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Introduzione al Tradimento - Traditori al Governo...

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Introduzione al Tradimento - Traditori al Governo - Libro

Si parla molto di requisiti e d’incompatibilità di chi vuole candidarsi al parlamento, e non si parla per nulla dei requisiti per candidarsi a premier o a presidente della Repubblica o a governatore della banca centrale, cariche da cui chi sia portatore d’interessi privati o stranieri può fare, anche se incensurato, danni molto più gravi di quelli arrecabili da qualche onorevole già condannato per reati contro la pubblica amministrazione. Insomma, ancora una volta si fa rumore su un problema secondario per sviare l’attenzione dal pericolo vero.
È necessario occuparsi più dei requisiti e delle incompatibilità per il Colle e per Palazzo Chigi, che per altre cariche! Un premier infedele può rovinare il Paese tradendo i suoi interessi, e un presidente infedele può minarne l’indipendenza e la Costituzione.
Poiché a breve dovremo rinnovare queste due cariche, e considerate le problematiche e le denunce penali che infuriano ultimamente intorno ai titolari in carica, è urgente stabilire criteri tassativi di esclusione dei profili a rischio.

Requisiti dei candidati a capo del governo e presidente della repubblica

Oltre a possedere i requisiti per l’elezione al parlamento, i candidati a queste due importantissime cariche, per le quali è fondamentale la lealtà agli interessi della nazione e ai principi democratici, devono giurare sotto severa pena e dimostrare, oltre a quanto richiesto agli altri candidati:

  • di non avere o aver avuto rapporti di carriera o reddito con interessi stranieri;
  • di non aver mai partecipato ad associazioni o commissioni segrete (ad esempio, Bilderberg o altri organismi pubblici e non pubblici, nazionali o non, che prendano a porte chiuse decisioni d’interesse collettivo, come i consigli direttivi della Banca dei Regolamenti Internazionali e la BCE), né agito per conto di esse o aver ricevuto compensi tramite esse; una commissione parlamentare e una legge individueranno questo tipo di soggetti;
  • di non aver mai aderito a credi politici o religiosi di matrice totalitaria o antidemocratica (come il nazionalsocialismo, il fascismo, lo stalinismo);
  • di non essere mai stati eletti a cariche pubbliche in collegi dominati dalla criminalità organizzata.

Requisiti dei ministri del welfare, sanità ed economia

Inoltre – molto importante – i ministri del welfare, della sanità e dell’economia, specificamente, assolutamente non devono avere o aver avuto incarichi o interessi nelle compagnie assicurative private o gestori di fondi, perché altrimenti vi è rischio che, per tornaconto, per far guadagnare le compagnie assicuratrici e i gestori di fondi, e ricevere compensi per tale servizio, essi, approfittando delle cariche ministeriali, affossino, destabilizzino o portino a livello di fame il sistema delle pensioni, così da spingere la gente a stipulare polizze integrative private.

Bisogna porre fine anche in Italia a quella prassi che, negli USA, é stata definita “porte girevoli”, ossia che Tizio dapprima sta nel sistema bancario privato che gonfia le bolle dei mutui subprime, dei derivati o di altro tipo di bidone finanziario, e poi, quando la bolla scoppia causando la grande crisi, passa a una carica governativa da cui usa soldi pubblici per ripianare i buchi scavati ad arte dalle banche. Quindi, anche indipendentemente dalla prova di colpe personali, chi abbia o abbia avuto ruoli di dirigente o di advisor di grandi banche che hanno, nella ricerca del profitto, cagionato grandi danni alla società e all’economia, come la Goldman Sachs, è escluso dalle funzioni di Presidente della Repubblica, premier, membro del governo, governatore della banca centrale.

Altri requisiti specifici vanno individuati per altri incarichi ministeriali: chi abbia legami col mondo bancario nazionale non può essere messo in un dicastero da cui, ad esempio, potrebbe far chiudere a condizioni di favore a una data banca un contenzioso col fisco per evasione o frode fiscale. Ministro della sanità non può essere chi abbia interessi nelle case farmaceutiche. E via discorrendo...

