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Anteprima - Reality Transurfing - Le Mele Cadono...

Leggi in anteprima le prime pagine del quinto capitolo sul Transurfing "Le Regole dello Specchio" - Le Mele Cadono in Cielo

Anteprima - Reality Transurfing - Le Mele Cadono in Cielo - Libro di Vadim Zeland

Introduzione

Cari lettori, tenete davanti a voi la continuazione del ciclo di scritti sul Transurfing, un aspetto misterioso della realtà che ha suscitato nel pubblico tante emozioni. Nel libro La gestione della realtà si scriveva che l’uomo è in grado di gestire da solo la propria realtà a condizione che riesca a liberarsi dell’illusione del riflesso duale. Leggendo questo libro capirete come fare.

Dopo esservi risvegliati nel vostro sogno a occhi aperti, capirete di essere riusciti a svincolarvi dal flusso degli eventi. Vi ritroverete allora nel centro di un caleidoscopio gigantesco che gira tutt’intorno a voi, facendo baluginare le tante sfaccettature della realtà.

Di questa realtà voi siete una parte e, al contempo, un elemento singolo e indipendente. Allo stesso modo percepite la vostra “singolarità” quando, riscuotendovi nel sogno, vi rendete conto che ora è il sogno a dipendere da voi e non più voi dal sogno. L’energia dei pensieri dell’uomo, a determinate condizioni, è in grado di materializzare l’uno o l’altro settore dello spazio delle varianti. In uno stato particolare che nel Transurfing si chiama unità di anima e ragione, prende vita una forza misteriosa, l’intenzione esterna.

Coloro che sono riusciti a mettere in pratica il Transurfing raccontano con meraviglia di come i loro pensieri si siano materializzati in modo incomprensibile, di come la realtà circostante si sia trasfigurata sotto i loro occhi, di come, senza un motivo evidente, la gente abbia incominciato a rivolgersi a loro con simpatia, di come si siano aperte le porte che prima sembravano chiuse senza speranza. Praticando, si cominciano a notare fenomeni curiosi, come il variare delle “sfumature delle decorazioni” o “i cerchi nella realtà”, simili ai cerchi nell’acqua.

Questo succede perché lo strato del vostro mondo ritrova la sua freschezza perduta: il gelato ha ora lo stesso gusto che aveva quando si era piccoli, e anche le speranze acquistano lo stesso entusiasmo che si aveva in gioventù. L’aspetto più importante, comunque, è la caratteristica sensazione di libertà interiore, il privilegio di vivere secondo il proprio “credo”. Per quanto strano sia, non c’è qui alcuna stregoneria, è tutto reale. Per questo, verificando nella pratica quanto letto in teoria, tenetevi ben saldi a terra per non cadere in cielo dallo stupore e dall’entusiasmo.

Capitolo 1 

Il mondo speculare

Il mio mondo si occupa di me.

Lo specchio duale

La realtà si manifesta in due forme: quella fisica, che si può toccare con mano, e quella metafisica, che si estende oltre i limiti della percezione. Entrambe le forme esistono contemporaneamente, compenetrandosi e integrandosi. Il dualismo si manifesta come una proprietà integrante del nostro mondo. Molte cose hanno il loro opposto. 

Immaginate di trovarvi davanti a uno specchio: in questa situazione agite in qualità di oggetti fisici realmente esistenti. Il vostro riflesso, però, non avendo una sostanza materiale, risulta immaginario, metafisico ma al contempo reale tanto quanto l’immagine stessa. 

Ci si può immaginare il mondo intero come un gigantesco specchio duale dove, da una parte si estende l’Universo fisico e dall’altra si propaga lo spazio metafisico delle varianti. A differenza di quanto succede con uno specchio normale, il mondo materiale si manifesta come un riflesso, di cui l’immagine è prodotta dall’intenzione e dai pensieri di Dio, nonché di tutti gli esseri viventi, Sue incarnazioni. 

