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Cancro e Patologie Degenerative:

Cancro e Patologie Degenerative: le Terapie del dott. Heinrich Kremer

Cancro e Patologie Degenerative:

Le Terapie del dott. Heinrich Kremer.

Il dott. Heinrich Kremer

Nasce nel 1937

1958-65 studia Medicina
1965 Dottorato in Medicina
1966-68 Medico ausiliario
1968 Dottorato in psichiatria e neurologia
1966-70 Studia Sociologia, Psicologia e Politologia nella Libera Università di Berlino
1968-79 Responsabile medico di terapia sociale per tossicomani e persone con trascorsi gravi per problematiche relative alla sessualità ed alla personalità nel carcere di Berlino-Tegel progetto pilota del governo federale tedesco per la riforma del regime penitenziario).
1979-80 Professore, perito e capo di progetto di medicina sociale a Berlino e Bassa Sassonia
1981-88 Direttore medico della clinica specializzata per tossicomani della regione di Berlino, Brema, Amburgo, Schleiring-Holstein e Bassa Sassonia. Specialità principale: riabilitazione psicosomatica, ricerca clinica basica e profilassi di infezioni.
Nell'ottobre '82 effettua la prima prova clinica del vaccino dell'epatite B. Settembre la prima prova clinica in Germania dei test di anticorpi del HIV
1988 si dimette per disaccordo sulla politica per le droghe e l'AIDS
dal 1988 Perito, professore e redattore indipendente in medicina sociale. Ricerche su droghe e AIDS e medicina dell'AIDS
1995-99 Membro del "gruppo di studio su immunità e nutrizione diretto dal Dr. Alfred Hassig.

    Quando nel 1984 escono i primi test HIV e il suo ospedale deve sperimentarli, analizza il funzionamento del test e lo ritiene non specifico. Esprime i suoi dubbi al Ministero della Sanità ma non viene ascoltato e gli viene confermato l'obbligo di utilizzarlo. Accetta a patto che il test sia anonimo. Prepara quindi le provette numerate col sangue dei pazienti e aggiunge altre provette numerate col sangue suo e dei medici dell'ospedale. Mentre non tutti i pazienti risultarono positivi, sia lui che tutti i medici risultarono positivi. Tutti erano stati sottoposti al vaccino dell'epatite B come categoria a rischio dato che operavano in un ospedale per tossicodipendenti, e ciò era sufficiente a produrre abbastanza anticorpi da dare positivo al test. Si rifiuta quindi di applicare un test chiaramente falso ai suoi pazienti, tanto più che ciò rappresenta una condanna a morte con pesanti conseguenze sui livelli di stress e quindi sullo stato psicofisico. In più rifiuta di somministrare farmaci altamente tossici a persone che invece avevano bisogno di trattamenti per stimolare la rigenerazione cellulare, soprattutto per danni epatici.

    Si licenzia e fa una previsione: nelle carceri tedesche (l'unico posto in cui le persone vengono sistematicamente testate all'HIV all'entrata e all'uscita) non ci sarebbe stata nessuna sieroconversione, nonostante la presenza di ventimila tossicomani che scambiano siringhe e hanno rapporti sessuali non protetti.

    Dopo 10 anni tale previsione venne confermata. Nonostante numerosi contagi di epatite e malattie veneree, non ci furono sieroconversioni per "l'HIV", tutti coloro che erano negativi all'entrata del carcere lo erano all'uscita.

    Ciò fu la conferma che gli anticorpi che dànno risultato positivo ai test HIV sono endogeni, indicano uno stato di metabolismo personale, non trasferibile perché si è formato nel tempo e che può essere o no patologico (La dottoressa Papadopulos del Real Perth Hospital elenca 78 situazioni che possono produrre un test HIV positivo fra cui per esempio avere avuto molti parti). Perciò, per capire se la persona è o no in uno stato patologico bisogna analizzare altri parametri per capire il reale stato del metabolismo. I fattori che possono provocare una destabilizzazione della salute sono cumulativi e possono essere di origine tossica, da infezione, traumatica, nutrizionale e psicologica. I danni provocati da una falsa diagnosi mortale sono stati enormemente sottovalutati: dieci o quindici anni di aumento di tensione, rifiuto e paura chiaramente influiscono sulla salute di una persona almeno quanto una epatite cronica o subcronica trascurata per anni.

    Stabilito cosa non è l'AIDS comincia la ricerca di cosa è. Nel '95 comincia la collaborazione col Dr. Hassig, immunologo svizzero, ex direttore della Croce Rossa svizzera per la raccolta e distribuzione di sangue, e fondatore del "Gruppo di studio su immunità e nutrizione". L'articolo di Hassig, Kremer e altri "Patologia della immunosoppressione negli stati ipercatabolici" pone la prima base importante: si analizza a livello cellulare la reazione di stress e si comparano le alterazioni metaboliche negli stati di shock traumatico, malnutrizione e AIDS trovando analogie importanti, pur senza riuscire a spiegare tutti i sintomi e le alterazioni dei parametri dell'AIDS.

