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Anteprima La Voce Verde della Calma LIBRO di Ciro...

Leggi in anteprima il prologo del libro La Voce Verde della Calma scritto da Ciro Imparato

Anteprima La Voce Verde della Calma LIBRO di Ciro Imparato

Prologo

«Sono felice, finalmente! Decido le mie emozioni, imparo a crearle con la mia voce, ... e insisto fino a quando saranno realizzate.»
Ciro Imparato

Le quattro righe qui sopra sono la sintesi del libro che avete in mano. Non troverete mai qualcosa di più semplice da capire (e soprattutto da applicare) per migliorare la vostra vita.

Rileggetele, perché il segreto è racchiuso in quelle quattro righe. Ripetetele nella mente, ricordatevele in ogni occasione importante, pensatele prima di addormentarvi, rievocatele quando vi svegliate.

Queste quattro righe saranno il vostro faro per raggiungere il porto del cambiamento, la vostra stella polare verso il fir­ mamento della felicità, la vostra bussola nel mare dell'amore.

Sono felice, finalmente!

Qual è il motivo per cui viviamo?

Fin dall'antichità l'uomo ha cercato di dare una risposta a questo affascinante quesito. Le opinioni sono molteplici, ma a ben pensare ne esiste una che ci mette d'accordo tutti. Il motivo per il quale viviamo è la ricerca di uno stato d'animo che ci fa stare bene e che chiamiamo felicità.

Ci pensate?

Tutti viviamo esclusivamente per la realizzazione di questo stato d'animo, che alcuni sono più abituati a provare di altri. Chi non è felice di solito ritiene che la sua «non-felicità» di­ penda dal destino, chi è più felice di solito pensa che la felicità si costruisca tutti i giorni. Quale che sia la classe alla quale appartenete, non c'è ombra di dubbio: tutti desideriamo vivere sentimenti di felicità e per questo motivo cerchiamo di fare cose che ci diano gioia.

La nostra intera vita è tesa a questa ricerca. Cerchiamo felicità quando incontriamo una persona che ci piace e la invitiamo a cena, quando pianifichiamo le vacanze con i nostri amici, quan­ do compriamo un abito nuovo, quando ci laureiamo, quando otteniamo un aumento di stipendio, quando ascoltiamo della musica che ci emoziona... e l'elenco sarebbe ancora lungo.
Fare tutte queste cose ci fa raggiungere la felicità?
A volte sì... a volte no. E allora, senza rendercene conto, iniziamo a provare sentimenti di rabbia o di apatia, diventiamo insicuri e cominciamo a cercare i motivi per i quali non siamo felici. Ovvero, entriamo in uno stato di infelicità per scoprire come mai siamo infelici. Non vi sembra un paradosso?

Ricordate: tutti viviamo per essere felici.


Che cos'è la felicità?

Ci sono persone che cercano la felicità per tutta la vita e non la trovano. Come mai? Perché la felicità in se stessa non esiste: noi infatti indichiamo come felicità il permanere di tanti pic­ coli stati consequenziali di umore positivo, che, messi insieme, creano in noi un effetto «paradisiaco», «magico».

Quindi la felicità non si può cercare, perché è un «oggetto» troppo grande. E questo spiega perché molte persone che si ostinano a farlo non sono mai felici. Così come molti rimangono grassi perché vorrebbero dimagrire di 30 chili all'istante e altri rimangono poveri perché vorrebbero passare da 0 a 3 milioni di euro in un giorno.

Il segreto della felicità è tentare di vivere ogni giorno uno stato di umore positivo. Ogni giorno, qui e ora, carpe diem. Quindi, andare verso la felicità significa avvicinarsi a un umore positivo, ossia avere un umore migliore di quello che abbiamo in questo momento. E da cosa è determinato l'umore? Dalle emozioni che proviamo. Analizzare le emozioni che viviamo tutti i giorni ci avvicinerà alla scoperta di una nuova chiave per la felicità.

Ricordate: la felicità è data dal permanere di emozioni positive.


Quali emozioni viviamo tutti i giorni?

Se dovessimo descrivere le emozioni che proviamo quoti­ dianamente, come potremmo definirle? Per esempio: quanto, durante la giornata, ridiamo di gusto? Quante volte proviamo profonde emozioni d'amore? Quante volte guardiamo negli occhi la persona con la quale parliamo e sentiamo un profondo senso di fiducia e abbandono che ci lega a lei? Quanto viviamo quelle emozioni appaganti che sono il motore di un'esistenza sana, ricca, piacevole, colma di salute e felicità?

