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La ghiandola anticancro

Per lungo tempo ignorata dalla medicina, la conoscenza ghiandola pineale si è recentemente rivelata fondamentale nella cura dei tumori. La melatonina – principale ormone secreto dall’epifisi – ha un effetto antitumorale riconosciuto e il difetto nella produzione notturna di tale ormone è la principale causa endocrina della malattia tumorale

La ghiandola anticancro

Tratto da Scienza & Conoscenza n°32

La ghiandola pineale, una delle sette ghiandole endocrine, è il principale organo del corpo umano responsabile della regolazione del ritmo biologico circadiano sulla base del principale ritmo cosmologico, quello dell’alternanza del periodo di luce con quello di tenebra. Il principale ormone prodotto dalla ghiandola pineale è la melatonina (MLT), la cui secrezione è inibita dalla Luce e stimolata dalla Oscurità, con il conseguente stabilirsi di un ritmo circadiano luce/buio caratterizzato da bassi livelli ematici di MLT durante le ore di luce e alti livelli durante la notte, superiori di almeno tre volte rispetto a quelli diurni. La presenza di un normale ritmo circadiano luce/buio nei livelli ematici di MLT rappresenta un parametro fisiologico fondamentale caratterizzante lo stato di salute e la cui alterazione costituisce uno dei segni più precoci del configurarsi di un grave stato patologico. Infatti, alterazioni del ritmo luce/buio della MLT sono state dimostrate in gravi patologie quali le neoplasie metastatiche, la malattia depressiva, la schizofrenia nella fase cronica e l’ischemia cerebrale.

Una scienza nuova per il recupero dell’armonia

È paradossale come fino ad alcuni decenni fa la scienza medica, che si apprestava a determinare la conoscenza molecolare completa del DNA, non sapesse pressoché nulla sulla funzione di una struttura del corpo anatomico, come appunto la ghiandola pineale. Questo malgrado fosse noto da migliaia di anni a tutte le tradizioni spirituali del mondo (tranne quella romana) il ruolo fondamentale di questa ghiandola nella regolazione dell’espressione dello Spirito: lo stesso Cartesio considerò la pineale come il centro dell’espressione della vita animica. Il nome stesso di epifisi (dal greco epi-fysin che si significa “al di sopra della natura”) denota che gli antichi avevano già compreso sinteticamente il ruolo centrale della ghiandola pineale nella regolazione della vita spirituale auto-cosciente. Da quanto affermato risulta evidente che non è possibile comprendere il significato e la funzionalità biologica della ghiandola pineale studiandola o solo dal punto di vista medico-scientifico o solo dal punto di vista filosofico-spirituale, ragion per cui forse nessun altro argomento come la ghiandola pineale, in ambito medico, esige una nuova concezione del mondo e un nuovo modo di comprendere la biologia.

Una delle frasi più false e storicamente superate, ma al contempo fra le più diffuse, citata pressoché da tutti – filosofi, bioetici, teologici, psicologi e parapsicologi – è quella del rischio nel mondo contemporaneo di ridurre l’uomo alla sua biologia. La verità è invece, all’opposto, il rischio di un’amputazione biologico-selettiva del corpo umano per adeguarlo sia alle esigenze di mercato che – cosa ancora più grave – a un’idea antropologica la quale, fingendo di porsi come neutra e laica, impone di fatto una despiritualizzazione della biologia per ribadire la ormai superata concezione del corpo umano equiparabile ad una macchina. Il ritardo dal punto di vista medico-scientifico nello studio della fisiologia e della clinica della ghiandola pineale non si spiega in altro modo se non con il rifiuto sistematico, premeditato e quasi cosciente di reinterpretare la biologia della vita umana come espressione dello Spirito, di cui la pineale è simbolo elettivo.

Inoltre uno dei motivi che hanno ritardato le ricerche sulla ghiandola pineale è legato alla sua precoce calcificazione, interpretata dagli scienziati del passato come segno di un esaurimento funzionale della ghiandola stessa, come se si trattasse di una vestigia non più utile nelle specie biologiche evolute. Le successive ricerche hanno invece dimostrato che la calcificazione della pineale non è dovuta ad altro se non alla produzione di cristalli di calcio in grado di percepire le variazioni elettromagnetiche. Allo stato attuale delle conoscenze – reinterpretando i dati medico-scientifici secondo una dimensione filosofica – possiamo affermare che la funzione sintetica della ghiandola pineale è quella di rendere possibile una relazione armonica: da una parte fra singolo organismo vivente e condizione energetica dell’universo; dall’altro fra la propria vita spirituale e il corpo biologico.

La ghiandola anticancro

In quanto centro supremo del mantenimento del principio dell’unità della vita, sia in sé che fuori di sé, era ovvio che la ghiandola pineale dovesse svolgere un’attività anticancro, essendo il cancro la patologia archetipica suprema della perdita dell’unità della persona umana nella sua triade di corpo fisico, psichico e spirituale. Già autori esoteristi tibetani, oltre cinquant’anni fa, ponevano una relazione fra ghiandola pineale e cancro, quindi ben prima che la scienza medica ne avesse conoscenza, cosa questa che dimostra la superiorità conoscitiva della tradizione della scienza dei magi rispetto ad ogni altra scienza medica empirica. Non a caso il vero padre della moderna medicina fu Paracelso, medico e mago, che per primo intuì nel 1500 come il corpo umano fosse una realtà non solo fluidico-energetica, ma anche ed innanzitutto chimica.

