"Le parole sono importanti!" urlava uno sconsolato personaggio di Nanni Moretti.
Ci sono parole che invecchiano o che vengono abusate, svuotandosi di significato.
Questo sembra essere il destino della leadership, termine così potente da aver ispirato una vera e propria mistica, simile a un mantra in grado di guarire ogni malattia sociale, economica, politica. Abbiamo ancora bisogno del leader titanico, decisionista, ma al tempo stesso così anacronistico e ingombrante? Forse no.
Forse è giunto il momento di fare spazio a una logica non più verticistica, ma orizzontale, "di rete", incarnata dalla leadershit: il dilagare del web e dei social network ne sono un sintomo evidente.
Esercitare la leadershit significa condividere e integrare il potere, le informazioni, le scelte, rifiutare le certezze calate dall'alto e accettare la complessità, cogliendone la ricchezza.
In una parola, "pensare insieme".
In questo scenario non è casuale che, alla vecchia figura del leader immancabilmente "maschio" si sostituisca sempre di più un'immagine dal respiro femminile, orientata al futuro e non più alla conservazione, simbolo concreto di accoglienza e relazione, calore e fiducia.
Gianfranco
Libro interessante e scritto con grande brio. Soprattutto apre ad una riconsiderazione delle pratiche manageriali verso un nuovo umanesimo che restituisce dignità all'essere umano, rimarcando quanto ciò non sia in antitesi con la creazione di ricchezza. Un altro passo verso una nuova visione dell'uomo e delle pratiche economiche. Un libro di cui c'era bisogno.
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