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Il picco del petrolio e il cambiamento climatico;...

Il picco del petrolio e il cambiamento climatico; i due grandi pericoli dei nostri tempi

Che cos’è il picco del petrolio? Perché il problema non sarà l'ultima goccia?

Ci sono molte persone più qualificate di me, per parlarvi del picco del petrolio. Non ho mai lavorato nell'industria petrolifera, non sono un geologo e, a parte il fatto di essere cresciuto in quello che oggi, in tutto il mondo, è uno dei Paesi che maggiormente e più rapidamente  consumano i combustibili fossili – il Regno Unito – non ho esperienze in prima persona nel settore petrolifero o geologico. Prima del settembre 2004, non avevo mai sentito parlare di questo problema; avevo sempre pensato che il petrolio, per il nostro sistema economico, funzionasse come la benzina nel serbatoio di un'autovettura: che il serbatoio sia pieno o quasi pieno, il motore va ugualmente. Avevo sempre creduto che le cose sarebbero potute continuar e così fino a che, in futuro, in un giorno lontano, qualcuno avrebbe versato l'ultima goccia di benzina nel serbatoio della sua autovettura e tutto sarebbe finito lì, un po' come accade per l'ultimo albero abbattuto nel libro The Lorax del dr. Seuss .

Solo più tardi scoprii che ero completamente fuori strada e che dovevo approfondire le mie conoscenze su questo cruciale problema. Studiare la tematica del picco del petrolio, si è rivelato illuminante per il mio modo di vedere il mondo e i suoi meccanismi: la precarietà di quello che noi intendiamo come modo di vivere di una società e gli elementi che dobbiamo sviluppare per mettere in atto una risposta comunitaria. Non prendete le mie parole come oro colato, leggete e informatevi d a altre fonti. Il cambiamento climatico, un tema di grande importanza, è solo la metà di questa storia, ma maturare un'attenta conoscenza del problema del picco del petrolio è altrettanto importante: insieme, vengono chiamati “i problemi gemelli degli idrocarburi” e sono talmente interconnessi che vederne uno isolato dall'altro lascia nell'oscurità buona parte della storia.

Senza il petrolio a basso costo, non stareste leggendo questo libro: la distribuzione centralizzata dei libri sarebbe impossibile; se ne riceveste una copia, sareste in possesso di una delle poche disponibili e la considerereste una rarità; io non sarei stato in grado di scriverlo sul mio portatile, in una casa calda, ascoltando i miei CD. Se cominciate seriamente a pensare in questo modo, vi renderete conto che, al di là del fatto che questo libro non sarebbe esistito, molte delle cose che ci circondano sono collegate alla disponibilità di energia a basso costo, sia per la loro produzione che per la loro distribuzione. I vostri mobili, i vostri divertimenti, i vostri passatempi, i suppellettili nelle vostre case, il cibo, le medicine, i cosmetici, sono tutte cose collegate a questo miracoloso materiale.

Non è una critica, è semplicemente una faccenda che riguarda tutti noi, ed è così da sempre, per quanto ognuno di noi può ricordare. È quasi impossibile immaginare una situazione diversa. È molto facile capire come mai ci troviamo in questa situazione. Il petrolio è una sostanza straordinaria. Deriva dallo zooplancton e dalle alghe preistoriche, che si sono formati sui fondali degli oceani da 90 a 150 milioni di anni fa, per ironia durante due periodi di riscaldamento globale. Questo materiale è rimasto sul fondo dell'oceano, è stato ricoperto da sedimenti derivanti dai terreni circostanti, scendendo così sempre più in profondità e nel corso del tempo, è stato sottoposto alla pressione fortissima dei processi geologici, trasformandosi alla fine in petrolio.

Anche il gas naturale si è formato secondo un processo similare, ma è generato maggiormente da materiale vegetale o da combustibili che si sono gassificati quando sono sprofondati nella crosta terrestre. Un gallone di petrolio contiene l'equivalente di 98 tonnellate di materiale organico e algoso originale, che si è formato attraverso i millenni e ha immagazzinato un'enorme quantità di energia solare, attraverso le onde degli oceani preistorici. È per questo che spesso i combustibili fossili vengono definiti «l'antica luce del sole». Sono straordinariamente densi di energia.

Mi piace paragonare i combustibili fossili alla pozione magica di Asterix e Obelix. Gli eroici galli di Goscinny e Uderzo vivono nell'unico villaggio non sottoposto all'occupazione di Roma, grazie a una bevanda miracolosa, che deriva da una ricetta segreta del loro druido Panoramix. Questa magica bevanda dona loro poteri sovrumani e li rende invincibili, anche di fronte alle legioni di Giulio Cesare. Come la pozione di Asterix e Obelix, il petrolio ci rende più forti, veloci e produttivi che mai, mettendo la nostra società in grado di produrre una quantità di lavoro maggiore di 70-100 volte, rispetto a una società che dovesse farne a meno.

