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Il Maiale che Cantava alla Luna

La vita emotiva degli animali da fattoria

Jeffrey Moussaieff Masson


(6 recensioni6 recensioni)


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Update del 23 Novembre 2016 - Il testo, intitolato Il Maiale che Cantava alla Luna, realizzato da Jeffrey Moussaieff Masson, compare nella categoria Animali ed allevamenti e in particolare approfondisce l'argomento Animali non bestie. Prodotto da Il Saggiatore e pubblicato nel mese di Agosto 2005 , si trova in stato di "Disponibilità: Immediata". Il prezzo è Euro 13,00.

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Il sottotitolo, "La vita emotiva degli animali da fattoria" ben spiega il contenuto del libro: chi sono gli animali "da fattoria", cosa provano, quanto soffrono per mano umana.

È un libro toccante, ma rigorosamente scientifico e logico: d'altra parte è proprio sulla logica, e sul senso di giustizia che ciascuno di noi dovrebbe avere dentro, che si fonda la considerazione che tutti gli animali sono uguali, senzienti, e che non c'è alcuna giustificazione a tenerli prigionieri e ucciderli per i piaceri del nostro palato.

Il libro di Jeffrey Moussaieff Masson, "Il maiale che cantava alla luna - La vita emotiva degli animali da fattoria" (Ed. Il Saggiatore), e' un libro toccante, ma rigorosamente scientifico e logico: d'altra parte e' proprio sulla logica, e sul senso di giustizia che ciascuno di noi dovrebbe avere dentro, che si fonda la considerazione che tutti gli animali sono uguali, senzienti, e che non c'e' alcuna giustificazione a tenerli prigionieri e ucciderli per i piaceri del nostro palato.

Il libro esamina approfonditamente i comportamenti, la "storia", le abitudini delle varie specie animali che vengono normalmente allevate al fine di essere macellate (o di produrre latte e uova, e poi essere comunque macellate). E fa capire, ai tanti che ancora non l'hanno capito, come ciascuno di questi animali sia un essere sensibile, intelligente, la cui specie ha maturato nel corso dell'evoluzione comportamenti e modi di gestire la propria "societa'".

La posizione del libro, come l'autore stesso sostiene, e' "radicale", nel senso che egli non ammette giustificazioni di sorta all'uccisione degli animali, giustificazioni che tanti cercano, pronti ad arrampicarsi sugli specchi e a sostenere tesi assolutamente illogiche e ben poco oneste, pur di potersi mangiare un panino al prosciutto "con la coscienza a posto".

L'autore afferma infatti nell'introduzione:

E' sbagliato che un animale da fattoria viva bene, che la sua esistenza si concluda con una morte indolore e che venga poi usato per nutrire degli esseri umani? Molte persone risponderebbero che non lo e'. Io invece ritengo che valga la pena di chiedersi, per prima cosa, con che criterio si stabilisce che cosa significhi vivere bene per un animale da fattoria. Naturalmente abbiamo tutti una certa idea di che cosa potrebbe significare. Tuttavia, a parte i difensori dell'industria, pochi sarebbero pronti a sostenere che una comune mucca da latte conduca una vita felice. Pensiamo a una mucca a cui sono sotratti i vitelli alla nascita, e che poi viene munta intensivamente per alcuni anni. E' mantenuta costantemente gravida per garantire una produzione continua di latte, ma non le viene permesso di tenere il suo vitellino. Alla fine, invecchiata prima del tempo, quando la sua utilita' e' in declino, viene uccisa, ben prima di aver raggiunto il termine naturale della sua esistenza. Si puo' dire che questa mucca ha condotto una vita felice?".

L'esempio della mucca e' particolarmente toccante, perche' va a colpire un aspetto primario del mondo emotivo degli animali: l'amore, l'attaccamento di un animale, di qualsiasi specie sia, per il suo cucciolo.

 

Aggiunge infatti l'autore:

Se credete che una mucca non ripensi mai al proprio vitello, chiedete a qualsiasi allevatore per quanto tempo un vitellino appena nato e sua madre si chiamano a vicenda. Un allevatore mi ha detto che finche' possono vedersi gridano fino a perdere la voce, senza sosta.

