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Trattamento dell’ipotiroidismo - Anteprima di...

Leggi un brano estratto dal capitolo 5 del libro "Curare in maniera naturale l'Ipotiroidismo" di Raul Vergini

Trattamento dell’ipotiroidismo - Anteprima di "Curare in maniera naturale l'Ipotiroidismo"

Nota bene: quanto segue è solo una spiegazione a scopo educativo di come viene trattato l’ipotiroidismo secondo gli insegnamenti degli autori classici e dei più recenti Barnes, Starr, Brownstein, Durrand-Peatfield ecc. e non è certo un invito o una guida all’autoterapia.

Gli ormoni, oltre a essere farmaci acquistabili e utilizzabili solo su prescrizione medica, sono sostanze estremamente potenti con possibili effetti collaterali anche molto seri, per cui vanno utilizzati esclusivamente su prescrizione di un medico competente.

Inoltre, non esistono protocolli di terapia validi per tutti, poiché ognuno di noi è in qualche modo diverso dagli altri, e sta al medico valutare attentamente ogni singolo caso e individuare il protocollo più adatto a quel singolo paziente.

All’inizio del paragrafo sulla diagnosi abbiamo citato due dei punti su cui è basato questo libro:

1. È in corso una vera e propria epidemia non diagnosticata di ipotiroidismo.
2. L’incidenza di questa patologia è in continua crescita da un secolo a questa parte.

Ora, prima di iniziare quello sulla terapia, aggiungiamo un terzo punto:

3. Anche nei casi in cui questa patologia viene riconosciuta, la terapia applicata (solo L-tiroxina, cioè T4) è comunque inadeguata.

Dal punto di vista della medicina tradizionale, come abbiamo già visto, è tutto relativamente semplice. Per effettuare una diagnosi è sufficiente misurare il TSH ed eventualmente l’FT4. Se il TSH è più alto del massimo del range di normalità (in realtà molto più alto, perché abbiamo visto che fino a 10 mUI/l, e senza evidenti sintomi classici, il consiglio è quello di attendere) e l’FT4 è inferiore al valore minimo, significa che siamo davanti a un caso di ipotiroidismo per cui si procede con la terapia.

E anche la terapia è relativamente semplice: si somministra tiroxina sintetica (T4) basandosi sul presupposto che questa, all’interno dell’organismo, venga convertita in T3 a seconda delle necessità. A questo punto resta solo da stabilire il dosaggio, che viene regolato basandosi sugli stessi esami usati per la diagnosi, TSH e FT4.

Se e quando questi due valori rientrano nei range di normalità il paziente può considerarsi adeguatamente trattato, per cui se dovesse lamentare ancora dei sintomi, questi saranno attribuiti all’ansia, allo stress, al superlavoro, all’età, alla menopausa o a qualsiasi altra cosa, ma sicuramente non all’ipotiroidismo.

Il paziente impara allora a convivere con i suoi disturbi, rassegnandosi al fatto che meglio di così non potrà comunque stare, e se anche cambiasse medico o endocrinologo il risultato non cambierebbe di una virgola. E qui il cerchio si chiude.

Eppure, oltre un secolo di trattamenti con estratti tiroidei e tiroide secca ha dimostrato che è possibile riacquistare un ottimale stato di salute anche in casi di ipotiroidismo molto seri, purché sia effettuata una corretta diagnosi e prescritta una terapia adeguata. Ma come una corretta diagnosi, e lo abbiamo appena visto, raramente la si può fare con i soli TSH e FT4, così una terapia adeguata raramente la si può fare con la sola L-tiroxina sintetica.

Terapia dell'Ipotiroidismo

La terapia di un caso di ipotiroidismo deve prendere in considerazione diversi aspetti (non solo quello della carenza di ormoni tiroidei) e l’obiettivo deve essere, se possibile, un riequilibrio completo dell’organismo, incluso lo stile di vita del paziente che va improntato a una riduzione dello stress e a un migliore equilibrio psicofisico.

In diversi casi di ipotiroidismo, specie quando la causa è una carenza nutrizionale o l’alterata funzionalità di alcuni organi (fegato per esempio) è possibile ottenere degli importanti miglioramenti, correggendo questi problemi senza dover ricorrere all’uso di ormoni tiroidei.

Sottolineiamo che l’uso degli ormoni tiroidei dovrebbe sempre essere l’ultima opzione e andrebbe riservato a quei casi in cui non sia possibile ottenere risultati soddisfacenti con altri mezzi.

