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Leggi in anteprima l'introduzione al libro "50 Classici della Psicologia" scritto da Tom Butler-Bowdon

Tom Butler-Bowdon - Anteprima - 50 Classici della Psicologia

Con uno sguardo che abbraccia 50 libri, centinaia di idee e più di un secolo di storia, 50 Classici della Psicologia riflette su alcune delle domande più affascinanti in merito a cosa ci motivi, a cosa ci faccia provare determinate sensazioni, a come funzioni il nostro cervello e a come nasca in noi un senso d’identità. Un’aumentata consapevolezza in queste aree può portare a una maggiore conoscenza di se stessi, a una migliore comprensione della natura umana, al miglioramento dei rapporti con gli altri e a una maggiore efficacia; in breve, a fare veramente la differenza nella propria vita.

50 Classici della Psicologia prende in considerazione le opere di icone come Freud, Adler, Jung, Skinner, James, Piaget e Pavlov, ma allo stesso tempo evidenzia anche il lavoro di pensatori contemporanei come Gardner, Goleman e Seligman. A ogni libro è dedicato un commento, che ne evidenzia i punti chiave e lo contestualizza, segnalando idee, persone e movimenti a esso collegati. Leggendo questa rassegna potrai farti un’idea dei testi, vecchi e nuovi, di cui dovresti perlomeno sapere qualcosa, anche se non intendi leggerli. Inoltre, vi troverai libri nuovi, particolarmente pratici, che tengono in considerazione le più recenti scoperte scientifiche.

L’opera è incentrata sulla “psicologia per non addetti ai lavori”, cioè su quei libri accessibili a chiunque e da cui chiunque può trarre profonde intuizioni o che sono stati espressamente scritti a scopo divulgativo. Oltre agli psicologi, tra gli autori figurano neurologi, psichiatri, biologi, esperti di comunicazione e giornalisti, per non parlare di uno scaricatore di porto, un esperto sulla violenza e un romanziere. Dato che i segreti del comportamento umano sono troppo importanti per essere definiti da un’unica disciplina o da un singolo punto di vista, ho ritenuto indispensabile comporre un mosaico che tenesse conto di un panorama così variegato.

Il libro non si concentra principalmente sulla psichiatria, sebbene includa opere di famosi psichiatri come Oliver Sacks, Erik Erikson, Ronald D. Laing e Viktor Frankl, e di celebri terapeuti come Carl Rogers, Fritz Perls e Milton H. Erickson. 50 Classici della Psicologia pone l’accento non tanto sulla risoluzione dei problemi, quanto sul fornire idee generali del perché le persone pensino o agiscano in un determinato modo.

Per quanto contenga alcuni testi relativi alla mente inconscia, 50 Classici della Psicologia non è un testo dedicato alla psicologia del profondo o a concetti come psiche e anima. Alcuni dei più noti autori in questo campo, come James Hillman (Il codice dell’anima), Thomas Moore (La cura dell’anima), Carol Pearson (L’eroe dentro di noi) e Joseph Campbell (Il potere del mito) sono trattati in 50 Classici del Self-Help e 50 Classici della Spiritualità, che analizzano libri più orientati al lato trasformazionale e spirituale della psicologia.

Questo compendio non ha in alcun modo la pretesa di essere completo; si tratta di una semplice carrellata su alcune delle figure e delle opere più importanti per la psicologia. Qualsiasi raccolta di questo tipo è destinata a essere in qualche modo parziale e qui non c’è alcuna velleità di trattare in modo esaustivo le numerose correnti e scuole di pensiero nate in seno alla psicologia. Siamo qui per cercare intuizioni di base su alcuni dei più interessanti concetti e domande della psicologia e, con esse, una conoscenza più ampia della natura umana.

Il sorgere di una scienza

“La psicologia è la scienza della vita mentale.”