Sì, lo so, la risposta la conosco anch'io: non viviamo tanto intensamente e tanto spesso queste emozioni. E soprattutto non le decidiamo: il nostro umore è preda di ciò che ci capita.
In questo mondo governato dallo stress, siamo diventati incapaci di mantenere il nostro equilibrio. Una persona si ar­ rabbia e diventa aggressiva? Ci arrabbiamo anche noi, perdendo così in un attimo quella serenità che magari così faticosamente avevamo raggiunto.

Anche il ruolo dei mass media è cruciale nel condizionare il nostro stato d'animo. Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo infatti che gli individui sono portati a emulare i modelli appresi da televisione, giornali, pubblicità, internet.

Pochi però hanno notato che le persone non imitano solo i contenuti espressi da chi parla in TV, ma anche le emozioni.

In altre parole le persone non assorbono solo le idee, ma anche il modo in cui queste vengono trasmesse. Ne è un classico esempio l'aggressività nel dibattito politico: avete mai visto qualcuno parlare di politica senza arrabbiarsi?

È sotto gli occhi di tutti: se analizziamo i messaggi che ar­ rivano attraverso i mass media, troveremo che buona parte di essi incita alla tristezza e alla rabbia e ci fa sentire impotenti (indipendentemente dalla loro condivisibilità).

È interessante notare che mentre molti vengono condizionati da questi messaggi, altri si indignano perché non approvano tali modelli. In entrambi i casi, tuttavia, la risultante è la stes­ sa: le persone perdono il buonumore e la serenità. Non è mio compito, in questa sede, ragionare di sociologia dei consumi o di interessi delle multinazionali nel crearci stati di debolezza per venderci dei prodotti.
Mi preme invece approfondire una tematica fondamentale se vogliamo essere felici: se sono così importanti, perché le persone non decidono le loro emozioni?

Ricordate: noi non decidiamo le emozioni che proviamo.


Perché le persone non decidono le emozioni?

Questa è una domanda cruciale.
Le persone non lo fanno perché pensano non sia possibile. Una caratteristica chiave della nostra società è quella di credere che noi non possiamo decidere «Oggi sono felice», o prendere la «pillola della simpatia» guarendo così, magari, da uno stato di apatia costante. Per quanto giusta e auspicabile sia questa decisione, per le persone si tratta di una cosa impossibile, tanto quanto camminare a testa in giù con i piedi sul soffitto.
Così, dal momento che non crediamo di poter cercare diret­ tamente la felicità, ci siamo abituati a cercare degli oggetti o delle azioni che ci danno l'impressione di generare felicità.

Per esempio, anziché dire «Voglio essere più felice» diciamo «Voglio cambiare casa» oppure «Voglio rifarmi il guardaroba», nella speranza che queste azioni portino un miglioramento del nostro stato complessivo di felicità.
Che cosa capita in questi casi? Che l'attività ci dà un senso di felicità ma... per un tempo limitato. Una volta rinnovato il guardaroba, torniamo come prima alla ricerca della felicità.

Questo spiega anche perché molti credano che la felicità sia una cosa effimera, di breve durata. In realtà non è la felicità a durare poco, ma gli oggetti e le azioni ai quali abbiamo deman­ dato l'attivazione della nostra felicità. Se noi potessimo arrivare a uno stato di felicità senza il bisogno di circondarci di oggetti, probabilmente questa durerebbe molto di più.

Ricordate: la felicità può durare a lungo.


Le emozioni hanno valore se sono autentiche

C'è un altro motivo, forse ancora più importante, che ci im­ pedisce di decidere quale emozione vogliamo vivere.
Non possiamo decidere le nostre emozioni perché se lo faces­ simo le depriveremmo di significato: il valore delle emozioni è legato all'autenticità. La profondità dell'amore per l'altro dipen­ de dal fatto che non se ne abbia alcuna contropartita. Il valore dell'amicizia sta nella volontà di fare il bene altrui indipenden­ temente da ciò che l'altro, forse, un giorno, potrà fare per noi. Ogni sentimento e ogni emozione sono legati alla spontaneità, alla verità.

Allo stesso modo, io non posso stabilire «Adesso divento simpatico» (almeno prima di leggere questo libro) perché, secondo le leggi che governano il mondo, rischierei di perdere in autenticità. Sarei un finto simpatico, tutti capirebbero che sto fingendo e risulterei poco credibile.

