Michele Greco - Il Memoriale

Francesco Viviano

Michele Greco - Il Memoriale

Con un'intervista esclusiva a Pietro Grasso procuratore nazionale antimafia

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Descrizione di Michele Greco - Il Memoriale

Il memoriale dell’uomo che parlava di Dio e uccideva gli uomini. La doppia vita di un capo dei capi, fatta di omertà e potere assoluto.

«Io desidero fare un augurio. Vi auguro la pace, signor Presidente, a tutti voi auguro la pace perché la pace è la tranquillità dello spirito e della coscienza e per il compito che vi aspetta la serenità è la base fondamentale per giudicare. Non sono parole mie, sono parole di nostro Signore che lo raccomandò a Mosè: quando devi giudicare, che ci sia la massima serenità, che è la base fondamentale. Vi auguro ancora, signor Presidente, che questa pace vi accompagnerà per il resto della vostra vita».

Era l’11 novembre del 1987, ultima udienza del primo maxiprocesso a Cosa nostra, quando poco prima che la Corte presieduta da Alfonso Giordano si ritirasse in camera di consiglio per emettere la sentenza, Michele Greco, “il Papa” della Mafia, chiese e ottenne la parola augurando “la pace” a tutta la Corte. Fu lui, “il Papa”, a chiudere, con un’intimidazione velata e agghiacciante, il processo che si concluse con pesantissime condanne. Fu lui a scrivere in carcere il primo e unico memoriale che porti la firma di un capo dei capi. Greco, l’imprenditore che inventò due nuovi tipi di agrumi e che al contempo era il più scaltro dei mafiosi.

L’autore, il giornalista di «Repubblica» Francesco Viviano, riporta le parole di quel memoriale e la vita di Greco, intingendo la penna nel solco dannato della mentalità mafiosa, intrisa di riti di sangue, di bugie e morte, di presunti codici d’onore e faide tra parenti. Fino a far riflettere sulla fine della Mafia dei don, oggi decapitata di tutti i suoi vertici.

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