Fino a quando lo Stato poteva finanziarsi e spendere, il consenso politico e lo sviluppo socioeconomico erano basati sulla spesa pubblica. Ora il padrone non paga più. La carota è finita, il bastone è sempre più duro, e molti iniziano a chiedersi se siamo stati governati da traditori. Interni e internazionali. Si denunciano le affiliazioni al potente creatore delle crisi (Goldman Sachs) e al senato occulto internazionale (Bilderberg) di Monti, Draghi e altri. Certi disastrosi errori di politica economica è duro credere che siano errori. Come quelle della finanziarizzazione dell’economia reale e del debito pubblico, come quelle globaliste e mondialiste, anche le previsioni e le ricette neoliberiste e monetariste vengono sempre più smentite dai fatti, si dimostrano controproducenti, dannose, recessive, ma dobbiamo seguirle “perché ce lo chiede l’Europa”, a prescindere dagli effetti. L’idea del complotto è sempre più difficile da delegittimare. Gli indizi sono molti, gravi, convergenti.

Certo, il neoliberismo europeo, come quello USA, è un neoliberismo “corretto”, ossia, visto che il neoliberismo (con la finanziarizzazione dell’economia e le pratiche speculative) causa enormi bolle e debiti, il neoliberismo è stato corretto, nel senso che, nella versione corretta esso autorizza un’alta pressione fiscale affinché il governo possa scaricare sui cittadini l’onere di coprire questi danni, cioè il costo dei profitti speculativi bancari, fino a comperare col denaro pubblico junk bonds, cioè titoli spazzatura, per migliaia di miliardi. In tal modo, senza mandato degli elettori, la crisi del debito privato viene trasferita sulla finanza pubblica, in tasse e tagli.

Un cretino, o forse era un realista autentico, in televisione ha detto persino che non c’è un’agenda Monti, un’agenda Tremonti, un’agenda Berlusconi, un’agenda Bersani... poiché ormai siamo in Europa, c’è una sola agenda: quella europea, cioè – ha precisato – quella degli ordini della BCE dell’estate 2011 – quindi neanche della Unione, ma della banca centrale, a gestione privata e segreta e irresponsabile ed esente da ogni controllo politico e giudiziario. Quindi i vari programmi elettorali non possono essere che programmi esecutivi degli ordini dei banchieri. L’Europa ha sempre ragione, perché è il ventriloquo del capitale finanziario. Manda il Diktat, e si deve eseguirlo, sotto pena di spread e default.

Quando dovevamo entrare nell’UE e poi, soprattutto, nell’Euro, ci si disse che l’Europa era un contesto di sicurezza e solidarietà. Invece, era un contesto di competizione e d’interessi divergenti, dove andavamo a esporci a tutta una serie di conseguenze economiche. Se siamo al punto in cui siamo oggi, è perché, innanzitutto, vi è stato il nascondimento della conflittualità e del pericolo, ossia l’imbonimento, da parte delle istituzioni e dei capi politici, su quello che, dietro l’icona o ideale “Europa”, si stava allestendo e sugli effetti che avrebbe avuto.
Neanche oggi, di fronte al disastro economico, viene posto al dibattito pubblico circa gli effetti della partecipazione all’UE e all’Euro: quali i risultati positivi, quali quelli negativi, quali prevalgano.

Dimostrerò che chi ci ha portato per quella via all’attuale situazione prevedeva e accettava che saremmo arrivati a tale situazione, e che quindi ha agito con dolo. Non con colpa, non con incompetenza tecnica, bensì con pianificazione e per interesse.
Dimostrerò che si mentiva quando si diceva che Maastricht e l’Euro avrebbero prodotto la convergenza dei sistemi economici dei vari Paesi: si sapeva, e si pianificava, che avrebbe prodotto divergenza.
Dimostrerò come e per conto di chi l’operazione viene portata avanti oggi, a ogni prezzo – per il Paese, s’intende.

Ecco i promessi benefici dell’Euro:

  • maggiore scelta e stabilità dei prezzi per i consumatori
  • maggiore sicurezza e maggiori opportunità per le imprese e i mercati
  • maggiore stabilità e crescita economica
  • maggiore integrazione dei mercati finanziari