    Ciò può avvenire solo dopo il '98, quando gli studi di Furchgott e Ignarro ricevono il premio Nobel: si tratta dell'analisi della funzione del gas ossido di azoto (NO) nel metabolismo. In particolare Kremer focalizza la sua attenzione sulla attività del NO nella modulazione dell'immunità cellulare. Contemporaneamente studi della Stanford University confermano che la popolazione di linfociti TCD4 è composta di due sottogruppi Th1 e Th2. Il gruppo Th1 produce NO per svolgere la funzione di immunità cellulare e in un secondo tempo il gruppo Th2 migra dal sangue verso i linfonodi e il midollo osseo per stimolare la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B. La quantità di Th1 e Th2 sono inversamente proporzionali. In caso di stress cellulare cronico si ha una soppressione permanente del gruppo Th1 per meccanismi di controregolazione e questo determina il cosidetto "quadro AIDS":

    o scarsa immunità cellulare (patologie da virus, micobatteri, funghi e parassiti intracellulari)

    o elevata attività di immunità umorale (esclusione esplicita di malattie batteriche, in adulti, dall'elenco ufficiale delle malattie caratteristiche dell'AIDS), e nello stesso tempo,

    o produzione di anticorpi sufficientemente alta da far scattare positivo il "test HIV" ingannevolmente costruito da Gallo, cho non ha mai isolato il virus (le foto che mostra sono sempre di una parete cellulare con qualcosa che sgorga) e ha preso proteine endogene e le ha definite virali (ciò è spiegato nell'ottimo lavoro della Dr.ssa Papadopulos)

    o Limitata presenza di linfociti T4 nel sangue che non è dovuta alla loro distruzione da parte del fantamatico "virus HIV" che nessuno ha visto (all'entrata del congresso di Ginevra nel '98 c'era un grande cartello con una taglia di £. 50milioni per chi avesse portato la dimostrazione che qualcuno aveva isolato il virus HIV, premio andato deserto) ma dal fatto che i Th2 non sono presenti nel sangue e quindi non sono misurabili.

    Il fatto importante è che tutti i "sintomi AIDS" si possono spiegare come uno squilibrio endogeno trattabile con medicine non tossiche e che, soprattutto, non rappresenta una "minaccia mortale incurabile" da trattare con medicinali tossici ritenendo che sia il male minore.

    Diventa quindi chiaro che il trattamento deve orientarsi a un recupero di questo equilibrio Th1-Th2. Lo studio della Standford University lega questo equilibrio alla presenza di glutatione ridotto come protezione delle fasi della catena respiratoria dei mitocondri.

    I mezzi per riottenere questo equilibrio cellulare possono essere molti, una volta ottenuta la comprensione di base di ciò che sta succedendo a un sieropositivo.

    Può essere semplicemente un falso positivo perché il suo metabolismo produce un numero di anticorpi maggiore della norma ma essere sano, o effettivamente si è in presenza di un certo tipo di squilibrio. Si tratta, perciò, attraverso una corretta anamnesi e una corretta interpretazione dei parametri di analisi, di individuare i fattori che hanno portato a questo squilibrio che possono essere di natura tossica, da infezione, traumatica, nutrizionale o psicologica.

    Una visione corretta porta anche a comprendere il trattamento necessario per quella persona che può essere diverso ma equivalente a seconda della disciplina che il terapeuta pratica.

    I trattamenti che si stanno facendo negli ospedali a base di antivirali e inibitori di proteasi (questi ultimi creati per fermare la sepsi in caso di shock traumatico o grandi ustioni) funzionano solamente sopprimendo i sintomi. Le dosi sono state ridotte negli anni per limitare gli effetti tossici (secondo i dati del Ministero della Sanità italiano il primo calo di mortalità avviene semplicemente con la riduzione di AZT da 1500 mg a 500 mg al giorno, il secondo calo di mortalità con l'introduzione degli inibitori di proteasi). I pazienti, vedendo diminuire i sintomi, prendono sicurezza e diminuiscono lo stress psicologico ottenendo una stabilizzazione della salute, anche perché viene detto loro che ormai l'AIDS è stata trasformata in una malattia cronica con cui si può convivere, ma a caro prezzo: se i cocktails possono fermare uno stadio acuto a lungo andare risultano ugualmente tossici provocando la morte della persona. Secondo la LILA è un grande successo avere portato la sopravvivenza da 4 a 16 anni. Questo malinteso ha ingannato molti medici in prima linea negli ospedali che avevano cominciato ad avere dubbi sulla versione dell'AIDS di Gallo ma che vedevano finalmente calare la mortalità dei loro pazienti.

    Per ottenere la guarigione bisogna reinstaurare l'equilibrio di base.

     

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