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WAROLOGY. LA GUERRA È DENTRO DI NOI

Guerra e manipolazione mediatica

di Daniel Tarozzi

2 agosto 1990: scoppia la prima Guerra del Golfo. Dopo l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq e la scadenza dell'ultimatum dell'Onu nei confronti del paese Mediorientale, iniziano le operazioni belliche che, nel gennaio 1991, vedono quasi tutto il mondo coinvolto. Le televisioni di tutti i continenti trasmettono le immagini della prima "guerra in diretta". La CNN, fino a quel momento conosciuta solo negli Stati Uniti, diventa un marchio globale. È un momento fondamentale nella storia dell'immaginario collettivo. Impossibile non ricordare le "armi intelligenti", i cieli verdi con gli "obiettivi strategici" raggiunti dai missili (in pieno stile videogame), i pozzi di petrolio in fumo, le foto dei piloti degli aerei abbattuti rapiti e nelle mani del "feroce dittatore iracheno".

Quasi nessuno, però, ricorda forse immagini di corpi, di cadaveri... nonostante dietro ogni lucetta verde, dietro ogni obiettivo colpito non ci fossero cento punti conquistati, bensì qualche essere umano spazzato via dal  pianeta. Fu davvero uno spartiacque decisivo che segnò indelebilmente il modo di fare informazione. Fino a quel momento, infatti, l'eterna lotta tra apparati militari e informazione sembrava essere condotta vittoriosamente dai media che, durante la guerra del Vietnam, altro momento cardine nell'immaginario collettivo, erano stati probabilmente determinanti nel convincere le truppe USA al ritiro "grazie" alle immagini strazianti che giungevano quotidianamente dall'Asia.

Clip 1 : Il Nemico è la Notizia

Dopo la Guerra del Golfo, tutto cambiò. La guerra diventò un fenomeno asettico, i morti civili diventarono "danni collaterali", i combattimenti, le case distrutte, la disperazione, furono cancellati (per sempre?) dal nostro immaginario. Si può quindi affermare che, paradossalmente, nell'epoca "dell'informazione" siamo arrivati al punto minimo dell'informazione reale e al punto massimo del plagio. Oggi non  abbiamo la minima idea di che cosa accada realmente in un teatro di guerra. Se pensiamo alla Seconda Guerra del Golfo, non ricordiamo nemmeno i cieli verdi, o le bombe intelligenti. Non c'era neanche più bisogno di annichilirci con la strategia del videogame.

Ormai ci basta una statua abbattuta, un dittatore giustiziato, qualche occidentale rapito, per narrare un fatto che nasconde stragi quotidiane, dolore e morte. Nel caso dell’Afghanistan, poi, si è addirittura cancellato il termine guerra, utilizzando la formula “missione di pace”. Com’è stato possibile? Tutto iniziò lì, in Iraq, nel 1991. Milioni di persone, forse miliardi, ricordano ancora il povero pellicano coperto di petrolio dopo che Saddam Hussein decise di incendiare i pozzi di petrolio. Le persone morivano, il mondo si  commuoveva per i pellicani. Anche comprensibilmente, perché le immagini erano strazianti. Peccato che non fossero reali... Si è infatti scoperto che quelle immagini non si riferivano al Golfo Persico, ma al disastro petrolifero della Exxon Valdez….. Ed ecco che la nostra storia, la nostra memoria si fa favola. Il nostro passato diviene costruzione mitologica. Il concetto di reale sfuma in quello di finzione. Ma, allora, possiamo davvero affermare di sapere che cosa accade oggi nel mondo? Possiamo davvero ritenere di essere informati su quanto avviene in un “teatro di guerra”? In queste pagine non ci soffermeremo su quanto accaduto l’11 settembre 2001.

Molti libri sono stati scritti e molte inchieste sono state portate avanti nel tentativo di capire cosa si nasconda dietro gli attentati alle torri gemelle. Noi non sappiamo quale sia la verità. Ma sappiamo con certezza che quello che ci è stato raccontato non “regge”. Che la verità ufficiale è piena di contraddizioni e di falle. E forse già questo dovrebbe bastarci. Il vero problema, infatti, come denuncia anche Morgan Menegazzo, tramite Warology, sta nel fatto che abbiamo smesso di andare a guardare la realtà con i nostri occhi. Ci accontentiamo della narrazione offerta dai media, senza più osservare criticamente quanto ci viene mostrato.