Lo spazio delle varianti è una sorta di matrice, di modello che ospita al contempo le operazioni di “taglio e cucito” e “le sfilate di moda”, cioè il movimento di tutta la materia. Questo spazio conserva tutte le informazioni sugli eventi che devono prodursi nel mondo materiale e sui modi della loro realizzazione. Il numero delle diverse possibilità potenziali è infinito. La variante è un settore dello spazio che contiene gli scenari e le decorazioni, ovverosia la traiettoria e la forma di movimento della materia. In altri termini, il settore definisce cosa deve avvenire in un determinato momento e come ciò deve apparire. 

In questo modo lo specchio divide il mondo in due metà: una metà effettiva e un’altra immaginaria. Tutto ciò che ha acquisito una forma materiale si trova sulla metà “reale” e si sviluppa in conformità alle leggi di natura. Le scienze e l’ordinaria visione del mondo hanno a che fare solo con ciò che si produce nella “realtà”, dove con il nome di realtà si intende ciò che si offre all’osservazione e all’azione diretta 

Se si lascia da parte l’aspetto metafisico della realtà e si tiene presente solo il mondo materiale, l’attività di tutti gli esseri viventi, uomo compreso, si riduce a un mero movimento nell’ambito dell’intenzione interna. Grazie all’intenzione interna, come si sa, il fine viene raggiunto attraverso una pressione diretta sul mondo circostante, ciò significa che per raggiungere qualcosa si rende necessario intraprendere determinati passi, farsi strada, spingere, sgomitare, insomma, portare avanti un concreto lavoro di sgombero. 

La realtà materiale è realmente percepibile: essa reagisce immediatamente all’azione diretta e ciò crea l’illusione che solo operando in tal senso si possano raggiungere determinati risultati. Tuttavia, nel contesto del mondo materiale, la cerchia dei fini realmente raggiungibili si restringe. Alla fine si può contare solo su ciò che è disponibile. Tutto dipende dai mezzi, che di solito non bastano, e dalle possibilità, che di norma sono assai limitate. 

Nel nostro mondo tutto, assolutamente tutto, è intriso di spirito di competizione. In troppi vogliono raggiungere la stessa cosa e, nei limiti dell’intenzione interna, quello che c’è ovviamente non basta per tutti. Ma da dove vengono le condizioni e le circostanze necessarie per il raggiungimento del fine? Vengono proprio da lì, dallo spazio delle varianti. 

Dall’altra parte dello specchio c’è tutto in abbondanza e senza concorrenza alcuna. La merce non è direttamente a disposizione, ma il bello della faccenda è che si può scegliere qualsiasi articolo, come da un catalogo, e lo si può ordinare. Prima o poi l’ordine verrà evaso e persino pagare non serve: per ottenerlo basta solo soddisfare alcune condizioni, peraltro nemmeno troppo pesanti. Non è forse una favola? Assolutamente no. È più che reale. L’energia dei pensieri non scompare nel nulla, essa è in grado di materializzare un settore dello spazio delle varianti che, per i suoi parametri, corrisponde all’emissione mentale. Il fatto che tutto quanto avviene nel mondo sia il risultato dell’interazione di oggetti materiali è solo un’apparenza. Un ruolo non meno importante viene svolto da una serie di processi che avvengono sul piano sottile, quando le varianti esistenti virtualmente cominciano a incarnarsi nella realtà. I rapporti causa-effetto dei processi “sottili” non sono sempre evidenti, al contrario, tuttavia essi formano una buona metà della nostra realtà. 

La materializzazione dei settori dello spazio delle varianti di solito avviene indipendentemente dalla volontà dell’individuo, giacché l’uomo di solito non usa i suoi pensieri in modo finalizzato, per non parlare poi degli altri esseri viventi, meno evoluti. Come si è dimostrato nel primo libro del Transurfing, l’influenza delle immagini mentali sulla realtà prende generalmente la forma della realizzazione delle peggiori aspettative. L’uomo, fissamente ancorato ai problemi del suo quotidiano, se ne va in giro tra gli scaffali vuoti dei negozi, cercando di allungare la mano verso la merce con l’etichetta “venduta”. 

