Brizzi continua la sua opera inneggiante al risveglio, tutti pensiamo di essere già coscienti e pienamente liberi, è questo il più grande ostacolo. Dopo averci dimostrato il nostro sonno, ci indica come uscire da questo stato ipnotico. Ci invita a diventare maghi. Ma chi è il vero mago ? Chi trasmutandosi consegue l’immortalità, attraverso l’aiuto dell’osservazione e del ricordo di sé, all’eliminazione del giudizio, l’amore per i nostri nemici, e l’utilizzo della sofferenza come fuoco alchemico da non subire o non permettere che ci schiacci, ma possedendola, accogliendola e amandola, da utilizzare come crogiuolo in cui creare quelle trasformazioni che ci cambiano per sempre. Il giudizio va abbandonato, è la causa principale dei nostri mali, è separativo (giusto/sbagliato), invece lo scopo del mago è raggiungere l’Unità. “Dobbiamo imparare a fare l’amore con la sofferenza”, si tratta di una “discesa nell’Ade”, la katàbasis, come fecero tutti coloro che hanno compiuto un percorso di trasformazione interiore.