Se “lo ha detto la televisione” allora deve essere vero... E così siamo manipolati. Manipolati quotidianamente. Manipolati quando ci raccontano le guerre, quando ci parlano di immigrazione, quando prima delle elezioni “orde di rumeni assassini stuprano centinaia di donne” e, appena eletto un nuovo sindaco, queste stesse “orde” scompaiono dai media e quindi dalla realtà percepita, quando ci raccontano la politica riempiendoci di affermazioni e contro-affermazioni, senza mai andare a verificare un dato, un fatto. Sono gli stessi giornalisti – nella stragrande maggioranza dei casi – ad avere abdicato alla loro missione. Una volta, infatti, si diceva che il mestiere del giornalista si faceva consumandosi le suole delle scarpe. Uscendo. Andando a vedere la realtà coi propri occhi, verificando le fonti.

Intervista al regista Morgan Menegazzo

Oggi, il mestiere del giornalista lo si fa “googolando”, osservando un display, consumando i tasti del proprio computer. Tutto è mediato, tutto è riportato, interpretato passivamente. Le bufale mediatiche vengono diffuse nel giro di pochi secondi da tutti i principali media senza che nessuno si preoccupi di andare a verificare la notizia iniziale. La logica del conflitto ha sostituito quella del confronto, del ragionamento. Di fronte ad un tema spinoso, molto raramente i media si pongono in modo critico, analitico, complesso. Nella maggior parte dei casi, per sviscerare la realtà, ci si limita a sentire due pareri opposti. Come se in questo modo si aiutasse il cittadino a comprendere meglio quanto sta accadendo. Si è confusa la anglosassone separazione tra la notizia e il commento (spesso proposto attraverso due posizioni opposte), con la semplice proposizione dei due commenti.

Senza la notizia... In un tale panorama, la guerra si è spostata dai lontani paesi in cui si combatte, alle nostre case. La guerra è diventata (ma forse è sempre stata) prima di tutto manipolazione, controllo delle menti. Il concetto di guerra si è esteso fino a diventare un modus vivendi che contamina la percezione della realtà facendola vivere come un conflitto perenne.

Per uscire da tutto questo, allora, dobbiamo accettare davvero la sfida che ci lancia Morgan Menegazzo: combattere e vincere la guerra dentro di noi. Quella con la nostra passività, con le nostre paure, con la nostra pigrizia.

È ora di alzarci dal comodo divano, spegnere la tv (o il pc), indossare un paio di scarpe comode e uscire fuori di casa. Uscire e tornare a guardare la realtà con i nostri occhi, con il nostro spirito critico, ponendoci domande e cercando risposte. Forse non le troveremo, ma nel momento in cui ci porremo le domande, saremo comunque molto, molto, molto più vicini alla verità.

Internet. Istruzioni per l’uso

In questo quadro fosco, non vanno però dimenticati anche i lati positivi. Negli stessi anni in cui i media tradizionali venivano definitivamente asserviti ai poteri più o meno coscientemente manipolatori, uno strumento nato per scopi militari si andava diffondendo sempre più nel mondo: internet. Del rischio dell’appiattimento dell’informazione che il web può generare abbiamo già detto. Non dimentichiamo, però, che lo stesso strumento è stato ed è anche un veicolo fenomenale di quella che con troppa superficialità viene definita spesso contro-informazione.

Ma perché l’informazione nel web abbia efficacia è fondamentale che chi ne usufruisce ne faccia un uso consapevole. Il web (come tutti i media) non è di per sé né “buono”, né “cattivo”. Se è quindi vero che molti giornalisti oggi si limitano a riportare notizie scritte da altri, è anche vero che internet ha permesso e permette quotidianamente, a chi ha capacità e voglia, la diffusione di informazioni scomode per i diversi poteri o anche,  semplicemente, di punti di vista critici sulla realtà. Le potenzialità del web sono quindi incredibili e ancora in gran parte inesplorate. Per evitare di scadere in facili luoghi comuni preferisco non dilungarmi troppo su questo tema.

Lavorando nel settore dell’informazione on line da quasi 10 anni, voglio però invitare i lettori ad un uso  consapevole e critico di questo strumento. Perché internet sia veramente strumento di democrazia è fondamentale saper riconoscere le fonti attendibili da quelle  strumentali, superficiali, o strumentalmente complottistiche, ed è consigliabile scegliere siti che presentino proposte oltre a denunce, cercando sempre di informarsi  attraverso più di un sito e soprattutto, lo voglio dire ancora una volta, non spegnere mai il proprio senso critico e – quando è possibile – andare a vedere con i propri  occhi.

 

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Commento di Giuseppe

un documentario semplicemente STRAORDINARIO!!!

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...La guerra ha avuto un'evoluzione significativa in termini dimensionali. La guerra del futuro sarà una guerra senza militari, invisibile. Il nemico lo devi prendere e trasformare in un consumatore dei tuoi prodotti, non... scheda dettagliata

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