Intorno sono rimasti solo gli articoli di bassa qualità, e anche per questi bisogna pagare tanti soldi. Ma al posto di sfogliare tranquillamente il catalogo del negozio e fare il suo ordine, l’uomo si mette a girare confusamente, poi decide di fare la fila, anche se è lunga, o di aprirsi un varco in mezzo alla folla o anche di litigare con il commesso e gli altri clienti. Alla fine l’oggetto del desiderio comunque non gli arriva in mano, e i suoi problemi sono diventati solo maggiori. 

In effetti, questa squallida realtà prende forma innanzitutto nella coscienza dell’uomo stesso, e da qui, materializzandosi progressivamente, finisce nella realtà. Ogni essere vivente, con le sue azioni indirette da una parte e i suoi pensieri dall’altra, si crea il suo strato di mondo. Tutti questi strati si sovrappongono l’un l’altro e ne risulta che ogni essere vivente porta il suo personale contributo alla formazione della realtà. 

Lo strato di mondo è caratterizzato da un determinato insieme di condizioni e di circostanze che costituiscono lo stile di vita di un essere singolo (da ora in poi tratteremo strettamente dell’essere umano). Le condizioni esistenziali possono essere diverse: più o meno piacevoli, confortevoli, amichevoli e aggressive. L’ambiente in cui l’uomo viene al mondo riveste sicuramente una certa importanza, ma in seguito la vita si evolve principalmente a seconda del rapporto che la persona ha nei riguardi di se stessa e della realtà che la circonda. La sua visione del mondo determina in larga parte i successivi cambiamenti nell’organizzazione della sua vita. Si incarnano nella realtà quel settore dello spazio delle varianti, quegli scenari e quelle decorazioni che corrispondono alla direzione e al carattere dei pensieri della persona. 

Dunque, due fattori prendono parte alla formazione dello strato del mondo del singolo: da una parte dello specchio agisce l’intenzione interna, dall’altra parte agisce l’intenzione esterna. Con le sue azioni dirette l’uomo influisce sugli oggetti del mondo materiale, mentre con i suoi pensieri rende reale quello che ancora non c’è. 

Se un uomo è convinto che in questo mondo tutto il meglio sia già stato venduto, finirà davvero per trovarsi di fronte solo a ripiani vuoti; se pensa che per avere una buona merce debba fare una lunga fila e pagare caro, avverrà così sicuramente; se le sue aspettative sono pessimistiche e intrise di dubbi, esse si giustificheranno immancabilmente; se si aspetta di scontrarsi con un ambiente ostile, i suoi presentimenti si realizzeranno senz’altro. D’altra parte, però, gli basterà solo farsi pervadere dal pensiero innocente che il mondo gli ha messo da parte tutto il meglio che c’è, per constatare che anche questa posizione funziona. 

Può succedere così che un grullo spensierato, ignaro che nella vita tutto si ottenga con gran fatica, trovandosi un giorno a passare per caso vicino a un negozio appena aperto e appena rifornito di merce, quasi apposta per lui, venga riempito di beni perché quel giorno il primo cliente avrà tutto gratis. E intanto, dietro di lui, si è già formata una lunga fila, composta da gente convinta che le realtà quotidiane siano molto più dure e i grulli abbiano semplicemente fortuna. 

La vita è un gioco in cui il mondo pone sempre ai suoi abitanti la stessa domanda: «Ebbene, ditemi un po’, come sono io?». E ognuno risponde a seconda delle sue rappresentazioni: “sei aggressivo”, oppure “sei confortevole”, o “sei allegro, cupo, amichevole, ostile, felice, sventurato”. E la cosa interessante è che in questa lotteria vincono tutti! Il mondo è d’accordo con tutti e davanti a ognuno si presenta nella veste da lui ordinata. 