L’alimentazione è molto importante, innanzitutto vanno eliminati, o comunque ridotti al minimo, i cibi nocivi per la salute, soprattutto grassi idrogenati, oli vegetali di semi, margarina, zuccheri, farine bianche, latte, cibi conservati, cibi da fast-food ecc.

È poi fondamentale evitare la carenza di quei nutrienti fondamentali per la funzione della tiroide, soprattutto iodio, selenio, magnesio, zinco, ferro, vitamine A, B6, B12, C, D, E ecc.

Considerare, inoltre, la possibilità di intolleranze e allergie alimentari, soprattutto al glutine (almeno due mesi di dieta priva di glutine può essere molto utile a ridurre l’infiammazione autoimmune nella tiroidite di Hashimoto).

Fondamentale è anche una buona igiene intestinale, cioè la valutazione e la eventuale correzione di un possibile disbiosi, presenza di candida, o di leaky-gut syndrome, come pure può essere necessaria una disintossicazione epatica. Queste condizioni possono generalmente essere trattate con metodi naturali, omeopatia, fitoterapia, integratori alimentari, idrocolonterapia.

Fra le cause di malassorbimento ci può essere anche una ipocloridria (carenza di acido cloridrico nello stomaco) che riduce la capacità digestiva e quindi l’assorbimento dei nutrienti essenziali.

È consigliabile anche una sana attività fisica, che va sempre adattata allo stato di benessere del paziente, al suo livello di energia e che non deve mai essere esagerata.

Infine, dovremo valutare anche lo stato delle altre ghiandole endocrine, mirando a un riequilibrio ormonale, soprattutto degli ormoni surrenalici e di quelli sessuali (specie dopo la menopausa per la donna e dopo i 40-50 anni per l’uomo).

In omeopatia, oltre che mediante un trattamento di fondo per il riequilibrio generale dell’organismo, si può agire anche direttamente sulla ghiandola tiroide con diluizioni omeopatiche della stessa (organoterapia omeopatica). Utilizzando per esempio Thyroidea 4 CH (estratto tiroideo in diluizione omeopatica in supposte o fiale bevibili) somministrata a giorni alterni per 1-2 mesi, si può stimolare gentilmente la ghiandola ad aumentare la sua attività. Questo a volte ha un effetto positivo, soprattutto nei casi di deficit funzionale senza autoimmunità. Purtroppo molte volte, in particolare nelle forme autoimmuni (Hashimoto) quando la struttura della ghiandola è già alterata (disomogenea) o quando il danno è comunque irreversibile (deficit congeniti, metabolici, tossicità), la sola stimolazione della ghiandola non è più sufficiente perché questa non è in grado, neppure se sollecitata, di produrre una quantità maggiore di ormoni, e si deve quindi ricorrere a una supplementazione esterna degli ormoni mancanti.

Quando necessaria, questa supplementazione andrebbe comunque sempre effettuata cercando di utilizzare la minima quantità di ormoni sufficiente a ridurre i sintomi del paziente, e la dose non dovrebbe essere guidata dagli esami di laboratorio, ma dai sintomi del paziente stesso.

Infine, due parole per rassicurare tutti coloro che ritengono che l’assunzione di ormoni dall’esterno possa sopprimere la funzione della ghiandola e alla lunga ne determini l’atrofia. Innanzitutto, il nostro scopo è quello di aggiungere solo la quantità di ormoni necessaria per raggiungere uno stato di eutiroidismo, cioè di equilibrio normale, e non quello di sostituirci completamente alla funzione della ghiandola (terapia correttiva e non sostitutiva). Inoltre, l’esperienza ha dimostrato che una tiroide “soppressa” anche per trent’anni dall’uso di supplementi di tiroide secca, è comunque in grado di produrre ormoni una volta interrotta la supplementazione, il che dimostra che non c’è atrofia né soppressione irreversibile.

Tiroide secca (Natural Desiccated Thyroid USP) e L-tiroxina (T4)

Il trattamento dell’ipotiroidismo dalla fine dell’Ottocento (per la precisione il primo caso fu trattato nel 1891) fino agli anni Sessanta del Novecento si è basato sulla tiroide secca, cioè sull’uso di ghiandola tiroide animale essiccata, polverizzata e poi confezionata in compresse. All’inizio furono utilizzate prevalentemente ghiandole tiroidi bovine e ovine, ma poi quelle suine furono giudicate le più efficaci anche per la maggior compatibilità coi tessuti umani e presero rapidamente il sopravvento. Questo trattamento ha dimostrato la sua efficacia e sicurezza per quasi un secolo, e tuttora continua a dare gli stessi eccellenti risultati ai medici che continuano a utilizzarla, anche se la sua reperibilità pare divenire sempre più difficile.

