Durante i suoi cinquant'anni di studio e attività professionale, James Hillman ha elaborato concezioni sempre più originali non solo sulla psicanalisi, ma anche sulla psicologia e la filosofia, affermandosi come uno dei pensatori più innovativi della seconda metà del Novecento.
Lontano da ogni teoria psicologica che faccia del «rafforzamento dell'Io» la chiave di volta della salute mentale, Hillman è approdato a un ampio progetto di rivalutazione dell'anima e delle sue espressioni culturali più alte: il politeismo pagano e la «complessità» rinascimentale.
È quindi a fenomeni tipici dell'anima — i miti e le immagini, l'eros, il sogno, la patologia, i momenti di sconforto, infelicità e scacco — che l'autore guarda come ad altrettante possibilità di comprendere e coltivare un uomo diverso: un uomo alternativo a quello propagandato e spesso imposto dalla società attuale, più rispettoso di sé, degli altri e del mondo in cui vive.
In questo libro-intervista, le argomentazioni dell'autore si arricchiscono dei momenti autobiografici che ne hanno segnato il percorso formativo e professionale: dagli studi di filosofia alla Sorbona e al Trinity College di Dublino, al soggiorno in India, all'arrivo a Zurigo nel 1953, dove diventa allievo di Jung e direttore dello Jung-Institut prima di fondare una scuola psicologica che innoverà radicalmente l'insegnamento del maestro.
Intrecciando ai motivi tipicamente psicanalitici questioni più generali come il lavoro, la religione, lo sfruttamento dell'ambiente e l'alienazione della società contemporanea, Hillman ci invita ancora una volta a riflettere sui molti luoghi comuni della cultura occidentale e a capovolgerne valori e significati. Nel ripercorrere e chiarire i suoi temi più cari — l'amore, l'amicizia, l'immaginazione e la bellezza — ci offre strumenti preziosi per meglio interpretare i mali che affliggono la nostra epoca.