Ma se il grullo spensierato di cui si diceva sopra, un giorno baciato in fronte dalla fortuna, cambiasse il suo modo di rapportarsi al mondo in forza di uno scontro con le dure “situazioni” del quotidiano, la sua realtà cambierebbe di conseguenza: da primo della fila rischierebbe di esserne sbattuto alla fine. Ecco quindi come l’uomo, con l’immagine dei suoi pensieri, forma lo strato del suo mondo. 

La spiegazione di questo processo è contenuta in alcuni principi. Formuliamo il primo principio speculare: il mondo, come uno specchio, riflette il vostro modo di rapportarvi nei suoi confronti. Il mondo accetta tutto quello che pensate di lui. Ma perché mai di norma si realizzano le peggiori aspettative, mentre le speranze e i sogni non si concretizzano? Per questa domanda c’è una risposta precisa, il secondo principio speculare, ovverosia: il riflesso si forma nell’unità dell’anima e della ragione. 

Se la ragione non entra in contraddizione con gli imperativi del cuore e viceversa, compare una forza ineffabile, l’intenzione esterna, che materializza il settore dello spazio delle varianti corrispondente all’immagine dei pensieri. Nell’unità di anima e ragione quest’immagine acquista contorni precisi, ed è proprio in forza di ciò che essa si incarna nella realtà. Purtroppo, però, nella vita succede quasi sempre che l’anima ambisce mentre la ragione dubita e ostacola o, al contrario, la ragione esibisce i suoi argomenti convincenti ma il cuore rimane impassibile. 

Quando l’unità viene violata, l’immagine risulta sfocata, quasi sdoppiata: l’anima desidera una cosa, mentre la ragione insiste per ottenerne un’altra, e solo su un punto si trovano perfettamente d’accordo: nell’astio e nei timori. Infatti, chi odia lo fa con tutta l’anima; analogamente, chi prova paura, la prova con tutto se stesso. Nell’unità della non accettazione prende vita un’immagine netta e precisa di ciò che si vuole evitare. 

L’anima e la ragione, come le due manifestazione della realtà, l’una metafisica e l’altra materiale, si incontrano in un punto e il pensiero-forma si incarna nella realtà: ne viene fuori che si finisce sempre per ottenere quello che fortemente non si accetta. 

I desideri, a differenza dei timori, si realizzano con meno facilità perché l’unità, in questo caso, si raggiunge più raramente. L’anima si contrappone alla ragione poiché questa, dandosi in pasto alla pressione dei pendoli, segue fini altrui mentre la ragione, a sua volta, o non riconosce i desideri autentici o non crede alla realtà della loro concretizzazione. 

Qualcuno ritiene che per raggiungere un fine occorra formulare precisamente il proprio ordine, rilasciare questo pensiero- forma nello spazio ed evitare di ricordarsene per un certo periodo di tempo, al fine di non interferire nel processo di realizzazione del desiderio. Se fosse così semplice… Questa tecnica in verità funziona, ma esclusivamente a condizione che venga soddisfatto il secondo principio speculare. Purtroppo, però, l’unità dell’anima e della ragione può essere raggiunta solo in casi rari, perché risulta praticamente impossibile sbarazzarsi dei perfidi dubbi. Ma allora, che fare? Per questo esiste il terzo principio speculare che dice: lo specchio duale reagisce con un certo ritardo. 

Dunque, se non si riesce a realizzare il secondo principio, occorrerà prendere la fortezza con un lungo assedio. Provate a immaginare di mettervi davanti allo specchio e di non vederci riflesso alcunché: davanti a voi c’è solo il vuoto. Immaginate ancora che solo dopo un po’ di tempo vedete profilarsi lentamente un’immagine, come succede in camera oscura quando si sviluppano le fotografie. Fate un sorriso ma il riflesso sullo specchio riporta ancora l’espressione seria che avevate prima. Alzate le braccia, ma il riflesso sullo specchio non risponde. Abbassate subito le braccia e nello specchio non si nota alcun cambiamento. Per vedervi allo specchio con le braccia alzate siete costretti a tenerle in alto per un bel po’ di tempo. 