Negli USA, la tiroide secca è prodotta secondo le rigide norme della USP (United States Pharmacopeia) che ne garantisce la qualità e la standardizzazione. Essa è ancora prodotta e commercializzata da alcune aziende e dalle cosiddette “Compounding Pharmacies” (farmacie specializzate in galenici) che confezionano e commercializzano tiroide secca USP negli Stati Uniti.

La tiroide secca viene tradizionalmente dosata in grani. Il grano (gr) è una unità di misura anglosassone equivalente a circa 65 mg, anche se nel caso della tiroide secca viene spesso considerato 60 mg.

La tiroide secca esiste in vari dosaggi (da 0,5 a 5 g) e contiene naturalmente T4 e T3 in un rapporto standardizzato di circa 4:1 (cioè ci sono 4 parti di T4 per ogni parte di T3).

La tiroide secca contiene esattamente gli stessi identici ormoni che la nostra tiroide produce, sia i più noti T3 e T4 ma anche i meno noti T1 e T2, come pure la calcitonina e probabilmente anche una serie di cofattori di cui ancora non conosciamo bene la natura e la funzione.

In Italia, fino a qualche anno fa, la tiroide secca era ancora disponibile mentre oggi essa non è più reperibile né da noi né negli altri Paesi europei.

La prima critica che viene formulata contro la tiroide secca è che in questa non sia costante e stabile la quantità di ormoni T3 e T4. In realtà, la USP ha delle norme molto rigide e in tutti i lotti di tiroide secca devono essere standardizzati i livelli di T3 e di T4 richiesti dai regolamenti.

È paradossale che questa critica sulla incostante qualità del prodotto venga rivolta alla tiroide secca da parte di coloro che propongono e appoggiano la tiroxina sintetica (T4) come unico trattamento scientifico e affidabile, proprio quando l’FDA ha richiamato diversi prodotti a base di tiroxina perché giudicati poco affidabili e meno potenti di quanto dichiarato

La L-tiroxina (T4) fu isolata da Edward Kendall nel 1914, ma fu a lungo disponibile solo nei laboratori universitari. Inoltre, essa veniva somministrata (nei pochi casi in cui fu testata) per via endovenosa anche per la sua scarsa stabilità all’aria e alla luce. Per questi motivi, e perché la tiroide secca funzionava benissimo ed era molto più economica e pratica, la tiroxina non divenne mai un trattamento di scelta, fino agli anni Sessanta quando poté essere prodotta a costi irrisori e le aziende farmaceutiche iniziarono a spingerla. In quegli anni vennero fatte affermazioni false e negative sulla tiroide secca in parecchi articoli e riviste mediche. Più tardi queste critiche vennero identificate come infondate, ma ormai il danno era fatto.

Nel 1978 fu pubblicato uno studio su «JAMA» dal titolo piuttosto esplicito Perché si usa ancora la tiroide secca? Esso era basato su soli 40 pazienti che dalla tiroide secca passarono al T4 e furono seguiti per sole sei settimane. Cinque di questi pazienti soffrivano di palpitazioni (forse perché assumevano troppa tiroide) e queste palpitazioni miglioravano dopo il passaggio al T4. Nessun sintomo di ipotiroidismo prima o dopo il cambio dell’ormone era citato nell’articolo. Non proprio quello che si può definire uno studio eccezionale, eppure l’azienda produttrice della L-tiroxina lo utilizzò come supporto del suo prodotto.

Ma la cosa più importante è che non è mai stato dimostrato in uno studio a lungo termine che il T4 sia efficace per trattare i sintomi dell’ipotiroidismo. Essendo stato prodotto nel 1914, cioè almeno venti anni prima che la FDA richiedesse alle aziende dei test che dimostravano l’efficacia dei nuovi farmaci, esso guadagnò automaticamente l’approvazione della FDA anche se la sua efficacia non fu mai seriamente testata in studi umani o animali.

Abbiamo già parlato di tutti i casi in cui la conversione T4 ➝ T3 può venire ostacolata, per causa di sostanze tossiche, farmaci, condizioni patologiche, deficit nutrizionali o genetici ecc. per cui non staremo qui a ripeterci. Ma è evidente quale sia la ragione per cui il solo T4 non può compensare adeguatamente una tiroide insufficiente, perché, come diceva Barnes, la tiroxina è solo una parte dell’ormone tiroideo. Esso può avere un qualche effetto, generalmente molto limitato, il paziente può stare un pochino meglio che senza trattamento, ma molto difficilmente starà bene. Come scrive Janie Bowthorpe nel suo libro:

Un farmaco che contenga solo T4 funziona bene come un ascensore che arriva solo al quinto piano di un grattacielo di cinquanta piani. Certamente potrete sentirvi un pochino meglio e notare qualche risultato, ma vi rimarrà comunque una pletora di sintomi da ipotiroidismo dovuti a un trattamento inadeguato.