William James

Come scrisse Hermann Ebbinghaus (1850-1909), uno dei primi ricercatori sulla memoria, “La psicologia ha un lungo passato, ma solo una breve storia”. Intendeva dire che è da migliaia di anni che si riflette sui pensieri, le emozioni, l’intelligenza e il comportamento umano, ma che la psicologia, intesa come disciplina basata sui fatti anziché sulla mera speculazione teorica, è ancora giovane. La psicologia emerse da due altre discipline, la fisiologia e la filosofia: Wilhelm Wundt (1832-1920) è considerato il padre della psicologia, poiché fu lui a insistere che essa dovesse essere considerata una disciplina a parte, più empirica della filosofia e più centrata sulla mente rispetto alla fisiologia. Intorno al 1870, Wundt creò il primo laboratorio sperimentale di psicologia e scrisse la sua estesa opera Grundzüge der physiologischen Psychologie [Principi di psicologia fisiologica].

Poiché, oggigiorno, Wundt viene letto solamente da addetti ai lavori alla ricerca di approfondimenti, la sua opera non compare tra i 50 classici. Il filosofo americano William James, invece, anch’esso considerato uno dei “padri fondatori” della psicologia moderna, è ancora molto letto. Fratello dello scrittore Henry James, studiò medicina e in seguito passò alla filosofia, ma come Wundt ritenne che il funzionamento della mente umana meritasse di essere considerato un campo di studi separato. Basandosi su una teoria del neuroanatomista tedesco Franz Gall, il quale sosteneva che tutti i pensieri e i processi mentali avessero base biologica, James contribuì a diffondere la straordinaria idea che l’identità di una persona – con tutte le sue speranze, amori, desideri e paure – fosse contenuta nella materia grigia che si trova all’interno del cranio. Le spiegazioni dei pensieri come prodotto di qualche forza più profonda come l’anima, riteneva, appartenevano in realtà al regno della metafisica.

James ha probabilmente contribuito a definire i parametri della psicologia, ma furono le opere di Sigmund Freud a portarla all’attenzione del grande pubblico. Freud nacque 150 anni fa, nel 1856; i suoi genitori sapevano che era particolarmente brillante, ma non avrebbero mai immaginato l’impatto che le sue idee avrebbero avuto sul mondo intero. Alla fine della scuola dell’obbligo era intenzionato a studiare legge, ma all’ultimo momento cambiò idea e si iscrisse, invece, a medicina. La sua opera sull’anatomia del cervello e il suo lavoro con i pazienti affetti da “isteria” lo portarono a chiedersi quale fosse l’influsso della mente inconscia sul comportamento, cosa che a sua volta risvegliò il suo interesse per i sogni.

Oggi è facile dare per scontato che chiunque abbia familiarità con concetti psicologici come l’“Io” o l’“inconscio”, ma questi e molti altri – che li si condivida o meno – sono tutti parte dell’eredità di Freud. Più di metà delle opere trattate in 50 Classici della Psicologia è scritta da autori freudiani, post-freudiani o che si professano antitetici a Freud. Attualmente è di moda affermare che il lavoro di Freud non è scientifico e che le sue opere appartengono più al campo delle creazioni letterarie che alla vera psicologia. Che sia vero o meno, Freud rimane comunque lo studioso più famoso nel campo della psicologia e, sebbene la psicoanalisi – la terapia basata sul dialogo, creata da Freud per accedere all’inconscio di un paziente – sia oggi molto meno diffusa di un tempo, quella del medico viennese che estrae i pensieri più profondi da un paziente sdraiato sul suo lettino è tuttora l’immagine più diffusa associata alla psicologia.

Come hanno fatto notare alcuni neuroscienziati, potremmo presto assistere a un recupero delle teorie freudiane. Il ruolo predominante svolto dall’inconscio nel dar forma al comportamento non è stato smentito né dalle più moderne tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale, né da altre ricerche. Analogamente, altre sue teorie potrebbero presto ricevere validazione. Anche in caso contrario, è assai probabile che Freud continui a essere considerato il pensatore più originale in ambito psicologico.

La reazione più evidente a Freud venne dal comportamentismo*. I famosi esperimenti di Ivan Pavlov sui cani, che dimostravano come gli animali non fossero altro che la somma delle loro risposte condizionate agli stimoli esterni dell’ambiente, ispirarono l’esponente principale del comportamentismo, Burrhus F. Skinner, il quale scrisse che l’idea di una persona autonoma, guidata da un motivo interiore, non era che un mito romantico. Invece di cercare di scoprire ciò che avviene all’interno della mente di una persona (il “mentalismo”), suggerì Skinner, per capire perché le persone si comportino in un determinato modo basta semplicemente sapere quali circostanze le abbiano spinte ad agire in quel modo. L’ambiente in cui ci troviamo dà forma a ciò che siamo e noi cambiamo il corso delle nostre azioni a seconda di ciò che abbiamo imparato a riconoscere come più utile alla nostra sopravvivenza. Se vogliamo costruire un mondo migliore, dobbiamo creare ambienti che facciano agire le persone in modi più morali o produttivi. Secondo Skinner, questo richiederebbe una tecnologia del comportamento che premi certi comportamenti invece di altri.

