Attraverso una rassegna di testi pedagogici degli ultimi due secoli, la Miller illustra i raffinati metodi di persuasione occulta messi in opera nella nostra civiltà per piegare l’impetuosità e la caparbietà del bambino e indurlo a identificarsi con il progetto educativo dei genitori.
Il bambino, costretto a reprimere la propria aggressività, non saprà da adulto reagire alle ingiustizie sociali e potrà accettare senza opporsi le imposizioni di sistemi totalitari: esempio estremo è il nazismo, con la caratteristica divaricazione tra la protervia dei capi e l’acquiescenza del popolo tedesco. Tratto comune a coloro che hanno subìto un’educazione repressiva è la necessità di riempire con esperienze abnormi il vuoto lasciato dalla rimozione emotiva e dalla perdita dell’identità.
La Miller rievoca qui le vicende di tre personaggi a diverso titolo esemplari: Adolf Hitler; il criminale degli anni sessanta Jürgen Bartsch, assassino e seviziatore di bambini; Christiane F., autrice del libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, in cui ha raccontato la propria esperienza dell’emarginazione e della droga.
In definitiva, l’educazione costituisce sempre – per la Miller – un mascheramento di reali rapporti di potere e di bisogni propri dei genitori; l’unica possibilità, per il bambino, di crescere senza traumi e di sviluppare le proprie potenzialità creative, rimane legata a un comportamento empatico e «rispettoso» dei genitori nei suoi confronti.
Maria Teresa
PER CONOSCERE LE RADICI DELLA VIOLENZA, DENTRO E FUORI DI NOI, invito a leggere i primi tre testi di ALICE MILLER in ordine di stesura: ● 'Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé' (Riscrittura e continuazione del 1982, pubblicata in Italia nel 1996) ● 'La persecuzione del bambino' ● 'Il bambino inascoltato (Realtà infantile e dogma psicoanalitico)'. Per chi proprio non avesse tempo, utile leggersi anche solo questo testo, cioè 'La Persecuzione del Bambino'.
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