E per dimostrare questa affermazione Janie chiese a un numeroso gruppo di pazienti che stavano utilizzando tiroide secca, e che prima erano stati trattati in maniera “ottimale” (cioè portando il valore del TSH nel range di normalità) con solo T4, di compilare un elenco dei sintomi che ancora avvertivano quando erano in terapia con T4. La lista che ne risultò era sconvolgente. Essa non era soltanto un lungo elenco di sintomi sperimentati dai pazienti in terapia con T4, ma praticamente quasi tutti questi sintomi erano anche sintomi tipici dell’ipotiroidismo non trattato. Insomma, la terapia con T4 aveva lasciato l’ipotiroidismo praticamente intoccato.

E per di più Janie aveva chiesto a questi pazienti che mettessero nell’elenco soltanto quei sintomi che avvertivano durante la terapia con T4 ma che poi erano molto migliorati o scomparsi da quando erano passati alla terapia con tiroide secca.

Credo che ogni ulteriore commento sia superfluo.

L’efficacia della tiroide secca nel trattamento dei sintomi dell’ipotiroidismo è stata dimostrata da quasi cento anni di successi, e la sua superiorità sui prodotti a base di sola tiroxina (T4) è stata dimostrata sia dalle testimonianze di migliaia di pazienti che dei loro medici negli ultimi trent’anni.

Nel 2001, il dottor Jacques Hertoghe pubblicò con due colleghi un lavoro in cui si confrontavano i sintomi di 89 pazienti ipotiroidei già in trattamento con T4 con 832 pazienti ipotiroidei ancora non trattati che si erano presentati alla loro clinica negli stessi anni. Il risultato dello studio fu che i sintomi dei pazienti in terapia con T4 sostanzialmente non differivano da quelli dei pazienti non trattati. Anche i risultati dell’FT3 nelle urine delle ventiquattro ore (test messo a punto dallo stesso Hertoghe) mostrarono ben poche differenze fra i pazienti trattati con T4 e quelli non trattati (circa 750-790 pmol in entrambi i gruppi). I pazienti in trattamento con T4 passarono poi alla tiroide secca e 40 di questi furono seguiti per due anni: e tutti i loro sintomi ebbero un marcato miglioramento. Quando trattati con tiroide secca i livelli di FT3 nelle urine delle ventiquattro ore passarono a 1900 pmol.

Esistono anche prodotti che sono combinazioni di T3 e T4 sintetiche, più o meno nelle stesse proporzioni in cui questi si trovano nella tiroide secca.

Questi prodotti, pur essendo senz’altro preferibili al solo T4, sono comunque spesso inferiori come risultati alla tiroide secca.

Negli anni Cinquanta del Novecento, un’azienda farmaceutica americana introdusse un prodotto del genere e lo propose al dottor Barnes.

Egli lo provò su un gruppo di pazienti che prima assumevano tiroide secca, ma il 20% di questi non riuscì a tollerare il nuovo farmaco a causa della comparsa di palpitazioni e tachicardia.

Questi disturbi scomparvero quando i pazienti ritornarono alla tiroide secca.

Questo caso conferma come ci siano altri fattori nella tiroide secca, oltre al T3 e al T4, che probabilmente ne equilibrano e modulano l’azione.

Infatti, recenti studi hanno dimostrato una attività ormonale anche del T1 e del T2, che sono presenti nella tiroide secca, ma non nelle preparazioni sintetiche. Il T2 deriva a sua volta dal T3, e il T1 dal T2, per cui se c’è un ostacolo nella conversione T4 ➝ T3 ne soffrirà anche la produzione di T2 e T1. Inoltre, nella tiroide secca potrebbero esserci anche altre sostanze di cui magari ancora non si conosce l’effetto, ma che potrebbero contribuire a un migliore e più equilibrato compenso ormonale.

Liotironina (T3)

La liotironina (T3), fu prodotta nel 1949. Poiché essa costituisce la forma attiva dell’ormone tiroideo, l’azienda produttrice all’inizio la proponeva come il trattamento definitivo per l’ipotiroidismo, ma non ebbe mai una grande diffusione. Oggi sono pochi i medici che continuano a proporla anche se, come vedremo più sotto, la liotironina ha il suo posto nella terapia dell’ipotiroidismo. La sua durata di azione è limitata (poche ore) per cui per avere la copertura di tutta la giornata viene assunta due-tre volte al giorno, oppure viene preparata in capsule a lento rilascio da alcune compounding pharmacies.

