Le elezioni del 4 novembre 2008 rappresentano un evento decisivo per la vita democratica degli Stati Uniti. In esse culminano speranze e timori, fatti e atteggiamenti maturati nel lungo periodo, spesso squisitamente americani e, come tali, difficili da seguire e afferrare per un europeo. Eppure, solo a partire da una piena consapevolezza di questo sfondo è possibile comprendere l’enormità della posta in gioco.
L’America al bivio della democrazia ricostruisce dal settembre 2005, all’indomani della tragedia di New Orleans, fino alle convention di democratici e repubblicani del settembre 2008, il senso che la competizione elettorale in corso è venuta assumendo. Racconta i suoi protagonisti e il contesto che li condiziona: Barack Obama e John McCain, Joe Biden e Sarah Palin, Hillary Clinton e George W. Bush, la crisi economica, la guerra, gli scandali, i media, le lobby, le chiese dell’abbondanza, gli evangelici, la working class, il sacro terrore delle tasse, l’etica della ricchezza, la diffidenza verso lo Stato. Per farlo, Alessandro Carrera muove dal Sud del Paese, dove vive e insegna.
L’America lontana, e per noi bizzarra, dei grandi petrolieri, degli ultraconservatori, dei SUV, dei predicatori di una neo-religione della ricchezza. L’America profonda da cui provengono la base e gli elementi ideologici della politica statunitense del dopo 11 settembre. Dall’epoca della Depressione, mai i problemi degli Stati Uniti sono stati così gravi, e mai nel mondo si è avuto un simile timore che gli americani non siano più in grado di risolverli.
Ora l’America si trova ad un bivio: riprendere la strada della democrazia e del dialogo con il resto del pianeta, oppure avviarsi verso un declino che coinvolgerà l’intero Occidente.