volitivo, attribuire a se stesso la libertà, oppure questa libertà, è una semplice illusione che gli proviene dalla circostanza che egli non scorge i fili della necessità, ai quali la sua volontà altrettanto sospesa quanto un fatto naturale qualsiasi?
Per Steiner, il pensare può essere direttamente contemplato, come un'entità in sé compiuta, «che si sorregge da sé».
Esso non deriva da un processo fisiologico del cervello, che anzi viene respinto nella sua attività organica. Quello che i fisiologi riduzionisti scambiano per il pensiero, in realtà non è che la sua contro-immagine, come le orme lasciate da chi cammina su un terreno soffice.
Il monismo in cui Steiner si riconosce respinge l'assunto che nella moralità dell'uomo si nasconda il finalismo di un'entità impercepibile a lui estranea.
Esso ammette che l'uomo possa trovarsi a volte in condizioni di non-libertà, in quanto vive in un mondo di percezioni, e può essere incapace di produrre intuitivamente le proprie idee morali.
Steiner riconosce come parzialmente giustificato il realismo primitivo, che si fa comunicare da altri, dalla società, o da un essere divino concepito con sembianze percepibili ai sensi, il contenuto concettuale della sua vita morale.
Totalmente ingiustificata è invece la metafisica speculativa, che cerca spiegazione ai fenomeni del mondo al di fuori di esso.
Non hanno senso per Steiner le discussioni se l'uomo sia libero oppure no, perché egli in realtà è un essere in evoluzione, che «è chiamato allo spirito libero, come ogni germe di rosa è chiamato a divenire rosa».