I Nulla-facenti

Pietro Ichino

I Nulla-facenti

Perché e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra amministrazione pubblica

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Descrizione di I Nulla-facenti

"Mentre si nega per ragioni di bilancio un trattamento decente a centinaia di migliaia di giovani precari che lavorano per lo Stato in un regime di vero e proprio apartheid, perché nessuno propone di incominciare a tagliare l'odiosa rendita parassitaria dei nullafacenti?"

«Perché, mentre si discute di tagli dolorosi alla spesa pubblica per risanare i conti dello Stato, nessuno propone di cominciare a tagliare l'odiosa rendita parassitaria dei nullafacenti?» Il 24 agosto 2006, dalle colonne del «Corriere della Sera»,

Pietro Ichino lancia una proposta che scuote il mondo politico e sindacale.

Chiave di volta del progetto è l'istituzione di organi indipendenti di valutazione (OIV) capaci di stimare l'efficienza degli uffici pubblici e dei loro addetti, per consentire il licenziamento nei casi più gravi, ma anche l'aumento delle retribuzioni dei dipendenti che lavorano per due. Fin dal primo giorno il «Corriere» è sommerso da un fiume di mail, in grande maggioranza favorevoli alla proposta. I sindacati del settore pubblico esprimono indignazione per «l'attacco inaudito» portato alla categoria. Prodi apre; il ministro della Funzione pubblica frena; la sinistra radicale spara ad alzo zero. L'«International Herald Tribune» dedica al dibattito italiano sui loafers (nullafacenti) un lungo articolo.

La polemica divampa: è stato toccato un nervo da troppo tempo scoperto. Intanto, al forum del «Corriere» arrivano in un giorno e mezzo 1500 interventi, tra cui molte istantanee di nullafacenti ritratti dal vivo: dall'impiegata che timbra il cartellino e poi va dal parrucchiere, al funzionario sano come un pesce che usa «prendersi la malattia» tutte le volte che torna al paese, al professore semianalfabeta. In questo libro Pietro Ichino, oltre a spiegare la sua proposta, affinata in collaborazione con altri studiosi, raccoglie una piccola antologia di quegli interventi.

E, a chi gli obietta che per il risanamento della pubblica amministrazione occorre «ben altro», risponde sfidandolo a dire in che cosa precisamente quel «ben altro» consista: altrimenti - avverte - questo è solo un pretesto dietro cui si nasconde la scelta di lasciare le cose come stanno.

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