Ebbene, lo specchio duale funziona allo stesso modo, solo che il ritardo è molto maggiore e per questo i cambiamenti non vengono subito avvertiti. La realizzazione materiale è inerte come la resina, purtuttavia l’immagine mentale, ovvero la diapositiva, com’è chiamata nel Transurfing, può essere tranquillamente materializzata. A questo fine serve solo soddisfare una condizione elementare: occorre farsi girare la diapositiva nei pensieri sistematicamente, per un periodo piuttosto lungo di tempo.

Come vedete, il segreto è semplice ed è tutto ciò che serve. È talmente triviale che si fa fatica a crederci: un semplice e ordinario lavoro di routine e nessuna magia! Ma funziona! Il problema è che la gente spesso non ha pazienza, si entusiasma per qualche idea ma poi si raffredda velocemente, così finisce per riporre i progetti in un cassetto fuori portata. Ebbene, affinché si realizzi il pensiero-forma bisogna eseguire un lavoro concreto con la diapositiva. Diversamente, contare sui miracoli non ha senso. 

Quanto tempo serva per la realizzazione della diapositiva dipende dalla complessità del fine che ci si è prefissi. Fintantoché la ragione dubita della realtà della concretizzazione del progetto, l’immagine rimane sfocata. Presto o tardi, tuttavia, sullo specchio comincerà a delinearsi il profilo di un’immagine. Vedrete da soli quando l’intenzione esterna vi aprirà le porte necessarie, cioè quando compariranno le opportunità per la realizzazione del fine. Quando ciò accadrà, la ragione si convincerà che la tecnica porta i suoi frutti e il fine risulta realmente raggiungibile. Poco per volta l’anima e la ragione perverranno a un’unità e l’emissione mentale si focalizzerà creando un’immagine più netta. Alla fine si formerà il riflesso necessario e avverrà ciò che si è soliti definire “miracolo”: il sogno che sembrava irrealizzabile si sarà trasformato in realtà. 

 

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Vadim Zeland

Il mistero avvolge la figura di Vadim Zeland. Di lui si hanno solo poche informazioni. Ha circa 45 anni ed è esperto di fisica quantistica alla quale si è dedicato prima del crollo dell'Unione Sovietica, ha poi profuso le sue energie nella tecnologia informatica, fino a quando non ha incontrato il Transurfing. Nell’unica intervista rilasciata alla stampa, Zeland dichiara di non essere assolutamente un maestro spirituale votato al proselitismo, ma solo una persona fortunata che ha reso disponibile a tutti un approccio testato personalmente. Se solo avessi conosciuto il Transurfing venticinque anni fa – ammette – la mia vita sarebbe stata completamente diversa, più facile e corretta. Ma in questo caso non avrei potuto scrivere questi libri. Vive in Russia e come afferma egli stesso, il resto non importa.

Zeland è un autore molto riservato e preferisce comunicare con i propri lettori solamente tramite il suo frequentatissimo sito russo.

 

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Commento di alfredo

Sicuramente la ragione dubita ogniqualvolta l'anima, con il suo sussurro flebile, da la sensazione di quello che sarebbe giusto fare. Tal volta in prima battuta la ragione, almeno la mia accetta quello che dice l'anima,ma successivamente, diciamo a freddo la ricaccia. Accade un po' come quando un bambino chiede una cosa anche se in quell'istante la ragione acconsente, appena può' riattiva la propria visuale ristretta e con qualche scusa razionale, tende a snobbare ciò che è lontano dall'intenzione interna. Credo quindi che se si vuole dare tempo che si realizzi l'intenzione esterna al di la' dello specchio, in modo duale, occorre pensare che la nostra energia mentale e' come un fax che emette nello spazio delle varianti,il nostro pensiero forma. Questo fax arriva però in una dimensione non ancora presente, in primo luogo, nel tempo,quindi nella quarta dimensione, inoltre su una variante più o meno vicina di quella che stiamo percorrendo nel momento in cui abbiamo inviato il nostro fax mentale. Grazie Vadim...

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