Abbiamo vissuto con questa pozione per 150 anni, proprio come Asterix e Obelix, pensando che sarebbe durata per sempre, e abbiamo organizzato un nostro modo di vivere totalmente dipendente da essa. Si stima che 40 litri di benzina nel serbatoio di un'autovettura contengano un quantitativo di energia pari a 4 anni di lavoro umano manuale. Nel mondo occidentale, consumiamo una media di circa 16 barili di petrolio all'anno a testa; meno che in Kuwait, dove ne consumano 36 ma che ci fanno, lo usano per farci il bagno? – ma molti di più che in Cina (2 barili) e ancora di più rispetto all'India (1 barile).

La quantità di energia necessaria per uguagliare quella consumata in media da un cittadino statunitense è pari a quella che verrebbe prodotta da 50 persone in bicicletta, che pedalassero furiosamente, giorno e notte, nel giardino di casa nostra. Siamo diventati talmente dipendenti da queste fonti di energia che qualcuno ci ha definiti «schiavi dell'energia»; ma dovremmo essere grati e ritenerci estremamente fortunati di vivere in un periodo della storia nel quale abbiamo accesso a una quantità di materiali, prodotti e possibilità, che i nostri predecessori nemmeno potevano immaginare.

Rob Hopkins

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L'autore Rob Hopkins è il co-fondatore del Transition Network, la rete che in Gran Bretagna sta coordinando il movimento della Transizione. Attualmente vive a Totnes, nel Devon, e si dedica appassionatamente all’orticoltura. Scrive e propone conferenze sul tema della transizione.


Italia in Transizione
Parte da Monteveglio la rinascita ecologica

Crediamo che l’Italia sia un paese vecchio, dove le tendenze ecologiche arrivano in ritardo? Se lo pensiamo sbagliamo, esempio ne è la cittadina di Monteveglio – situata vicino a Bologna – e prima città ufficiale in transizione non solo del Bel Paese, ma anche di tutta l’Europa continentale. Un paese dove si riducono i consumi, si condividono orti, terreni, sogni e futuro.

Ad oggi poi sono circa una decina le comunità italiane che, sulle orme di Monteveglio, sono partite con iniziative di cambiamento sostenibile”, dice Ellen Bermann, presidente del Movimento di Transizione in Italia.

Tra i padri fondatori del Movimento, c’è Rob Hopkins, autore di una guida pratica per ogni comunità che desidera avviarsi verso l’autosufficienza: il Manuale Pratico della Transizione, appunto, tradotto e pubblicato da Arianna Editrice (novembre 2009).Un libro “che speriamo saprà dare un fondamentale impulso alla diffusione delle città in transizione e sostenere l’impegno di Transition Italia” – dice Ellen Bermann.

Il Manuale pratico della Transizione illustra infatti i passi che qualsiasi gruppo può mettere in opera per avviare un progetto di cambiamento sostenibile. L'obiettivo è quello di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio.

Ogni villaggio, città o metropoli può avviarsi verso la transizione ovvero verso la riduzione del consumo di energia e verso la resilienza, cioè la capacità di far fronte a shock e cambiamenti e continuare a funzionare.

E ognuna di queste realtà vivrà direttamente le grandi opportunità che abbiamo davanti a noi: far rinascere le comunità locali, che produrranno cibo, energia e e quanto ritenuto necessario per una vita appagante. Incoraggiare le monete locali, non solo per mantenere la ricchezza dove viene prodotta ma per recuperare le relazioni umane che vanno oltre lo scambio commerciale. Migliorare le capacità pratiche delle persone, in modo che possano riprendere il controllo delle loro vite.

L'approccio proposto dal movimento è di tipo sistemico o olistico. Il testo è infatti diviso in tre parti principali: la testa che illustra quanto è necessario comprendere, il cuore che prende in esame la psicologia del cambiamento individuale e collettiva, e infine le mani che trasformano i pensieri e i sentimenti in concretezza e azioni …

Il libro contiene un’appendice sulla nascita e sullo sviluppo del Movimento della Transizione in Italia, scritta da Ellen Bermann, presidente di Transition Italia.

Il Manuale di Rob Hopkins sarà il primo titolo della collana Il Filo Verde di Arianna pensata dal Gruppo Editoriale Macro per diffondere nuovi libri per l’autosufficienza individuale e comunitaria e per la sostenibilità ecologica.


 

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Rob Hopkins

Rob Hopkins è il co-fondatore del Transition Network, la rete che in Gran Bretagna sta coordinando il movimento della Transizione. Attualmente vive a Totnes, nel Devon, e si dedica appassionatamente all’orticoltura. Scrive e propone conferenze sul tema della transizione.

 

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