La psicologia cognitiva, sorta negli anni sessanta, adottò lo stesso rigoroso approccio scientifico del comportamentismo, ma ritornò a porsi la domanda di come il comportamento sia effettivamente generato all’interno della mente. Tra lo stimolo ricevuto dall’ambiente e la nostra reazione devono verificarsi determinati processi all’interno del cervello, e i ricercatori cognitivi hanno svelato che la mente umana è una grande macchina di interpretazione, la quale forma schemi e crea il senso del mondo esterno, formando mappe della realtà.

Questo nuovo approccio indusse alcuni terapeuti cognitivi come Aaron Beck, David D. Burns e Albert Ellis a strutturare i loro interventi terapeutici partendo dall’idea che fossero i pensieri a dare forma alle emozioni e non viceversa. Cambiando il nostro modo di pensare, possiamo alleviare la depressione o semplicemente avere un maggiore controllo sul nostro comportamento. Attualmente, questa forma di psicoterapia ha sostituito in gran parte la psicoanalisi freudiana nella cura dei problemi mentali.

Uno sviluppo più recente nel campo cognitivo è la “psicologia positiva”, che ha cercato di reindirizzare la disciplina, allontanandola dai problemi mentali e avvicinandola allo studio di ciò che rende le persone felici, ottimiste e produttive. In una certa misura, ne furono precursori Abraham Maslow, pioniere della psicologia umanistica, che scrisse dell’autorealizzazione dell’uomo, e Carl Rogers, che una volta affermò di essere pessimista riguardo al mondo, ma ottimista riguardo alle persone.

Negli ultimi trent’anni, tanto la psicologia comportamentista quanto quella cognitiva hanno tratto progressivamente ispirazione dagli sviluppi nella scienza dello studio del cervello. I comportamentisti pensavano che fosse sbagliato limitarsi a fare congetture su ciò che accade dentro al cervello; ma oggi la scienza oggi ci consente di vedere al suo interno e di mappare le tracce neurali e le sinapsi che effettivamente generano l’azione. Queste ricerche potrebbero finire per rivoluzionare il modo in cui vediamo noi stessi, quasi sicuramente in meglio, poiché, sebbene alcuni temano che ridurre gli esseri umani al modo in cui è formato il cervello porti alla disumanizzazione, in realtà una maggiore conoscenza del cervello può soltanto aumentare la nostra comprensione del suo funzionamento.

Attualmente, le neuroscienze ci hanno messo in condizione di ritornare alla definizione data da William James della psicologia come la “scienza della vita mentale”, eccetto che questa volta siamo in grado di avanzare nella conoscenza, basandoci su ciò che sappiamo a livello molecolare. Dopo essersi evoluta in parte al di fuori del campo della fisiologia, la psicologia potrebbe ritornare alle sue radici fisiche. Ironia vuole che sia proprio quest’attenzione agli aspetti più squisitamente fisici a fornire le risposte ad alcune delle nostre più profonde domande filosofiche, come la natura della coscienza, il libero arbitrio, la creazione della memoria e l’esperienza e il controllo delle emozioni. Può anche darsi che la “mente” e l’“identità” siano mere illusioni create dalla straordinaria complessità dei collegamenti neurali e delle reazioni chimiche del cervello.

Qual è il futuro della psicologia? Forse l’unica cosa di cui possiamo essere certi è che diventerà una scienza sempre più basata sulla conoscenza del cervello.

 

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Tom Butler-Bowdon

Tom Butler-Bowdon, laureato alla London School of Economics e alla University of Sydney, vive e lavora tra l’Inghilterra e l’Australia. 50 Classici della Spiritualità fa parte della sua collana di manuali (tradotti in diciassette lingue) dedicata allo sviluppo personale.

 

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