Per questo motivo, non potendo decidere di cambiare emo­ zione, tutti siamo in balia di quello che accade: «Sono infelice perché è capitato questo», «Sono infelice perché è capitato quell'altro»... E in questo modo eliminiamo dalle nostre capacità il potere di decidere per la positività della nostra vita.

Desidero ora illuminare la vostra vita con un sogno. Voglio proporvi un pensiero bellissimo. Provate a pensare: come sa­ rebbe la vostra vita se poteste scegliere le emozioni che volete provare? Leggete il prossimo paragrafo e lasciate che una nuova porta si apra dentro di voi.

Ricordate: le emozioni hanno valore se sono legate all'autenticità.


Se poteste scegliere, quali emozioni vivreste?

Se sapeste di vivere in un mondo in cui è possibile decidere le emozioni da provare, che emozioni scegliereste e quali non vivreste più? Per esempio... avreste voglia di vivere ancora la rabbia? O la tristezza? O l'apatia? O la mancanza d'interessi?
Probabilmente no.

Probabilmente sostituireste queste emozioni negative con la simpatia, la fiducia, l'empatia, la condivisione, l'amore, la passione, il coinvolgimento.
Pensate: se poteste entrare appena svegli nel guardaroba delle emozioni, da cui scegliere quali indossare al mattino, per il pranzo, al pomeriggio, per l'aperitivo, alla sera e durante la notte, quanto sarebbe più bella la vostra vita? Quanto vi senti­ reste felici ed efficienti nel decidere l'esistenza migliore per voi stessi e per le persone che avete accanto?

Ricordate: se potessimo scegliere, vivremmo emozioni diverse.


La felicità: un fatto matematico

Voglio ora proporvi una visione della vita che vi preparerà alla capacità di scegliere le vostre emozioni.
Il concetto di felicità è stato, nel corso della storia, affrontato da migliaia di pensatori, filosofi, intellettuali illuminati, che con il loro pensiero ci hanno consentito di trovare delle scorciatoie psicologiche per essere più felici.
Devo dire però che poche volte la felicità è stata trattata da un punto di vista matematico. Forse vi sembrerà poco roman­ tico associare la matematica alle emozioni, ma credetemi: se le persone avessero coscienza degli aspetti quantitativi della felicità vivrebbero meglio.

Ricordate? A pag. 15 abbiamo detto che «La felicità è data dal permanere di emozioni positive». Bene, se in un quarto d'ora ho 10 pensieri e 9 sono negativi, è matematico: sono infelice al 90%. Il mondo continua a trasmetterci messaggi di rabbia e indignazione. Giustamente: se si verificano delle ingiustizie occorrerà porvi rimedio. Ma riflettiamoci bene: nessuno ci fa notare che se la rabbia consuma la nostra vita, dovrebbe essere relegata a un tempo limitato.

Occorrerebbe che qualcuno scrivesse: «La settimana ha 7 giorni; indignatevi pure perché il vostro avversario politico non vi piace, ma sappiate che se vivete per essere felici e avete già consumato 6 giorni nella rabbia, per essere felici vi rimane solo 1 giorno».

Alcune persone vivono le loro giornate nella rabbia speran­ do in un domani migliore. C'è chi, paradossalmente, spera nel domani ogni giorno della sua vita.
Non possiamo provare due emozioni contemporaneamen­ te, perciò è necessario decidere: se vogliamo essere felici non dobbiamo essere arrabbiati.

Non lo facciamo apposta, ma spesso ci lasciamo prendere dagli eventi e, in questo modo, il nostro umore diventa preda di ciò che ci capita. Non decidiamo più per la nostra vita, ci fac­ ciamo trascinare da questo o quel problema, come se l'obiettivo fossero i problemi e non la felicità. Così facendo, lo ribadisco, dimentichiamo che: ogni settimana ha 7 giorni; ogni giorno vissuto da arrabbiati, lo sottraiamo ai giorni da vivere felici. Un settimo in meno di felicità.

Come diceva Albert Einstein: «Ogni minuto che passi ar­ rabbiato perdi 60 secondi di felicità».

Pensate: come sarebbe la nostra vita se fossimo in grado di cambiare umore ogni volta che vogliamo, sottraendoci a ciò che ci fa arrabbiare?

Ciò che troverete al capitolo 7, il «regime emozionale consi­ gliato», è proprio la soluzione a questa semplice ma illuminante riflessione: una specie di «Dieta delle Emozioni®» nella quale scoprirete come eliminare le «emozioni dannose» sostituendole con «emozioni salutari».

Ricordate: ogni giorno vissuto con rabbia non è vissuto con felicità.