Il livello di T3 è stato correlato positivamente alla salute del cuore, esso infatti agisce sulla frequenza, sul ritmo, sulla pressione e sulla resistenza vascolare. Inoltre, normalizza il colesterolo e ha un’azione antidepressiva.

Nella pratica ci sono tre casi in cui può essere utile usare un prodotto a base di T3 sintetica:

1. In caso di notevole resistenza periferica all’ormone tiroideo (per problemi di insensibilità dei recettori o ipofisaria). In questi casi il paziente non ottiene il miglioramento auspicato dei suoi sintomi nemmeno con alte dosi (5-6 grani = 300-360 mg) di tiroide secca. La somministrazione di T3 (da sola, o più spesso in aggiunta alla tiroide secca) può essere decisamente di aiuto. Si comincia con una dose bassa (20-25 μg) che poi viene gradualmente aumentata fino alla scomparsa dei sintomi di ipotiroidismo.

2. In caso di eccesso di rT3. Quando l’organismo ha bisogno di conservare energia tenderà a trasformare ogni eccesso di T4 in rT3 anziché in T3. Oppure, in caso di forte stress, l’aumento di cortisolo ridurrà la conversione T4 ➝ T3 e parte del T4 si trasformerà appunto in rT3. Se lo stress dura troppo a lungo le surrenali si indeboliranno e la produzione di cortisolo crollerà, ma un livello di cortisolo troppo basso farà sì che il T4 si accumuli nel sangue senza poter raggiungere le cellule, e di nuovo questo eccesso di T4 verrà smaltito trasformandolo in rT3. L’rT3 è pressoché inattivo ma occupa gli stessi recettori del T3, per cui in sostanza l’rT3 impedirà al T3 di raggiungere le cellule bersaglio. In caso di stress prolungato va sempre controllato il livello di salute delle surrenali (per esempio dosando il cortisolo nella saliva) perché è probabile che in queste situazioni sia necessario anche un supporto surrenale. Quando le surrenali sono a posto o ben supportate, ma il paziente continua a manifestare sintomi di eccesso di rT3 (non sentirsi bene, non avere i benefici che gli altri hanno e difficoltà o impossibiltà ad aumentare la dose di tiroide secca) può essere necessario sospendere il T4 (perché questo creerà solo altra rT3) e utilizzare solo T3.
In caso di dubbio, si può ordinare un dosaggio dell’FT3 e dell’rT3. Quello che ci interessa, in questo caso, non è tanto il valore assoluto di rT3 (che potrebbe anche essere nei limiti della normalità), ma il rapporto fra FT3 e rT3. Un eccesso relativo di rT3 ci confermerà il problema. In questo caso, si effettuerà una terapia di solo T3 finché non si sarà arrestata la produzione in eccesso di T4.
Come già accennato, la terapia con T3 presuppone due, o meglio ancora tre, assunzioni nell’arco della giornata. Generalmente si comincia con 20-25 μg che verranno gradualmente aumentati secondo necessità e a giudizo del medico, spesso fino a una dose totale di 80-150 μg (se non ci sono problemi alle surrenali). La durata della terapia con T3 va valutata caso per caso, ma spesso viene protratta anche per diversi mesi. L’interruzione della terapia, in caso si stia utilizzando solo il T3, si effettua diminuendo gradualmente il T3 mentre parallelamente si aumenta la tiroide secca, fino a che quest’ultima sostituisce completamente la prima.

3. Nel protocollo T3CM (T3 Circadian Method) di Paul Robinson, basato sull’utilizzo di dosi di T3 in particolari orari della notte e della giornata per cercare di trattare la stanchezza surrenale senza l’uso del cortisolo.

 

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Raul Vergini

Raul Vergini si occupa da oltre vent’anni di omeopatia, medicina naturale, integrazione nutrizionale ed anti-aging. Da diversi anni si occupa anche di bioendocrinologia, cioè del riequilibrio ormonale mediante l’uso di dosi fisiologiche di ormoni bio-identici. In passato ha pubblicato il primo libro divulgativo italiano sull’uso del magnesio. Ha scritto inoltre diversi articoli e ha tenuto conferenze in Italia e all’estero. È stato fra gli organizzatori del convegno internazionale “Ripensare l’Aids”, a cui parteciparono esperti da tutto il mondo.

 

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