Non solo in Oriente, ma anche in Occidente, da diversi decenni emergevano evidenze sperimentali che suggerivano un possibile ruolo antitumorale della ghiandola pineale. Infatti, a livello sperimentale, la rimozione chirurgica della ghiandola pineale induceva nell’animale un aumento delle incidenze di tumori spontanei e, nel caso di neoplasia già presente, un aumento della sua diffusione metastatica. Questo dato è stato confermato da centinaia di studi sperimentali, ciò nonostante le accademie universitarie hanno finto che questi dati non esistessero. Le conoscenze attuali ci portano a concludere che qualunque condizione rivelatasi essere predisponente al cancro – in particolare lo stress, la depressione del tono dell’umore e l’esposizione a campi magnetici – ha come minimo comune denominatore un’alterata e ridotta funzione della ghiandola pineale. Non è pertanto immaginabile una reale prevenzione dei tumori senza una valutazione reale dello stato funzionale della ghiandola pineale, cosa questa che potrebbe costituire un domani uno dei più utili screening di massa.

Melatonina e non solo

Oggi le conoscenze scientifiche sul ruolo antitumorale della ghiandola pineale superano forse quelle di qualunque altra realtà. La ghiandola pineale produce come minimo quattro ormoni di natura indolica (derivati del triptofano): la melatonina (N-acetil-5-metoxitriptamina) durante il periodo di oscurità, il 5-metoxitriptoforo nei periodi di massima luce, la 5-metoxitriptamina nel pomeriggio e il 5-metoxi-indol-acetico nel periodo mattutino. Ne consegue che la sola melatonina, ormai nota più in ambito pubblicitario che universitario, non può più essere considerata come l’unico ormone della ghiandola pineale.

Ora, se la sola melatonina ha sconvolto la fragile impalcatura epistemica dell’attuale scienza medica, quanto più lo farà la conoscenza degli altri tre indoli? Già oggi è noto che la 5-metoxi-triptamina a livello sperimentale ha dimostrato di avere effetti anticancro superiori a quelli della melatonina. Gli indoli della pineale potrebbero avere, inoltre, un importantissimo ruolo terapeutico in psichiatria.

La pineale produce inoltre due peptidi: l’epitalamina e l’ arginin-vasotocina. Però l’azione antitumorale della ghiandola pineale è attualmente conosciuta soprattutto in relazione agli effetti della melatonina, la quale sintetizza in sé i cinque principali meccanismi d’azione anticancro utilizzati dalle attuali terapie medico-oncologiche:
1) azione citotossica antiproliferative;
2) azione citodifferenziante, vale a dire riduzione della malignità biologica della cellula tumorale;
3) azione di stimolo sull’immunità antitumorale, dovuta in particolare ad un’amplificazione delle proprietà anticancro di alcune proteine prodotte dalle cellule immunitarie (in particolare l’interleuchina-2 e l’interleuchina-12);
4) inibizione della secrezione di fattori di crescita quali la somatomedina-C e dell’azione di fattori di crescita pro-tumorali quali l’EGF (epidermal growth factor);
5) azione anti-angiogenetica.

Gli attuali studi clinici nel campo della PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) hanno dimostrato l’utilità dell’impiego degli ormoni della ghiandola pineale nella cura del cancro, sia in pazienti dichiarati non più suscettibili di cure convenzionali, sia in associazione ai comuni trattamenti chemioterapici, radioterapici, ormonoterapici ed immunoterapico. Il difetto nella produzione notturna di melatonina costituisce il più frequente grave difetto endocrino presente nella malattia tumorale, contribuendone al peggioramento della prognosi.
Non è pertanto ad oggi né scientifico né tanto meno etico-spirituale illudersi di vincere il cancro rimuovendo la realtà dell’esistenza in noi stessi di una struttura anatomica ad azione antitumorale responsabile della naturale resistenza contro i tumori, come appunto la ghiandola pineale.

Tratto da Scienza & Conoscenza n°32

Gli Autori

Paolo Lissoni nasce a Milano, ove risiede, nel 1954.
Conseguita la Maturità Classica nel 1973 presso il Liceo Beccaria di Milano, intraprende con successo gli studi di Medicina e Chirurgia all’Università di Milano laureandosi con lode nel 1979.
Ottiene specializzazioni mediche in Endocrinologia presso l’Università di Pavia, in Oncologia Medica e Medicina Interna all’Università di Milano.
Attualmente ricopre il ruolo di Dirigente Responsabile di Attività Specialistica per l’Oncologia presso l’Ospedale S. Gerardo di Monza, ove, in qualità di Assistente Medico, ha operato nella Divisione di Radioterapia Oncologica.
La sua attività didattica è articolata in lezioni presso la Scuola di Specializzazione in Chemioterapia dell’Università di Milano; è docente al 66° Congresso Nazionale di Urologia (1993) e alla Scuola Internazionale di Oncologia (1994). Dal 1995 ad oggi opera con gli studenti del Polo Universitario Medicina-Chirurgia di Monza per il corso di Oncologia. Si impegna nell’attività scientifica con numerose ricerche, sia sperimentali che cliniche, nel campo della Psiconeuroendocrinoimmunologia e della Bioterapia dei Tumori (con particolare riferimento alla immunoterapia con IL-2), registrando 492 pubblicazioni scientifiche su rinomate riviste del settore nazionali ed internazionali, oltre a 600 abstracts per presentazione a Congressi.

Fernando Brivio è chirurgo, ricercatore, teologo e docente di PNEI(Psiconeuroimmunologia).

Giusy Messina è laureata in psicologia clinica. Dal 2002 lavora presso il Dipartimento di Oncologia e Radioterapia, Servizio di Psico-oncologia, dell’opsedale San Gerardo di Monza in qualità di collaboratrice del dottor Paolo Lissoni, per svolgere attività clinica e di ricerca nell’ambito della PNEI (Psiconeuroimmunologia).

 

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