"Ipazia è una lezione da non dimenticare, è un libro che tutti dovrebbero leggere."
Margherita Hack
Alla vigilia della tanto attesa e tanto discussa uscita del kolossal Agorà di Alejandro Amenabàr, Ipazia è già un caso letterario e alimenta un dibattito che non accenna a smorzarsi.
La figura di Ipazia, alla quale si ispira il film con Rachel Weisz, è rimasta per molto tempo nell’ombra.
Ipazia era astronoma, matematica, musicologa, medico, filosofa, erede della scuola alessandrina e fu fatta massacrare da Cirillo, vescovo di Alessandria.
Con questo delitto la cultura occidentale ha definitivamente escluso la donne dalla sfera del sapere. La vita di Ipazia è una delle più antiche parabole su un conflitto secolare ma ancora attuale: fede e ragione, uomo e donna.
L'importanza di questo personaggio è ancora sottovalutata: per secoli la scienza sperimentale moderna ha creduto di avere un solo padre, Galileo, quando in realtà possiede anche una madre, nata 1200 anni prima di Galileo: Ipazia. Il ritratto che ci è stato tramandato è quello di una donna di intelligenza e bellezza straordinarie.
Fu l’inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio, oltre che la principale esponente alessandrina della scuola neoplatonica. Aggredita per strada, fu scarnificata con conchiglie affilate, accecata, smembrata e bruciata.
Questo assassinio è considerato dal grande storico Edward Gibbon, detto il "Voltaire inglese", "una macchia indelebile" nella storia del cristianesimo.
Sul personaggio di Ipazia hanno scritto Voltaire, Diderot, Proust, Pèguy, Leopardi, Pascal, Calvino, Luzi e molti altri ancora.
Su Facebook esiste un gruppo che chiede: "Dichiariamo festa nazionale il giorno della morte di Ipazia".
All’inizio del III millennio l’UNESCO, dietro richiesta di 190 stati, ha creato un progetto internazionale che intende favorire piani scientifici al femminile nati dall’unione delle donne di tutte le nazionalità, perché attualmente nell’ambito della scienza solo il 5% delle donne ricopre cariche di responsabilità. L'UNESCO ha chiamato questo progetto IPAZIA.
Oggi si parla molto della figura di Ipazia, grazie anche alla pubblicità fatta alla scienziata alessandrina dal film di Alejandro Amenabár, Agorà, di prossima uscita nelle sale italiane e presentato a Cannes nel 2009.
In epoca non sospetta, e va dato atto ai due autori di non essersi adeguati a una moda, già nel 2004 e anche in precedenza, Adriano Petta e Antonino Colavito si erano presi a cuore la storia di questa donna, di questa scienziata così significativa per l'evoluzione della scienza e per il tragico tributo da lei versato per affermare il ruolo delle donne nella storia del pensiero.
"Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della Vergine, infatti il cielo è rivolto a ogni tuo atto Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura."
Pallada
Ecco come Adriano Petta racconta il suo incontro con questo personaggio storico:
"Incontrai Ipazia preparando la nota introduttiva al mio secondo romanzo storico (Roghi fatui) che, assieme ad Eresia pura, rappresenta il mio contributo all'analisi della lotta tra Scienza e Religione, dal Medioevo al Rinascimento.
Potei dedicare alla scienziata alessandrina soltanto poche righe, sufficienti però ad accendere la favilla della mia curiosità. Fin dai primi studi delle fonti storiche compresi che per raccontare le vicende di questo grande personaggio (presente nelle opere di Pierre de Fermat, Chateaubriand, Voltaire, Proust, Toland, Fielding, Diderot, Gibbon, Wieland, Péguy, Leopardi, Monti, Pascal, Luzi, Calvino ed innumeri altri) oltre alla penna d'un romanziere, occorreva anche il dispiegarsi dell'intreccio di valenze e di simboli d'un filosofo.
Nacque così la sinergia con Antonino Colavito, la cui penna ha colto i cieli alti di Ipazia (I sogni, Parte seconda) la sua nube fremente di atomi... nube luminosa che ha disperso brani della caligine imbrattata di sangue del mio narrare.
Un raccontare senza pietà per carnefici e sicari che, con premeditata ferocia, posero fine alla vita di Ipazia correndo la quaresima dell'anno 415 d.C."