Un segreto per decidere le nostre emozioni

Se la felicità è un fatto matematico, allora urge una presa di coscienza immediata: per essere felici, occorrerà trovare un sistema per provare emozioni più appaganti.
È proprio questo il punto: è vero che non possiamo decidere le nostre emozioni?
Secondo me no, e sono qui per dimostrarvelo.

Nelle prossime pagine vi insegnerò a scegliere per la vostra vita solo le emozioni migliori, imparando a generarle in ma­ niera autentica grazie alla vostra voce.

Siete scettici? Vi comprendo: nessuno ha consapevolezza del potere della voce.
Eppure essa ha una capacità straordinaria di generare stati d'animo in noi e negli altri. Innanzitutto è alla base della cre­ dibilità. È la voce che fa capire se chi ci dice: «Fidati di me» è sincero. È la voce che determina se, quando rispondiamo alla domanda: «Hai preso tu, per caso, questa cosa?» l'altro crede alle nostre parole: «No, ti giuro, non l'ho proprio vista».
Quindi la voce è alla base dell'autenticità.

Ma può fare molto di più: la voce può determinare i nostri sentimenti.

Dire: «Ti prego, perdonami», con una voce autentica, sincera, può far scattare nell'altro sentimenti mille volte più potenti di quelli che scaturirebbero da un semplice invito a cena.
Come dite? Per dichiarare: «Ti prego, perdonami» occorre essere sinceri e provare veramente lo stato d'animo espresso a parole? Avete ragione. Ma vedete, le persone che credono nella propria voce hanno più facilità a essere sincere. Infatti, chi è sicuro di come comunica conosce la potenza benefica della sincerità.
Vi faccio un esempio. A tutti sarà capitato di sbagliare. In quei casi, vorremmo chiedere scusa ed essere perdonati, perché in fondo a ognuno di noi c'è amore e desiderio di condivisione. Ma il nostro mondo fa di tutto per lanciare messaggi depotenzianti (per esempio «Se offri un dito si prendono anche il braccio» e detti simili), quindi siamo abituati a non credere nelle nostre capacità e a pensare: E se umiliandomi e chiedendo perdono non ottenessi l'effetto sperato?

Quando la vostra voce sarà stata potenziata saprete con certezza che la vostra richiesta di perdono andrà dritta al cuore di chi vi ascolta. E, consapevoli del potere della voce, cercherete ogni occasione possibile per dimostrare la vostra sincerità.

In altre parole... è facile essere sinceri quando sappiamo che la sincerità (grazie alla voce) paga! Saremo tutti sinceri quando padroneggeremo al meglio la nostra voce: essere sinceri è enormemente più vantaggioso che mentire.

Ma come si fa a generare emozioni con la voce? È semplice: ci sono persone che lo fanno tutti i giorni, e con grande successo.
Per capire come, occorre che consideriate la voce da una prospettiva che probabilmente non avete mai immaginato.
La voce, fino a oggi, è stata vista come l'effetto collaterale dello stato d'animo, secondo uno schema del tipo:

Sono triste > ho una voce triste.

In altre parole, il suono della voce e le emozioni a essa col­ legate dipendono dallo stato d'animo che proviamo in quel momento.
Per poter decidere della nostra vita, occorre capovolgere il concetto e considerare la voce come causa delle emozioni, secondo lo schema:

Ho una voce allegra > divento allegro.

Questo è il segreto di chiunque parli in pubblico per profes­ sione. Usa la voce per creare emozioni in sé e negli altri. Guai se non fosse in grado di generare sempre emozioni positive in maniera autentica: il pubblico lo abbandonerebbe.

Vedremo più avanti come la capacità di creare emozioni positive, mettendo in pratica gli insegnamenti di questo libro, sia oggettivamente alla portata di chiunque.
E soprattutto vedremo come, dopo un training di 21 gior­ ni, le emozioni generate dalla vostra voce grazie al metodo FourVoiceColors® saranno assolutamente autentiche e sentite.

Ricordate: la voce può essere usata per creare emozioni autentiche.

 

Ciro ImparatoTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Ciro Imparato

Ciro Imparato, doppiatore da oltre vent’anni, è formatore e voice coach e tiene corsi seguitissimi. Unendo lo studio della voce alla psicologia, nel 2005 ha inventato il Metodo FourVoiceColors® per migliorare la voce e la capacità comunicativa in ambito sia professionale (negoziazione, medicina, vendita, public speaking) sia personale (relazioni di coppia, rapporto con i figli, interazioni con amici e conoscenti).

 

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