Recinti e finestre

Naomi Klein

Recinti e finestre

Dispacci dalle prime linee del dibattito sulla globalizzazione

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Descrizione di Recinti e finestre

No Logo ha articolato e messo in pagina i pensieri e gli interrogativi di una generazione in movimento, ne ha fotografato la presa di coscienza e le prime uscite pubbliche, accompagnandone il cammino e focalizzandone le proposte.

Con questa formula il primo saggio di Naomi Klein è diventato un best seller internazionale ed è stato tradotto in 23 lingue.Ma l'impegno della Klein a favore del Movimento non è terminato né si è esaurito con quella pubblicazione, anzi.

Da quel momento la giornalista canadese ha contribuito instancabilmente al dibattito sulla globalizzazione, sul suo impatto sulle economie minori e sul suo futuro.

Recinti e finestre riunisce due anni di interventi e commenti scritti in occasione di manifestazioni e convegni in tutto il mondo, testimonianze oculari e prese di posizione dal fronte della battaglia sulla globalizzazione; un quadro preciso di proteste e possibilità, di speranze per il cambiamento e barriere erette contro le stesse.

Il saggio raccoglie i migliori lavori della Klein, molti dei quali ancora inediti, su argomenti come Nafta, ogm e fondamentalismi economici.

Ma il libro riflette anche e soprattutto sulla natura della resistenza: sulla protesta di strada che ha sconvolto ed elettrizzato milioni di persone, sui propositi di sovversione colorata, «carnevalizia» e pacifica, e sull'apparente disorganizzazione che del movimento è in realtà una grande forza.

Provocatorio, intelligente e appassionato, Recinti e finestre è una guida di sopravvivenza al mondo delle grandi economie, un diario della globalizzazione e delle sue conseguenze, un documento su un periodo storico unico e irripetibile.

«...le forze di polizia possono dichiarare guerra a una protesta, possono imparare a contenerla, possono costruire recinzioni sempre più alte. Ma non c'è nessun recinto, alto quanto si voglia, capace di contenere un vero movimento sociale, perché è dappertutto.

Da anni noi impegnati in questo movimento ci nutriamo dei simboli dei nostri avversari: i loro marchi, i loro quartier generali, i loro summit.

Li abbiamo usati come slogan di protesta, come punti focali, come strumenti per l'educazione popolare. Ma questi simboli non sono mai stati i veri obiettivi: erano le leve, gli appigli.

I simboli erano solo le finestre. è ora di attraversarle.»

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