E in effetti il Trattato di Maastricht, agli artt. 2 e 3, promette pure queste cose, promette la convergenza delle economie, e obbliga formalmente i Paesi membri ad attuare politiche idonee a produrre quegli effetti. Solo che non lo si è fatto, anzi si è fatto il contrario, con i risultati che vediamo. Ma ciò era prevedibile: nessuno, soprattutto se è la nazione egemone, fa una cosa che non corrisponde al suo interesse egoistico, se non è costretto di fatto, e non semplicemente obbligato da un pezzo di carta firmato. Ma metterebbe conto fare causa, pionieristicamente e provocatoriamente, alla UE, alla BCE, alla Deutsche Bank e ai Paesi inadempienti, per accertare e sanzionare tale inadempimento, anche con una condanna al risarcimento dei danni. Magari si può trovare un giudice di pace sensibile e aperto, che riterrebbe fondata una simile azione, promossa da qualche cittadino...
Lo Stato italiano è, senza dubbio, giuridicamente legittimato a richiedere il risarcimento per i suddetti inadempimenti, salvo che, per il passato, probabilmente la Germania e i suoi satelliti si sono fatti firmare dichiarazioni liberatorie rispetto a tutte le mosse sbagliate o mancate circa quegli adempimenti dovuti nelle varie sedi comunitarie. Ma per il futuro può esigere, da parte dei partners euro forti, i medesimi adempimenti e, qualora tali solleciti vengano ignorati, può dichiararsi creditore per danni verso l’UE e gli Stati responsabili di tale inadempimento, e magari vendere il relativo credito risarcitorio a possibili compratori esteri, oppure compensarlo con crediti vantati dai predetti responsabili.

Ci siamo lasciati portare con fiducia e rosee aspettative nell’UE, in Maastricht, nell’Euro, perché abbiamo creduto acriticamente in certe promesse, ma soprattutto in una versione del progetto europeo che teneva nascosto il conflitto d’interessi obiettivi tra i vari Paesi, specialmente tra l’Italia e il Paese più forte, la Germania, nonostante i precedenti.

Nella vulgata delle istituzioni, il motore dell’integrazione era l’aspirazione a unirsi tra europei, era la fratellanza, era la solidarietà. Non l’imporre i propri interessi sopraffacendo gli altri, grazie anche proprio alle istituzioni comunitarie via via sempre più potenti, su nazioni via via sempre meno sovrane. Affidarsi all’ “Europa” era vissuto quindi come affidarsi ad amici, come andare verso una maggiore sicurezza, ricevendo l’assistenza e la guida di fratelli più ricchi e più progrediti. Non era percepito come aprirsi a interessi e forze che potevano avere un piano di sfruttamento e sottomissione dell’Italia. E disprezzo e diffidenza che escludevano in partenza interesse e disponibilità a “integrarsi”.

Quando si apre la politica e il governo di una nazione a interessi forti, esterni alla nazione, è da aspettarsi che questi interessi mettano al governo chi fa comodo a loro, se glielo si lascia fare.

Il pluralismo democratico si basa sui partiti, cioè su forze di parte, rappresentative d’interessi di varie parti della popolazione (delle varie classi sociali, delle varie aree economiche del Paese, delle varie categorie di lavoratori e pensionati). Quindi accetta come normale che il Paese sia governato da una fazione, che farà il proprio interesse più di quello di altri, nei limiti delle garanzie fondamentali. Ma che succede se al governo e alla presidenza della repubblica va un rappresentante d’interessi stranieri? Che succede con un governo fantoccio?

Per molti italiani, questo è un dubbio sempre più minaccioso.

 

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Marco Della Luna

Marco Della Luna, avvocato, esercita da anni la professione forense. Laureato in psicologia a Padova è inoltre studioso di strumenti psicologici, economici e giuridici di dominazione sociale.

Collabora con riviste come Tema, Il Consapevole, Nexus, Il Popolo, per cui ha scritto numerosi articoli, quali Magia ingegneristica; La Casta dei Pupi e le Banche dei Pupari; Debunking: fini, presupposti, metodi.

Autore di numerosi libri tra cui: Il Codice di Mâya, Euroschiavi, Le Chiavi del Potere, Polli da Spennare, Basta con questa Italia.

 

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Commento di luigina gatti

Purtroppo il concetto /contenuto di questo libro l'avevo personalmente già elaborato. La manovra politica voluta e sostenuta da Napolitano mi è apparsa immediatamente come una congiura e mi domando come mai questi "signori del potere" non vengono denunciati appellandoci ai "Requisiti dei canditati a capo del governo e presidente della repubblica". Requisiti assolutamente disattesi anzi, VIOLATI dagli attori/autori manovra "salva Italia" : Napolitano-Monti e chi altri? AIUTO ! Salviamoci da questi falsi e spudorati uomini che per il potere hanno venduto la loro anima. Faccio appello a quanti come me vorrebbero far sentire la loro voce realizzando qualcosa di concreto contro questo strapotere che con lo zuccherino del falso welfare, del falso benessere, creato dal consumismo, manipolano le nostre menti e le nostre anime. Grazie a tutti

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