Altra riflessione importante e' quella sull'animale considerato come "merce" e sul fatto che far "vivere bene" gli animali sia solo una scusa che accampa chi antepone le sue papille gustative all'etica e al senso di giustizia. Egli scrive infatti:

Sono convinto che sia sbagliato allevare animali per mangiarli. Credo che non interessi a nessuno far "vivere bene" un animale se l'obiettivo finale e' farlo finire in tavola come pietanza. E' troppo facile barare, e' troppo invitante fingere di ignorare che cosa determini il benessere di ciascun animale.

Altre riflessioni, che troviamo sempre nell'introduzione, riguardano il rispetto verso la sofferenza di esseri senzienti che quasi tutti si ostinano a non riconoscere che sono proprio "come noi" sotto questo aspetto, e anzi, non riconoscono nemmeno che siano come il cane o il gatto che hanno in casa. A tanto puo' arrivare l'illogicita' e la cecita' di chi non vuole guardare la realta' dei fatti ma vuole solo continuare imperterrito con le proprie abitudini e fare "come fanno tutti". Scrive l'autore:

Ho constatato che, a tavola, quando dico che sto scrivendo un libro sulla vita emotiva degli animali d'allevamento, i miei commensali mi guardano con un sorriso strano, come se avessi detto qualcosa di ridicolo. [...] La questione non e' "che cosa", ma "chi" state mangiando. Una sofferenza su cosi' vasta scala puo' essere forse considerata un argomento ridicolo? [...] Perche' in genere si considera ridicolo sottolineare che ognuno di questi animali uccisi ha avuto una madre, presumibilmente dei fratelli e, di certo, alcuni sono stati compianti da un genitore, oppure un amico che ne ha sentito la mancanza? Anche se erano stati allevati per essere uccisi, questo non ha modificato la loro capacita' emotiva. Avevano ricordi, soffrivano e provavano dolore. Non ha alcun senso fare una graduatoria comparata della sofferenza dando molto peso all'"essere umano" e poco agli animali.

Preoccuparsi di un tipo di sofferenza non significa che non si debba avere alcun interesse per le altre, o che una sia piu' significativa e terribile di un'altra.

EditoreIl Saggiatore
Data pubblicazioneAgosto 2005
FormatoLibro - Pag 254 - 13,5x19
Ultima ristampaLuglio 2014
Lo trovi in#Animali non bestie
Jeffrey Moussaieff Masson

Jeffrey Moussaief Masson è stato psicoanalista e direttore degli Archivi Sigmund Freud. Ha pubblicato numerosi saggi di grande successo: Assalto alla verità (Mondadori, 1984), Analisi finale... Leggi di più...

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Consiglio questo libro in particolar modo a chi ha intenzione di intraprendere un cammino vegano o semplicemente anche a chi vuole aprire gli occhi sul mondo dei sentimenti e delle emozioni degli animali. E' un libro commuovente, dolce e delicato che dimostra in maniera palese come gli animali siano in tutto e per tutto uguali, se non addirittura superiori, a noi. Chi crede che gli animali non possano amare o soffrire, si sbaglia di grosso e questo libro ne é la conferma palese. Un libro che fa riflettere e che permette di cambiare il proprio punto di vista. Questo é sicuramente un bel regalo da fare nella speranza che sempre più gente si avvicini a uno stile di vita e alimentare compassionevole ed etico.

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Un libro fantastico che apre una nuova visione del mondo che ci circonda, donando agli animali da fattoria i loro sentimenti, le loro preferenze, che l'uomo nel corso dei secoli ha loro "tolto" trattandoli come bestie da bistecche. Se siete vegetariani o vegani è assolutamente da leggere, se siete come me, forse vi porterà a diventarlo, comunque sia dopo questa lettura la carne vi apparirà come è sempre stata nella realtà "animale morto" e non più come un cibo alternativo con cui nutrirsi. E' importante comunque capire che gli animali da fattoria provano sentimenti, dolore, felicità, ergo anche se ci si nutre di essi, dargli una vita decorosa fino alla dipartita è la cosa più "umana" che possiamo fare. In fondo Mahatma Gandhi diceva: La civiltà di un popolo si misura nel modo in cui tratta i suoi animali

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